Walter Beltrami

Piccoli Numeri

Cam Jazz Presents CAMJ 3302-2

8024709330222 - Piccoli Numeri - CD

Artists :
Emanuele Maniscalco ( Drums )
Roberto Bordiga ( Bass )
Walter Beltrami ( Guitar )
Release date
Feb 1, 2007
Duration
0:53:52

"...there's something magical in the rhythms and fabrications of this trio. Something evasive, a colour tone both different and charismatic. A game of intrigues, in which numbers, these finite Piccoli Numeri ("Little Numbers"), become more than a dream... The prose of the trio is scintillating, brilliant and concise. The perception of sound and acoustic rendition of a three-sided dialogue is extraordinary." (F. Scoppio)


All original compositions.


Recorded in Cavalicco (Udine) on 30, 31 October 2006 at Artesuono Recording Studio Recording & mixing engineer Stefano Amerio


Liner notes by Federico Scoppio

Reviews

Walter Beltrami Piccoli Numeri
Il livello esecutivo è impressionante. I tre sembrano disporre di un respiro unico, di una competenza rara nel gestire il flusso sonoro e nel permettere al sound di espandersi e poi di richiudersi, proprio come farebbe un polmone. Le composizioni – tutte firmate dal chitarrista, eccezion fatta per una (“Table Lamp”) a firma dei tre – posseggono una fisionomia comune, aurata di una leggera tensione, di una nube lieve, di una gravità impalpabile. La qualità della registrazione permette di gustare il grado di concentrazione del gruppo e la chiarezza del suono. Una chiarezza che non è banalmente eufonica, ma è sottile e complessa allo stesso tempo. Per questa ragione, “Piccoli numeri”, non è un disco facile; nondimeno (e per la stessa ragione) ha il potere di lasciare un ricordo, di delineare un mood che si attacca alla pelle, che ritorna alla mente, e che lascia un segno dello stile e dei pregi del trio.
15/05/07JazzitGianpaolo Chiriacò
WALTER BELTRAMI Piccoli numeri
Ai giovani andrebbe sempre data una possibilità; anzi più d’una.
”Piccoli numeri” non è però un’occasione sfruttata sino in fondo da Beltrami, con la sua carrellata di composizioni originali che vertono costantemente sugli spazi (Maniscalco è sempre in fase coloristica, decorativa, mai lanciato sul tempo). Gli undici brani sembrano fatti d’una stessa sostanza, un “mood” introspettivo che può assumere prospettive variamente sfuggenti e conturbanti ma che finisce per ruotare attorno a registri sostanzialmente uniformi. Le forme libere si sostituiscono alla costruzione e allo sviluppo dei temi: un intimo bozzettivismo timbrico che rimanda principalmente alla matrice dei gruppi di Frisell con Joey Baron (“Table Lamp”), anche se ci scappa un gustoso omaggio alle sonorità asprigne di Gabor Szabo (“Verbal Realities”).
Qui si sentono musicisti concentrati sul suono dei propri strumenti, mentre il minimalismo cui sembra riferirsi il titolo del disco riflette la sostanza evanescente delle composizioni.
07/06/07Musica JazzDaniele Cecchini
Walter Beltrami/Roberto Bordiga/Emanuele Maniscalco Piccoli Numeri
Spielte Walter Beltrami Klavier statt Gitarre, würde man sofort von einem starken Einfluss Bill Evans’ sprechen, dem sich der Musiker in seiner Karriere bewusst aussetzte. Aber der Italiener ist nun einmal Gitarrist und war als junger Mensch, man glaubt es kaum, von Mark Knopfler und Jimi Hendrix begeistert. Von der einstigen Faszination an diesen beiden Rock-Koryphäen ist zumindest auf seinem neuen Album nicht mehr viel zu spüren. Dafür hat er nach eigenem Bekunden zwischenzeitlich von Metheny und Abercrombie, von Coltrane und Shorter tüchtig dazugelernt und, so ganz nebenher, noch einige Semester Sprache und Literatur studiert. So könnte man „Piccoli Numeri“ als ein Album unterschiedlichster Einflüsse bezeichnen, ein Werk, das sich ganz allgemein mit der Auseinandersetzung von Tradition und Moderne beschäftigt. Das gelingt Beltrami mit Roberto Bordiga, b, und Emanuele Maniscalco, dr, in einer eher stillen Spielweise auch sehr eindringlich. Wandelnd zwischen formalen und abstrakten Strukturen geht es diesem Trio um die Entwicklung innerhalb eines skizzierten Musikstückes und das Ausfüllen von Räumen mit sparsamsten Klängen. Dabei steht natürlich die Kommunikation miteinander im Vordergrund, wobei der Grad der Intensität und die Verständlichkeit des musikalischen Austausches abhängig vom Verhältnis der Instrumentalisten untereinander ist. Alle drei musizieren schon einige Jahre miteinander und jeder einzelne von ihnen findet genau jenen Ton, der den Austausch mit seinem Nebenmann ermöglicht, ihn mit sparsamsten Mitteln forciert und ihn in immer neue musikalische Bereiche trägt – ohne jemals in einen abgestandenen, gelangweilten Plauderton zu verfallen.
20/06/07JazzpodiumJörg Konrad
Piccoli Numeri Walter Beltrami
Despite a long career and lengthy discography, it’s always been curious that John Abercrombie has been a less influential guitarist than peers like Pat Metheny, John Scofield and Bill Frisell. With an instantly recognizable approach as fluid and adaptable as that of any guitarist alive today, it might seem that Abercrombie’s impact has been more felt than heard. Walter Beltrami is a rare occurrence—a guitarist who, if any single artist can be cited as a stylistic reference, is undeniably linked to Abercrombie. That said, “Piccoli Numeri” possesses more than enough personality to make Beltrami’s roots in Abercrombie just that: roots that are influential rather than directly imitated.
Beltrami possesses a similar innate lyricism, warm tone and sophisticated sense of harmony, and a comparable penchant for quiet introspection. Much of “Piccoli Numeri” is gentle and down-tempo, with an attention to space and clarity not unlike the transparency of Abercrombie’s label for over thirty years, ECM. Still, like Abercrombie, Beltrami can heat things up as he does on “Verbal Realities,” adopting a distorted tone and more aggressive stance supported by bassist Roberto Bordiga and drummer Emanuele Maniscalco, who are as elastic and dynamic as Marc Johnson and Joey Baron in Abercrombie’s current group on the superb “The Third Quartet” (ECM, 2007).
“The Letter,” one of ten Beltrami originals (the eleventh tune, “Table Lamp,” is a collective improvisation), begins as a melancholy rubato piece for the trio; but the guitarist then goes it alone, using looping to create a guitar chamber orchestra, with an underlying pattern of accompaniment that acts as a foundation for multiple melodies masterfully and seamlessly looped. Harkening back, aesthetically, to Abercrombie’s “Characters” (ECM, 1978), it’s a tour-de-force of invention that pushes the concept of studio overdubbing into the present by being created in real time.
Despite the pensive and often rubato nature of the disc—or with time so elastic that it feels that way—there’s plenty of variety. There’s no dearth of harmonic movement, with one of “Piccoli Numeri”’s defining characteristics being Beltrami’s sense of melody; so unique as to be both unpredictable and eminently singable. The trio moves as a single voice throughout, waxing and waning dynamically with the kind of freedom that might be abstruse, if it weren’t for the strong focus and thematic content of Beltrami’s writing and the trio’s strong chemistry.
It’s the kind of simpatico playing that only comes from working together regularly. “Piccoli Numeri” may be a new discovery—through its international availability on the Italian Cam Jazz label—but this trio has been together since 2003, with one other disc to its credit. Still, for all intents and purposes, “Piccoli Numeri” is Beltrami’s debut on a larger scale and, in its compelling mix of elegant freedom, rich composition and group interaction, is one that augurs very well for a guitarist and trio well worth watching.
10/12/07allaboutjazz.comJohn Kelman
WALTER BELTRAMI – PICCOLI NUMERI
Leggendo il titolo dell’album e delle undici tracce in esso contenute si può intuire come “Piccoli numeri”, seconda uscita per la nuova serie Cam Jazz dedicata ai giovani talenti, possa rivelarsi un album minimalista, introspettivo e riflessivo.
Siamo dalle parti di una proposta musicale che definire jazzistica in senso stretto sarebbe riduttivo. Ci sono, è vero, in “Piccoli numeri”, l’improvvisazione ed uno splendido interplay tra musicisti, ma soprattutto vi è un’idea di musica totale, con un’ampia gamma di riferimenti alla musica accademica, a quella contemporanea, a certa avanguardia, mondi davvero molto distanti dagli esordi in ambito rock, blues, fusion, di Walter Beltrami.
Colpiscono, del chitarrista e compositore bresciano, l’abilità nell’utilizzare le pause, i silenzi e le zone d’ombra, la capacità di espandere le maglie della scrittura verso spazi di vuoto pneumatico, dove le onde sonore appaiono perennemente galleggiare, sostenute dagli invisibili fili dell’emozione.
Nulla da dire sulla bravura dei musicisti, e che sorpresa la leggerezza, la sensibilità ed il controllo sulle dinamiche nel drumming di Emanuele Maniscalco, ormai una certezza tra i batteristi delle nuove leve. Ma se il fraseggio e la sonorità della chitarra di Beltrami mostrano un apprezzabile e riuscito tentativo di svincolarsi in modo netto dai soliti modelli dominanti, il tenore complessivo dell’album risente di una certa monocromia, con rari avvicendamenti timbrici ed una certa fissità ritmica. Ed è forse questo l’unico neo di un album comunque delizioso.
16/05/07italia.allaboutjazz.comVincenzo Roggero
WALTER BELTRAMI – Piccoli Numeri
Scenario 1 (ascolto a scatola chiusa, la domenica pomeriggio): James Blood Ulmer finalmente mette da parte le ripetute escursioni nella tradizione del blues e ritorna alle sue origini free, ma con un tocco rarefatto ed inconsueto. Abbandonata la ferocia da Black rock coalition, resta una ricerca timbrica originale che pesca tanto dal jazz modale dell’asse Davis-Shorter quanto dalle intuizioni armolodiche di Ornette Coleman. Però quella chitarra che procede per frasi sfuggenti e volutamente incompiute, la batteria che è tutta uno sfarfallare di piatti e un piluccare di colpi sottili, mentre il contrabbasso resta solido in cabina … qualcosa evidentemente non torna!
Scenario 2 (ascolto a scatola chiusa, la sera al buio e in cuffia): un supergruppo di Chicago con membri di Tortoise e Isotope 217 sforna un disco dove si riesce a dare un contenuto armonico alle divagazioni filmiche dei primi e sobrietà acustica e concisione al jazz elettrico dei secondi. Sarà un caso la presenza di brani dal tocco delicato e deciso alla Jim Hall … o forse no? Qualcosa non torna!
Scenario 3 (mi arrendo, leggo il booklet, riascolto ripetute volte): un trio chitarra-basso-batteria di giovani e rodati musicisti italiani, in barba a mode ed etichette gioca a spiazzare l’ascoltatore più saccente, quello che sfoggia gli introvabili vinili di Ulmer per far colpo sugli amici bluesofili e che cita le band di Chicago solo per fare colpo (mi ricorda tanto qualcuno…).
Ne viene fuori un album strumentale dove convivono le sonorità più limpide della chitarra jazz (da Hall a Frisell passando per Metheny), ricerca melodica volutamente celata e giochi di sospensione quasi isolazionista; non vengono dimenticate le origini rock-blues del leader Beltrami, come nella desertica e magnifica “Verbal realities” che richiama alla memoria i magnifici e misconosciuti Harriett Tubman (un disco passato inosservato ma da cercare a tutti i costi), side project di Brandon Ross in fuoriuscita temporanea dalla band di Roscoe Mitchell.
Un gran bell’album per approccio trasversale, coraggio e sincretismo musicale. Adesso torna … forse!
16/04/07www.mescalina.itRomualdo Paino
ARTE DEL TRIO
…“Piccoli Numeri” di Beltrami è prodotto da Ermanno Basso per la nuova collana Young Talents della Cam Jazz; il chitarrista è affiancato dai compagni di sempre, gli ottimi Roberto Bordiga al contrabbasso ed Emanuele Maniscalco alla batteria. Il CD svela subito un impatto potente nella fruizione del suono – va segnalata infatti la sapiente registrazione di Stefano Amerio - e nelle sensazioni che trasmette all’ascoltatore. In “Blind dancers” è racchiusa l’intera cifra stilistica dell’album: una densa ballata che costruisce e dissolve idee improvvisative con nebbiosa circolarità, quasi come una danza senza tempo. Lo spazio solistico è intrecciato con quello tematico, le linee della chitarra sono sempre equilibrate e ispirate. Scorrendo le tracce, il trio di Beltrami ci cattura con una serie di immagini che si disfano e si ricostruiscono attraverso il dialogo dei musicisti, in una sorta di impressionismo sonoro. L’elemento costante è quello della meditazione, ai limiti dell’implosione, in un gioco di segni che una volta colti e sedimentati sfidano gli stessi musicisti nella ricostruzione degli stessi. Ci colpisce, rispetto al precedente album, un incremento delle capacità espressive unito a un accurato controllo del suono strumentale. Beltrami utilizza al meglio la lezione di Jim Hall nell’equilibrare le parti armoniche e melodiche, ma, grazie al cielo, dimentica la tradizione fine a se stessa e incornicia episodi di grande libertà come la riuscita “Verbal Realities”.
Si fa sentire nel suo stile il peso delle frequentazioni (anche nella vita reale) di Kurt Rosenwinkel, al quale il chitarrista bresciano sembra legato in un’affettuosa corrispondenza di scelte e idee…
La poetica di Beltrami di certo impressiona l’immaginario visivo dell’ascoltatore, sollecitando elementi di riflessione che vanno oltre la comune fruizione delle sei corde e del virtuosismo tout court, manifestando una certa originalità e coraggio nelle scelte.
25/01/08AxeMauro Campobasso
Walter Beltrami PICCOLI NUMERI
Felice intuizione della Cam Jazz e parte di un progetto dedicato ad artisti poco conosciuti, “Piccoli numeri” si presenta come un lavoro interessante ed al quale prestare attento orecchio fin dal suo titolo “minimalista”. Definizione che nasconde, dietro la consapevole modestia e la voluta silenziosità dell’introduzione, un progetto preciso e una personalità marcata, una bella idea di musica e una piccola formazione che funziona a dovere. Debitore di grandi chitarristi contemporanei, fra i quali un critico americano ha citato acutamente John Abercrombie, Walter Beltrami (Brescia, 1974) mostra tratti interpretativi molto personali, un’indole introversa ma non chiusa, un tocco della chitarra davvero particolare e per nulla noioso. Accompagnato da Roberto Bordiga al basso e da Emanuele Maniscalco alla batteria, sa disegnare con la sua chitarra undici brani dove a dominare è un tempo lento e riflessivo, variato e diversamente dilatato a seconda delle tracce, alcune più lunghe e ricche di significativi silenzi, altre più compresse ed immediate nell’effetto e fortemente legate alla funzione della ritmica, soprattutto ad alcune scelte eccellente ed innate del batterista. Nel complesso un disco molto compatto, ben prodotto, senza sbavature e della durata sufficiente a far conoscere bene le coordinate musicali di una formazione, e soprattutto di un solista che arricchirà ancor più la sua esperienza in un’imminente formazione allargata all’interessantissimo sax di Francesco Bearzatti, di cui attendiamo prossima testimonianza.

Commento tecnico:
qualità musicale: 8
qualità tecnica: 8.5
14/04/08SuonoSergio Spada
Walter Beltrami Piccoli numeri
Registrato nell’ottobre del 2006 e uscito nel febbraio dell’anno successivo, Piccoli numeri fa parte della serie dell’etichetta Cam Jazz dedicata ai giovani talenti. Protagonista e autore di tutti i brani è il chitarrista Walter Beltrami, già vincitore nel 2004 del premio “Luca Flores” come miglior solista nel corso di Barga Jazz, in un trio oramai consolidato e completato dal contrabbasso di Roberto Bordiga e i tamburi di Emanuele Maniscalco.
E come dice il sottotitolo della serie, si è di fronte davvero a dei talenti: il suono delle corde del chitarrista bresciano è una piacevole sorpresa, con un’influenza vicina a tratti ad uno stile di methenyana memoria, che si sposa perfettamente con le dinamiche dei suoi compagni. L’interplay e l’elegante atmosfera creata dai tre sarà l’elemento fondamentale e filo conduttore che si ripete lungo tutto l’album. L’ascolto tuttavia non è sempre facile e richiede attenzione per comprendere al meglio e apprezzare i silenzi, le pause e i suoni acustici a volte cupi. I tre danno vita ad un bel disco composto da undici brani originali per quasi un’ora di musica che coinvolge e in cui non è la tecnica, il più delle volte fine a stessa, ad avere il sopravvento rispetto ad una sapiente scelta di puntare sulla musica d’insieme e sul gusto e la passione che il trio dimostra di avere e di riuscire brillantemente a trasmettere.
11/02/08Jazz ConventionLuca Labrini
Walter Beltrami Piccoli Numeri
“Piccoli Numeri” ('Small Numbers') is a rather unassuming sort of title for a jazz CD, but it fits right in with Walter Beltrami's less-is-more approach. His bandmates include a fantastic young drummer, Emanuele Maniscalco who has worked extensively with the great Italian trumpeter Enrico Rava; and bassist Roberto Bordiga who, like Beltrami, has an exceptionally fat, rich tone and total command of his instrument. This is actually the trio's second recording, the first (“WB3” on the Philology label) came out in 2004 and consisted primarily of well-known jazz compositions by Wayne Shorter, Joe Henderson, Bill Evans, and others. During the four intervening years, Beltrami, Bordiga, and Maniscalco have redirected their sound in a startlingly different direction. The majority of the all-original tunes on “Piccoli Numeri” are intimate, pensive ballads and slowly-developing moderate tempo excursions that edge toward free jazz but never quite get there. Salient reference points would be the many great guitarist-led sessions on the ECM label, such as Pat Metheny's 'Bright Size Life,' Bill Frisell's 'Rambler,' Terje Rypdal's 'What Comes After,' and any number of John Abercrombie's recordings - especially those he made with the sublime Gateway trio. Expanding this slightly, one could surmise that Beltrami is also influenced by other artists whose music is characterized by the creative use of space and silence, such as Barre Philips, Paul Bley, and Derek Bailey. This is not to say that Beltrami is in any way derivative of these artists, but he is certainly shooting for a similar sort of feeling in his music – dark, musing, philosophical, and content not to push too hard to make a grand statement. Yet, as “Piccoli Numeri” amply proves, Beltrami's music communicates a variety of emotions and feelings in a most profound way. The opening two tracks ('Blind Dancers' and 'Tormento') are dark, thoughtful and quite beautiful ballads, but each has its share of abstract and odd moments. 'Ingmar' and the title track are even darker and more desolate, though 'You See' hews toward the sentimental, elegiac end of the ballad spectrum. The more uptempo pieces are played with the same sort of mellow grace that illuminates the many ballads. 'Verbal Realities' has Beltrami playing a menacing Ornette-like theme with a fat, distorted tone over a bed of roiling, turbulent bass and drums. After a rubato introduction, 'Ordet' picks up to a 4/4 gallop for Beltrami's fine solo. Maniscalco's steady, almost martial drumming on 'Table Lamp' sets the scene for adventurous, interactive improvisations by both Beltrami and Bordiga, who sounds quite a bit like a young David Holland here. Bordiga also shines on 'I Knew We Would Meet,' a sweet 4/4 romp that is perhaps the most conventionally jazz-like tune on the CD. The last track ('The Letter') is an odd yet engaging multitracked or looped solo piece that takes off one of the lines he used in the CD's opening track. Either way, it shows another side of Beltrami's artistry that bodes particularly well for his future as a creative musician. Superb.
15/01/08JazzPreview.comDave Wayne