Guildhall Big Band special guest John Taylor

Pure And Simple

Cam Jazz Presents CAMJ 3303-2

Item: full_album_8024709330321_CD

Artists :
Guildhall Big Band ( Band )
Scott Stroman ( Conductor )
John Taylor ( Piano )
Release date
Jun 1, 2007
Duration
0:58:57
Barcode
8024709330321

"The intensity is spot on. The echoes of jazz allow free rein to a new breath, a kind of rhythm made up of a lot of other parallel rhythms, within which soloisms are interwoven in a free, but just as rigorous, logic. This is the great trademark of a big band that isn’t a simple big band, but that of the Guildhall School Of Music & Drama, interdisciplinary breeding ground of talents, founded in London in 1880." (F. Scoppio)


All original compositions.


Recorded in London on 4, 5, 6 July 2005 at The Guildhall School Recording Studio Recording & mixing engineer Dave Foister


Liner notes by Federico Scoppio

Reviews

Guildhall Big Band with Special Guest John Taylor
It would be easy to call Pure and Simple a John Taylor project, since all the charts are his and he’s a featured soloist on every track. But, as was the case with the Australian Jazzgroove Mothership Orchestra’s The Mothership Plays the Music of Mike Nock (Jazzgroove, 2006), that would be a mistake. As part of CAM Jazz’s CAM Jazz Presents series, aimed at creating exposure for some of today’s younger jazz talents, it’s important to delineate this as an homage by the young Guildhall Big Band, with Taylor featured as guest pianist. Britain’s world-renowned Guildhall School of Music and Drama has provided a fertile, multidisciplinary training ground for creative young artists since 1880, boasting high profile music teachers including Taylor himself. Taylor’s big band arrangements, first premiered in 2004 at the UK Cheltenham Festival, are thoroughly contemporary charts that would challenge any big band. That this group of students tackles Taylor’s music with such aplomb and élan lays waste to unfounded claims that the death knell has rung for jazz in recent years.

A clear torch-carrier for legendary pianist Bill Evans, Taylor has advanced his own considerably denser approach to harmony. It’s that very density that creates a strong foundation for the six titles arranged here, which date back to his 1970s Azimuth days with trumpeter Kenny Wheeler and singer Norma Winstone (“O,” “Sirens’ Songs,” “Windfall”), but also run as contemporary as the title track—often-covered, but first appearing on drummer Peter Erskine’s You Never Know (ECM, 1993)—and “Soldiering On,” from the Taylor’s Overnight (Sketch, 2002), with Wheeler and bassist Ricardo del Fra.

In some cases the charts wind through considerable twists and turns. The seventeen-minute “Quatorze,” the only song written with a large ensemble in mind, is an episodic tour de force filled with vivid counterpoint, shifting feels and a compelling drop-out point that features some outré free interplay between trombonist Tom Woolley, altoist Mike Chillingworth and trumpeter Geoff Bartholomew before returning to terra firma. It’s also a strong solo vehicle for a number of Guildhall band members, most notably baritone saxophonist Rob Downing, drummer Andrew Chapman and tenorist Tom Challenger.

Elsewhere, Taylor’s charts take relatively simple premises, most notably the Azimuth material, which breathes new life through expanded arrangements taking full advantage of the textures available with this seventeen-piece ensemble. “O” swings firmly, while “Sirens’ Songs” runs the gamut from ethereal to dramatic before finding its way to Taylor’s near-minimalist core.

That Taylor is the only one to get a solo on nearly every track alludes to the high esteem conductor Scott Stroman and the entire big band hold for a pianist whose significance continues to grow with every passing year. Taylor’s charts and participation are undeniably essential to Pure and Simple, but so too is the inescapable way that this outstanding young big band has made Taylor’s modern big band charts come alive with a personality all its own.
27/07/07www.allaboutjazz.comJohn Kelman
Guildhall Big Band
Un bel disco, fresco, di ascolto coinvolgente eppure raffinato. La big band della londinese “Guildhall school of music and drama” mette a segno un punto a suo favore pubblicando per la CamJazz “Pure and simple”, dove già il titolo è un manifesto programmatico, almeno in un certo senso. La semplicità c’è infatti, ma solo ad un primo ascolto: gli arrangiamenti sviluppati da Stroman sono in realtà piccoli capolavori timbrici e melodici, e tutti i temi dell’album vengono valorizzati appieno grazie ad un’ottima scrittura contrappuntistica. Il disco, inoltre, ha anche un altro pregio non da poco: mettere in mostra, grazie ad assoli strutturati in modo preciso e ben dislocati nei brani, musicisti giovani ma molto promettenti, come i due trombettisti Fulvio Sigurtà e Joe Morris, il clarinetto basso di Rob Downing o la chitarra di Johan Johanssons. Esemplare in questo senso la monumentale “Quatorze”, con nove assoli distribuiti in oltre diciassette minuti di musica. Il disco si avvale del resto anche della straordinaria partecipazione (in tutti i brani) di un pianista di assoluto rilievo come John Taylor. La scelta non è arrivata a sproposito: un pianista con un tavolozza timbrica così vasta ha permesso infatti a Stroman di alternare nei pezzi momenti col tutti dell’orchestra a momenti intimistici, in cui a suonare è un quartetto, o addirittura un trio. L’affiatamento di tutti i componenti della big band è eccezionale, e i brani – tutti composti per l’occasione da John Taylor – si costruiscono attorno a temi efficaci. Lo stile di tutto il disco, poi, è affascinante: lontanissimo dai manierismi da big band, che la vorrebbero vedere impegnata sempre e solo in swing e similari, gli arrangiamenti sono più vicini a quelli di un’orchestra d’archi che a quelli di un’orchestra jazz, almeno nel senso classico della parola: molta attenzione è dedicata alle timbriche, alla ritmica del tutti, e al costruire la musica in modo che scorra compatta, senza salti, strappi e cadute. Se vogliamo, un certo Stan Kenton o, più in generale, una certa vena third stream non è lontana. Ci teniamo a sottolinearlo: questo non è un disco di John Taylor, ma della Guildhall Big Band: senza nulla togliere allo straordinario pianista d’oltremanica, i cui brani sono bellissimi, che accompagna col suo solito stile impeccabile e che sforna contrappunti e assoli eccezionali con una perfetta padronanza dello strumento, la protagonista del disco è proprio l’orchestra. Non è il disco di un grande pianista con una grande orchestra, insomma, ma il disco di una grande orchestra con un grande pianista.
11/09/07www.jazzconvention.netDiego D’Angelo
GUILDHALL BIG BAND Pure and Simple
Ecco un lavoro che fa progredire il linguaggio per big band, all’insegna di profondità, concentrazione, equilibrio fra scrittura ed elementi corali, solistici ed improvvisativi. Il merito va condiviso fra l’accademismo della Guildhall School Of Music & Drama (fondata a Londra nel 1880), i quindici allievi della sezione jazz (tutti impegnati in uno o più assoli: significativi quelli di Challenger, Sigurtà, Downing), la direzione di Stroman e i modi da autentico “gentle(jazz)man” di Taylor, non solo ospite d’onore ma anche firmatario dei sei brani e ispiratore.
E’ il lavoro sulle partiture, dove la composizione acquista senso e vitalità in rapporto alle sfumature orchestrali, a rinnovare la koinè jazzistica, in una prospettiva alterna al bigbandismo oggi frequentato, fra revival alla Marsalis e scommesse sul free. Stroman e la Guildhall da un lato perpetuano un suono molto british – Michael Gibbs, Mike Westbrook, persino gli esperimenti progressive tra gruppi rock e formazioni sinfoniche – e dall’altro si appoggiano alle “anomalie” di Stan Kenton, di Gunther Schuller e di Thad Jones & Mel Lewis per un esito che non assomiglia a nessuno di questi ma guarda in avanti, con discrezione.
04/12/07Musica JazzGuido Michelone
Guildhall Big Band Pure And Simple – three stars
Cet enregistrement est beaucoup plus qu’une simple rencontre entre un pianiste chevronné, John Taylor, et un grand orchestre d’école; plus, donc, qu’une “pure et simple” expérience pédagogique, même réussie. Le Guildhall big band est un grand orchestre né dans l’une des plus anciennes et prestigieuses écoles de musique de Londres, célèbre dans bien d’autres domaines que celui du jazz. Construit conformément à la tradition, il a puisé dans le répertoire de John Taylor avant de l’inviter à s’emparer du clavier. Résultat très convaincant pour les compositions: Pure and Simple, qui donne son nom à l’ensemble, est splendidement écrit et joué dans un esprit de symétrie, parfois contredit par quelques coudes rythmiques du plus bel effet. L’identité de la formation est évidente même si les solos sont inégaux. John Taylor trouve sa place avec charme, aisance et modestie; bon pédagogue mais nullement donneur de leçon, il sait se laisser porter par l’orchestre, voler au-dessus ou dialoguer avec lui.
08/01/08JazzmanYvan Amar
PURE AND SIMPLE
Prosegue la produzione di qualità in casa CAM Jazz. Finora ci è capitato di spesso di occuparci di piccoli insiemi, relativamente a questa label ormai solida e consolidata nel jazz di qualità nazionale anche fuori dall’Italia; ora siamo alle prese con un progetto per big band interessante, ricco di colori ed articolato anche perché a portarlo avanti, di fatto, sono il pianoforte, le composizioni e la grandissima personalità musicale di John Taylor, eccelso esponente prima di casa ECM e poi di molti altri territori (ché la ECM può ben dirsi un territorio, un luogo di musica caratterizzato per contenuti e forme). Taylor è qui indicato come special guest, ma è sufficiente ascoltare alcuni passaggi per capire che la sua presenza è molto più che da ospite. Con lui una big band speciale, quella della Guildhall School of Music & Drama, fondata nel 1880 a Londra, nella quale Taylor è anche insegnante. Naturalmente questo non può, del resto, esser definito come un CD di John Taylor, anche per via di un ensemble che fa la sua parte con bravura, potenza e duttilità, realizzando un viaggio musicale variegato e cromaticamente ampio attraverso l’utilizzo di cinque sax, quattro tromboni, quattro trombe, piano, chitarra, contrabbasso e batteria. Un valore aggiunto rilevantissimo è però innegabilmente rappresentato dalle composizioni, la cui forma rispecchia quella che è la cifra stilistica di Taylor, sempre in cerca di soluzioni armoniche non banali eppure raramente cerebrale e capace invece di sorprendere. Registrazione molto curata e con bella naturalezza nelle riverberazioni.

Commento tecnico:
qualità musicale: 8
qualità tecnica: 7,5
11/01/08SuonoPier Luigi Zanzi
Guildhall Big Band Pure and Simple
…. John Taylor is special guest with the Guidhall’s band and has written all the material played here... (the CD) reveals young plays of budding virtuosity and musical perceptions sometimes beyond their years.
04/02/08Birmingham Posteditorial