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John Taylor

Songs And Variations

Cam Jazz CAMJ 7772-2

Item: full_album_8024709777225_CD

Artists :
John Taylor ( Piano )
Release date
Dec 12, 2005
Duration
0:51:10

The Piano Series


The unequivocal touch of the master;… here is the new musical treasure by John Taylor.
One of the few pianists of international acclaim able to delight and move us with a solo recording. An extraordinary album that allows you to discover the graceful precision and elegance of his mastery.


Tracks #1, 2, 3, 5, 7, 8, 9: Recorded in Ludwigsburg on 24 March 2005 at Bauer Studios Recording engineer Johannes Wohlleben


Tracks #4, 6, 10, 11: Recorded in Cavalicco (Udine) on 20, 21 February 2004 at Artesuono Recording Studio Recording engineer Stefano Amerio


Liner notes by Kenny Wheeler

Reviews

Songs and Variations
Songs and Variations possiede il dono della compiutezza. Le frasi del pianoforte, la scrittura pacata e composta degli undici brani che ne compongono il percorso, le tracce e le emozioni che restano nella mente dopo l'ascolto... c'è davvero poco che si possa aggiungere o spostare. John Taylor scrive, ed esegue in solitudine, brani pregevoli e emozionanti, descrive con semplicità temi e passaggi, riesce, nel difficile e delicato compito in piano solo, di scrivere e interessare, di mantenere vivo il discorso senza il rischio dell'improvvisazione totale, di sostenere con autorità e capacità le melodie e gli aspetti generali del lavoro. Come esprime bene il titolo Songs and Variations è un lavoro di canzoni e di accenni liberi che creano e dilatano le emozioni che scaturiscono dal livello della scrittura. Questo rende il disco un complesso unico di suoni e sensazioni, un flusso di note che percorre le diverse linee emozionali, le diverse storie che sono nella mente del compositore e le immagini che scorrono negli occhi di chi ascolta. Poesia ed energia; declinazione classica, romantica della frasi e movimenti ritmici che riportano tempi e strappi tipici del jazz. Una sintesi perfetta di stile, tecnica, emozione e riflessione, la naturale predisposizione al racconto introspettivo, condotto per mezzo del pianoforte. Una prova magistrale nella quale John Taylor esprime, una volta ancora, tutte le sue straordinarie capacità, una prova definitiva del valore di un'esperienza musicale totale e personale in ogni suo capitolo.
27/07/05www.jazzconvention.netFabio Ciminiera
Songs and Variations
Il pianista inglese John Taylor, classe 1969, è sicuramente uno dei musicisti più apprezzati del momento. Dopo avere collaborato con numerosi personaggi e dopo avere inciso diversi dischi, ha stavolta deciso di dare vita a un disco suonato solo col suo piano forte: Songs & Variations

Canzoni e variazioni, questo è tutto ciò che stavolta vuole donarci John Taylor. Una dichiarazione davvero dicotomica che ci illude con la sua enorme semplicità per poi gettarci in un limbo di emozioni in continua evoluzione. I brani di John Taylor sono la purezza in musica, scarni e delicati, ma allo stesso tempo impossibili da decifrare e da mantenere simili a se stessi ogni volta. Sono un'entità caleidoscopica che magicamente ogni volta si trasforma, che ogni volta fa delle variazioni la sua peculiarità.

Piccoli cambi di rotta che a seconda dello stato d'animo possono significare tutto e niente e che ogni volta non sono mai simili a alla precedente.

Forse John Taylor ci ha donato una piccola risposta alla nostra esistenza col soffio della sua musica, perché la sua musica ci mostra quanto ogni minimo istante della nostra vita per quanto banale se vissuto e ascoltato con accuratezza ha ogni volta un infinito di emozioni da donarci. Così come i suoi pezzi, con tutte le sue variazioni.

Un opera davvero magistrale, nella quale l'artista riesce a decantare poesie esistenziali attraverso l'uso delle sole note, ma lo fa in maniera così emozionante che le parole appaiono davvero come inutile prigione del pensiero
24/08/05www.rockshock.itLorenzo Perferi
John Taylor - Songs and Variations
Un disco magico, che rende pienamente il pianismo di John Taylor, maestro europeo del Jazz, pianista inglese riservato nella sua musicalita' mai prorompente sempre al servizio di qualcuno, dei fiati di Garbarek nei meravigliosi gruppi con Bill Connors di fine anni 70, alla tromba di Kenny Wheeler, o alla voce di Maria Pia de Vito, un pianista che sa accompagnare, giosce nel fornire la base ai suoi compagni di viaggio. In questo solo piano fatto di canzoni bellissime originali e variazioni, viene fuori l'anima profonda di Taylor, il suo lirismo, e la sua genialita', dimostrazione che nella musica come nella vita non occorre mostrare i muscoli per dire qualcosa, per comunicare. Ogni singola nota sembra al suo posto, non c'e' niente che sembri fuori luogo, spesso durante l'ascolto si viene percorsi da un brivido, per quello che e' raccontato dalle mani discrete di Taylor. Un disco che sembra un racconto, un racconto di un nonno, fantasioso, buono rassicurante, non ci sono passaggi bruschi, ne forzature, tutto avviene nel modo giusto. Un disco che merita ascolto attento, in completa dedizione, per emozionarsi e lasciarsi pervadere dalla bonta' di questa musica, dalla continua tensione tra quello che e' scritto e quello che e' improvvisato.
19/08/05http://roundaboutmidnight.splinder.comRedazione
Songs And Variations
Der englische Pianist John Taylor ist immer noch in erster Linie ein musicians' musician, ein Geheimtipp unter Eingeweihten. Dies allerdings sind keine Geringeren als Gil Evans, Jan Garbarek, Kenny Wheeler, Enrico Rava oder Peter Erskine. Mit Letzerem als Leader hat er hinreißende Trio-Musik eingespielt. Jetzt legt er auf dem italienischen Label CamJazz ein Soloklavierwerk vor, das perfekt aufgenommen und von Ermanno Basso umsichtig produziert wurde. Die aktuellen Solopianisten lassen sich grob in die jubelnden Schwelger und die spröden Reduktionisten einteilen. John Taylor ist eher den Reduktionisten zuzuordnen, aber spröde ist weder sein Spiel noch seine Kompositionsweise. Die sind vielmehr geprägt von einer reifen Lyrik als Grundtendenz. Das lyrische Moment drückt sich aber verhalten und nuancenreich aus, schlägt sich in klarer Linienführung nieder, zu der immer wieder auch klar konturierte Mittelstimmen gehören. Alle Kompositionen hier stammen von John Taylor selber, und sie sind bis auf zwei Titel sehr getragen und verzichten weitgehend auf ein streng durchmarkiertes Tempo, sind vielmehr von ruhig atmender Bewegung. Die wird durch eine hohe Anschlagskultur, die sich mit harmonischer raffinierter Delikatesse verbindet, in besonderer Weise klanglich erfahrbar. Dass er auch den Jubler geben könnte, scheint in der bezeichnender Weise mit "Escapade" betitelten letzten Nummer auf, aber das Schwelgen ist distanziert durch die ausgebuffte harmonische Brechung -- und so gerät der Titel zu einem Kabinettstückchen britischer Selbstironie. Wie sagt doch Taylors Freund Kenny Wheeler über den Pianisten und diese CD: " ...fantastic!"
13/08/05http://rondomagazin.deThomas Fitterling
Piano in perfetta fibrillazione
John Taylor
Songs and variations

E' sempre un bell'ascolto il pianoforte di John Taylor. Il nuovo album Camjazz raccoglie un nuovo segmento dell'infinita variazione che questo finissimo pianista va creando.
Pare che talvolta ascolti le sue note come un clinico il battito cardiaco del paziente. E che sia lui al piano lo capisci subito. Nessun altro se non lui sa dare un timbro di esatto colore alla pur minima fibrillazione emotiva.
26/08/05Il Venerdi’ di RepubblicaEnzo Siciliano
SONGS AND VARIATIONS - John Taylor
Progetto discografico assai coraggioso quello dell'eclettico Taylor, quello di un compact con un solo strumento: il pianoforte.
Il risultato è tuttavia piacevolmente sorprendente: non ci si annoia certamente nell'ascoltare questo raffinato lavoro di un musicista colto e raffinato, che ama il jazz ma non esclude certo altre colte citazioni. Già sorprende l'iniziale "Wych Hazel" e soprattutto l'emozionante "In February", che ci porta verso altri mondi musicali.
Un disco per palati fini ma che è anche adatto per avvicinarsi ad altri universi in pentagramma.
13/08/05Il SettimanaleMassimo Biliorsi
JOHN TAYLOR SONGS AND VARIATIONS
A solo programme of Taylor performing all his own music virtually guarantees something out of the ordinary. So it proves here. In a beautiful exposition of sweepingly romantic piano playing, he creates a series of moods, by turns sad, nostalgic, joyful, dancing and playful, which have a suggestive capacity as varied as their emotional climate, though his titles don't always give a clue; Wych Hazel is more like the memory of a past love, for example. He's also a great melodist; both In Cologne and the very different In February are stunningly beautiful examples of his ability to come up with charming themes and match them with equally beguiling solos. And three short, free pieces show, paradoxically, how disciplined and imaginative, in terms of line and harmony, he is in a context like this. Lovely.
09/09/05The Irish TimesRay Comiskey
JOHN TAYLOR SONGS AND VARIATIONS - disco del mese
Al tocco romantico e alla magnificenza del suono, all'attenzione precisa delle forme e ad altri splendenti elementi, si deve questo ennesimo significativo "libro" di canzoni e variazioni ad opera di John Taylor. Gli altri pregi del pianista di Manchester risiedono laddove arte e rarissimo amore per il mondo danno sostanziale valore a un lungo lavoro di ricerca interiore che dura da oltre quarant'anni. Il trittico d'apertura (Wych Hazel, Close To Mars e In February) è impagabile testimonianza di tale flusso illimitato, nell'ammirevole schiettezza che Taylor imprime sui tasti di ogni tema, colloquiale, docile, confidenziale. Poi arriva anche un po' di nostalgia ad aggiungere ai capitoli altri modelli "linguistici" cari al leader degli Azimuth. Pagine fantasiose e interiori come Starting Point, Descent, o Arrivée 3, suonano di una natura transitoria, spesso sensibile verso introspettive riflessioni che sfiorano addirittura la casualità magica del blues (Arrivée 2) o del trascinante, vulcanico godspelized in Escapade. In Cologne, composizione mai incisa ma da anni portata da Taylor in concerto, omaggia invece la città cara al pianista, il quale da 1993 vi insegna al conservatorio. Quest'ultima emette quell'umbratile e velato impressionismo che solo musicisti grandi come John Taylor possono tracciare sull'asfalto indelebile della propria arte.
27/09/05JazzitGianmichele Taormina
Songs and Variations
De som var tilstede på Forum en varm sommerkveld under fjorårets Moldejazz for å høre på den engelske pianisten John Taylor, vet at de har veldig mye å glede seg til på denne soloutgivelsen. I mange tiår har den usedvanlig hyggelige gentlemannen i mine ører vært blant den aller ypperste jazzpianoeliten, men fordi han kommer fra fotballøya og ikke fra den andre sida av dammen så har han aldri fått den anerkjennelsen han har fortjent.

Uansett hvilken setting vi har truffet på den 62 år gamle John Taylor, så har han satt sitt umiskjennelige preg på det som har skjedd musikalsk. På 70-tallet var han mye å høre med landsmenn som John Surman, Alan Skidmore og Ronnie Scott og i trioen Azimuth, som han dannet sammen med Kenny Wheeler og sin daværende kone, vokalisten Norma Winstone. På 80-tallet fikk vi høre Taylor stadig mer her hjemme sammen med Arild Andersen - "A Molde Concert" - og Jan Garbarek, som han spilte fast med i noen år.

De seinere åra har vi fått hilse musikalsk på Taylor stort sett i triosammenheng, med bl.a. Joey Baron og Peter Erskine på trommer og Palle Danielsson og Marc Johnson på bass. Som alle pianister som beveger seg i slike landskap, har også Taylor henta mye inspirasjon fra Bill Evans noe som kjennes igjen i hans klangideal og i hans rytmiske dristighet. I triosammenheng har han, som Evans, gitt sine medmusikanter høyst utvidede fullmakter.

Som i Molde i fjor får vi på "Songs And Variations" møte John Taylor mutters aleine. Musikken er spilt inn henholdsvis i Italia og i Tyskland i 2004 og i år. Alle de 11 låtene er skrevet av sjefen og flere av dem låter som om de kunne gå rett inn i standardskatten. Om det er måten Taylor behandler sine egne låter på eller om det er kvaliteten på komposisjonene som gjør at opplevelsen blir slik vet jeg ikke, men totaliteten i det John Taylor serverer oss er i alle fall av en slik kvalitet at dette oser kvalitet tvers gjennom.

Musikken er søkende, vakker, tildels melankolsk og hele tida på vei til et nytt sted. John Taylor er en melodiker av aller ypperste klasse og en klangmester som hører hjemme blant de største pianoimprovisatørene. "Songs And Variations" er et mesterstykke og sprer masse varme akkurat i det høsten har tenkt å feste grepet.
27/09/05www.puls.noTor Hammerø
JOHN TAYLOR Songs And Variations
John Taylor è uno di questi pianisti che amano stare in seconda fila, regalando generosamente il loro talento ai frontmen di turno. Lo ricordiamo presente in molte delle situazioni più riuscite del jazz inglese ed europeo dagli anni sessanta: assieme a Kenny Wheeler, poi nella magica avventura dei Reverie, poi con John Surman, con Marc Johnson e tanti altri ancora.
Solo di recente infatti John si è concesso qualche disco a suo nome, e ha sempre centrato un risultato eccellente: questo "Songs And Variations" sicuramente è il migliore.
Muovendosi nella tradizione del pianismo jazz, con evidenti influenze classiche, Taylor rappresenta l'opposto di altri talentuosi suoi connazionali quali Keith Tippett o Howard Riley, più influenzati dal pianismo free-form di Cecil Taylor.
Questo disco propone "songs", quindi brani cantabili, semplici nel loro lirismo espressivo. John e il pianoforte da soli offrono la dimensione migliore per entrare nel mood delle composizioni. Solo nel sesto brano, "Fantasy", John si lancia in una toccata pirotecnica che ricorda le coraggiose avventure oblique di Keith Emerson con tappino e strappate sulle corde del piano, confermando una volta di più l'immensa tecnica strumentale di questo pianista che in genere più che mostrar muscoli ama i chiaroscuri e il sussurrato, come nei tre episodi di "Arrivée", che sebbene apparentemente semplici e di piacevole ascolto lasciano ben trasparire la perizia e la padronanza espressiva dello strumento.
15/12/05RockerillaMassimo Marchini
Songs and Variations
E' un disco di poesie l'ultimo in piano solo di John Taylor. E' la terza volta che nella sua lunga e proficua carriera il pianista sente il bisogno di raccogliersi a comporre "per se stesso". E con queste canzoni e relative "variazioni", a distanza di "soli" 2 anni dall'ultimo piano solo, raggiunge davvero un suono puro e quasi impalpabile. La sua essenza insomma. Inventa melodie raffinate, poi le insegue per trarne altre più dolci e crepuscolari, seguendo un andamento circolare caratterizzato poche volte da qualche brusca virata. Un crescendo che trova il suo apice in "Fantasy", brano in cui, grazie al pianoforte preparato, sembra uscire fuori dalla condizione di solitudine e di libertà ritmica per simulare quasi il suono di un trio, con tanto di basso e percussioni. Il climax del disco ritorna poi discendente con la ripresa ed elaborazione di "Arrivée 1", in precedenza esposto. Fino alla languida "In Cologne" e alla chiusura affidata alla più "aggressiva" "Escapade". Se mai ce ne fosse stato bisogno Taylor conferma di essere uno dei migliori pianisti "europei" del mondo, arrivando a rendere superfluo qualsiasi tentativo di classificazione della sua musica. La sua tecnica più che robusta e il tocco raffinato e perfettamente aderente alle idee musicali contribuiscono a rendere questo disco una vera perla rara.
12/04/06www.altrisuoni.orgDiego Librando
JOHN TAYLOR Songs And Variations - three stars
…dell'album di Taylor, il quale parla, vive, comunica attraverso un lungo monologo in undici capitoli: dialogo con se stesso e con i tasti del pianoforte tra canzoni e variazioni, come suggerisce il titolo: ma niente cover o standard, anzi tutti brani suoi, come tanti raccontini di un unico libro: anche qui prevale quasi un modo narrativo di fare il jazz, con l'aggiunta di una grande sensibilità poetica.
15/03/06BuscaderoGuido Michelone
JOHN TAYLOR SONGS AND VARIATIONS
Seul devant son clavier il se laisse aller à effeuiller les notes comme d'autres content en mots choisis des histories de plantes ou d'espèces. Le pianiste de Manchester nous entraîne comme si de rien n'était, dans les méandres de son jardin anglais. Sans doute ne s'agit-il que de se laisser tenter par une petite aventure de piano solo. A cet effet il fait son choix de phrases lâchées à la volée sur des schémas précis, semi ciblés au besoin jusqu'à l'économie parcimonieuse de trois notes à peine (In February), au gré d'un calendrier de travaux rigoureux. Ainsi Taylor se montre-t-il riche explorateur des parties intimes de la mélodie. On se laisserait alors presque surprendre par une soudaine averse d'accords ou de voicings soudain plus soutenus (Arrivée 2), n'était la suavité du toucher vite revenue à la surface des choses harmoniques. Sans doute l'effet d'un humour anglais en mode labyrinthique comme nécessaire produit de fraîcheur. Et pou aiguiser cet esprit de surprise, sur un dernier thème en guise de goodbye, Taylor -- c'est Kenny Wheeler, son habituel complice, qui le remarque en notes de pochette -- "se laisse aller même à franchir la porte d'entrée du... boogie woogie!" L'(esprit d')aventure taylorienne est au bout du jardin.
20/11/05Jazz magazineRobert Latxague
John Taylor Songs and Variations - CHOC
On commence à bien connaître le travail de John Taylor auprès de Kenny Wheeler ou au sein du trio du batteur Peter Erskine, un sommet du genre, mais on connaît moins son 'uvre sous son nom, notamment en solo. S'il n'est pas de ces pianistes prodiges (Brad Mehldau, Keith Jarrett) qui arrivèrent soudainement sous les feux de la rampe avec un style immédiatement identifiable, John Taylor n'en est pas moins un grand maître du piano moderne. Le disque s'ouvre sur un jardin baigné de lumière, une composition originale qui pourrait presque être un standard, n'étaient par moments quelques couleurs modales, tour à tour impressionnistes ou évoquant les spirituals, disposées avec un sens de l'équilibre infaillible.
John Taylor est un styliste hors pair et la palette de langages et d'expressions explorée dans ce disque est, sans la moindre ostentation, simplement stupéfiante. Arrivée 1 évoque Webern par ses intervalles distendus et sa technique pointilliste. Suit une Fantasy où il percute les cordes du piano d'une main tandis que l'autre trace de grands traits vigoureux. Peu de pianistes savent avec une telle sensibilité et un tel contrôle user de cet effet sans tomber dans l'anecdote. Ces pièces audacieuses côtoient dans une magnifique unité de style quelques compositions dans le prolongement de Bill Evans. Avec ce deuxième disque solo, John Taylor devrait enfin obtenir la reconnaissance qu'il mérite.
20/10/05Le Monde de la MusiqueNicolas Brémaud
John Taylor Songs and Variations
John Taylor est un musicien de l'intime, qui partage une vieille complicité avec le trompettiste Kenny Wheeler ou le saxophoniste John Surman. Cette fois, c'est en solitaire que le pianiste anglais s'exprime. Dans Songs and Variations, l'auditeur a le sentiment de le surprendre en pleine conversation avec lui-même. John Taylor semble lancer des pistes sur son clavier et les poursuivre au fil de ses pensées, en laissant parfois leur place à l'attente et au silence. Toutes les compositions son de sa plume. Certaines graves, comme Starting Point, d'autres pointillistes (Descent). D'autres encore ont le charme frais des ritournelles (In February, In Cologne). Dans Escapade, le pianiste s'envole vers les horizons ouverts par John Coates Jr. ou Keith Jarrett.
01/10/05La CroixYann Mens
John Taylor Songs and Variations - four stars
Qu'est-ce qui donne cette évidente unité à "Songs and Variations"? Lorsqu'on l'écoute pour la première fois, on a l'impression d'entendre une suite : la même 'uvre qui se déroule avec ses tensions et ses détentes,ses phrases pressées jouées par les deux mains à l'octave, ses creux de silence calme, ses spirales autour d'une courte cellule mélodique... Et malgré les feelings divers, les tempos variés, les parti pris pianistiques presque opposés, on est frappé par la permanence de l'approche. C'est peut-être parce qu'on sent l'artiste tranquille dans sa solitude: ni solitude exhibée, avec une coquetterie à se faire entendre; ni solitude jalouse de son secret, où l'auditeur aurait l'impression de pénétrer clandestinement par une effraction silencieuse... Au contraire, John Taylor donne l'impression d'être prêt, tout simplement, sans aucune pose. Prêt à jouer ce qu'il a prémédité, travaillé, tout en laissant une ouverture à l'improvisation, à l'inattendu, à la fragilité... Et il déroule alors une succession de paysages choisis, dont aucun trait n'est forcé. Une musique tiède alors? Au contraire! Et c'est là toute la beauté de la chose. Sans colère excessive, sans nostalgie inutile, sans convulsion ostentatoire, John Taylor se livre à une intime et familière exploration de soi, qui n'écarte pas les influences: on retrouve les harmonies de Bill Evans dans Close to Mars, les réminiscences de Giant Steps derriére February, une pulsation proche du rhythm and blues au début d’Escapade... et les clartés familières de la campagne anglaise qu’il avait déjà parfois évoquées avec son ami John Surman, notamment dans “Proverbs and Songs”...
20/10/05JazzmanYvan Amar
John Taylor
Sideman altruiste, complice de Kenny Wheeler dans les années 70 sur le label ECM notamment, John Taylor sait aussi se concentrer sur son art. Le pianiste anglais publie l’album “Songs and Variations” (CamJazz/Harmonia Mundi) en solo, fait de compositions originales où l’improvisation le dispute au lyrisme. Album aérien et lumineux, qui exige une grande qualité d’écoute.
01/09/05Midi LibreEric Delhaye
Variations poétiques
Voici une preuve de plus, s’il en fallait, que le jazz demeure un espace préservé pour la liberté de création : le dernier album du pianiste anglais John Taylor, “Songs and Variations”, va faire rayonner votre rentrée. Les onze morceaux qu’il a composés et qu’il interprète en solo sont un condensé de l’art qu’il déploie depuis plus de trente ans. Longtemps au côté du trompettiste Kenny Wheeler, il sait dessiner comme lui des paysages empreints d’élégance, de flamboyance et de divagations buissonnières. Ce deuxième disque solo est un petit chef-d’œuvre de poésie.
01/09/05Témoignage ChrétienL.C.