Stefano Carbonelli

Morphé

Cam Jazz Presents CAMJ 3321-5

8052405143020 - Morphé - CD

Artists :
Matteo Bortone ( Bass )
Daniele Tittarelli ( Alto Sax )
Stefano Carbonelli ( Guitar )
Riccardo Gambatesa ( Drums )
Release date
Feb 2, 2018
Duration
0:48:00

Now in digipak CD format.


“...For Carbonelli’s guitar playing falls into that fascinating category of music which seems to defy analysis, always holding back something, retaining its air of energetic mystery. The title tune of Morphé falls into the latter category rather than the first. For the moment, the group’s energy is held in reserve, in order to create a dreaming landscape that seemingly hovers in the realms of sleep. It’s a brave way to open a disc and a variation on the usual preference for an upbeat number. That comes second with “Arrgh”, a guess-the-next-note theme that sidelines the initial impression of something like Jimmy Giuffre’s pioneering trio with Steve Swallow and Paul Bley and delivers something closer to Ornette’s guitar-heavy harmolodics, or even one of Frank Zappa’s more abstract conceptions. Riccardo Gambatesa’s drums, an important feature of the record and the most obvious difference from the Giuffre trio, are quite ridiculous here, driving the music along joyously, but with just an edge of danger and even panic. It’s exhilarating.  Daniele Tittarelli’s alto hovers somewhere between sorrow and joy on all these tracks, but what one notices more than anything is the intelligence of his note-choices, which are always logical, but never predictable. Likewise the bassist; Matteo Bortone varies his sound with degrees of amplification, but not just on the heavier tracks... Carbonelli is a young master, a sound scientist who understands that the most productive path for scientific enquiry is a kind of playfulness”. (Brian Morton)


Recorded in Cavalicco on 27, 28 March 2017 at Artesuono Recording Studio
Recording engineer Stefano Amerio

Photos by Elisa Caldana

Liner notes by Brian Morton

Reviews

Stefano Carbonelli: la fisica, la matematica, la chitarra

Tra i nomi dei più interessanti giovani talenti del jazz italiano, quello del chitarrista romano Stefano Carbonelli è ormai stabilmente tra quelli più citati. Rivelatosi un paio di anni fa con un bel disco per la Auand Records, ha continuato a lavorare stabilmente con il proprio quartetto (completato dal sassofonista Daniele Tittarelli, dal contrabbassista Matteo Bortone e dal batterista Riccardo Gambatesa) e ha in queste settimane pubblicato un nuovo disco, questa volta per la Cam Records, dal titolo Morphé. Un lavoro dalla tessitura cangiante, in cui risalta una profonda attenzione al dettaglio, alle dinamiche tra gli strumenti, in un clima di inquieto camerismo che fa risaltare le peculiarità dei singoli e della tessitura corale. Attivo anche nel trio di Jacopo Ferrazza e nel sestetto di Francesco Ponticelli, entrambi bassisti, Carbonelli è artista di grande rigore e intelligenza, con cui è stato un piacere fare una chiacchierata per voi.
Come nasce il nuovo disco Morphé e come hai lavorato su questi materiali?
«Ho lavorato dapprima sulla scrittura per un tempo più o meno lungo: tra composizione e modifiche (ricercando la migliore scelta delle singole note delle voci e delle armonizzazioni) il processo è durato vari mesi. Per alcune tracce ho utilizzato parti per tastiera precedentemente scritte di getto o in minor tempo, riarrangiandole per la formazione del quartetto che si era consolidato dopo l’uscita del primo disco Ravens Like Desks. Per altre sono partito da zero pensando proprio ai musicisti del quartetto, Daniele, Matteo e Riccardo. Ho continuato ad usare degli elementi musicali del primo album con la differenza che le strutture di Morphé (dal greco “forma”) mutano continuamente nel loro sviluppo, per cui in realtà sono più dense di informazioni. Un’altra differenza è che spesso non sentivo l’esigenza di comporre brani con un groove (cioè un accompagnamento costante propulsivo), per cui il ruolo della batteria è quasi solo timbrico; a contrasto le sezioni in cui la batteria esegue il groove sono intense e sfociano in dinamiche molto forti su tutto il set dello strumento. Quindi ci sono momenti neoclassici da camera (umile tentativo) alternati ad altri rock fino al metal (in un certo senso, per dare l’idea) con armonie sempre contemporanee». (for the complete interview see giornaledellamusica.it)

Stefano Carbonelli Morphé

Il chitarrista e compositore Stefano Carbonelli ha appena pubblicato il secondo album Morphé per CAM JAZZ (distribuzione Goodfellas). Il giovane musicista romano è sempre alla guida del suo quartetto composto da Daniele Tittarelli al sax, Matteo Bortone al basso e Riccardo Gambatesa alla batteria. Fin dal titolo è subito chiaro il tema del disco, l’essenza della forma. Come nel primo album i brani prendono la forma di costruzioni articolare ed imprevedibili che avvolgono l’ascoltatore per sorprenderlo ad ogni passo catturandone l’attenzione grazie alla costante tensione che innerva il disco e ad una messa a fuoco nitida. L’album dimostra una decisa maturità compositiva e di esecuzione di Carbonelli, che mostra profonda consapevolezza. La scrittura contrappuntistica curata nei dettagli offre un intreccio personale tra la musica da camera e il jazz moderno. Grazie al percorso comune che lega i quattro musicisti ormai dal 2014 anche le dinamiche del gruppo sono pienamente sviluppate. Le nove composizioni originali dell’album, tutte a firma Carbonelli a parte “Car A Vudge Joe” firmata da Bortone, si dipanano tra cambi improvvisi, sovrapposizioni, metamorfosi, citazioni e dediche sotto la guida sicura del giovane leader.

16/2/2018Fedeltà del Suonoeditorial
Stefano Carbonelli racconta il disco Morphé: ‘un percorso personale di ricerca, passione e studio’

Pubblicato dall’etichetta Cam Jazz Morphé è il secondo album che porta la firma del chitarrista Stefano Carbonelli. Un progetto trasversale che unisce la musica da camera, con momenti carichi di groove che spesso si miscelano con il rock, altre volte danno vita a momenti di improvvisazione pure. Completano la formazione Daniele Tittarelli al sax, Riccardo Gambatesa alla batteria e Matteo Bortone al basso. Stefano Carbonelli ci ha raccontato questa avventura:
Morphé - ci spiega - è un album di note scritte e qualche improvvisazione. La musica è stata composta o riadattata per la formazione del quartetto a mio nome, che in questo disco fa uso di sax contralto, chitarra elettrica e classica, basso elettrico e semiacustico, contrabbasso e batteria. Secondo disco per il gruppo, prima uscita insieme alla casa discografica CAM JAZZ che ci ha prodotto. Se si vuole incanalare l’opera in un genere bisogna notare che coesistono, a mio giudizio in modo riuscito, momenti contrappuntistici o da camera (in un certo senso in scia con Bach, Hindemith, Bartok…) con altri più groovosi e all’estremo molto rock, anche metal. Accomunano tutte le composizioni, compresa quella di Matteo, un’incessante metamorfosi delle stesse, che non raggiungono mai un delineamento compiuto. Questo è il manifesto nella prima traccia, la Title Track, mutevole e densa di idee in meno di due minuti. Da lì si parte per un percorso di brani i cui nomi omaggiano le personalità di Gould, Kafka, Gnap, “Car A V…” e Bongard (il cui consigliato libro “Pattern Recognition” di 100 indovinelli illustrati è particolarmente in tema con la ricerca e il senso della forma).”
Un percorso interiore e personale e tanto lavoro con la band. Stefano Carbonelli ci spiega anche il percorso che ha portato alla nascita del disco:
C’è alla base un percorso personale di ricerca, passione, studio analitico della musica. D’altra parte senza l’impegno dei miei colleghi il disco sarebbe rimasto sulla carta, anzi alcuni brani non sarebbero stati proprio composti. Il gruppo esiste stabile dal 2014, anno in cui abbiamo registrato il primo album ‘Ravens like Desks’. Da allora l’affiatamento è stato crescente e ho subito avuto come obiettivo una seconda uscita. Per il repertorio ho unito i due brani vecchi inediti ‘Morphé’ e ‘Kafka’ al recente ‘Stalattiti’, terminato di scrivere per l’occasione i due brani ‘Arrgh’ e ‘Gnap’ e composto dal principio ‘Glenn’. Il lavoro di scrittura è quello che ha caratterizzato di più il lavoro finito: c’è un’alta percentuale di musica scritta per un disco di jazz e le improvvisazioni sono spesso intese come parti non fondamentali del disegno complessivo. Durante le numerose prove iniziate nella primavera 2016 si è aggiunto il brano e ‘Bongard #101’ – presente in due tracce separate chiamate L e R – e ‘Car A Vudge Joe’ di Matteo. Di lì a quasi un anno abbiamo avuto la fortuna di essere portati in studio dalla CAM JAZZ, nel marzo 2017 a Udine, dove abbiamo finalmente inciso Morphé.
Cosa rappresenta invece Morphé per Stefano Carbonelli? Rispondendo a questa domanda il chitarrista ci mostra anche la sua visione della musica…
Non so per gli altri ma penso di poter rispondere che la musica di Morphé non è descrittiva e non ha l’intenzione neppure nascosta di rappresentare un’esperienza, un evento o un oggetto. Il mio parere è che ci si possa disinteressare di usare la musica come metalinguaggio, senza che questa manchi dell’elemento per il quale viene percepita come una cosa bella e funzionante. Detto altrimenti se la musica è piacevole lo è di per sé e non perché rappresenta una cosa: indirettamente l’ascolto delle note richiama delle sensazioni – soggettive – e questo è sufficiente. A mio parere, ipotizzo universalmente, l’ispirazione nella composizione o nell’improvvisazione nasce da meccanismi inconsci (che permettono la ‘spontaneità’) per cui reputo una forzatura cercare di descrivere altro con la musica: non che mi opponga all’uso ma potrebbe anche darsi che quello che si voleva descrivere (se non reso esplicito) non venga minimamente colto e tuttavia ciò non implicherebbe che la musica appaia deficiente. Il punto è che c’è una differenza abissale con un testo scritto o una raffigurazione, infatti la musica senza parole funziona lo stesso ed appassiona una percentuale di persone – non è rilevante quante persone se ne accorgano bensì il loro grado di appassionamento. Lascio al pubblico nove tracce a cui abbandonarsi e in cui scovare forme da analizzare in base ai criteri che preferisce ma sapendo che secondo l’autore la musica rappresenta se stessa.

13/2/2018jazzagenda.itCarlo Cammarella
Stefano Carbonelli Morphé

CAM JAZZ released on February 2, 2018 the album Morphé, the second by the guitarist and composer Stefano Carbonelli. The Italian musician is leading again his quartet featuring Daniele Tittarelli on sax, Maatteo Bortone on bass and Riccardo Gambatesa on drums. As in the first record, the tracks are shaped as articulated constructions; the counterpoint writing offers a personal interlace between chamber music and modern jazz. The nine original tracks, all signed by Carbonelli except for “Car a Vudge Joe”, written by Bortone, are developed among sudden changes, superimpositions, metamorphoses, quotes and dedications.

14/2/2018editorialjazzespresso.com
STEFANO CARBONELLI QUARTET Morphé

Illuminanti trame armoniche e ritmiche, tessute con vivido estro e intraprendenza, che accendono l’interruttore della mente. “Morphé” è il nuovo capitolo discografico firmato Stefano Carbonelli Quartet, audace formazione costituita da Daniele Tittarelli (sax alto), Stefano Carbonelli (chitarra), Matteo Bortone (basso e contrabbasso) e Riccardo Gambatesa (batteria). La tracklist si compone di nove brani originali frutto dell’ingegnosità di Carbonelli, eccezion fatta per Car A Vudge Joe (Matteo Bortone). Il climax di Arrghè velatamente enigmatico. L’eloquio di Tittarelli è materico, ponderato e snocciolato con estrema sagacia. Kafka è una composizione che sembra proiettata verso un mondo onirico. Qui il quartetto dialoga intensamente, lasciandosi guidare da un forte trasporto emotivo e da un mood cosmico. In Car A Vudge Joe si respira un’atmosfera lunare. Il sassofonista e il chitarrista interagiscono fittamente, costruendo fraseggi magnetici e mai oleografici, sostenuti dal comping puntuale e decisamente efficace architettato dal tandem Bortone-Gambatesa. “Morphé” è un disco particolarmente cangiante, specialmente dal punto di vista emozionale, pullulante di idee assai interessanti, innovative, che sorprendono e coinvolgono l’ascoltatore durante il fluire delle nove tracce.

5/2/2018soundcontest.comStefano Dentice
Stefano Carbonelli Quartet: “Morphé”

In questa nuova incisione, come nel precedente “Ravens Like Desks” (Auand, 2016), il chitarrista Stefano Carbonelli è affiancato da Daniele Tittarelli all’alto, Matteo Bortone al basso e Riccardo Gambatesa alla batteria. “Morphé” si sviluppa attraverso nove tracce originali che evidenziano una scrittura sfaccettata, di brani costruiti con “scatole sonore” che si incastrano, collimano o si scontrano in forme che non danno spazio alla prevedibilità. Le trame espressive trovano la loro essenza su tempi moderati, anche se non privi di tensione, in una sorta di filo sottile, quanto persistente, che unisce l’album nella sua interezza. Sensazione sviluppata sia dalle chitarre del leader, che all’elettrica mostra un approccio di derivazione rock, sia dai movimenti d’insieme del quartetto, che si dimostra realtà rodata e fortemente coesa.

2/2/2018strategieoblique.blogspot.itRoberto Paviglianiti