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El Portal

Slow Grind

Cam Jazz CAMJ 7871-5

Item: full_album_8052405141231_CD

Artists :
Joe Rehmer ( Bass )
El Portal ( Band )
Rainer Davies ( Electric Guitar And Bass VI )
Paul Bedal ( Rhodes )
Nolan Lem ( Tenor Sax )
Dion Keith Kerr IV ( Drums )
Release date
Mar 18, 2014
Duration
0:46:08
Barcode
8052405141231

All the blame goes to Katrina. While holing up together due to this ill-famed hurricane, five young players (Nolan Lem on tenor sax, Rainer Davies on electric guitar, Paul Bedal on Rhodes, Joe Rehmer on double bass, and Dion Keith Kerr IV on drums) made a pact that, if they escaped the storm unscathed, they would form a band. That’s how today, nine years later, we are able to listen to “Slow Grind”, quintet El Portal’s second album after New Trophy, also on CAM JAZZ. El Portal is a neighborhood in Miami, the town in which the five guys met as undergraduates, but it also means “doorway” in Spanish. And, judging from their talent, the quintet may have found its way to the high ranks of international jazz. This record sounds amazing, thanks to its definitely original blend of different, well-matched sounds. Ten tunes, all bearing Lem’s signature, which display striking instrumental expertise combined with a refined capacity for composition, arrangement and cohesion. Great melodies unfold from multi-faceted musical plots, an underlying tension being shared by all the tunes. The opening track, “An Arm’s Length”, has an obsessive, hypnotic groove, with instruments sometimes searching for and finding one another in unisons, other times splitting along different paths. Following it is the title track, hinged on a convoluted theme of unquestionable charm. A vaguely punk attitude pops up in both “Diagonalization” and “Kernel°”, while “Terranium”, in the form of a suite, here and there hints at a Radiohead-like vibe, once again confirming the intellectual/musical openness of new-generation jazz players, who manage to embrace so many music styles in a single language. Listen to this recording again and again, in a hunt for further virtuosities, refinements and undertones.


Recorded and mixed in Rivotorto (Italy) on 29, 30 May 2013 at Umbria Music Center - Recording & mixing engineer Roberto Lioli


Liner notes by Thomas Conrad

Reviews

El Portal “Slow Grind”

Il quintetto statunitense, composto dal tenor sassofonista Nolan Lem, dal chitarrista Rainer Davies, dal pianista Paul Bedal, dal contrabbassista Joe Rehmer e dal batterista Dion Keith Kerr IV, propone in questo interessante “Slow Grind” (edito dalla label italiana CAM JAZZ) un percorso progettuale dal tratto evocativo. I cinque musicisti, scampati al devastante uragano Katrina, decisero dopo qualche tempo di dedicarsi ad un progetto che, al contempo, facesse confluire in un album il personale lessico jazzistico e prendesse spunto dal comune vissuto formativo, a cui si riferisce il nome “El Portal” (noto sobborgo di Miami). Le dieci tracce incluse nel disco, tutte provenienti dalla vena creativa di Nolan Lem, sono intrise dell’impronta artistica ed estetica dei suoi protagonisti, maturata per anni nell’ambiente musicale nord-americano, in cui la variegata tavolozza di coloriture musicali trova spazio in circa cinquanta minuti di jazz dalle più diversificate e originali forme. Per questo, “Slow Grind” è un lavoro che non può essere etichettato in un genere specifico, in quanto rispecchia la personalità dei singoli in un interplay collettivo che piace nelle sue molteplici e cangianti sfumature. Il caldo e avvolgente timbro del tenore di Lem si confronta con il sempre fascinoso distendersi delle sonorità del Fender Rhodes di Bedal e delle taglienti accezioni della chitarra elettrica di Davies. La sezione ritmica, composta dal poderoso groove di Joe Rehmer e dal pulsante drummin’ di Dion Keith Kerr IV, offre un sostegno tanto dinamico, quanto pertinente. Pertanto, come si è potuto intuire, “Slow Grind” rappresenta un’oasi creativa in cui i membri del quintetto esprimono liberamente il loro verbo senza eccedere o inciampare in virtuosismi fini a se stessi, mostrando in modo originale la personale versatilità espressiva. Fra le dieci tracce, l’intrigante “An Arm’s Length”, la vibrante “Terranium” e la suadente “Schwayze” convincono per la peculiare e accattivante plasticità formale, in un album dall’apprezzabile contenuto artistico.
La ripresa audio di questa produzione risulta in linea con il suo progetto artistico, mostrando una nitidezza timbrica e un’ampiezza scenica.

7/10/2014Fedeltà del Suono - La Bacchetta MagicaFrancesco Peluso
El Portal Slow Grind

Il CD “Slow Grind” arriva a due anni di distanza dal precedente “New Trophy” (Cam Jazz Presents, 2012), riprendendone e ampliandone, come fosse il suo naturale prolungamento, il discorso stilistico, nel frattempo sviluppato e reso più complesso grazie alla continua collaborazione tra i musicisti del quintetto El Portal. Si tratta di una formazione nata nei giorni dell’uragano Katrina, nel 2005, durante i quali i ragazzi, che si trovavano a Miami per motivi di studio, si conoscono e danno froma alla loro idea, standosene al riparo nello stesso edificio. Da quel momento, malgrado abbiano poi intrapreso strade di vita distanti, si incontrano per suonare e realizzare tournée, come ci ha raccontato il bassista Joe Rehmer: “Per noi El Portal è un investimento di energia, di tempo e di soldi. Facciamo una ventina di concerti l’anno e quando suoniamo c’è una bellissima sensazione, perché è una cosa che ognuno di noi vuole fortemente”. Il risultato complessivo che ottengono, ribadito anche in questo nuovo lavoro, trova nelle diverse soluzioni timbriche espresse nei brani e negli sviluppi tematici votati al movimento d’insieme le sue caratteristiche più evidenti. Le sonorità del Rhodes di Paul Bedal e la chitarra elettrica di Rainer Davies restituiscono a “Slow Grind” cellule che rimandano al rock degli anni Settanta, mentre la ritmica costruita da Joe Rehmer e dal batterista dion Keith Kerr IV permette al gruppo una certa flessibilità di manovra, soprattutto in brani compositi (ad esempio Terranium) dove El Portal apre e chiude diversi ambiti formali, in una sorta di suite in divenire, con pochi punti certi e molte varianti espressive. Nolan Lem firma tutti i brani in scaletta, e spesso la voce del suo tenore è la principale interprete delle linee melodiche, anche se i suoi interventi non sono mai sterilmente virtuosistici ma sempre tesi alla funzionalità e ai meccanismi del gruppo. Nell’album si incontrano episodi che mostrano il lato più sperimentale di El Portal, come in Kernel, dove assistiamo a un’introduzione rumoristica dalla quale fioriscono gesti angolari e improvvisi, in netto contrasto con le atmosfere pacate che segnano una ballad come Schwayze, nella quale Lem dà fondo al suo controllo dinamico e alla sua forza lirica. Il gruppo si dimostra pronto nel costruire situazioni spiazzanti, che definiscono una miscela sonora che oscilla dai tratti evocativi di brani come Loose Time, caratterizzato da un tema quasi accennato, a quelli più netti e definiti di Grid 3, costruito attorno a un groove circolare dal quale poi nascono gli interventi solisti, come il lungo assolo di Paul Bedal svolto con equilibrio e una certa con concentrazione di raffinatezza.

30/7/2014JazzitRoberto Paviglianiti
El Portal Slow Grind

The Miami-based quintet El Portal never gets too riled up. On its sophomore album, there are no uproarious ascensions, nor does the group soften its sound for any stretch long enough to be considered true balladeers. It shifts about with hazy tones that aren’t quite psychedelic. The songs here are a pleasure to listen to but aren’t particularly memorable enough to sing along with. The somber title track, off-kilter “Diagonalization” and the needling “Grid 3” and “Grid 1” have a tinge of rock, but not overbearingly so. El Portal sounds like a true collective. Tenor saxophonist Nolan Lem is out front on many of these songs, though he’s not the leader. His tones mesh well with Paul Bedal’s Fender Rhodes and Rainer Davies’ electric guitar, making for the shifting, fuzzy sound that tonally explains the album title. The disc never quite rises in energy level over a low rumble, but weirdness is by no means out of the picture. A floating, psychedelic vibe fuels the metallic opening of “Kernel°” perhaps the most ambitious section of the album. The ballads “Schwayze” and “Overly Romanticized” are well-served by Dion Keith Kerr IV’s soft play on drums. There’s care in the construction of these songs. The way the disparate sounds come together to make an interesting tableau recalls the work of saxophonist Sam Sadigursky—though Sadigursky does this sort of thing better. El Portal has obvious talent, but not quite staying power. Slow Grind piques interest, but isn’t earth-shattering or head-turning.

3/6/2014DownbeatAnthony Dean-Harris
Raffinata jam session con il quintetto El Portal

La musica come strumento di sopravvivenza nel progetto di El Portal questa sera in concerto alla Casa del Jazz. Scampati alla furia dell’uragano Katrina cinque musicisti (Nolan Lem sassofono, Rainer Davies chitarra, Paul Bedal pianoforte elettrico, Joe Rehmer contrabbasso e Dion Keith Kerr IV batteria) decisero di fondare El Portal, nome di un sobborgo di Miami, la città in cui i cinque hanno studiato. Il quintetto presenta il cd “Slow Grind” (CAM JAZZ), dieci brani, tutti composti da Lem, amalgamati in un blend jazzistico decisamente originale, con sapori diversi e originali.

21/3/2014la RepubblicaFelice Lipari