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Javier Girotto

New York Sessions

Cam Jazz CAMJ 7776-2

Item: full_album_8024709777621_CD

Artists :
Ben Street ( Bass )
Edward Simon ( Piano )
Javier Girotto ( Soprano & Baritone Sax )
Jeff Ballard ( Drums )
Release date
Feb 15, 2006
Duration
65:02
Barcode
8024709777621

An excursion into Girotto's Argentinean musical roots, intersected by a sky scraping performance by his three American friends. A superb performance.


Recorded in May 2004 at Sear Sound Studio


Recording engineer Steve Mazur

Reviews

JAVIER GIROTTO
E' un momento di gran fervore discografico per il magnifico sassofonista argentino da tempo trasferitosi in Italia a governare le rotte dei «suoi» Aires Tango, e assieme un rivolo infinito di altri progetti nei più diversi organici: ad esempio in questo momento, oltre al disco che segnaliamo, lo trovate in El Poncho-Orquesta Chirimia e nel «Fado Meridiano» di Lillo Quarantino. Qui Girotto, dopo tanti anni, torna a confrontarsi con un trio nordamericano, con Ed Simon, Ben Street, Jeff Ballard. Molti brani sono quei piccoli capi d'opera di passione e rigore che già conosciamo, da Danza de las Madres a Cronologia del '900: volano alti i sax del leader, e la macchina da suono evita l'algido e patinato «professionismo» mainstream.
08/04/06Alias Il ManifestoGuido Festinese
JAVIER GIROTTO New York Sessions - three stars and half out of five
Javier Girotto, multistrumentista argentino, è l'ultimo in ordine di tempo di una lunga serie di sudamericani che da anni risiedono in Italia, dove stanno effettuando un fruttuoso scambio interculturale tra le sonorità mediterranee e quelle provenienti da Nord, Centro e Sud America.
Girotto può considerarsi l'equivalente, sul piano artistico, di quanto rappresentò negli anni Sessanta e Settanta la presenza a Roma di un altro grande sassofonista argentino, Leandro Gato Barbieri. Tuttavia, nonostante vengano spesso paragonati l'uno e l'altro, le differenze musicali tra i due sono molte: Barbieri, partito dal free, dopo una intensa stagione terzomondista (quasi world music ante litteram) è approdato a una fusion latina di facile consumo, salvo poi redimersi negli ultimissimi anni. Girotto invece persegue con maggior coerenza stilistica un proprio ideale, che a sua volta può dar vita a diversi progetti contemporanei, che vanno dal jazz puro al tango rivisitato. Infatti il nome di Javier Girotto resta comunque legato all'esperienza tuttora in corso degli Aires Tango, gruppo tango-jazz, che per la Cam ha già registrato tre album: En Vivo, Aniversario, Escenas Argentinas.
In New York Sessions Javier ritorna in un certo senso alle sue origini jazzistiche, essendosi infatti formato da giovanissimo col massimo dei voti al bostoniano Berklee College of Music, dopo un'infanzia di percussionista con la banda del nonno a Cordoba.
Nella Grande Mela Girotto incontra tre fantastici session men, come Ed Simon al pianoforte, Ben Street al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria. E con loro da vita a un classico album di jazz moderno per quartetto, senza dimenticare le proprie origini argentine e recuperando persino qualche pezzo già registrato con gli Aires Tango. Fin dai titoli si può constatare che gli undici brani del disco fanno quasi tutti riferimento a una cultura latina, che Xavier rivisita ai sassofoni con la foga di un hardbopper di matrice coltraniana.
Difficile scegliere il brano migliore del disco, ma Che Querido Che, Danza de las madres, Inmigracion paiono le espressioni compiute di un personaggio che andrebbe annoverato tra i grandi del jazz oggi, a pieno titolo.
18/04/06BuscaderoGuido Michelone
JAVIER GIROTTO New York Sessions
Non possiede ancora l'aura di celebrità che permea conterranei come Gato Barbieri o Lalo Schifrin, ma è indubbio che Javier Girotto è il jazzista argentino più interessante emerso negli ultimi due/tre lustri. In Italia, in particolare nella Capitale, il sassofonista ricopre da tempo il ruolo di agitatore, artefice di diverse situazioni musicali di alto spessore qualitativo, la più importante delle quali è quella con gli Aires Tango: le strutture tanghere e il linguaggio jazzistico si mescolano con un rigore formale di tipo accademico. L'esperimento conduce Girotto alla coniazione di uno stil novo davvero unico, merito innanzitutto di un talento puro e non inquinato, capace di far convivere senza soluzioni "appiccicaticce" le strutture circolari di Piazzola, il jazz moderno in voga nella metropoli, il lirismo e la passionalità del popolo sudamericano.
Per il polistrumentista di Cordoba la registrazione di "New York Sessions", effettuata nel maggio 2004, ha rappresentato l'occasione di tornare nella Grande Mela dopo quattordici anni di assenza e di confrontarsi con pezzi da novanta del jazz moderno, mettendo momentaneamente da parte l'esperienza con Gwis, Siniscalco e Rabbia (gli Aires Tango). Supportato dal pianista venezuelano Ed Simon, dal contrabbassista Ben Street e dal batterista Jeff Ballard, Girotto è bravo a "piegare" con autorevolezza l'enorme bagaglio tecnico dei partner alle proprie esigenze espressive, supportate da idee estetico/culturali molto chiare. Rimaniamo ammaliati dai temi incandescenti, dalle fughe "a canone" (Bach veglia dietro l'angolo), dall'impegno contro ogni revisionismo storico in "Danza de las madres" e dalla maturità strumentale di Girotto: difficile non essere catturati dalle piroette incantatorie del suo soprano in "Pa-Ritango".

Commento tecnico:
qualità artistica: 8
qualità sonora: 9
18/04/06AudioreviewEnzo Pavoni
JAVIER GIROTTO New York Sessions
A passionate, accomplished improviser, soprano and baritone, saxophonist Girotto leads Edward Simon (piano), Ben Street (bass) and Jeff Ballard (drums) on a programme of originals reflecting his Argentinean homeland. Venezuelan-born Simon is an ideal collaborator, since he also straddles the worlds of latin and jazz, while Street and the incandescent Ballard give the latin elements that hard New York drive and edge. Girotto's originals have a folkloric feel, the lines simple and repetitive, but they also offer plenty of harmonic meat to players of his and Simon's capabilities, and Ballard relishes their rhythmic nuances. All handle the occasional ventures outside the envelope with aplomb, with the saxophonist at home in this elite company regardless of where it takes him.
07/04/06The Irish Times - four starsRay Comiskey
Javier Girotto New York Sessions
E' da ben 14 anni che Javier Girotto mancava da New York. L'occasione del ritorno è questo nuovo album, inciso al Sear Sound Studio insieme ad alcuni fra i migliori nuovi talenti della scena statunitense: Jeff Ballard, batterista nel trio di Brad Mehldau, il bassista Ben Street e il pianista venezuelano Ed Simon. E' proprio quest'ultimo, Simon, (a cui Girotto lascia generosamente molto spazio) a regalare le cose migliori di questo lavoro. Come suggerisce il titolo, No More Eleven è un peana alle vittime del terrorismo, mentre Barrio Jardin è un'esplosione di gioia di grande coinvolgimento. Girotto è un musicista che sa ascoltare; ne è un'evidente dimostrazione il brano Inmigración, in cui il solo del sassofonista italo-argentino trae continuamente spunto dai suggerimenti della sezione ritmica. Anche queste "New York Sessions", così come buona parte dei lavori precedenti di Girotto, mettono in luce quell'aspetto della "doppiezza" che contraddistingue la sua musica e che, probabilmente, affonda le sue radici nella sensibilità del popolo argentino; una musica che può rivelarsi struggente e malinconica in alcuni momenti, e incontenibilmente travolgente in altri.
23/05/06JazzitFrancesco Ughi
Javier Girotto NEW YORK SESSIONS
Girotto è ormai un personaggio di indubbia fama nel mondo del jazz italiano, e ha guadagnato il consenso di molti estimatori e critici sia con gli Aires tango che da solo. Chiusi in una situazione un po' compressa pur se ricca di gratificazioni, i componenti di questo gruppo tanto caro alle platee romane hanno preso strade differenti e molto personali, essendo ciascuno portatore di una propria cifra musicale. Così è stato per l'argentino-italiano Javier, il musicista più esposto della formazione nella sua veste di solista e forse più spinto dall'urgenza di nuovi progetti. Depositario di un'invidiabile tecnica soprattutto al sax soprano, ricco di una energia ineguagliabile e di una convinzione e caparbietà fuori del comune, dotato di una sincera simpatia mista a un'innata timidezza (almeno sul palco), il sassofonista ha saputo trovare negli ultimi anni nuova linfa in dischi di ottimo livello (L'amico di Cordoba) e anche questa registrazione conferma la bontà della sua musica, spostando il tiro dall'Italia al nord America, in quella "Grande Mela" dove la produzione della Cam ama dar vita a diversi progetti. Unito a talenti più propriamente jazzistici come quelli di Ed Simon, Ben Street e Jeff Ballard, Girotto mostra ancora notevole personalità e anche un attaccamento solidissimo alle sue radici argentine, essendo il disco composto di tracce provenienti in gran parte dal repertorio classico del suo gruppo storico e profondamente radicate nella realtà delle sue origini. Alternando sax soprano e baritono, Girotto resta sempre un effluvio di emozioni di fronte al quale gli altri musicisti non possono che essere comprimari, seppur di alta qualità come questi. E il disco, pur di ottima fattura, rischia di non distinguersi dalle opere precedenti. Pregio o difetto, inutile chiederselo di fronte alla musica buona.

Commento tecnico:
qualità musicale: 7,5
qualità tecnica: 8
29/05/06SuonoSergio Spada
Javier Girotto: New York Sessions
Davvero un piccolo gioiello, questo disco! La bravura di Javier Girotto, la sua passione e intelligenza musicale, il suo talento sono da tempo sotto gli occhi (o nelle orecchie?) di tutti. Ne sarà certamente più convinto chi avrà la fortuna di ascoltare questo disco, nato da un “blitz” newyorkese del sassofonista italo-argentino, registrato nel maggio 2004 con tre dei più talentuosi jazzmen americani. Il confronto non è per nulla sfavorevole al nostro e le sue doti di leader non ne risentono affatto. Le composizioni sono quelle del repertorio degli Aires Tango. Le atmosfere tanghere non vengono tradite, ma il confronto con la componente più prettamente jazzistica nordamericana le arricchisce, le completa ed esalta quel tipico carattere allo stesso tempo malinconico e trascinante. E la sensazione evidente è che lo stile particolare e coinvolgente di Girotto abbia facilmente conquistato anche Ben Street, Jeff Ballard e soprattutto Ed Simon. Pregevole il duetto in “Pa-Ritango”, in cui il piano non può che suggellare con le sue linee la struggente carica del sax, mentre in “Danza de las madres” Girotto lascia il soprano per il baritono trascinando i compagni in un interplay davvero unico. Nella struggente “Cronologia del ‘900” e soprattutto in “Inmigration” vengono esaltate le doti di un Jeff Ballard quanto mai ispirato, mentre in “Miss M.G.” emerge l’anima coltraniana di Girotto.
06/10/06www.altrisuoni.orgDiego Librando
NEW YORK SESSIONS Javier Girotto Quartet
Ce disque ne peut être que new-yorkais. On y sent la grosse pomme à chaque morceau comme autant de quartiers. Du Spanish Harlem (“Che Querido Che”) aux élans coltraniens (“Imigration”) en passant par le bop très 52e rue (“Miss MG”) le saxophoniste argentin en compagnie de Ed Simon au piano, Ben Street à la basse et Jeff Ballard aux drums parcours la mégapole en onze compositions belles à en pleurer. Parmi ces perles, une valse un peu triste (“Barrio Jardin”) et le magnifique stop chorus qui ouvre “Pa-Ritango”, entêtant thème en syncope claudicant sont à classer au rang de mémorables. A écouter en marchant dans la rue sur son baladeur histoire de croire que l’on remonte Brooklyn.
08/10/06La MarseillaiseClaude Martino
Mystères new-yorkais
Né en Argentine, installé en Italie, le saxophoniste Javier Girotto s’est tout naturellement retrouvé à New York pour enregistrer un album, passage quasi obligé des polyglottes du jazz. Le résultat est superbe. Accompagné de trois comparses efficaces et discrets (piano, basse, batterie), il donne à son album cette tonalité new-yorkaise, éclairée au néon, qui nous fait explorer les soubassements de cette mégapole électrique et mouvante. Ici, nous longeons le bas-côtés, nous effleurons les mystères de cette ville… où le jazz renaît sans cesse.
05/10/06Témoignage ChrétienL.C.
New York Sessions
Javier Girotto est né en Argentine, a étudié la musique à Boston, vit à Rome et a enregistré ce disque à New York. Voilà pour le cadre géographique. Saxophoniste bercé par le tango et marqué par le jazz, il a évité l’écueil : être un clone de l’illustre Gato Barbieri. Avec son groupe habituel Aires Tango, qui a déjà sept disques à son actif, Girotto mêle ici jazz et musiques traditionnelles argentines. “New York Sessions” suit également cette voie, mais accompagné d’un trio rythmique américain : Edward Simon dont le disque “Unicity” a fait couler beaucoup d’encre, et les énergiques Ben Street et Jeff Ballard, bien connus de la scène jazz new-yorkaise. Tous les thèmes sont du saxophoniste et souvent librement inspiré de thèmes traditionnels, de musique argentine ou sud-américaine. Saxophoniste et pianiste présentent nombre de points communs, ainsi une forte influence classique. Une sonorité plutôt sèche et métallique pour Girotto, tant au soprano et qu’au ténor, avec un phrasé plutôt linéaire et sinueux. Son propos est judicieusement mis en relief par les contrepoints de Simon et ses accords habillent à merveille les parties dansantes - origines vénézuéliennes obligent… Street et Ballard s’acquittent sans faille de leur rôle “énergétique” et mettent avec brio leur swing au service de sa musique.

Finesse des mélodies, arrangements soignés et musiciens de luxe pour un disque qui fait passer un bon moment.
28/03/08www.citizenjazz.comBob Hatteau