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Antonello Salis

Pianosolo

Cam Jazz CAMJ 7783-5

Item: full_album_8024709108722_CD

Artists :
Antonello Salis ( Accordion, Piano )
Release date
Feb 24, 2006
Duration
0:64:59

The Piano Series


An extraordinary solo performance by one of the most outstanding piano performers on the Italian and international scenes: Antonello Salis.
Dynamic, energetic, virtuous, poetic, vigorous, and dashing are just some of the words that come to mind when thinking of Antonello.
As put by trumpter and friend Paolo Fresu, "Antonello is a musician who can barely contain his irrepressible energy, displayed in whatever he undertakes: he oozes vitality from every pore… But his talent is not just energy and impetuousness. There's a kind of poetry in his music that catches one by surprise and is as disarming as it is bare and calm…".


Recorded in Cavalicco (Udine) on 1, 2 December 2005 at Artesuono Recording Studio Recording engineer Stefano Amerio


Liner notes by Paolo Fresu

Reviews

ANTONELLO SALIS Pianosolo
E' difficile star dietro ad Antonello Salis, la sua musica è il paradigma di una linea schiusa sull'infinito. Narratore capace di miracolose innovazioni con i tasti del pianoforte, mancava da un'incisione in solitaria dal 1989, e quella volta, tra l'altro, usò anche la fisarmonica. Ascoltarlo è un piacere: sa esprimere una musica radicata nella memoria ancestrale, eppure capace di scandire il pulsare della modernità. Lungo tutto il disco si avverte quasi un'incapacità del pianoforte di accogliere -- da oggetto statico quale è -- il vigore, la creatività, la furia e la dolcezza di Salis, uomo dinamico per definizione. Pianosolo risulta una di quelle esperienze capaci di trasformare l'ascoltatore attraverso una rivoluzione radicale dell'immaginario e del linguaggio, è musica evocativa e viscerale, poetica e astratta. E Salis mostra un duplice prodigioso dono: un orecchio eccezionale a cui non sfugge nessuna tonalità della storia, e un talento tanto vivace da contagiare tutto il suo pubblico. Sarebbe un delitto lasciar passare inascoltata un'opera del genere.
07/04/06FreequencyFederico Scoppio
ANTONELLO SALIS Pianosolo - three stars and half of five
… Tutto italiano infine il contributo del pianismo jazz europeo: Antonello Salis è un tastierista (e all'uopo anche fisarmonicista) messosi in luce già negli anni Settanta con il gruppo Cadmo, che ha via via elaborato uno stile complesso e avanguardista, pur riuscendo a mantenere sempre una forte dose di schietta comunicativa; così è anche per questo disco, anch'esso come per Rubalcaba in completa solitudine, dove usando anche le tecniche alla John Cage del piano preparato, Salis da vita a una performance gagliarda attraverso nove brani scritti di suo pugno, accanto a un paio di rivisitazioni come Totem di Riccardo Lai e La dolce vita di Nino Rota. Che si tratti di Chestnut, Rubalcaba o Salis insomma il jazz attuale può andare fiero di quanto sta proponendo sul 'piano' delle forme e dei contenuti.
18/04/06BuscaderoGuido Michelone
ANTONELLO SALIS Pianosolo
Evitate di assumere un atteggiamento apprensivo e di stare sulla difensiva nell'accingervi all'ascolto della traversate in solitaria proposta da Antonello Salis. Come tutti gli isolani, egli sa riconoscere alla perfezione la direzione del vento e non ha difficoltà a giungere a destinazione. Certo, "Pianosolo" è un viaggio pieno di imprevisti, di avventure, di scali non programmati, di sirene avvenenti e di improvvisi mutare del tempo. In questo senso gli otto minuti e trentasei secondi del brano intitolato "Con l'acqua alla gola" sono perfettamente esemplificativi dell'intero disco, per la varietà di situazioni che offrono all'ascolto. In esso Salis riesce a cumulare la totalità del suo far musica e a farci provare un campionario di stati emotivi unica: si ride, si sogna, ci si adira e ci si indigna, ci si immalinconisce anche, ma alla fine ecco spuntare all'orizzonte un approdo confortevole.
In 'Pianosolo" Salis pare aver riversato con naturalezza le esperienze di tutta una vita, e le sue dita danno l'idea di scorrere sulla tastiera quasi in modo automatico, rivelando segreti e fantasie troppo a lungo tenuti celati. Ovviamente non è così perché nella sua lunga carriera il pianista sardo non è mai ricorso a freni inibitori, però rimane straordinario come sappia passare dalla liricità di "To My Wife" alla grana grossa di "Cerro el libertador", dalla drammatizzazione della "Dolce vita" rotiana all'autoironia di "Salismaninoff", in cui incrocia jazz e classica negando e nello stesso tempo mostrando il virtuosismo di cui è capace. E anche quando ricorre a un mezzo apparentemente abusato quale il piano "preparato", Salis finisce sempre per farci apprezzare la sua musica in virtù di una forza intellettuale e culturale davvero non comune.

Commento tecnico:
qualità artistica: 8
qualità sonora: 8
18/04/06AudioreviewPiercarlo Poggio
ANTONELLO SALIS Pianosolo
Finalmente un album in solo per il travolgente e passionale pianista sardo. Le sue performance dal vivo lasciano una traccia indelebile per la complessità espressionista della musica, capace di volare dal caos sonoro più inquietante (e mai gratuito) ad improvvisi momenti di un lirismo antiretorico. Uomo-strumento, incredibile manipolatore della tastiera e della cordiera, (Nightmare n. 20, Cerro el Libertador), Antonello Salis suona il piano con tutto se stesso e l'austero strumento diventa mbira e tamburo, arpa e clavicembalo in una gamma timbrico-percussiva quasi infinita, cui si aggiungono la voce ed il fischio (Hola). Il problema era creare le condizioni perché l'energia e la creatività di Salis si scatenassero e sprigionassero non nell'abituale dimensione live. Il pianista è riuscito a superare la sua diffidenza per il chiuso degli studi di registrazione incidendo 11 brano eccellenti (uno è di Riccardo Lay, Totem, più un tema di Nino Rota), toccando le corde della sua ispirazione che ha nelle sue radici il jazz e le musiche del mondo. Eccellenza tecnica e fantasia galoppante non si separano mai (Salismaninoff), spesso non disgiunte da una rara capacità ironica ed autoironica.
22/04/06Alias del Manifesto - ImmensoLuigi Onori
Salis il destabilizzatore fa centro anche senza aiuti
Da trent'anni Antonello Salis destabilizza come un benefico terremoto il mondo del jazz italiano. Nato nel 1950 a Villamar in provincia di Cagliari, questo pianista (e formidabile fisarmonicista; ma in questo disco si astiene dallo strumento) ha introiettato giovanissimo lo spirito della musica afroamericana come quello, motorio e gioiosamente dissonante, della sua terra natale.
Ne è nato un vero fenomeno musicale, un "performer" inarrestabile cha ad ogni concerto sembra scoprire da zero le possibilità del pianoforte. Pianosolo, uno dei rari album da lui realizzati in solitudine, alterna esecuzioni più o meno "convenzionali" -- dense di richiami al blues e al boogie woogie -- altre vibranti d'invenzioni sonore: Salis infila oggetti nel corpo dello strumento, ne aggredisce le corde, usa la voce e il corpo, crea sogni e incubi.
E il suo coinvolgimento assoluto trascina l'ascoltatore.
14/05/06Corriere della SeraClaudio Sessa
Pianosolo – 4 stelle
Recensire un disco di Antonello Salis è un'operazione rischiosa e quantomeno incompleta, vista la straordinaria importanza che la gestualità del corpo, il rapporto fisico con lo strumento ed il contatto con il pubblico rivestono nella musica dell' artista sardo. Se aggiungiamo che il disco in questione è un piano solo, una sorta di prova della verità per qualsiasi pianista, i rischi aumentano a dismisura...
E' vero che Salis non è nuovo a dialoghi solitari con il pianoforte, come testimoniano tre precedenti registrazioni con altrettante etichette, ma questo conferma la vena di "sana follia" ed il piacere per l'azzardo che rendono così inconfondibile la sua musica. Pianosolo, edito dall'attiva Cam Jazz, racchiude le molteplici sfaccettature e l'intera ricchezza del mondo musicale di Salis.
Ci sono il blues, atipico e genialmente sgangherato, di "Zurabo Blue", la giocosa latinità del piano preparato e il debordante stile percussivo di "Cerro el Libertador", la libera improvvisazione tanto amata di "Con l'acqua alla gola", la vena lirica di "Totem", quella romantica e struggente di "To My Wife", lo sberleffo musicale di "Hola", la perfetta architettura narrativa di "Nightmare n. 20“.
Ma sarebbe assai riduttivo pensare ad un pur straordinario collage di cangianti situazioni musicali, perché Pianosolo è una dichiarazione d'amore verso la musica e la gioia di vivere. E' un romanzo sonoro i cui capitoli sono altrettanti stati d'animo e i sentimenti hanno il colore delle note. E' la fotografia nitida e senza trucchi di un musicista unico, forte come il granito della sua Sardegna, viscerale e profondamente sincero.
22/05/06italia.allaboutjazz.comVincenzo Roggero
Pianosolo - 4 stars out of 5
Torna ad incidere in piano solo dopo diversi anni Antonello Salis, il grande, fantasioso artista sardo che dagli anni '70 è una delle figure principali della scena jazzistica nazionale. L'album ci presenta i molteplici aspetti della sua arte, in cui ironia e poesia, umorismo e tensione espressiva si mescolano sotto il segno dell'imprevedibilità; così, lo ascoltiamo doppiare le melodie con il fischio o la voce, udiamo gli inauditi suoni del pianoforte preparato a guisa di strumento a percussione, in cui vengono inseriti i più disparati oggetti per ottenere sonorità personali e suggestive; inoltre, e sorprendentemente, scopriamo anche la sua conoscenza del mondo classico, che lo porta a parafrasare addirittura Rachmaninoff. Nel suo monologo, Salis spazia da brani quasi aforistici a lunghe e rapsodiche improvvisazioni, rivelando un controllo superiore dei materiali ed una indiscutibile maturità strumentistica. Quasi interamente basata su composizioni (o, meglio, spunti compositivi) dello stesso pianista, la musica coinvolge e sorprende l'ascoltatore grazie alla mutevolezza dei colori ed alla varietà di situazioni, lontane da ogni schema omologante, rivelando la profondità di un feeling che sa svilupparsi anche nel contesto della sala d'incisione, apparentemente non il più congeniale per un musicista che nella dimensione concertistica trova il suo humus ideale. Un jazz, quello che ci viene proposto, ricco di memoria, di echi provenienti da un vasto universo sonoro, per sua natura irriducibile ad uno stile preciso e quindi ancor più prezioso.
01/05/06Musica e DischiMaurizio Franco
Antonello Salis Pianosolo
Se la produzione discografica a nome di Antonello Salis fosse pari alla sua attività live, la sua discografia dovrebbe occupare scaffali interi. E invece Salis è un animale da palcoscenico, uno di quegli artisti che danno il meglio di sé quando sono a contatto diretto con il pubblico, mentre è piuttosto restio a concedersi allo studio di registrazione, e quando lo fa è soprattutto in progetti a nome altrui. E così, nonostante il solo sia una delle dimensioni a lui più congeniali, "Pianosolo" è solo il quarto disco in questo formato in quasi trent'anni di carriera. Tentare di definire questa musica sarebbe come tentare di arginare un fiume in piena usando paletta e secchiello. Rumori, mugolii, tintinnii, clusters, matrici passaggi atonali si alternano a episodi contemplativi come To My Wife e La dolce vita o a breve, ironico capriccio in stile "Sprechgesange" di Financial Time. Si tratta semplicemente di Salis, senza freni e senza veli, con la sua inventiva inesauribile, capace di passare senza soluzioni di continuità dall'energia più debordante al più delicato lirismo.
23/05/06JazzitSergio Pasquandrea
Antonello Salis PIANOSOLO
Quando si viaggia solitamente c'è un'andata e un ritorno, anche se non si ritorna nel luogo della partenza. E si può partire senza essere andati o si ritorna senza essere partiti: nella letture, nella scrittura e così nella musica. Nella partitura, termine che deriva in qualche modo da partire e che ha a che fare con la musica più che con il viaggio. E nella sua essenza ha anche un significato comune con il dividere, il distribuire, il fare le parti. Sì, alcuni trattati, alcuni concetti non si capiscono a fondo fin quando non si ha un riscontro diretto con la realtà, il toccabile, la materia. E allora basterebbe ascoltare il disco in piano solo di Antonello Salis, lui che le registrazioni solitarie non le ha mai frequentate con piacere. Ha sempre preferito le sortite dal vivo. Il perché, chi lo conosce anche un poco, non dovrebbe risultare difficile da comprendere. Sorprende l'imprevedibilità, l'orgoglio libero che si fa strada, la voce feroce di un'urgenza che il pianista conserva intatta e incorrotta. Quanto di più lontano ci si possa immaginare dal modo di porsi comune. Compone piccoli mondi di simboli e significati, inventa geometrie e progetta labirinti fiabeschi. Non c'è meticolosità, disciplina nelle sue invenzioni: sono espressioni intime, comunicate con chiarissime modalità. Antonello Salis è il poeta degli eccessi, brutale come un killer spietato e violento; romantico come una goccia di rugiada caduta dentro la conchiglia di un mollusco.

Commento tecnico:
qualità musicale: 9
qualità tecnica: 8,5
26/05/06SuonoFederico Scoppio
Mettiamoci un po' di Salis
Un pianoforte solitario che stordisce e seduce

Stordisce il PIANOSOLO di Salis. Stordisce chi spera di ascoltare un pianoforte solitario, stile jazz; stordisce ancora di più chi crede di conoscere bene il musicista, sardo di nascita e romano di adozione.
Antonello Salis è un pianista jazz, però usate questa definizione soltanto se andate a cercare i suoi dischi nei negozi, altrimenti rischiate che non vi creda nessuno. Compone, esegue, improvvisa, fa dell’estemporaneità una poesia, ed è anche ottimo fisarmonicista. Classe 1950, fisico asciutto e muscoli scolpiti,abbronzatura intensa. Ha iniziato con al musica da ballo, poi il rock suonando l’organo Hammond, ha sfiorato la musica tradizionale, infine il jazz, una cotta pazzesca. Con il trio Cadmo ridisegnava l’etno-jazz italiano, con il trombettista Lester Bowie (anima vorace e mai dimenticata dell’Art Ensemble of Chicago) si dedicato all’avanguardia.
Così si è ritrovato a proprio agio anche con lo scenario europeo: collaborazioni che vanno dalla scène actuel francese alle sfide con un improvvisatore del calibro di Han Bennink, funambolico percussionista, fino al solido legame con Paolo Fresu. E poi un circo di musicisti, artisti, coreografi e ballerine a sobbalzare ai suoi ritmi. Dal vivo è uno spettacolo. Un leone, nessuno riesce a domarlo, neanche Pat Metheny, re dei chitarristi moderni, che del nostro conserva questa memoria.”Sono io che devo adattarmi a lui cercando di afferrare le su intenzioni. Con la sua musica sembra di viaggiare sopra il mondo”.
Il disco, dunque. La corsa di Antonello Salis fino a oggi è ripercorsa attraverso un cd, PIANOSOLO (appena uscito per la casa discografica CamJazz): è il disco che stordisce. Presenza magnetica, Antonello celebra la regalità, la strada, l’eroismo come fossero una cosa sola. Tocco ruvido, stile che è una miscela insaziabile di influenze, provocazioni, connessioni. Lo sguardo rispettoso del passato non è mai nostalgico; la visione febbricitante della modernità desta entusiasmo.
Il linguaggio di genere – jazz – è un pretesto, induce l’autore a reinventarsi, divertendo e disorientando. Il risultato? Undici composizioni, nove originali: una musica spettacolare e raffinata, incalzante e ironica. Alla fonte c’è il jazz afroamericano, ma c’è la Sardegna e il Mediterraneo tutto, l’avanguardia europea e il free jazz. Suona e malmena il pianoforte e, solo in un pezzo, il Financial Times. Legge estratti vari dal quotidiano e ci improvvisa su note e passioni. E la fisarmonica? Altro giro, altra corsa.
08/09/06DiarioFederico Scoppio
ANTONELLO SALIS Pianosolo
L’art du piano solo est on ne peut plus casse-gueule car bien trop souvent démonstration de la virtuosité. Mais le sarde que l’on a déjà entendu aux côtés de Richard Galliano évite toutes les embûches en activant quelques fondamentaux oubliés. Le premier de tous, étant que le piano est instrument de percussion. Salis percute sec et stride, plonge avec délice dans ses cordes pour, comme chez John Cage, user (sans en abuser) d’un piano “préparé”, retrouve sous ses doigts des élans de ragtime et cite Nino Rota dans le texte. Une musique plus contemporaine que jazziste mais ce serait dommage de s’en priver.
22/10/06La Marseillaise - Dimanche MusiqueC.M.
Antonello Salis
I have been a record collector since I was 12. pianosolo is a clear example of the inadequacy of records. The problem is that I recently saw Antonello Salis perform at the Umbria Jazz festival in Perugia, Italy. Salis is from a small village in Sardinia, does not read music, and uses the piano as one means to communicate his musical fantasies, his maniacal energy and his ecstatic celebration of imaginative freedom. In person, Salis might splatter and crash across the keyboard, or slash the piano strings with a drumstick, or leap up to wheeze and shriek on accordion, or massage a plastic bag over a microphone, or gargle water, or even play ringing chords and piquant piano melodies. pianosolo conveys only a small percentage of this excitement, but it reveals how Salis’ instrument sounds like no other, in his blinding runs of crushed right hand notes that congeal in intervallic overlays and clang joyously or ominously like wedding or funeral bells. Nino Rota’s “La Dolce Vita,” in six minutes, is a vast fractured symphony. So, of course, is “Salismaninoff.” “Nightmare N. 20” turns lyricism into the trills and tremolos of madness, with Salis’ creative impulses unleashed to run wild.
<BR< Records are inadequate, but Italy is far away, and pianosolo is still a kick.
01/11/06JazzTimesThomas Conrad
ANTONELLO SALIS Pianosolo
Artista sempre distintosi in qualsiasi organico gli accadesse di affrontare, dal duo a un gruppo abbastanza nutrito quale la Tankio Band di Ricordo Fassi, Salis si era qualificato fin dal 1987 nell’arte del piano solo attraverso un disco della Splasc(h) dal titolo ancor più secco di questo recentissimo: “Salis!” (quello della suite “Chincaglierie”). Indubbiamente, anche se l’ha assai di rado trasferita su disco, consentendogli appieno di esercitare quella temporalesca potenza che, per rafforzare le proprie idee, la propria fantasia, egli usa immettere nella propria musica. In “Pianosolo” si ha modo di apprezzare questa sua prevalente natura che tuttavia, si badi, ormai non si ha più il diritto di scambiare (come poteva accadere agli esordi) per quella di un naïf, me che da tempo è riconosciuta appartenere a un musicista tra i più completi del panorama europeo.
E poi, non si esageri nemmeno sul tasto di quella violenza espressiva che, al pianoforte o alla fisarmonica, il jazzista sardo accompagna con la sua mimica simpaticamente “feroce”. A parte che in quelle colate laviche su scorge e si apprezza sempre il prezioso elemento di una tecnica fine, va detto infatti che nello scorrere di questi sessantacinque minuti ci si può imbattere ora in quel lirismo, addirittura delicato, che emerge in un brano come “To My Wife”; o nell’atmosfera giocosa di “Hola”, avvalorata da “trucchi” percussivi; e anche nella capacità di riassemblare genialmente, in “La dolce vita”, la celebre musica di Nino Rota.
Alcuni brani (nove su undici hanno la sua firma) sono assai estesi, fino ai dodici minuti di “Nightmare N. 20”. Ma in questo libero spazio, così come in quello di “Con l’acqua alla gola” e dell’ironico “Salismaninoff”, Salis sa tener desto, variando la sua “dizione”, l’orecchio dell’ascoltatore, come se gli narrasse un racconto. Un segno, anche questo, di qualità.
10/07/06Musica JazzGian Mario Maletto
Antonello Salis Pianosolo
Difficile d’imaginer qu’une seule personne puisse investir autant d’énergie dans un piano. Chantant, sifflant, tapant, grattant les cordes jusqu’au vertige avec une inspiration impossible à contenir. Impossible ?
10/02/07Lyloeditorial
ANTONELLO SALIS Pianosolo
Etant donné que le diamètre d’un CD atteint à peine 12 cm, trou compris, comment est-il possible d’y faire tenir autant de notes?
Antonello Salis a sur ce disque délaissé son premier instrument de prédilection, l’accordéon, pour le second, le piano. Est-ce pour cette raison qu’il en joue de façon si singulière, explorant toute l’étendue du clavier, en débordant même pour frotter et percuter directement les cordes, voire le bois, parsemant le tout de sifflements et de voix sépulcrales? C’est peu dire qu’il possède un jeu énergique et enthousiaste, qui peut désorienter au premier abord. Mais la persévérance paie: à partir du troisième ou du quatrième titre, et plus encore après plusieurs écoutes, on se laisse porter par ces vagues de notes, avec un plaisir d’autant plus grand qu’elles n’empêchent pas Salis d’inventer (“Hola”) ou de réinventer (“La Dolce Vita”) de belles mélodies qui vous trottent dans la tête pendant un moment. A la lecture du livret, on apprend que Paolo Fresu tient ce pianiste en haute estime. A l’écoute du disque, on se range assez facilement à son avis.
10/01/07Jazz magazinePatrick Pommier
Salis ‘alla cieca’: giudicato e promosso
Di tanto in tanto questa rassegna stampa raccoglie recensioni di critici stranieri su musicisti italiani: servono come un affidabile termometro che misuri salute e prestigio del nostro jazz. Stavolta il caso è un po’ speciale, perché il giudizio viene da un giovane collega, e per di più alla cieca, senza possibilità di preconcetti: era infatti una fase del “blindfold test” cui Ted Panken sottoponeva, su Down Beat di settembre, Robert Glasper, il fresco vincitore del referendum della stessa rivista statunitense nella categoria pianisti emergenti.
Uno dei brani era “La dolce vita”, dal Cd “Pianosolo” (Cam Jazz) di Antonello Salis, e sul misterioso pianista Glasper ha così reagito: “Ha un magnifico tocco, e una tecnica formidabile. Proprio tanta, e molto pulita. Nello stesso tempo, sento la sincerità del suo modo di suonare. E’ un creativo. Mi ha fatto, almeno una volta, alzare il sopracciglio. Buono. Si potrebbe dire che abbia tirato fuori un Keith Jarrett da giovane. Al primo ascolto, avrei voluto dire che era Gonzalo Rubalcaba. Ma proseguendo non sapevo di chi si trattasse. Quattro stelle”.
Salis deve inorgoglirsi per questo voto di Robert Glasper: nel test lo ha regalato soltanto a Eric Reed e Matthew Shipp, mentre ha dato di meno a Ethan Iverson dei Bad Plus e ad altri.
07/11/08Musica JazzGian Mario Maletto