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Filippo Vignato

Harvesting Minds

Cam Jazz CAMJ 7918-5

8052405142863 - Harvesting Minds - CD

Artists :
Giovanni Guidi ( Piano )
Filippo Vignato ( Trombone )
Mattia Magatelli ( Bass )
Attila Gyárfás ( Drums )
Release date
Sep 22, 2017
Duration
50:00

September 22, 2017 is the release date for Harvesting Minds, Italian trombonist Filippo Vignato’s debut album as leader on the CAM JAZZ label.   After his first album, Plastic Breath (Auand, 2016), and being nominated “Best New Talent”  in 2016 by the Musica Jazz magazine’s prestigious Top Jazz index, Vignato brings together some of the most influential young European musicians for a new, fully acoustic quartet: Giovanni Guidi on piano, Mattia Magatelli on double bass and Attila Gyárfás on drums.  The electric atmospheres of his debut album are only apparently distant from the dry sounds of Harvesting Minds:  in the passage between these two works emerge the sharp musical vision and the personality of Vignato that, together with his uncommon talent for composing, trace a coherent and evolving path. The result of the contrast between tension towards abstraction and melodic urgency, Harvesting Minds narrates a music that is sparked by the infinite human desire to reach a place where consciousness and unconsciousness meet.


One of my main artistic intentions is to look for something other than the explicit: what is behind, under or around things.  In an era saturated with images, sounds and media content of all kinds, Harvesting Minds wants to be an invitation to reconsider the importance of our inner space, of dialogue, of silence.” (Filippo Vignato)



Recorded in Cavalicco on 23 - 24 November 2016 at Artesuono Recording Studio
Recording engineer Stefano Amerio

Photos by Elisa Caldana

Liner notes by Brian Morton

Reviews

Filippo Vignato Quartet - Harvesting Minds

Filippo Vignato pubblica il secondo cd a suo nome, dopo Plastic Breath, inciso l'anno scorso con un trio internazionale. Rispetto alla registrazione precedente è confermato l'ungherese Attila Gyárfás alla batteria, in più ci sono Giovanni Guidi al pianoforte e Mattia Magatelli al basso. Questo è, poi, un disco suonato completamente in acustico. Mancano, cioè, gli effetti elettronici che caratterizzavano il primo album. La musica si snoda su undici tracce con un'unità stilistica di fondo, ma con diverse sfaccettature, differenti ispirazioni. Si comincia con Harvesting minds, sostenuta da una bella melodia e arricchita da una fluente armonizzazione della tastiera. L'ingresso di Vignato si accorda con il clima tranquillo e romantico del pezzo. Non spezza l'incantesimo, insomma… Day are to short è nervosa e trascinante con una spinta ritmica notevole. Il motivo va e torna, circolarmente, mentre il trio alle spalle incalza senza soste lo strumento a fiato. em>Unspoken Memories ci immerge in un'atmosfera ombrosa e sospesa. Procede lenta o a piccoli strappi con il trombone che disegna traiettorie definite su una base vaga, vaporosa. Just Before Leaving è mossa e piana. Non presenta sottintesi o trabocchetti. Tutti vanno in sintonia seguendo la strada larga e senza curve apprezzabili, segnata dal trombonista. Home è una ballad calda ed allusiva, eseguita senza la presenza delle percussioni, contraddistinta da un solo delicato e sognante di Giovanni Guidi. Trains è briosa e vivace, danzante, con un refrain che ossessivamente si ripete su uno sfondo agitato ed eccitante. Dark Glare è un breve saggio d'avanguardia con il musicista veneziano che va a cercare note sporche, multiple, improvvisando un botta e risposta intricato con se stesso. Reflections è un’altra parentesi piuttosto libera, pianoless, dove i tre protagonisti dialogano su percorsi distinti ma convergenti e rivelano, implicitamente, un forte senso del blues. Neverland Last Days è un episodio dove domina un tema malinconico iterativo. I partners, come sempre, appoggiano sapientemente il canto dell'ottone. In Couples, provvista di un'aria che riecheggia il tango, all'inizio e poi va a finire, in crescendo, su un funky non travolgente, si fa ammirare un intervento entusiasmante del pianoforte di Guidi verso la conclusione. Si chiude con Trust e qui Vignato sfodera un fraseggio indirizzato verso i limiti del suo strumento, ricordando anche nel timbro Albert Mangelsdorff, per offrire, forse, un ventaglio completo delle sue passioni e delle sue ascendenze. Harvesting minds rappresenta ancora un passo in avanti per un giovane di qualità indiscutibili, come Vignato, ambito come sideman dal gotha del jazz italiano, che sta dimostrando, però, di possedere talento da band leader e di poter imporre, a buon diritto, le sue fresche e coinvolgenti idee musicali anche in campo internazionale.

9/12/2017jazzconvention.netGianni Montano
Filippo Vignato Quartet Harvesting Minds

Révélation!
Joué en solo par Giovanni Guidi, la longue introduction de Harvesting Minds qui ouvre cet enregistrement est d’une beauté à couper le souffle. Bénéficiant de la douceur de son toucher, les notes de piano ruissellent de couleurs. À ce raffinement harmonique, se joint bientôt la vox expressive et mélancolique du trombone de Filippo Vignato, un des grands espoirs italiens de l’instrument. On peut également l’écouter dans “Pianeti Affini”, un disque du trompettiste Giovanni Falzone édité cette année. “Harvesting Minds”, son deuxième album, contient deux autres ballades enthousiasmantes, Home et Neverland Last Days, le piano répondant par de tendres notes perlées au chant grave et profond du trombone. Just Before Leaving est un morceau mélodique enlevé, de même que Trains qui repose sur une cadence répétitive et Days Are Too Short construit sur un ostinato de basse. Les autres plages délivrent une musique plus abstraite mais tout aussi inventive. Associée à la batterie d’Attila Gyárfás, la contrebasse de Mattia Magatelli donne une certaine épaisseur à Trust et au crépusculaire Unspoken Memories, tous deux enregistrés sans piano. Dark Glare, un passionnant dialogue entre la contrebasse et le trombone de Vignato, confirme le talent d’instrumentiste de ce dernier.

4/12/2017Jazz MagazinePierre De Chocqueuse
Filippo e il trombone jazz un amore che genera premi

Eletto a gennaio miglior nuovo talento Top Jazz 2016, miglior solista all’European Young Artists Jazz Award di Burghausen a marzo, vincitore del premio Internazionale Giorgio Gaslini a settembre: per il trombonista vicentino Filippo Vignato il 2017 è un anno da incorniciare. Dopo il suo esordio “elettrico” con il disco “Palstic Breath” del 2016, il 22 settembre è uscito per Cam Jazz il nuovo album “Harvesting Minds”. Al fianco del trentenne artista veneto, troviamo un altro esponente di punta del nuovo jazz italiano, il pianista Giovanni Guidi, poi il contrabbassista Mattia Magatelli e il batterista ungherese Attila Gyárfás, conosciuto a Parigi, dove Vignato si è diplomato, col massimo dei voti, al Conservatoire National de Danse et Musique. Il quartetto presenta martedì, 28 novembre, le nuove composizioni, prevalentemente acustiche, per la sezione “Nuovi Talenti” della rassegna “Candiani Groove” a Mestre. Dopo aver collaborato dal vivo per tutto il mese di ottobre nel progetto “Pipe Dream” con il violoncellista newyorkese Hank Roberts, storico sodale di Bill Frisell, nelle prossime settimane Vignato porterà in giro per l’Italia i brani del suo progetto da leader. Il tour proseguirà mercoledì a Corezzola (Cockney London Pub) e si chiude a Verona il 5 dicembre alle cantine de L’arena.
Dopo una lunga gavetta, molto studio e intensa pratica, che effetto fanno i tanti riconoscimenti ricevuti quest’anno?
“Fa molto piacere, questi premi sono molto importanti, ma non tanto per il mio risultato personale, piuttosto per il fatto che attraverso di me un’intera comunità di giovani musicisti sta ricevendo attenzione. C’è una nuova onda, una nuova scena: che una rivista storica di jazz premi musicisti di un certo tipo, propensi a sconfinare, è positivo”.
Perché il trombone? Chi ha scelto chi?
“Lui ha scelto me, per il semplice fatto che era già in casa, lo suonava mio padre, insegnante di musica. C’erano anche altri strumenti ma il trombone ha vinto”.
Che ruolo ha oggi questo strumento?
“Ho iniziato studiando e trascrivendo trombonisti come J.J. Johnson, Curtis Fuller. Agli albori del jazz il trombone aveva un ruolo molto importante che poi si è un po’ perso. Nel jazz di New Orleans era un elemento fondamentale, è stato un po’ spazzato via con l’exploit del bop, da virtuosi del sax e della tromba come Charlie Parker e Dizzy Gillespie. C’è l’idea che il trombone sia uno strumento lento basso, faticosa, ma andando a pescare negli anni ’30 i trombonisti suonavano con una tecnica prodigiosa”.
Vivrà una seconda giovinezza?
“Spero di sì, anzi è già così. Il trombone è uno degli strumenti più antichi, è semplicissimo: un tubo che si allunga con una campana, che amplifica il suono prodotto con le labbra. Nel ‘500 esisteva già ed era uno degli strumenti più intonati, la sa potenza espressiva ha attraversato i secoli. Nomi come Gianluca Petrella, oltre a Samuel Blaser, stanno contribuendo a emancipare questo strumento nella contemporaneità”.
In “Harvesting Minds” come si coniugano improvvisazione e composizione?
“Il processo che porta la musica a compimento è il risultato di un lavoro collettivo dove ognuno è se stesso ed è chiamato ad esprimersi con sincerità. La mia idea di fare musica si basa su alcuni concetti, ricorrenti, che puntano soprattutto a lasciare spazio”.

26/11/2017La Nuova VeneziaMatteo Marcon
Filippo Vignato Quartet “Harvesting Minds”

“Harvesting Minds” documenta come Vignato proceda a passi da gigante verso una maturazione stilistica sia sul fronte strumentale che compositivo e progettuale. Dopo il trio dal taglio elettrico di “Plastic Breath” (Auand) sceglie il quartetto acustico che probabilmente gli offre più spazi creativi. La sonorità del trombone è ampia, potente, precisa nello scolpire le note, ma anche agile nei tempi più nervosi. In questo lavoro la ricerca è soprattutto indirizzata verso gli equilibri dei suoni, dei vuoti. Vignato cerca nella melodia non tanto certezze quanto spunti da esplorare senza effetti speciali in una visione poetica molto contemporanea (senza dimenticare colorazioni blues). E chi meglio del pianoforte di Guidi poteva garantirgli un contributo di grande spessore sia nel disegno di fondali brillanti e pulsanti, che nei soli dove la melodia si frantuma in inquieti astrattismi. Al loro fianco il contrabbasso di Magatelli si muove su dense sonorità mentre la batteria di Gyárfás nella sottrazione distribuisce ritmi all’interno di architetture originali, garantendo un vitale quadro d’insieme.

25/11/2017alfabeta2.itPaolo Carradori
Filippo Vignato Quartet Harvesting Minds

Il pianoforte fresco e inventivo di Giovanni Guidi, assieme alla ritmica mobile e reattiva assicurata da Mattia Magatelli al basso e Attila Gyárfás alla batteria sono il supporto ideale per il primo lavoro di Filippo Vignato, “miglior nuovo talento” nel referendum critico dello scorso anno. Vignato è un trombonista attento al tessuto lirico, alla cantabilità dei brani, spesso sapientemente ulcerati da silenzi e piccole dissonanze usate come segnali per un prezioso interplay collettivo: le “menti che raccolgono” del titolo. Un disco notevole e già assai maturo.

18/11/2017Alias - Il ManifestoGuido Festinese
Filippo Vignato Quartet «Harvesting Minds»

Tra forma (evitando le strettoie) e ombra, che porta in sé il valore della sfumatura. Secondo le classificazioni di Stuart Isacoff, Filippo Vignato (classe 1987) sarebbe un alchimista. Come tutti gli Impressionisti nuota nell’armonia, la disfa e la riassembla. Per staccarsi con moto onirico da terra. Schumanniano nel suo tenere insieme Florestano e Eusebio, l’improvvisazione sfrenata (e libera) con l’introspezione liquida. In «Harvesting Minds» non ci sono ganci o pareti ma solo il vuoto, perché è questo che fa volare. C’è la leggerezza, quella che aiuta l’orecchio ad ascoltare meglio, e c’è la fluorescenza di un jazz fatto tanto di suoni (anche arcaici, soffiati raucamente, a volte di durezza calcarea) quanto di spazi immensi. C’è, poi, una ritmica che incalza, indietreggia, avanza. E che sfonda, ma senza irrompere. Allora ecco gli accenni favolisti, colti al volo, messi lì – a chi ascolta – in modo perfetto ma con la consistenza di un’ala di farfalla. Siamo in un territorio sconosciuto dove ciò che i quattro suonano, sembra non essere mai definitivo. Armonicamente ambigua, questa musica è fatta di sottoinsiemi appesi ad un filo come un brano di Debussy suonato da Bill Evans. Tutto si smonta e tutto si riallinea. «Home» scivola lenta e cadenzata, «Trains» è la trasfigurazione del concetto stesso di danza mentre «Neverland Last Days» – di Guidi – è sospesa ma temeraria. Posta al di fuori delle certezze, questa musica si accoccola tra le braccia di ciò che è nuovo. E ne diviene la sua Musa.

4/11/2017Musicaeditorial
Vignato nuovo talento

Nel settembre scorso Cam Jazz ha pubblicato questo primo cd come leader del trombonista Filippo Vignato: quindi dopo la diffusione nell’anno precedente del suo album di esordio Plastic Breath per Auand e dopo la vittoria nel Top Jazz 2016 della rivista Musica Jazz nella categoria Nuovi Talenti. Qui Vignato riunisce alcuni fra i più dotati musicisti europei per un quartetto del tutto acustico: Giovanni Guidi pianoforte (si noti la classe del suo incipit nel primo brano), Mattia Magatelli contrabbasso e Attila Gyárfás batteria. Il clima elettrico di Plastic Breath è distante soltanto in apparenza dai suoni più asciutti di Harvesting Minds: il talento di Vignato emerge nitido in entrambi i cd.

26/10/2017Il GiornaleFranco Fayenz
Filippo Vignato Quartet – Harvesting Minds

La Cam Jazz continua nell’opera di scoperta di scoperta e valorizzazione di giovani musicisti italiani. L’ultimo in ordine di tempo è il trombonista Filippo Vignato in quartetto insieme a Giovanni Guidi al pianoforte, Mattia Magatelli al contrabbasso e Attila Gyárfás alla batteria. È un disco ricco di suggestioni in cui il leader realizza la sua filosofia musicale: in un’era saturata di immagini il suo intento è di fare qualcosa che non sia l’esplicito, ma cerchi di mostrare quello che c’è intorno alle cose per valorizzare quella componente di non detto, che dà forma alla poesia nascosta nelle cose. C’è anche una sua foto sfocata in copertina, che rappresenta dal punto di vista visivo le sue idee. La musica del quartetto si aggira dal lato più europeo del jazz contemporaneo, l’inizio del disco con Harvesting Minds è lasciato al pianoforte solo di Guidi, che tira fuori un suono ed una melodia seducenti prima che arrivi il gruppo al completo ed il suono pastoso del leader, vero catalizzatore della seduta di registrazione. Segue Days Are Too Short, un brano introdotto da contrabbasso e batteria che lascia prevedere un andamento più funkeggiante, ma poi il brano segue un andamento meno prevedibile, grazie anche all’assolo del leader ed una batteria che segue un percorso personale, che non segue maestri del genere come Mile Clarck o un più consueto swing. L’assolo di Guidi è anche un altro gioiellino, che dimostra le idee originali del quartetto. Unspoken Memories si muove su terreni molto liberi, in trio, un free che lascia intravedere il fascino della lentezza, del non detto, di ricordi sfocati, immaginati e che porta verso la musica verso altri lidi senza interrompere la compattezza del della musica e del disco nella sua interezza. Si ritorna al quartetto al completo per Just Before Leaving con un bel tema ed u bell’assolo del leader. Dark Glare è eseguito in solo dal leader, Reflections in duo insieme al contrabbasso. Sono una sorta di divisione all’interno del disco, che poi chiude con altri tre brani in quartetto. È un’opera matura da parte del leader, nonostante la giovane età, cui giova molto anche la perfetta tecnica di registrazione effettuata presso gli studi Arte Suono in Italia.

19/10/2017musiczoom.itVittorio
Il fascino delle sfumature

Da tempo si parla e si scrive che il jazz italiano vive un’epoca d’oro. Però poi se si va a vedere i cartelloni dei grossi festival e i grandi quotidiani ci accorgiamo che ci sono sempre i soliti nomi. Pigrizia? Ignoranza? Forse. Tre nuove uscite indicano invece quanto ricca e variegate sia la scena jazz del Belpaese… Anche il trombonista Filippo Vignato pubblica per la stessa etichetta il suo “Harvesting Minds”, primo disco dopo la vittoria al Top Jazz dello scorso anno come miglior nuovo talento. Con lui ci sono il pianista Giovanni Guidi, il contrabbassista Mattia Magatelli e il batterista Attila Gyárfás. Vignato si differenzia notevolmente dai trombonisti hot in circolazione. Il suo approccio è caldo e bluesy ma gli interessano le sfumature, il lirismo, i tempi dilatati. Estetica della quiete e della riflessione, della ricerca del suono. Nessuna concessione a effetti spettacolari. Esemplare come conduce la rarefatta e umbratile “Unspoken Memories”…

14/10/2017il manifestoFlavio Massarutto
Tutto il grande talento del trombonista Vignato

Harvesting Minds è il titolo del primo album come leader per l’etichetta italiana Cam Jazz del trombonista Filippo Vignato. Dopo la pubblicazione dell’album d’esordio Plastic Breath (Auandi) lo scorso anno e la vittoria del Top Jazz 2016 – il referendum indetto dalla rivista Musica Jazz, come Miglior Nuovo Talento – Vignato riunisce in questo suo nuovo progetto alcuni tra i più sensibili giovani musicisti europei per un nuovo quartetto completamente acustico: Giovanni Guidi al pianoforte (lo scorso 12 luglio a Palazzo Trecchi di Cremona nella formazione al fianco dei fenomenali trombettisti Enrico Rava e Tomasz Stanko), Mattia Magatelli al contrabbasso e Attila Gyárfás alla batteria. Le atmosfere elettriche dell’album d’esordio sono solo apparentemente distanti dai suoni più asciutti di Harvesting Minds: nel passaggio tra le due opere emergono la nitida visione musicale e la personalità di Vignato che assieme al suo talento non comune per la composizione tracciano un percorso coerente ed in evoluzione. Risultato del contrasto tra tensione verso l’astrazione ed urgenza melodica, il nuovo album racconta una musica sospinta dall’infinito desiderio umano di avvicinarsi al luogo dove conscio ed inconscio si incontrano. “Uno dei miei principali intenti artistici – spiega Vignato – è quello di cercare qualcos’altro rispetto all’esplicito: ciò che sta dietro, sotto o intorno alle cose. In un epoca dove siamo perennemente esposti ad immagini, suoni e contenuti mediali di ogni tipo, Harvesting Minds vuole essere un invito a riconsiderare l’importanza del nostro spazio interiore, del dialogo, del silenzio”… (for the complete review see 'La Provincia di Cremona')

13/10/2017La Provincia di Cremonaeditorial
Vignato, nascita e ascesa di un giovane talento

Dopo il trionfo al Top Jazz 2016 indetto da Musica Jazz – categoria Nuovo talento italiano – eravamo curiosi di riascoltare Filippo Vignato alla prova di un album da leader. Il trombonista veneziano non ha sbagliato il colpo, anzi, ci regala un disco nel quale tutto funziona: a partire dalle composizioni, che rivelano la ricercatezza del suo talento di autore, e poi la coesione del gruppo, il piacere dell’imprevisto, l’ampio ventaglio di situazioni messe in campo (dalla fulgida melodia di Harvesting Minds all’ipnotico Trains fino a Trust, che sembra proiettare nello spazio memorie del jazz di New Orleans). La foto di copertina parla chiaro: c’è Vignato fuori fuoco, a sottolineare quanto nel lavoro di un artista conta che siano invece a fuoco le cose che lo circondano e lo ispirano. Si potrebbero citare molti riferimenti per il suo trombone, ma va nominato almeno Albert Mangelsdorff (vedi Dark Glare) per il modo in cui si dà autorevolezza alle emozioni, trovando la quadratura fra preparazione tecnica e interiorità. “Harvesting Minds”, comunque, non è un riflettore puntato sul leader ma un vero disco per quartetto in cui tutti fanno la loro parte, e del quale l’intesa Vignato-Guidi è la spina dorsale.

11/10/2017Musica JazzGiuseppe Piacentino
Vignato, nascita e ascesa di un giovane talento

Non è passato molto tempo da quando con l’assegnazione del miglior talento dell’anno di Musica Jazz, Filippo Vignato, trombonista co n propensioni autoriali e compositive, è passato a essere una delle stelle del jazz italiano. Le conferme, già intraviste con Plastic Breath, giungono con Harvesting Minds. Brani come la title-track danno la precisione esatta delle parti improvvisate dal trio che l’accompagna, in cui spicca il non meno talentuoso pianista Giovanni Guidi.

11/10/2017Il CittadinoF.Fr.
Filippo Vignato Quartet: “Harvesting Minds”

Uno dei miei principali intenti artistici è quello di cercare qualcos’altro rispetto all’esplicito […]». Con queste parole Filippo Vignato introduce il suo primo lavoro targato CAM Jazz, organizzando un quartetto dall’elevato spessore di sensibilità che comprende Giovanni Guidi al pianoforte, Mattia Magatelli al contrabbasso e Attila Gyárfás alla batteria. In scaletta troviamo undici tracce, perlopiù firmate dal leader, nelle quali si assiste a una paziente costruzione di forme e modi interpretativi che travalicano l’immediatezza, con temi svelati con parsimonia e misura. Vignato si avvale di un’oggettiva agilità strumentale, attraverso la quale giunge a inanellare melodie cantabili, ma anche passaggi introspettivi e momenti di attrito, instaurando con il pianismo, duttile, essenziale, contemporaneo, di Giovanni Guidi dialoghi e alternanze di pregevole fattura.

10/10/2017strategieoblique.blogspot.itRoberto Paviglianiti
Filippo Vignato Quartet, Harvesting Minds

De son nouvel album, le jeune tromboniste vénitien a récemment déclaré qu'il l'avait souhaité "changeant, spontané, imprévisible". Il a ainsi accueilli l'indécis romantique sans laisser par ailleurs ses compositions s'effilocher, se disloquer. Etrange jeu de flous - celui de la pochette est volontaire -, comme pour rappeler que notre temps, à s'ausculter en permanence, ne cesse de s'opacifier. Heureusement Filippo Vignato dispense le remède en même temps que le diagnostic: le cœur bat ici, et le sentiment domine, notamment à travers les superbes développements du pianiste Giovanni Guidi.

6/10/2017lesinrocks.comLouis-Julien Nicolaou
Filippo VIGNATO Quartet : « Harvesting Minds »

Nous avions découvert le tromboniste Filippo Vignato en trio avec le disque Plastic Breath il y a un an. Le voici en quartet totalement acoustique avec la complicité de Giovanni Guidi, formidable pianiste qui ne gaspille jamais ses notes. Un beau quartet qui met en valeur les qualités de soliste de Filippo Vignato (remarquées encore récemment avec Giovanni Falzone, ici...). Une musique équilibrée, sans lourdeur qui puise sa force dans les qualités d’écoute mutuelle au service du collectif.

6/10/2017culturejazz.frThierry Giard
Ripresa autunnale con vista Top Jazz

Un altro quartetto, sempre con un piano trio (Giovanni Guidi, Mattia Magatelli, Attila Gyárfás) a interagire stavolta con un trombone, è quello di Filippo Vignato, che firma con Harvesting Minds (Cam Jazz) il secondo album a suo nome (il primo, “Plastic Breath”, gli è valso nel 2016 l’elezione a nuovo talento dell’anno nel Top Jazz, il referendum indetto da “Musica Jazz”, per il 2017 ormai prossimo alla stretta finale). Il nuovo cd è bellissimo: pieno, rigoglioso, di estremo equilibrio complessivo, anche con generose vetrine per i singoli. L’ideale quadratura del cerchio, insomma.

3/10/2017lisolachenoncera.itAlberto Bazzurro
Il mio nuovo disco frutto di sentimenti alla ricerca di sé

Lo scorso anno è stato premiato come talento emergente dalla rivista Musica Jazz; pochi giorni fa, la giuria del Premio Internazionale Gaslini (in memoria del pianista Giorgio Gaslini) lo ha premiato a sua volta. Filippo Vignato, trombonista vicentino, è una promessa già piuttosto mantenuta. Il suo nuovo album in quartetto, “Harvesting Minds”, presenta un sound acustico. Ne abbiamo parlato con lui.
Cos’è cambiato in questo nuovo album rispetto a “Plastic Breath”, l’esordio dell’anno scorso?
Non è cambiato nulla. Sono due facce della stessa medaglia, due anime dello stesso corpo. Entrambi frutto di sentimenti vissuti, per cercare me stesso. Due modi di leggere in musica quello ci circonda, che viviamo ogni giorno in prima persona o, attraverso la filtrata iper-realtà dei media, quello che succede nel mondo. La mia speranza è che chi ascolterà questo nuovo disco potrà vivere altre emozioni, porsi nuove domande.
Perché in acustico?
Dopo “Plastic Breath”, registrato con il mio trio elettrico che lavora proprio a fondere suono acustico, elettrico ed effetti, ho voluto confrontarmi con una formazione acustica, con il classico quartetto, che in questo caso di classico ha ben poco. Ma sono i fantastici musicisti del quartetto a essere assolutamente fondamentali: Giovanni Guidi al pianoforte, Attila Gyárfás alla batteria e Mattia Magatelli al contrabbasso hanno contribuito a creare il suono che mi ero prefigurato semplicemente essendo loro stessi.
Le diverse esperienze hanno contribuito al tuo stile?
Ho sempre vissuto e agito pensando che ogni esperienza, anche negativa, potesse darmi qualcosa. Continuo a pensarlo ed è indubbio che il mio linguaggio (preferisco questa parola a “stile”) contiene piccole o grandi parti delle esperienze musicali vissute non soltanto negli ultimi anni ma sin dall’inizio del mio percorso. Così come il mio linguaggio continuerà, spero, a mutare a seconda delle mie esperienze future.
Come vedi la situazione musicale nel nostro Paese?
La situazione musicale, perlomeno nell’ambito jazzistico che è quello che conosco, gode di ottima salute: ci sono sempre più musicisti preparati, curiosi e che si danno da fare per sviluppare progetti musicali creativi e originali. Quello che a volte manca è un pubblico altrettanto attento: non è una critica, ma un invito a tutti gli ascoltatori o potenziali tali a essere curiosi e non fermarsi a quello che conoscono già. In un concerto il bello può stare anche nell’assorbire e godere dello scambio empatico ed emotivo tra il pubblico e i musicisti.
Protagonista anche a Vicenza Jazz...
Ne approfitto per ringraziare ancora una volta il direttore artistico Riccardo Brazzale che mi ha invitato offrendomi una “carte blanche” di tre concerti per poter presentare diversi risvolti del mio lavoro. Abbiamo presentato in anteprima il nuovo quartetto di “Harvesting Minds”, poi il trio con Yannick Lestra e Attila Gyárfás e infine il mio progetto in solo “Solologue”, quest’ultimo nella suggestiva cornice senza tempo della Basilica Palladiana. È stata un’esperienza molto intensa e utile, un momento di crescita. Il festival ha un importante ruolo nella vita culturale della città: è diventato un appuntamento irrinunciabile e non c’è che da esserne fieri.

3/10/2017Il Giornale di VicenzaAlberto Tonello
Filippo Vignato Quartet – Harvesting Minds

Molto atteso, arriva con l’autunno anche il nuovo lavoro di uno dei giovani jazzisti italiani più talentuosi e richiesti, il trombonista Filippo Vignato. Qui Vignato guida un quartetto completato da Giovanni Guidi al pianoforte (sempre lirico), da Mattia Magatelli al contrabbasso e da Attila Gyárfás alla batteria. Rispetto alle linee elettriche del disco d’esordio per Auand, qui siamo dalle parti di un jazz acustico contemporaneo di inquieta maturità. Pensoso ancorché emotivamente caloroso, il mondo espressivo del trombonista trova qui un esito di grande equilibrio, che certamente convincerà anche chi magari era rimasto – magari per ragioni estetiche – lontano dalle scintille trasversali del precedente Plastic Breath. Prezioso.

2/10/2017giornaledellamusica.itEnrico Bettinello
La crescita costante di Vignato

Continua a stupire il talentuoso trombonista Filippo Vignato. Dopo l’album d’esordio “Plastic Breath”, la vittoria del Top Jazz 2016 (il referendum indetto dalla rivista Musica Jazz, come Miglior Nuovo Talento) c’è da segnalare la recente vincita, martedì scorso, della terza edizione del Premio Internazionale Gaslini, ideato per ricordare il pianista Giorgio Gaslini dall’Istituto Manara di Borgo Val di Taro (Parma). Ora il giovane musicista e compositore vicentino, ma veneziano d’adozione, ha appena pubblicato il suo primo album come leader per la prestigiosa etichetta Cam Jazz riscuotendo già l’attenzione della scena jazz nazionale. Intitolato “Harvesting Minds”, riunisce alcuni tra i più sensibili musicisti europei per un nuovo quartetto completamente acustico: Mattia Magatelli al contrabbasso, Attila Gyárfás alla batteria e Giovanni Guidi al pianoforte. I primi due sono già compagni del viaggio evolutivo artistico di Filippo: Magatelli è componente del quintetto Malkuth, mentre l’ungherese Gyárfás - elemento dell’originale trio con Yannick Lestra al fender rhodes che fonde sonorità acustiche ed elettriche - si è potuto già apprezzare per la combinazione perfetta di creatività e potenza nel disco “Plastic Breath”. Il coinvolgimento di Guidi nei suoi progetti, invece, è una novità: «La collaborazione è iniziata - racconta Vignato - nel 2012 nella situazione opposta, ovvero io sideman nel suo ensemble Rebel Band. Giovanni è tra i musicisti più sensibili e profondi che conosca ed ero sicuro che potesse essere il musicista giusto per realizzare quello che avevo in mente”.

1/10/2017Il GazzettinoElena Ferrarese
Filippo Vignato Quartet Harvesting Minds

L’”energumeno” della sezione ottoni può talora assumere una pacatezza di toni, una morbidezza timbrica ed un eloquio così articolato da far subodorare chissà quale artifici tecnici e/o tecnologici. Parliamo del trombone intorno al quale Filippo Vignato ha organizzato il quartetto al suo fianco nell’album che segue la sua affermazione come “miglior nuovo talento” nel pool indetto lo scorso anno dal mensile Musica Jazz. Accantonate le pulsioni elettriche del precedente Plastic Breath, il trombonista veneto scandaglia qui il lato più introverso e asciutto della sua scrittura in undici composizioni di squisita forbitezza. Jazz da meditazione.

1/10/2017RockerillaElio Bussolino
Filippo Vignato Quartet Harvesting Minds

Se ne va dalla Auand invece il premiatissimo Vignato, con un repentino cambio di casacca. Si porta appresso il batterista Attila Gyárfás, ottiene significative e spiritose note introduttive di Brian Morton e la compagnia di un altro predestinato, Giovanni Guidi, e del contrabbassista Mattia Magatelli. “Harvesting Minds” potrebbe far vincere a Vignato un secondo premio, non più nella categoria “giovane promessa” però. Il suono del suo trombone si sta completando, ha aggiornato e ampliato il catalogo delle sfumature, e talvolta è quello che non dice o accenna appena a risultare significativo. In tal senso l’album non è affatto un libro aperto e in ampi stralci risulta piuttosto velato e umbratile. L’alito di mistero che vi aleggia ha un suo perché e sembra preludere a ulteriori sviluppi. Il prossimo contratto Vignato lo firma con l’ECM?

1/10/2017Blow UpPiercarlo Poggio
Un trombone usato come voce

L’importanza dello spazio interiore: il silenzio in note
Filippo Vignato del trombone tenore ne ha fatto la propria voce, approfondendone linguaggio e potenzialità ne ha riscoperto l’anima jazz. Miglior Talento al Top Jazz 2016 arriva al suo secondo album come compositore e bandleader - Plastic Breath (Auand) è del 2016 - alla guida di un quartetto acustico con la voglia di riappropriarsi di sonorità più intime. Ricerca che spiega così: “Andare oltre l’esplicito, guardare a ciò che sta dietro, sotto o intorno alle cose. In un’epoca dove siamo perennemente esposti a immagini, suoni e contenuti mediatici di ogni tipo, il mio è un invito a riconsiderare l’importanza del nostro spazio interiore, del dialogo, del silenzio”. Il risultato è Harvesting Minds (in uscita oggi), 11 brani calibrati e perfetti nel raccontarsi senza ostentare virtuosismi per trasmettere messaggi o risvegliare emozioni. Tutto arriva a segno, con naturalezza grazie alla “discreta autorevolezza” del leader e alla complicità di eccellenti e affiatati compagni di viaggio come Giovanni Guidi (pianoforte), Mattia Magatelli (contrabbasso), Attila Giárfás (batteria). È anche grazie a loro se nel passaggio dalle atmosfere elettriche dell’esordio a quelle più meditate e consapevoli di Harvesting Minds risalta il talento di un compositore guidato da una chiara visione musicale.

22/9/2017Il Fatto QuotidianoPaolo Odello