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Enrico Zanisi

Blend Pages

Cam Jazz CAMJ 7928-5

8052405143181 - Blend Pages - CD

Artists :
Gabriele Mirabassi ( Clarinet )
Michele Rabbia ( Percussion, Live Electronics )
Enrico Zanisi ( Piano )
Quatuor IXI ( String Quartet )
Guillaume Roy ( Viola )
Clément Janinet ( Violin )
Atsushi Sakaï ( Cello )
Régis Huby ( Violin, Live Electronics )
Release date
Apr 6, 2018
Duration
0:53:00

After his confident display as a full-fledged piano soloist in 2016 (Piano Tales), with Blend Pages Enrico Zanisi has started a fresh page on his artistic path towards freeing himself from the close relationship with the piano and moving forward into compositional explorations.  Having won the Top Jazz award as the Best New Talent in 2012, Enrico Zanisi is delivering his fifth album in a period of change, driven by a wish to write chamber music by directly drawing from his classical background that he melds with improvisation and his recent electronic inspiration. Without losing sight of its influences (Ravel, Debussy, Béla Bartók, Bill Evans...), Blend Pages opens up to a larger orchestration. To this end, the Roman composer is supported by an unusual ensemble, whose members change and alternate throughout the 9 original tracks on this record.  Recorded in France in 2017 and originally conceived for piano and string quartet, Blend Pages experienced a natural evolution, which led Zanisi to head in a different direction, until its last takes. “I realized that I would feel freer to orchestrate my musical ideas if I started to switch roles within the ensemble. Hence, I chose to put together a “unique” quartet that could express itself above and beyond the score”, as Enrico Zanisi put it. By doing this, the string quartet (Quatuor IXI: Régis Huby and Clément Janinet on violin, Guillaume Roy on viola and Atsushi Sakaï on cello), having been joined by Gabriele Mirabassi and Michele Rabbia, broadened its own compositional palette, leaving space for the pianist to enter new territories of timbre and dynamics. When playing solo, the clarinet supports the framework of compositions, while the piano, percussion and electronics unleash other musical frequencies and dark sounds, within an ensemble without any low-pitched instruments.  Like a fine novelist who weaves together the threads of his characters page after page, Enrico Zanisi both leads and allows performers to express themselves according to their own individual styles.  Blend Pages means to mix pages up, rearrange them time and time again, draw from different worlds to describe the same universe. Thus, mixing, but not muddling. Indeed, each track has its own distinctive feature, but the empathy of the ensemble makes the whole album stylistically consistent.   Blend Pages amazes and stuns, enlightens and keeps listeners pinned throughout all the nine chapters of what can be seen as a novel of sound, in which countless characters and fanciful creatures let themselves be described but not completely captured. Enrico Zanisi has faced this new creative effort with the awareness of a renewed compositional urgency, by placing the elements on an Escher chessboard, the rationale of which can only be grasped through the comprehensive perspective of a focused listening experience.


Recorded in Malakoff (France) on 3, 4, 5 April 2017 at Studio Sextan La Fonderie
Recording engineer Johannes Wohlleben


Photos by Elisa Caldana

Liner notes by Eric Delhaye

Reviews

Enrico Zanisi Blend Pages

Tira un'aria nuova (e bella fresca) dalle parti del pianoforte di Enrico Zanisi. Il giovane talento romano, dopo i numerosi successi conseguiti e le diverse collaborazioni, mette in campo tutto il suo carattere e una formazione musicale d'indubbia qualità. Prende carta pentagrammata e penna in mano e tira giù nove piccole perle compositive che attraversano l'improvvisazione con accenti di classica contemporanea ben marcati e, soprattutto, perfettamente costruiti. Coopta due musicisti maiuscoli come Gabriele Mirabassi e Michele Rabbia, ognuno dei quali porta i suoi doni, fatti di carattere, esperienza e mentalità aperta. Poi, incrocia le corde con il Quatuor IXI: un quartetto d'archi "sopra le righe", tra i più innovativi e versatili del panorama internazionale. Zanisi – e sodali – ha l'indubbia capacità di mescolare perfettamente le parti scritti con quelle improvvisate (dote non comune), tenendo alto il vessillo di entrambe. Fa confluire tutti i suoi ascolti in un unicum capace di dare emozioni e sussulti, romanticismo mascherato (Uno) dagli archi cadenzati su intervalli solo in apparenza regolari. Attraversa la storia con il suo personale racconto, fregiato di particolari sonori che richiamano i grandi compositori, ma senza sguazzarci dentro e basta, perché Zanisi dà sempre pennellate di personalità. Lì dove la musica sembra imboccare una strada, improvvisamente svolta l'angolo costruendo un nuovo architrave ("Chevaliers"). Mirabassi imbraccia il fioretto e declina il suo verbo disegnando nell'aere colori vermigli e gestendo meravigliosamente il flusso sonoro di "Chiari", allungandosi sulle note sinfoniche del pianoforte del leader. Con Michele Rabbia, che strapazza le percussioni e macina ritmi che tengono in ansia gli acuti violini del quartetto, ordisce "Fight For Change", un messaggio sociale e, soprattutto, musicale: la necessità di un cambiamento anche negli anfratti dell'improvvisazione, che qui assume accenti avanguardistici. Zanisi sa essere – e molto bene – anche poetico, narrativo e con la melodia in proscenio, quasi ai confini del mainstream fusion, in "Danse des Arbres", con il clarinetto di Mirabassi che sussulta sulle delicate percussioni di Rabbia, e anche nei movimenti di "Modulus". L'altalena compositiva è tanto bella, quanto intrigante. La noia è tenuta accuratamente lontana, ma con una naturalezza espressiva disarmante. La bellezza di "Resonare" con il dialogo serrato tra clarinetto e pianoforte, fa da contraltare a quello con i piatti sussurranti di Rabbia in "Few Things Left", prima che l'ingresso di Mirabassi e del quartetto d'archi spruzzino ulteriore magia. Un disco che mette pace alle sterili polemiche tra classica e jazz, tra avanguardia e mainstream in un colpo solo. Poi, sicuramente, ci sarà qualche guascone dell'altro mondo che si chiederà: ma è jazz?

1/12/2018jazzitalia.netAlceste Ayroldi
Racconti al pianoforte

“Travelling light”: viaggiare leggeri cantava la grande Billie Holiday. Ma quando verso la fine dei vent’anni ti sei già messo in tasca due diplomi di pianoforte, vinto una borsa di studio alla Berklee di Boston, portato a casa il premio Top Jazz come Miglior Nuovo Talento 2012, inciso quattro album accolti dal plauso unanime della critica, la valigia rischia di diventare pesante e la testa invece di farsi leggera come panna montata. A meno di non chiamarsi Enrico Zanisi, appunto. Il talentuoso pianista romano (classe 1990), dopo la prova di maturità di “Piano Tales” (2016) esordisce in veste di compositore e arrangiatore con il suo quinto album, “Blend Pages” (Cam Jazz), un lavoro d’impianto cameristico che esplora territori timbrici e dinamici a cavallo tra partitura scritta e musica improvvisata snodandosi in nove capitoli come un romanzo. Ciò che sorprende in Zanisi è la sua capacità di raccontare storie. L’impiego del Quatuor IXI di Régis Huby, quartetto d’archi francese specializzato in musica barocca, contemporanea e improvvisata, con l’aggiunta di Michele Mirabassi (clarinetto) e di Michele Rabbia (con il suo personalissimo set di percussioni ed elettronica) risponde all’esigenza di avere più voci nell’organico e più colori nella tavolozza. Come un abile story teller il compositore segue i fili narrativi dei suoi personaggi divertendosi a costruire un romanzo sonoro di avvincente complessità. Mescolando le carte, appunto, come suggerisce il titolo, in “Blend Pages” si passa dalle atmosfere debussiane di “Uno” alle cadenze barocco-rinascimentali di “Chevaliers” con un suono sempre contemporaneo. Fino al capitolo più lungo e avvincente, “Chiari”, un brano di quasi 11 minuti con protagonista il clarinetto di Mirabassi al massimo dell’eleganza ritmica.

13/7/2018L’EspressoAlberto Dentice
Enrico Zanisi Blend Pages

Nach einem inspirierten Solo-Album präsentiert sich der italienische Pianist Enrico Zanisi mit einer Traumbesetzung, in welcher zwei Landsleute von Format und das innovative französische Streicher-ensemble Quatuor IXI von Régis Huby beim neuen Mischen der klassischen Karten mithelfen. Hier stimmt so ziemlich alles, von den ausgewogenen, romantisch angehauchten Kompositionen Zanisis bis zu den subtil und immer passend eingesetzten Stärken der neun Musiker. Quatuor IXI ist das zurzeit innovativste Streicherensemble Frankreichs und garantiert ebenso improvisatorische Freiheiten wie der unbändige Schlangenbändiger Mirabassi an der Klarinette oder der so unauffällig wie effektvoll auftretende Rabbia, einer der wenigen Perkussionisten, die auch in einem philharmonischen Orchester den richtigen Ton finden würden. Eric Delhaye bringt es in den Liner Notes auf die treffende Kurzform “epischer Atem und Komplexität der Formen”. Man höre sich “Uno” oder “Chevaliers”, die beiden ersten Stücke an, und man weiss, wovon er spricht. Komposition und Improvisation schliessen sich nicht aus, was man etwa im zunächst (kriegerisch-) rhythmischen “Fighting For Change” nachvollziehen kann, das in einem friedlichen Ausgang mündet. Vielleicht haben Debussy und Ravel bei diesen Kompositionen Pate gestanden, und doch ist das Album bester Jazz im Puls unserer Zeit. Nicht wenig!

12/7/2018Jazz’N’MoreRuedi Ankli
Enrico Zanisi Quatuor IXI Blend Pages

Révélation! Enrico Zanisi semble avoir ouvert un nouveau chapitre de son destin musical, en se libérant de sa relation étroite avec le piano (“Piano Tales”, Cam Jazz) pour se tourner davantage vers la composition et l’écriture de musique de chambre. Avec “Blend Pages”, projet originellement conçu pour piano et quatuor à cordes, Zanisi a su conjuguer sa formation classique avec l’improvisation et un récent penchant pour l’électronique. Réunissant autour de lui une véritable dream team: le quatuor IXI augmenté de Gabriele Mirabassi (clarinette) et Michele Rabbia (percussion et live electronics), le pianiste a élargi sa palette compositionnelle en adoptant une écriture flexible jouant sur les timbres et la dynamique (Fighting for Change), les motifs répétitifs (Modulus) et la liberté octroyée aux solistes (Danse des Arbres, Few Things Left). Une impression de douce mélancolie émane de ces “Blend Pages” dont l’écriture maitrisée mais non contrainte, proche de Ravel et Debussy, n’est pas si éloignée des rivages du jazz: l’élégance des compositions, mélange inspiré de forme classique et d’expressivité moderne, n’est pas sans rappeler certaines pages de Bill Evans avec Claus Ogerman…

2/7/2018Jazz MagazineThierry P. Benizeau
Enrico Zanisi – “Blend Pages”

E’ una musica particolare quella che Enrico Zanisi ci propone in questo album, una musica dal sapore «cameristico» che assume comunque connotazioni differenziate. Così, ad esempio, in apertura il pianismo di Zanisi appare crepuscolare, quasi impressionistico in alcuni passaggi, per poi virare, decisamente, sempre nel corso dello stesso primo brano, verso territori più vicini alla musica colta contemporanea. E questa sorta di duplicità si avverte lungo tutto l’album senza che lo stesso perda in omogeneità. D’altro canto la stessa strutturazione dell’organico è del tutto coerente a quanto sin qui esposto: pianoforte, clarinetto (nella collaudate mani di Gabriele Mirabassi), percussioni e live electronics (affidate al ‘poeta’ Michele Rabbia) cui si aggiunge un classico quartetto d’archi francese, “Quatuor IXI”, formato da Régis Huby (violino), Clément Janinet, (violino), Guillaume Roy (viola) e Atsushi Sakaï (violoncello) costituiscono un ensemble ben attrezzato per navigare in acque difficili come quelle che lambiscono la musica moderna. Ora, se la cosa non stupisce con riguardo sia a Mirabassi sia a Rabbia, rappresenta viceversa una piacevole novità per il pianista che, giunto al suo quinto album, dimostra con queste incisioni di aver raggiunto una sua specificità, una ben precisa consapevolezza delle proprie possibilità…insomma di potersi considerare non più una promessa quanto una delle più belle realtà del panorama jazzistico nazionale. In effetti nei nove brani, tutti di sua composizione, Zanisi da un canto conserva sempre una certa struttura di sapore classicheggiante, dall’altro lascia ampi spazi per le improvvisazioni dei compagni d’avventura, spazi come potrete ben immaginare magistralmente occupati sia dallo stesso Zanisi con il suo incedere elegante sia da Mirabassi, superlativo come sempre.

26/6/2018online-jazz.netGerlando Gatto
Enrico Zanisi & Quatuor IXI - Blend Pages

Enrico Zanisi viaggia ormai verso la trentina, ed è ancora magnificamente giovane. Ma come non ricordarlo (almeno io lo ricordo) a quindici, sedici anni, esordiente implume già dottissimo e capace di condurre un trio e suonare un jazz tutto suo personale. Appunto, la personalità fa spesso la differenza. Fondamentale in qualunque situazione e qui marcatissima, nella sua scelta di una particolare formazione per realizzare questo suo disco bello, originale, differente, coraggioso, delicato. Un lavoro in cui confluiscono passione per il jazz e per la musica classica, per le tradizioni e per l'innovazione, tutto sapientemente combinato e soprattutto molto naturale. Ci sono momenti, in questo Blend Pages magnificamente connotato dall'incrocio di piano, corde, percussioni ed un magico clarinetto, in cui sembra che i musicisti prendano pause per riflettere, accordino gli strumenti, dialoghino in silenzio, si preparino a proseguire il discorso che mai in realtà si interrompe. Zanisi compone, arrangia, conduce pacatamente. Il suo pianoforte si fa apprezzare a tratti in prima linea, sebbene mai nell'urgenza di spazi solisti, sapiente nelle cuciture dei brani che vedono spesso protagonisti i quattro eccellenti artisti del Quatuor IXI agli archi. Michele Rabbia ha inventiva, sensibilità ed esperienza da vendere e sa centellinare i suoi inserti e sottofondi percussivi nel migliore dei modi, oltre a curare una discreta componente elettronica. In tutta questa bellezza musicale, sale a tratti al proscenio lo stratosferico clarinetto di Gabriele Mirabassi e si resta a tratti attoniti, ricordandosi poi di avere a che fare con uno dei migliori clarinettisti del mondo, anche qui illuminato come quasi sempre. Insomma, un lavoro d'alta scuola, una prova di sensibilità musicale non comune.

5/6/2018jazzconvention.netSergio Spada
Enrico Zanisi - Blend Pages

Dopo il piano solo il pianista capitolino Enrico Zanisi ritorna con un’incisione molto speciale, realizzata in Francia e poi masterizzata presso i famosi Bauer Studios in Germania. In partenza sarebbe dovuta essere per piano solo e quartetto d’archi, i francesi del Quatuor IXI: Régis Huby e Clément Janinet al violino, Guillaume Roy alla viola e Atsushi Sakaï al violoncello, poi lentamente, mentre si realizzava il progetto, ci si è resi conto che mancava qualcosa e sono arrivati il clarinettista Gabriele Mirabassi e Michele Rabbia alle percussioni ed agli effetti elettronici. Giá nel titolo Zanisi mostra la volontà di mescolare in modo nuovo i suoni che ha conosciuto durante la sua formazione in un progetto che mette insieme la musica da camera classica e l’improvvisazione in modo tranquillo, un dialogo in cui tutto funziona come un romanzo con episodi, capitoli, trame costruite con un’architettura a largo respiro. Uno che apre l’album affronta il dialogo fra pianoforte e archi in modo sottile, con momenti di inquietudine e melodie accattivanti, in un intreccio che trova un percorso preciso, senza momenti confusi. Accattivante Chevaliers, tre minuti e mezzo per un brano che meritebbe di andare in radio. Il delicato suono del piano apre il lungo Chiari, un brano in cui arriva Mirabassi con il suo magico clarinetto a creare un suono molto suggestivo insieme agli archi, fra jazz e musica da camera ed a prendere un lungo assolo ricco di idee. Le percussioni di Rabbia sono presenti nel contrastato Fighting for Change che cambia il corso dell’album, fino allora “tranquillo”, portando gli archi nel campo di un jazz movimentato. I due ospiti italiani sono presenti insieme su Danse des arbres, a seguire un duo di Zanisi e Mirabassi su Resonare e poi una delle melodie più belle del disco su Modulus, un brano arricchito dagli effetti elettronici di Rabbia. Il lento ed intenso Few Things Left chiude il disco, ci sono momenti in piano solo che ricordano il disco precedente, e gli interventi di Mirabassi e degli archi, forse uno sguardo al futuro di un nuovo progetto del pianista e compositore. Un crossover riuscito, che attirerà anche gli appassionati della musica da camera.

16/5/2018musiczoom.itVittorio
Blend pages di Enrico Zanisi

Prosegue con "Blend pages" il fortunato sodalizio tra la Cam Jazz e il pianista Enrico Zanisi, ormai affermato musicista della scena italiana. Ad accompagnare Zanisi, decisamente maturo e consapevole delle sue potenzialità, Gabriele Mirabassi al clarinetto, Michele Rabbia alle percussioni e elettronica, più il quartetto d’archi francese Quatuor IXI formato da Regis Huby (violino), Clement Janinet, (violino), Guillaume Roy (viola) e Atsushi Sakai (violoncello). E' un'altra prova di maturità, dopo quella già riuscita nel 2016 con il piano solo di "Piano tales". Qui Zanisi aggiunge una nuova pagina al suo percorso artistico, che lo porta ad emanciparsi dallo "stretto" legame con lo strumento per nuove esplorazioni compositive, sofisticate e eleganti. Già premio Top Jazz nel 2012 come miglior nuovo talento, Zanisi propone il suo quinto album in un momento di cambiamento, spinto dal desiderio di scrivere musica da camera, guardando direttamente alla sua formazione classica, ma contaminandola con l’improvvisazione e con le recenti ispirazioni elettroniche. Tenendo saldi all’orizzonte i punti di riferimento (Ravel, Debussy, Bartok e Bill Evans), “Blend pages” si apre a un’orchestrazione più ampia. Per fare questo, il compositore romano si avvale di un ensemble insolito, che muta e rinnova nei nove brani originali del disco. Mescolare, quindi, ma senza mischiare in modo confuso e indefinito. Ogni brano ha, infatti, una sua specifica caratteristica, ma l’armonia interna al gruppo dà all’intero lavoro omogeneità stilistica. Un ulteriore e ambizioso passo, il "romanzo sonoro" di un musicista che continueremo a seguire con estremo interesse.

6/5/2018mellophonium.itMarco Scolesi
Enrico Zanisi: “Blend Pages”

Inizialmente nato come un progetto per pianoforte e quartetto d’archi, il Quatuor IXI, questo nuovo lavoro del pianista Enrico Zanisi, edito dalla CAM Jazz di Ermanno Basso, si avvale anche della presenza di Gabriele Mirabassi (clarinetto) e Michele Rabbia (percussioni, elettronica), elementi coinvolti durante il processo di realizzazione dell’album durato circa un anno. Zanisi compie un importante passo in avanti nel proprio processo di maturità artistica, grazie a un’ampia visione d’insieme della materia sonora, che principalmente si basa su atmosfere cameristiche, ma che poi prendono diverse direzioni nelle quali si indagano possibilità d’improvvisazione, innesti di elettronica e flessibilità tematica, soprattutto grazie al timbro “felino” di Mirabassi. La foto di copertina, firmata da Elisa Caldana, mostra il pianista allo specchio, che non osserva la propria immagine, ma guarda “oltre”, come fosse in una fase di “riflessione creativa” volta al futuro.

4/5/2018strategieoblique.blogspot.itRoberto Paviglianiti
Enrico Zanisi, Blend Pages

È in buona compagnia il pianista e compositore Enrico Zanisi per queste sue “Blend Pages”. La registrazione, pubblicata da Cam Jazz, vede l’artista affiancato da Gabriele Mirabassi al clarinetto, Michele Rabbia alle percussioni e live electronics e il Quatuor IXI, formazione francese che qui vede impegnati Régis Huby (violino), Clément Janinet (violino), Guillaume Roy (viola) e Atsushi Sakaï (violoncello) e che sin dagli esordi si è caratterizzata per la forte propensione sperimentale nell’esplorazione della musica improvvisata e della scrittura per archi nella musica jazz. Il risultato, così come si allude nel titolo, è una miscela musicale originale le cui componenti sono diversificate e sono tante quante le personalità e le caratteristiche stilistiche che ciascuno degli artisti coinvolti mettono in campo. Il legame di Enrico Zanisi con la sua formazione accademica trova in questa combinazione cameristica forma e canale di comunicazione privilegiati, svincolandosi dall’esclusività del rapporto con lo strumento di elezione, il pianoforte, puntando piuttosto a disseminarne le infinite possibilità timbriche, dinamiche ed espressive nelle voci che compongono questo inedito ensemble. Tutta la musica di “Blend Pages” è stata scritta da Enrico Zanisi ed è sempre lui ad aver orchestrato le parti, per un risultato che già dal primo ascolto lascia intendere l’elevato livello artistico a cui il pianista è giunto dopo le precedenti esperienze, sia in trio che in piano solo. L’esordio, “Uno, attacca proprio con il piano solo di Zanisi, voce guida a cui si affida un tema luminoso intriso di tenerezza, al quale vanno progressivamente ad aggiungersi le altre voci, creando un tessuto sonoro quasi impressionistico con luci, colori, visioni istantanee come accade nella memoria. In “Chiari” la melodia è invece condotta dal clarinetto di Gabriele Mirabassi, un canto ondulato che dapprima tenue, si fa poi maestoso, sostenuto dal pianoforte e poi dagli archi, per ritornare poi in primo piano in quella che è la parte improvvisata del pezzo. La scrittura di Zanisi è sorprendente, i temi mantengono quella cifra stilistica che gli appartiene e che dona al canto un ruolo centrale e alle tessiture armoniche una ricerca costante di nuove soluzioni. Se poi a questa ricchezza aggiungiamo l’intervento di altre sei menti artistiche d’eccellenza come quelle che seguono Zanisi in questo progetto, ecco che ogni brano diventa peculiare, unico, ecco il punto in cui ha origine l’esplorazione e lo sconfinamento dalla partitura nella direzione di un’opera che lascia l’impronta. Ogni brano è unico dunque, ma il clima generale del disco, il suo mood e il suo suono hanno un assetto unitario, omogeneo, portano un’estetica e una poetica che in fieri diventano caratterizzanti l’ensemble e che si apprezza pienamente nell’ascolto della registrazione in un’unica soluzione. Musica classica, jazz, le percussioni di Michele Rabbia, live electronics, a significare l’apertura di questo artista che include, accoglie e crea senza barriere precostituite, la cui musica contiene e dichiara, senza mai alzare la voce, passato, presente e un futuro che si preannuncia ancora più luminoso.

21/4/2018pianosolo.itPaola Parri
Enrico Zanisi (Michele Rabbia, Gabriele Mirabassi, Quatuor IXI), “Blend Pages”

A due anni di distanza dall’ultimo lavoro in piano solo, il pianista capitolino Enrico Zanisi esce con “Blend Pages”, disco di nove inediti firmati da Zanisi e suonati con Michele Rabbia alle percussioni e all’elettronica, Gabriele Mirabassi al clarinetto e il quartetto d’archi francese Quatuor IXI (Régis Huby e Clément Janinet al violino, Guillaume Roy alla viola e Atsushi Sakai al violoncello). Come suggerisce l’emblematico titolo, “Blend Pages” si lascia ascoltare per l’appunto proprio come una gradevolissima mescolanza ben ragionata, quasi una svolta di libertà nel percorso artistico più propriamente classico del talentuoso pianista che si avvale qui del multiforme e illustre contributo dei suoi per concretizzare la naturale evoluzione del suo precedente lavoro, “Piano Tales”, essendo ben saldo il piano al centro del discorso tematico delle nove composizioni, ma spaziando quest’ultime allo stesso tempo in voli sonori pindarici variegati e lontani, che tuttavia mantengono ben integra l’identità del disco, la quale con raffinata consapevolezza si fregia della contaminazione elettronica in modo intrigante e ben congetturato. Un ascolto raccomandato, un’ulteriore prova del linguaggio caleidoscopico ed imprevedibile dell’artista.

17/4/2018meiweb.itFrancesca Amodio