Giovanni Guidi

Indian Summer

Cam Jazz Presents CAMJ 3301-2

8024709330123 - Indian Summer - CD

Artists :
Dan Kinzelman ( Reeds )
Francesco Ponticelli ( Bass )
Joao Lobo ( Drums )
Giovanni Guidi ( Piano )
Release date
Jan 15, 2007
Duration
0:47:53
Barcode
8024709330123

Giovanni Guidi's debut album on the CAM JAZZ labels, winning him a 'Best New Talent' on the TOP JAZZ 2007 poll (Musica Jazz magazine).


"…excellent instrumental and linguistic capacity of each band member… particular gift of composition, change of leads and interplay. The clarinet lends a very personal touch to intonation and language; the piano is a master at synthetic arrangements and an inestimable search for timbre. The rhythm is snappy, often playing against the beat, breaking the pace…the great heritage of tomorrow’s musicians." (F. Scoppio)


Recorded in Cavalicco (Udine) on 2, 3 September 2006 at Artesuono Recording Studio Recording & mixing engineer Stefano Amerio


Liner notes by Federico Scoppio

Reviews

A savourer comme un cappucino
L’été indien, micro-saison qui n’existe que dans le nord-ouest des States, quelques jours ensoleillés de très beau temps chaud après la grisaille d’octobre. C’est le nom de ce quartet italien mené par le pianiste Giovanni Guidi jeune de 21 printemps. Le saxophoniste, flûtiste, clarinettiste est Dan Kinzelman, le bassiste est Francesco Ponticelli et le drummer João Lobo, tous trois à peine plus âgés. De tous les concerts de jazz présentés au MIDEM 2007, leur prestation était l’une des plus craquantes. Bardés de diplômes, de prix, de récompenses, ils font un jazz de qualité, sereins mais qui sait se faire torride, violent: "Round Trip", de Ornette Coleman. A l’exception celle-ci, toutes les autres compositions sont des "originaux" de Giovanni Guidi. L’humour est toujours présent dans ce nouveau jazz italien: j’en veux pour preuve "Don’t change a hair forme" paraphrase musicale de "My funny Valentine". A savourer comme un cappucino.
16/04/07La StradaPierre Lapijover
Uno dei più bei talenti emersi nel jazz italiano
Come recensore, è sempre una bella esperienza non riuscire a trovare precisi paralleli stilistici per il disco che si sta ascoltando: perché significa che non si tratta della solita roba. Ed è quello che succede con “Indian Summer”. Certo, il timbro profondo e spazioso di Guidi presuppone un ascolto attento del jazz europeo, specialmente quello di marca ECM (Bobo Stenson, John Taylor, persino un po’ di Esbjorn Svensson). Ma non basta: il finale circense di “Il campione” deriva dritto dritto da certe produzioni Egea anni ’90. Però, poi, arrivano le lunghe linee zigzaganti di “Round Trip”, e lì come classificarle? Il Jarrett più libero e astratto? O piuttosto Paul Bley? E il tema “September Never Comes” non richiama forse Pieranunzi? E i densi cluster di “O.C.E.R.”? Don Pullen? Cecil Taylor? Insomma, in fin dei conti è meglio dire che Guidi è semplicemente uno dei più bei talenti emersi nel jazz italiano degli ultimissimi anni, e che era da tempo che non capitava di ascoltare un esordio di tale maturità. Questo trio, poi, è un gruppo di grande coesione e affiatamento, che produce una musica già del tutto personale, lontana dai modelli triti e ritriti del mainstream. E il merito va al leader quanto ai partner: la sezione ritmica di Ponticelli e Lobo, sensibile e discreta, e gli interventi di Kinzelman alla ance, sempre di esemplare pertinenza. A proposito: Giovanni Guidi ha solo 21 anni.
15/05/07JazzitSergio Pasquandrea
Opera di sorprendente maturità - 4 stars out of 5
Con Indian Summer del quartetto di Giovanni Guidi, la Cam Jazz Records inaugura una serie dedicata ai giovani talenti del jazz italiano e internazionale. E parte bene, perché il disco sembra quasi un classico dei nostri tempi, non solo per i chiari riferimenti stilistici alla musica accademica presenti nel pianismo di Guidi, ma per la sua capacità di concentrare in poche note un intero universo musicale.

Fin dall’iniziale “Shadow“, con il climax alimentato gradualmente da un sinuoso clarinetto, Guidi mette le carte in tavola: la scrittura, elemento fondamentale della sua estetica, viene docilmente piegata all’estro dell’improvvisazione, con sviluppi spesso inaspettati, attraverso un linguaggio essenziale ed articolato nello stesso tempo. Si ascolti “Il Campione“, brano racchiuso tra un incipit ed un finale dai sapori vagamente felliniani ma dal corpo centrale aperto a dissonanze e a fraseggi arditi.

Poi nelle tracce successive, soprattutto quelle eseguite in trio, Guidi disvela la natura più intima e raccolta della propria musica, e, a sorpresa, anche la più visionaria. Lo fa in punta di piedi, quasi sussurrando, compresa “Round Trip“, unico non originale del disco, poco più di due minuti, esemplari nella loro rarefatta concitazione. Con spazio anche per atmosfere evocanti le fredde lande del Nord e misurate incursioni in campi maggiormente aperti alla libera improvvisazione, affrontati sempre con grande profondità espressiva.

Opera seconda di sorprendente maturità.
25/05/07italia.allaboutjazz.comVincenzo Roggero
Tra i migliori della stagione italiana
Dell'ultima infornata di album C.A.M. che mi sono portato a casa questo è il primo che ho ascoltato, da allora, quindici giorni fa, non riesco più a toglierlo dal piatto. Ho cercato di ascoltare anche gli altri, ma inevitabilmente torno a questo. La mia meraviglia e il mio stupore stanno non solo nella giovanissima età dei protagonisti, ma sopratutto nella loro incredibile maturità, nella profonda espressività degli assolo e nella bellezza delle composizioni. Fin dal primo brano si viene catturati, posseduti e stravolti da una rara mistura di prelibatezze, sostenute da mezzi tecnici non comuni. L'assolo di clarinetto di Kinzelman su Shadow è un crescendo vibrante, e il pianismo distillato da Guidi, con pause sapientemente alternate ai pieni, è foriero di emozioni, nel solco di una impronta che partendo da Bill Evans giunge alle rarefazioni di Paul Bley. Giovanni deve essere stato svezzato con la musica, tanto si percepiscono i molteplici ascolti, tutti comunque assimilati in una visione già cosi' matura e personale a dispetto dei suoi 21 anni.

Indian Summer credo riceverà molteplici consensi da parte della critica, è raro difatti, trovare un'opera prima di un giovane musicista volare a queste altezze. Le composizioni spaziano da liriche e lente ballads a tempi hard bop più mossi. Il tocco del pianista, in particolare rilievo nei brani più introspettivi, è evocativo, essenziale ed emozionante. Di notevole interesse anche la prova del sassofonista Dan Kinzelman, autore di alcuni pregevoli assolo.

Di Giovanni Guidi si sapeva quel poco che la sua biografia ancora in erba consentiva: partecipa ai Seminari Estivi di Siena e viene notato da Enrico Rava che lo coopta nel suo gruppo New Generation, con Francesco Ponticelli, e insieme incidono l'album alla Casa del Jazz di Roma che è uscito lo scorso anno per l'iniziativa editoriale congiunta L'Espresso/La Repubblica. Nella scorsa edizione di “Umbria Jazz” è stato artist in residence, suonando tutti i giorni. e riscuotendo critiche positive. In mancanza di un sito web dedicato, segnalo comunque lo spazio di Giovanni sulla comunità My space, con la possibilità di approfondimenti e di ascolto di alcuni brani. Album tra i migliori della stagione italiana, e sicuro nuovo talento da seguire con grande interesse.

VALUTAZIONE : * * * *
05/03/07www.tellusfolio.itRoberto Dell'Ava
Smart, refreshing music
Once in a while mainstream piano ensembles deliver albums of a stupefying beauty, such as "If" by Myriam Alter, "Le Pas Du Chat Noir" by Anouar Brahem or "L'Arbre Pleure" by Nathalie Loriers. This album belongs to the same category : a chamber music atmosphere, strong melodies, tight compositions, musical tension and variation through smart arrangements, emotional depth, and all this without any pretense. This is music which Americans would call European jazz, but without the often heavy-handed ECM approach. I do not usually like jazz that doesn't leave the beaten track, but the aesthetics on this album easily overcome this. Guidi is creative enough with lots of ideas to bring a fresh performance for these strong compositions, even if they are covers of for instance Ornette Coleman's "Round Trip". Guidi is accompanied by Dan Kinzelman on clarinet and sax, Francesco Ponticelli on bass and Joao Lobo on drums. The music is sometimes visually intense and playful like on "Il Campione", or sad such as in "September Never Comes", or menacing such as in "Windmill". Smart, refreshing music.
26/06/07http://freejazz-stef.blogspot.com
Classe, equilibrio, maturità
Oltre ai nomi celebri, la Cam Jazz trova spazio anche per produrre giovani talenti. “Indian Summer” vede protagonista il quartetto del più che promettente pianista Giovanni Guidi, che nonostante l’età (classe 1985, ex-New Generation di Enrico Rava) rivela subito idee molto chiare. L’artista è autore di nove pezzi del disco – il decimo è il colemaniano “Round Trip” – affiancato dal polistrumentista statunitense Dan Kinzelman, dal solido contrabbassista Francesco Ponticelli, dal polimetrico batterista portoghese João Lobo. Bastano poche battute per valutare la qualità del progetto e l’autorevolezza di Guidi: non è usuale a 22 anni avere chiara in testa la propria “utopia sonora” per il futuro. Un’alternanza di fine poesia dai tratti sussurrati e di esplosioni imprevedibili e trasversali. Classe, equilibrio, maturità.
10/06/07Jazz Magazinee.p.
LES ITALIENS - Ecco gli emergenti del jazz tricolore
…Tra i giovani italiani da tenere d’occhio c’è Giovanni Guidi, pianista ventunenne di Foligno, già avvistato nel gruppo New Generation di Enrico Rava, insieme al quale ha registrato un live alla Casa del Jazz di Roma edito dall’Espresso. Ora Giovanni, di cui la giapponese Venus ha pubblicato l’esordio “Tomorrow Never Knows”, si dimostra all’altezza delle aspettative. “Indian Summer” è il fiore all’occhiello della nuova collana firmata Cam e dedicata ai talenti italici under 30. Ben coadiuvato dal suo trio (Francesco Ponticelli al basso e il portoghese João Lobo alla batteria), che diventa quartetto qua e là con i sax e i clarinetti dell’amico americano Dan Kinzelman, l’album è un ottimo biglietto da visita di Guidi e della sua concezione modernista del fare musica. Tra i temi spicca un’eccellente cover di “Round Trip” di Ornette Coleman.
15/03/07JAMIvo Franchi
Un opera affascinante
Per una volta non è inutile partire dal titolo di un disco per cercare di raccontarlo. L'estate indiana è quella che noi chiamiamo l'Estate di San Martino. Quei brevi giorni in cui i colori tristi dell'autunno sono immersi in un aria tersa, tiepida. Il lavoro di questo giovanissimo quartetto immerge l' ascoltatore in un'atmosfera malinconica, e allo stesso tempo calda. I quasi 48 minuti di "Indian Summer" sono intrisi di un lirismo strano, tenue ed appassionato allo stesso tempo. Un lirismo che contagia l'unico brano non firmato dal leader, l'ornettiano "Round Trip". Ci sono tracce consistenti di minimalismo nei dieci brani, ma è un minimalismo che ha sempre in vista un discorso poetico sospeso, indefinito, aperto.

Un opera affascinante e, soprattutto, molto originale. Sorprendente se si tiene conto che Guidi ha 21 anni ed altrettanto giovani sono i suoi tre compagni di avventura, con i quali stabilisce un dialogo sempre ricco di sviluppi e sorprese. Vengono in mente, ascoltandoli, le parole con cui Zawinul definisce, una volta e per tutte, l'interplay jazzistico: "we always solo, we never solo".

Quello che tuttavia intriga di più è l' originalità del progetto. Un'originalità che si riscontra tanto nella scrittura del leader quanto nel modo di suonare dei quattro. Certo, ci sono tracce di tutto il lungo cammino del il jazz; echi di Bill Evans, Charlie Haden, Miles Davis (l'uso dei silenzi nel pianismo del leader), Paul Motian, del grande quartetto europeo di Jarrett. Ma "Indian Summer" è un lavoro assolutamente personale e descrive un paesaggio sonoro e poetico riconducibile solo a Giovanni Guidi ed ai suoi partners.

Enrico Rava, che di Guidi è scopritore e mentore pronostica per il suo pupillo un avvenire straordinario. Questi primi esiti sembrano dargli ragione.
12/07/07www.jazzitalia.netMarco Buttafuoco
Le invenzioni jazz di Giovanni Guidi
Giovanni Guidi, nativo di Foligno (Perugia), classe 1985, è un talentuoso pianista jazz ‘scoperto’ da Enrico Rava che lo ha coinvolto nel suo gruppo New Generation. Per conoscere le grandi qualità di questo giovane dal ‘tocco’ irresistibile, basta acquistare ed ascoltare il nuovo album “Indian Summer” dell’etichetta Cam Jazz (distribuzione Ird), inserita nella collana Presents dedicata a produzioni di artisti italiani e stranieri emergenti. Il disco è firmato da Giovanni Guidi e registrato in quartetto con la partecipazione del sassofonista statunitense Dan Kinzelman, del contrabbassista Francesco Ponticelli e del batterista portoghese João Lobo, tutti ben sintonizzati sulla lunghezza d’onda del leader.
Guidi si concentra su materiale compositivo originale, ripescando dal repertorio jazzistico solamente il brano “Round Trip” di Ornette Coleman e lo standard “My Funny Valentine”, opportunamente trasfigurato anche nel titolo.
Come scrive Federico Scoppio nelle note di copertina, “Indian Summer” è un album fatto di musica “carica di tensione esistenziale, ritualità, emozione, gran passione”. I quattro musicisti agiscono infatti come un vero e proprio organismo collettivo lungo sentieri musicali ricchi di invenzioni, deviazioni di percorso, sorprese.
10/02/07PIU'editorial
Un nome su cui puntare ad occhi chiusi per il futuro del nostro jazz
Dopo essersi conquistata una meritata notorietà in pochissimi anni grazie a una serie di dischi di alto livello (non mi risulta che nel jazz di oggi ci sia un catalogo così di qualità come il suo), la Cam Jazz si guadagna ulteriore stima grazie alla sua nuova iniziativa: capitalizzare i riscontri e gli eventuali introiti in una nuova affascinante avventura che riguarda i giovani talenti del jazz.
Giovanni Guidi è in qualche misura un figlio d’arte. Il padre Mario è uno dei più importanti manager italiani di jazz ed ha saputo imporsi partendo da un piccolo centro dell’Umbria come Foligno. E’ lì che è nato Giovanni il quale, giovandosi delle conoscenze paterne ma anche (da subito) di uno spiccato talento e una voglia fortissima di diventare musicista, ha iniziato e ultimato approfonditi studi al pianoforte con tanto di diploma al conservatorio. Di lì a poco ecco la chiamata di Enrico Rava per il suo gruppo under 21 ed eccoci arrivati al suo primo trio che, per l’esordio su disco, si avvale della preziosa aggiunta del sassofonista e clarinettista americano Dan Kinzelman, altro ventenne dalle enormi doti. Il gruppo è composto dal contrabbassista toscano Francesco Ponticelli e dal batterista portoghese João Lobo.
L’aspetto più sorprendente di “Indian Summer” è la maturità abbinata all’oggettiva originalità del jazz suonato dai quattro. Sono composizioni di Guidi (tranne una ripresa di “Round Trip” di Ornette Coleman) che affrontano un linguaggio jazzistico ricco di sfumature e nuance, assolutamente non banale. Si tratta di una scelta dei quattro, che vogliono legarsi alla contemporaneità e amano destrutturate, camuffare lo swing, sorprendere e sorprendersi. Un nome, quello di Guidi, su cui puntare ad occhi chiusi per il futuro del nostro jazz. Registrazione impeccabile.

Commento tecnico:
qualità musicale: 8
qualità tecnica: 9
10/05/07AudioreviewMarco Crisostomi
Giovanni Guidi
Pianista poco più che ventenne, licenzia il primo album, “Indian Summer”. Affiancato da giovani compagni, il sassofonista statunitense Dan Kinzelman, il contrabbassista Francesco Ponticelli, il batterista portoghese João Lobo, offre un repertorio formato in gran parte da brani originali, liberando una musica ora allusiva ora astratta.
21/03/07L’Unione SardaCarlo Argiolas
L’esordio discografico da leader
Questo album segna l’esordio discografico da leader del ventunenne pianista di Foligno, avviato al jazz da Ramberto Ciammarughi ed entrato a far parte dei New Generation di Rava e poi dei quartetti di Mauro Negri e Lello Pareti. Autore di tutte le composizioni dell’album, a eccezione di “Round Trip” di Ornette Coleman, Guidi mette in evidenza un panismo di impronta europea soprattutto nel suono e nella dilatazione del respiro ritmico, e opera in una dimensione che favorisce l’interplay collettivo di una formazione tutta composta di nuovi talenti. Kinzelman (statunitense del Michigan, classe 1982 e vincitore di tre Down Beat Student Awards) lavora intorno a un fraseggio essenziale e timbricamente significativo, così come il batterista (nato a Lisbona nel 1981 e vincitore di alcuni concorsi jazzistici internazionali), che dispensa una filigrana ritmica dall’accurato controllo dinamico. Infine, il contrabbasso di Ponticelli, aretino classe 1983 (e già partner di Pietro Tonolo e Andrea Pozza), riunisce sostegno e gusto melodico contribuendo all’equilibrio di un gruppo giovane nel sound e nelle idee ma più maturo di quanto si potrebbe pensare.
10/09/07Musica JazzMaurizio Franco
Piccoli talenti crescono
Piccoli talenti crescono, se non fosse che qui i talenti non sembrano per nulla piccoli; al più sono giovani, con il vantaggio di crescere all’interno di una produzione Cam Jazz, al solito attenta alla qualità e con una registrazione di livello elevato. Giovanni Guidi è di Foligno, classe 1985, viene dalla scuola di Ramberto Ciammarughi e da un’esperienza prestigiosa e formativa come quella della New Generation di Enrico Riva. Attorno a sé raduna un quartetto di ragazzi che sanno il fatto loro: Dan Kinzelman ai fiati, Francesco Ponticelli al contrabbasso e João Lobo alla batteria. Un ensemble internazionale di giovani che hanno già alle spalle qualcosa in termini di collaborazioni più o meno importanti e soprattutto di musica suonata dal vivo. Una delle caratteristiche che si fanno apprezzare da parte della nuova generazione di jazzisti è che non si ha paura di affrontare la melodia, la semplicità, magari collocandole poi all’interno dell’improvvisazione, dell’interplay, ma senza paura, lasciandole uscir fuori dirette e limpide, come qui accade praticamente tutti i brani, che sono tutte composizioni di Guidi tranne per “Round Trip” di Ornette Coleman. Stupisce come, oltre Guidi, ciascuno abbia maturità e per certi versi anche stile oltre le aspettative che si sarebbe portati ad avere visti i dati anagrafici. Si viaggia su un jazz in cui i nostri sanno già trovarsi con una certa facilità, sanno già costruire un suono compatto e corposo, sanno già usare i volumi e gli spazi di cui dispongono con un’abilità anche musicalmente adulta. Cominciamo bene.

Commento tecnico:
qualità musicale: 8
qualità tecnica: 7,5
10/10/07SuonoPier Luigi Zanzi
Impresionante debut – four stars
Impresionante debut de un pianista que hace honor a su nombre (Giovanni). Grabado cuando tenía 21 años, este “Indian Summer” revela a un pianista lleno de ideas que, al mismo tiempo, prefiere el sosiego y la serenidad a la hora de expresarlas. Tanto su sonido, cálido, claro y a la vez profundo, como la interacción con los otros músicos, en especial el notable Dan Kinzelman, pueden recordar un poco a los coqueteos con la vanguardia free de los primeros discos en trío de Keith Jarrett, pero a la vez revela una voz personal y alejada – aunque demasiado- del clasicismo de algunos de sus compatriotas más famosos. En este disco, plagado de melodías y ritmos fáciles de escuchar que ocultan complejas profundidades, Guidi parece más un joven de su tiempo, movíendose cómodo entre insinuaciones de Ornette Coleman y resoluciones melodicas que recuerdan a Radiohead o a Brad Mehldau, o a ambos.
26/02/08Cuadernos de jazzE. Hojman
A talented young Italian pianist - three stars
Guidi is a talented young Italian pianist who will open the Douze Points festival here next month with two of his colleagues from this CamJazz debut album, João Lobo (drums) and Dan Kinzelman (tenor/clarinet). The album’s bassist, Francesco Ponticelli, will be replaced by Stefano Senni for the Dublin visit. Although Kinzelman is a capable player who fits in well (particularly on the diaphanous “Shadows” and the wry, ironic “Il Campione”, both of which could be Italian movie soundtracks) the tight trio performances is the CD’s real meat. Guidi’s pieces, if not strikingly original, are thoughtful, and as a player the thinks compositionally; there are non grand gestures when he makes effectively lyrical solo use of the deft changes of “Begatto Kitchen”, “The Path” and “September Never Comes”, for example. Where this might take Guidi in the future is up for grabs.
22/02/08The Irish TimesRay Comiskey
Giovanni Guidi - Indian Summer
Beide cd’s zijn ontdekkingstochten. Je kunt daarbij vooral stil staan bij wat misgaat of de nadruk leggen op de originaliteit en ideeënrijkdom die deze jonge Italiaan ten toon spreidt. Zwakkere composities worden afgewisseld met werk dat meteen beklijft door de helderheid en intensiteit van de melodieën. “September never comes” en het al genoemde “Begatto Kitchen” van “Indian Summer” bijvoorbeeld of “Frankie Bear” en het titelnummer van “The house behind this one”; Guidi’s zoektocht is nog lang niet ten einde, dat staat vast. Het is tekenend voor dit talent dat hij de show meer dan eens laat stelen door blazer Dan Kinzelman die met zijn geladen spel ook menig slapper stuk toch het beluisteren waard maakt.
24/12/08jazzenzo.nlMischa Andriessen