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Pipe Dream

Pipe Dream

Cam Jazz CAMJ 7935-5

8052405143396 - Pipe Dream - CD

Artists :
Giorgio Pacorig ( Piano, Fender Rhodes, Live Electronics )
Zeno De Rossi ( Drums, Percussion )
Filippo Vignato ( Trombone )
Hank Roberts ( Cello and Vocals )
Pasquale Mirra ( Vibraphone )
Release date
Sep 7, 2018
Duration
70:20

Sometimes unconventional jazz recordings, different from all the others, happen to be released: you instantly realize you are being thrown into another dimension. Convinced you are facing a little door like many others, you open it almost absent-mindedly and find yourself on a road full of hidden corners, sudden turns, unexpected views, so different from one another that you forget where you were just a moment earlier.  And you just want to explore, venture into that mysterious, mystic cloud called Summer Prayer, a mood that turns dream-like and magical with Looking For Home. But you don’t really have the time to get enchanted before you find yourself among playful, somewhat clownish characters, whose names are Vibraphone, Trombone, Piano, Cello and Drums joking around with one another and interacting in They Were Years. But then you leave them behind because you fall in love with Pictures, a short, tender, moony tune. And so, with your head a bit in the clouds, you move on to listen to an almost, not quite blues track, for it is multifaceted and called Pipe Dream, Pipe Dream being a name, not a title.  From that dream to the spacey country music in Sam (for Sam Amidon), is a short step, just a little, but crucial turning point. By going forward, farther, you find yourself deep into the solemn, slow pace of First, a necessary oasis to withstand the following impact with the (seemingly) wild confusion in Fermati. The graceful, fascinating, bright melancholy in White Giant carries you away from that brief, beneficial chaos and so, flying, clinging to an ethereal white rhino, you land on Cayuga, a beach that is lazy, calm but blazing with all the colors of the sunset. But wasn’t it just a little door that you opened just an hour ago?


Recorded in Cavalicco on 23, 24 October 2017 at Artesuono Recording Studio
Recording engineer Stefano Amerio

Photos by Luca A. d'Agostino © Phocus Agency
Cover by Francesco Chiacchio

Reviews

I nostri CD. Curiosando tra le etichette (parte 3)

La CAM JAZZ è nata come una costola della prestigiosa Cam (Creazioni Artistiche Musicali) Records, costituita tra la fine del 1959 e l’inizio del 1960. Fondata dai fratelli Campi fu una delle primissime etichette a specializzarsi nel registrare le musiche tratte dai film. Nel 2000 la nascita di CAM Jazz per una intuizione del titolare della CAM che ascoltato Giovanni Tommaso appena finito di registrare la colonna musicale di un film, con musiche da lui composte, e venuto a conoscenza che Giovanni era un jazzista gli propose l’idea di suonare in versione jazz alcuni dei temi più noti tratti dal catalogo CAM. Giovanni accolse l’idea con entusiasmo, e fu così che nacque il primo album di CAM JAZZ, “La dolce vita – Tommaso/Rava Quartet”. Quasi inutile sottolineare come questa etichetta rappresenti oggi una delle realtà più vitali e importanti, conosciuta ed apprezzata in Italia e all’estero, avendo tra l’altro acquisito due prestigiose etichette, La Black Saint e la Soul Note.
Sotto l’insegna di Pipe Dream opera un nuovo quintetto costituito da Hank Roberts (violoncello e voce), Filippo Vignato (trombone), Pasquale Mirra (vibrafono) Giorgio Pacorig (pianoforte, fender rhodes) e Zeno De Rossi (batteria). Questo è il loro album d’esordio e se il buongiorno si vede dal mattino allora di questo gruppo sentiremo parlare a lungo e bene. In effetti l’album è molto interessante ricco com’è di umori, di sapori, di colori, di atmosfere che rendono sempre vivo l’ascolto. I cinque musicisti conoscono molto bene la musica globalmente intesa per cui nelle loro esecuzioni non è difficile scorgere tracce di jazz propriamente detto (soprattutto free e bop) suggestioni etniche, echi di minimalismo, abbandoni poetici, frammenti di funk… Così la mente vaga alla ricerca di ricordi lontani ma riportati in superficie da suggestioni sonore porte con intelligenza, garbo e originalità. Si noti, ad esempio, con quanta abilità Filippo Vignato si muove sulle frequenze più basse contribuendo in maniera determinante a non far sentire la mancanza del contrabbasso. Egualmente il violoncello di Hank Roberts si incarica di eseguire le linee melodiche più accattivanti mentre Zeno De Rossi fa cantare i suoi tamburi alternando suono e silenzio (magistrale il suo accompagnamento nella title track). Giorgio Pacorig si conferma pianista versatile e nell’occasione anche valido compositore (suo “They Were Years”, il brano più complesso dell’intero programma). Infine Pasquale Mirra dispensa sghembi tocchi di melodia a comporre un puzzle tra i più originali e convincenti che abbiamo avuto modo di sentire in questo primo scorcio dell’anno.

16/4/2019online-jazz.netGerlando Gatto
Pipe Dream - Pipe Dream

Pipe Dream, ovvero "Le porte della percezione". Si perché questo disco si staglia tra pensiero e spirito, sensazioni e istinti. Non c'è nulla di materiale tranne l'apporto dei musicisti e i loro strumenti. Il resto è impalpabile, rarefatto, tenue, come una patina su un coccio di vetro che altera le sembianze del reale. Pipe Dream è qualcosa di arcaico, ieratico, iniziatico ed è documentato nei dieci brani che lo compongono. La voce e il violoncello di Hank Roberts sono carichi di storia e suggestioni. Sembrano portati dal vento che proviene da un mondo lontano e sconosciuto a cui si fatica a darne le sembianze. I suoni, iniziali, di Summer Prayer restituiscono quelle suggestioni, sono sagome di un paganesimo laico che svolge i suoi riti tra le sabbie bruciate dal sole di un deserto indiano. Sono mondi immaginati avvolti dalle note materiche, e volumetriche del trombone di Vignato e dipinti dal profondo e onirico lirismo del vibrafono di Mirra. Loro due, assieme alle "liturgie" elettriche di Pacorig e alle "rituali" e scure percussioni di De Rossi rappresentano la meglio gioventù del nostro jazz, capaci di spingersi in imprese dove il jazz allarga le sue maglie e si fa musica totale, servendosi dei rudimenti del folk (Pictures), della world music (Looking For Home), del free (They Were Years), del blues (Cayuga) e del rock per essere se stesso e nello stesso tempo altro da se stesso. Five Stars!

21/1/2019 jazzconvention.netFlavio Caprera
Pipe Dream

Risultato multidirezionale partorito da cinque menti decisamente fertili, “Pipe Dream” è un’avventura vivace e molto intrigante che si snoda con plasticità attraverso variegate galassie sonore; in esse è possibile scorgere citazioni, seminali punti di riferimento del passato, ma innanzitutto idee nuove e rinfrescanti, estranee a talune proposte attuali in odor di decomposizione, di obsolescenza. Alla dieci tracce hanno messo mano, a turno, tutti e cinque i protagonisti, che nei settanta minuti netti di musica riversano le svariate esperienze lessicali sedimentate nel corso di vari anni di attività ad alto livello assieme ai migliori improvvisatori, italiani e non. Gli artefici di “Pipe Dream” sono Hank Roberts (violoncello), Filippo Vignato (trombone), Pasquale Mirra (vibrafono) Giorgio Pacorig (pianoforte, fender rhodes) e Zeno De Rossi (batteria). Vignato rimedia all’assenza del contrabbasso agendo sui toni gravi. Non si tratta esclusivamente di jazz, affrontato comunque in tutte le sue nobili forme: free, bop, ritmi ora snelli e dondolanti, ora molto sofisticati. Spuntano pure ammalianti umori etno-cameristico-minimalisti (“First” e “Cayuga” di Roberts) o segmentate ipotesi free funk che sconfinano in divagazioni accademiche (“Fermati” di Mirra) o magnetiche licenze ipnotizzanti alla Jim O’Rourke (“White Giant” di De Rossi, Gallo, Stefana), o le accattivanti aperture pop di “Pictures” scritta e cantata da Roberts, o le elaboratissime e diversificate trame racchiuse nei quasi dieci minuti della complessa “They Were Years” di Pacorig. C’è tanta carne al fuoco, ma tutta ben contestualizzata, nulla suona fuori posto o sa di incoerenza gergale. Evidentemente, il progetto è stato discusso e chiarito a dovere dai cinque: un modo intelligente di condividerlo al meglio.

17/12/2018AudioReviewEnzo Pavoni
PIPE DREAM, S/t

Un gospel in decollo verso una luna languida e iperreale (“Summer Prayer”): si viaggia verso mondi lontani ma sempre cercando casa (“Looking For Home”) in questo ottimo debutto del quintetto Pipe Dream, quattro tra i migliori musicisti italiani guidati dal carisma delicato di Hank Roberts, violoncello e voce. Dieci tracce a galleggiare in un liquido amniotico accogliente, capaci di dilatarsi senza mai scadere nella didascalia o nella ginnastica. Ombre di America, inseguimenti notturni tra Lounge Lizards e frammenti di Novecento (“They Were Years”, firmata dall’eccellente Pacorig, piano e Fender Rhodes), canzoni sghembe (“Pictures”), l’incedere sornione dietro i tamburi di Zeno De Rossi (“Pipe Dream”) a scandire la pulsazione attraverso i silenzi, perché il groove lo si fa anche tacendo, come insegnano Monk e James Brown. Un mare che ci porta in terre cinematografiche, un oceano vasto solcato grazie al piglio sicuro di Filippo Vignato al trombone e alla maestria di Pasquale Mirra nello scovare col suo vibrafono gli spigoli più rotondi e musicali in ogni frangente, senza mai eccedere nel miele. L’Africa libera e lieve di “Sam”, il requiem astratto di “First”, la baraonda poliritmica di “Fermati”, la frontiera polverosa e sonnolenta evocata da “White Giant”, già nel repertorio del trio di western metafisico Guano Padano, con De Rossi alla batteria. Si chiude il sipario con “Cayuga”, nenia obliqua a sigillare uno scrigno pieno di meraviglie.

27/11/2018thenewnoise.itNazim Comunale
Violoncello nelle terre estreme

Il violoncello nel jazz incita alle stravaganze, come mostrano I suopi protagonist, vedi Tristan Honsinger o Erst Reijseger. O Hank Roberts, sessantaquattrenne, uno dei membri di Pipe Dream pubblicato dalla Cam. Il resto è una all stars italiana, Filippo Vignato, Pasquale Mirra, Giorgio Pacorig, Zeno De Rossi (trombone, vibrafono, piano, batteria). Formazione anomala che si reinventa a ogni brano, dal jazz d’avanguardia alla canzone alla musica rituale.

25/11/2018La Lettura - Corriere della SeraClaudio Sessa
Jazz-Ästhetik all’italiana im Vormarsch

In der italienischen Jazz-Szene fallt mir zur Zeit ein neuer Hang zu liebevoll gepflegter Ästhetik auf...
Der amerikanischen Cellisten Hank Roberts muss man hier wohl kaum vorstellen. Auf “Pipe Dream” spielt der bekannte Avantgardist gemeinsam mit dem aufstrebenden Filippo Vignato (tb), dem Geheimtipp Pasquale Mirra (vibes), Giorgio Pacorig (p, keys) und Zeno De Rossi (dr), ein Album, das durch gute Kompositionen ebenso besticht wie durch ein feines Interplay. In “Pictures” entpuppt sich Roberts als authentischer Singer-Songwriter, mit der magistralen Posaune Vignatos im Rücken.

10/11/2018Jazz’n’moreRuedi Ankli
PIPE DREAM Pipe Dream

Che sia una realizzazione a più menti è indubbio. È sufficiente leggere in rete le dichiarazioni d’intenti del gruppo e i nomi posti accanto ai brani. Però Zeno De Rossi, Pasquale Mirra, Filippo Vignato e Giorgio Pacorig hanno avuto l’idea, astuta e vincente, di telefonare ad Hank Roberts. L’alto peso specifico del violoncellista ha così sospinto inevitabilmente l’incisione verso il particolare e astratto mondo che gli è proprio. Intendiamoci, i nostri sono in gran forma, si muovono nei giusti tempi, allungano e accorciano le trame, hanno spunti solistici calibrati, si alternano nel lavoro sporco e in quello sotto i riflettori. Roberts però ci mette il carisma, quel tocco originale che lo contraddistingue sin dalla fine degli anni Ottanta, indispensabile per forgiare il mood catturante di un disco di ottima fattura. Personaggio schivo, un po’ dimenticato negli ultimi anni, Roberts è ancora un top player che è preferibile avere in squadra piuttosto che contro. Perché c’è tanto da imparare.

1/11/2018Blow UpPiercarlo Poggio
Pipe Dream: Pipe Dream

Quattro tra i nostri musicisti più interessanti; un ospite statunitense di enorme valore, duttile e creativo; un progetto condiviso nell'impostazione e nelle composizioni, con tutti i musicisti che ne firmano almeno una; delle sonorità singolari, atipiche fin dagli strumenti messi in gioco e che si intrecciano in modo suggestivo: questo è Pipe Dream, quintetto che avevamo avuto modo di ascoltare lo scorso anno, proprio nei giorni in cui veniva registrato questo disco omonimo, e che ci aveva fortemente colpito (v. recensione allaboutjazz.com del concerto al Jazz&Wine of Peace Festival). Il disco non delude minimamente il ricordo della performance dal vivo, sviluppandosi come un intreccio di voci in costante mutamento, caratterizzato da potenza dinamica e da intensità drammaturgica. Le composizioni sono strutturalmente complesse e in esse svolgono spesso ruoli di prima voce il trombone di Filippo Vignato e il violoncello o la voce di Hank Roberts, mentre il vibrafono di Pasquale Mirra e le tastiere di Giorgio Pacorig disegnano preziosi affreschi timbrici, intrecciandosi con gli altri o producendosi in suggestivi assoli. Duplice ed essenziale il ruolo svolto da Zeno De Rossi, autentico latore del ritmo ma in molte occasioni anche colore aggiunto all'ampia tavolozza della formazione. Il lavoro si apre con un brano di Filippo Vignato che—coerente al titolo, "Summer Prayer"—si sviluppa come un cantico dolente, di grande impatto emotivo, nel quale giganteggia Roberts, qui non solo al violoncello ma anche e soprattutto alla voce; lo chiude invece un brano proprio di Roberts, "Cayuga," nel quale i due strumenti scuri dominano ancora la scena; in mezzo, ampio spazio per tutti, pariteticamente, per sfruttare tutta la ricchezza della formazione, sia timbrica, sia espressiva e creativa. Questa varietà fa sì che il lavoro presenti ripetuti cambi di atmosfera, sia di brano in brano, sia all'interno di ciascuno di essi. Così, se i colori scuri del trombone e del violoncello dominano ancora "Looking for Home," di Vignato, nel più libero e magmatico ma sempre dinamicamente sostenuto "They Were Years," di Pacorig, prendono più spazio le cristalline sonorità del vibrafono di Mirra, mentre in "Pictures," moderna rilettura della tradizione country, protagonista è la voce di Roberts, che ne è anche autore. La title track, opera di De Rossi, è un po' la sintesi programmatica della formazione: una narratività quasi epica, scandita da un ritmo propulsivo sul quale tutti si producono in assoli e intrecci di voci, mentre "Sam"—ancora del batterista veronese e dedicato al chitarrista e cantante folk Sam Amidon—è caratterizzata da ritmi etnici africani, opera di Mirra e dello stesso De Rossi, ma splendidi e spiazzanti sono gli interventi prima del trombone, poi del violoncello e della voce. Di nuovo austera ed evocativa "First," di Roberts, con violoncello e vibrafono in primo piano, sulla potente suggestione dei ritmi di De Rossi e con una geniale conclusione al Fender Rhodes di Pacorig. Quest'ultimo apre al piano la successiva "Fermati," di Mirra, altro brano di grande libertà ma che conserva la forza dinamica che caratterizza tutto l'album e che esplode progressivamente nell'interazione collettiva. Infine "White Giant," che viene da Americana di Guano Padano, è una cadenzata composizione che parte lentamente come trio Rhodes-violoncello-batteria, per poi aprirsi e dare spazio a uno spettacolare assolo di Mirra. Inutile soffermarsi sui singoli, tutti di valore assoluto, se non forse per sottolineare il valore aggiunto di Hank Roberts, che suona il violoncello quasi fosse un violino e canta con un fascino assolutamente personale. E che contribuisce a fare di Pipe Dream un disco superlativo, tra i migliori dell'anno, assolutamente da non perdere.
Disco della settimana.

15/10/2018allaboutjazz.comNeri Pollastri
Pipe Dream Hank Roberts/Filippo Vignato/Pasquale Mirra/Giorgio Pacorig/Zeno De Rossi

Avant garde jazz is friendlier and more accessible than it used to be. Take Pipe Dream. The music of this new transatlantic quintet is experimental yet charming. The instrumentation is atypical: cello/voice, trombone, vibraphone, keyboards and drums. More improbable is the way Pipe Dream juxtaposes disparate musical elements to create fresh concepts of ensemble form. The charm comes from qualities like relative lightness of touch, a collective gift for making arcane ideas sound logical and continuous melodicism. American Hank Roberts plays, in effect, three instruments: arco cello, pizzicato cello and voice. His career has touched Americana, free jazz abstraction, new chamber music and rock. All of those genres are folded into this music, which is one reason it sounds unique. The other four players are Italians: trombonist Filippo Vignato, vibraphonist Pasquale Mirra, pianist Giorgio Pacorig and drummer Zeno De Rossi. The track-to-track variety is striking. Pacorig’s “They Were Years” begins with a cello that might have escaped from a string quartet, in loose counterpoint with an unstable piano. Trombone blasts in and the piece jumps into motion. Then the groove evaporates and five voices scatter to float independently. Then vibraphone, spilling, launches another headlong charge. The trombone returns for a curving solo but four other instruments encroach from all sides. De Rossi’s “Sam” sounds like Ravi Shankar filtered through jazz-rock (plucked cello as sitar). Roberts’ “First” hovers in place like a looming black stormcloud. Mirra’s “Fermati” is highly organized frenzy. In fact, all of this album is highly organized. For Pipe Dream, solos are secondary to wildly imaginative ensemble designs. Blends are sometimes thin and bright, sometimes thick and dark. The solos, when they come, are often riveting. On his own “Cayuga”, Roberts’ pizzicato offering is an arc of yearning. Vignato is often compared to his badass trombone countryman Gianluca Petrella but is more lyrical and soulful. Even when he cuts loose, as on “They Were Years”, his lovely golden sound contains undertones of poignance.

1/10/2018The New York City Jazz RecordThomas Conrad
Pipe Dream: il sogno realizzato del jazz italiano

Esce per CAM JAZZ il debutto di Pipe Dream, il progetto di Zeno De Rossi, Filippo Vignato, Pasquale Mirra, Giorgio Pacorig e Hank Roberts: l'intervista
Chi frequenta il jazz italiano ha già iniziato a familiarizzare con questo gruppo da qualche mese. Magari riuscendo a ascoltarlo in concerto (Cormòns, Correggio, Novara – tra gli altri festival che lo ha ospitato: il gdm ne aveva parlato qui) o nella crescente attesa del disco che, finalmente, esce in questi giorni. Sto parlando di “Pipe Dream” (espressione che significa “sogno irrealizzabile”), collettivo che riunisce alcuni riconosciuti talenti del nostro jazz – il batterista Zeno De Rossi, il vibrafonista Pasquale Mirra, il trombonista Filippo Vignato e il tastierista Giorgio Pacorig – insieme a un nome leggendario della scena downtown newyorchese come quello del violoncellista Hank Roberts. Sogno irrealizzabile che – felice eccezione alla regola – si realizza: perché la generazione di De Rossi e compagni di avventura è cresciuta con la musica di Roberts (che ricordiamo accanto a Tim Berne, a Bill Frisell, nonché nell’Arcado String Trio e in alcuni fantastici dischi a proprio nome), ma anche perché riporta il violoncellista giustamente al centro dell’attenzione, dopo alcuni anni di lontananza dai riflettori. La maturità della scena jazz di casa nostra si misura anche da progetti come questo: se fino a non molti anni fa era ambizione di più di un musicista quella di far parte della “sezione ritmica” dell’americano di turno – vecchia gloria o giovane promessa che fosse – di passaggio in Italia, qui siamo in presenza di un progetto voluto, pensato e realizzato pariteticamente, in cui Mirra, Vignato, Pacorig e De Rossi mettono le proprie eccellenti qualità di compositori e improvvisatori sul tavolo insieme a quella del più maturo collega americano. Ne esce una musica – ben testimoniata dal disco omonimo, “Pipe Dream” (CAM JAZZ) – ottimamente amalgamata, con idee melodiche e ritmiche semplici e efficaci che spesso trovano nella costruzione collettiva una forza cinetica illuminante. Sognante (poteva essere altrimenti?) e lirico, attraversato da una spiritualità incisiva senza che il senso di spontaneità ne sia scalfito, il lavoro di Pipe Dream è un punto nodale per le vicende del jazz sulla scena italiana: un lavoro in grado di saldare l’istinto melodico con l’eredità delle pratiche improvvisative degli ultimi quarant’anni, un lavoro in cui l’umanità gioca un ruolo centrale. (for the complete review see giornaledellamusica.it)

6/9/2018giornaledellamusica.itEnrico Bettinello
Hank Roberts - Zeno De Rossi - Pasquale Mirra - Giorgio Pacorig - Filippo Vignato: “Pipe Dream”

Esce per la CAM JAZZ “Pipe Dream”, l’album che vede l’incontro in studio tra Hank Roberts (violoncello), Zeno De Rossi (batteria), Pasquale Mirra (vibrafono), Giorgio Pacorig (pianoforte) e Filippo Vignato (trombone). Abbiamo chiesto al giovane trombonista di illustrarci i tratti salienti di questa realizzazione dal particolare assetto timbrico e dal profondo scavo espressivo, in equilibrio tra lucenti melodie e passaggi immaginifici.
Il quintetto di “Pipe Dream” presenta una particolare organizzazione timbrica. Come è nata la collaborazione tra di voi?
Tutto nasce da un’idea di Zeno De Rossi, estimatore della musica di Hank Roberts da più di trent’anni. Per affinità umana e musicale ha coinvolto Giorgio Pacorig e Pasquale Mirra e successivamente anche me, per avere un’altra voce accanto al violoncello, e mi sono subito entusiasmato. È poi diventato un progetto collettivo e condiviso che ci sta dando molte soddisfazioni.
In che periodo vi siete frequentati e per quale motivo avete pensato in seguito di incidere?
Nei primi mesi del 2017 abbiamo lavorato al repertorio per qualche mese in quartetto senza Hank, che vive a Brooklyn. Abbiamo trovato la complicità del Festival Jazz & Wine of Peace di Cormons, che ci ha subito dato carta bianca per la première del progetto, avvenuto a ottobre 2017. Una volta avuta questa possibilità, decidere di andare in studio subito dopo è stata una naturale conseguenza, l’occasione perfetta. La CAM JAZZ, sempre alla ricerca di nuovi progetti, si è mostrata interessata ed eccoci qui.
Come si è sviluppato il lavoro in studio?
Ognuno ha contribuito con un paio di brani, portando ciascuno un pezzetto di sé e del proprio universo e immaginando come adattarlo agli altri. Ne è risultato un insieme di brani eterogeneo e ricco di diversità, che abbiamo arrangiato insieme per adattarli alla strumentazione che è decisamente singolare, quasi cameristica. Stefano Amerio di Artesuono si è preso cura del suono del disco, riuscendo a riconsegnare fedelmente attraverso la registrazione quello che è il sound della band.
Qual è il segno distintivo di questo album?
È prima di tutto frutto di un incontro umano davvero meraviglioso. Ci diverte passare del tempo insieme e questo si riflette nella musica. Fin da subito anche Hank si è inserito con grande spirito in questo mood, il che ha favorito il lavoro collettivo e la condivisione di una visione comune riguardo al progetto.
Il titolo e l’artwork di copertina hanno un particolare significato?
“Pipe Dream” significa letteralmente Sogno impossibile. Hank e Zeno si conobbero a Verona più di venticinque anni fa, Zeno era già un fan della sua musica e si sono tenuti sempre più o meno in contatto. Mettere in piedi un gruppo con lui è sempre stato uno dei suoi sogni - se non impossibile - molto complesso da realizzare per ovvi motivi logistici. Ora si è realizzato, ma rimane sempre un Pipe Dream. Il riferimento, inoltre, è ai sogni di ognuno di noi, al non abbandonarli ma coltivarli e prendersene cura. Le immagini di Francesco Chiacchio non potevano essere più adatte per accompagnare la nostra musica, che usiamo per rendere vivi i nostri sogni più intimi.

5/9/2018strategieoblique.blogspot.comRoberto Paviglianiti