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Alessandro Lanzoni

Unplanned Ways

Cam Jazz CAMJ 7951-5

8052405143754 - Unplanned Ways - CD

Artists :
Thomas Morgan ( Double Bass )
Eric McPherson ( Drums )
Alessandro Lanzoni ( Piano )
Release date
Apr 19, 2019
Duration
0:49:00

Italian pianist Alessandro Lanzoni has been picking up awards and citations since he first came on the scene in his late teens. Lanzoni’s fourth recording (CAM JAZZ / Cam Jazz Presents) as leader is Unplanned Ways, a confident trio performance with bassist Thomas Morgan and drummer Eric McPherson that takes in jazz repertory classics by Billy Strayhorn, George Shearing, Thelonious Monk and Jimmy Rowles, but also more freely improvised structures by the trio itself.  Lanzoni’s maturity of approach isn’t defined by technical virtuosity so much as by an intensely musical vision that transforms whatever material falls across its path. One senses him always on the brink of making another fresh musical transition and another leg of an already impressive and creative musical journey.  With Morgan and McPherson, he delivers an album that sits comfortably with the classic piano trios but lacks nothing of the exploratory instinct that has transformed the trio format in recent years. Unplanned Ways is an open-ended itinerary for the music’s future. (Brian Morton)


Recorded in March 2018 at The Samurai Hotel Recording Studio in Astoria, NY by David Stoller, mixed in November 2018 at Artesuono Recording Studio in Cavalicco by Stefano Amerio.


Photos by Justin Bettman

Liner notes by Brian Morton


 


 


 

Reviews

Alessandro Lanzoni Unplanned Ways

Al terzo album come leader per l’etichetta Cam Jazz il giovane pianista fiorentino si prende il lusso di veleggiare sorretto dall’ala intelligente offerta dalla ritmica a stelle e strisce costituita da Thomas Morgan (collaboratore di Bill Frisell, Jim Black e Jacob Bro) ed Eric McPherson (che è stato al fianco di Jackie McLean, Andrew Hill, Jason Moran, Avishai Cohen). Standard non usurati e brillanti, minimalistiche composizioni originali sono gli addendi di un approccio alla improvvisazione maturo ed elegante, parco e misurato, che sa ancora far valere gli insegnamenti della strada maestra del jazz.

6/9/2019L’Eco di BergamoRenato Magni
Alessandro Lanzoni «Unplanned Ways»

Se il libero pensiero è un’espressione della modernità, Alessandro Lanzoni è un artista moderno. La sfida di cui si fa carico questo pianista poco più che ventenne, non è da poco: è moderno nella tradizione, ma potrebbe essere tradizionale anche nella modernità. Questione di vedute, di letture, di interpretazioni, di filologia musicale. Alessandro è un jazzista di nascita europea ma di stile americano; aumenta la cantabilità delle canzoni in modo seducente anche quando è la pasta ritmica a comandare; si addentra nella struttura, scombinandola. Non teme di aggredire il ritmo con un fraseggio che, se da un lato si inerpica su angolazioni geometriche, dall’altro sa farsi flessuoso e, a tratti, segnato da una certa voluttuosità. Eppure in questa trasfigurazione del jazz, si assiste alla sua reinvenzione di gusto classico: la misteriosa matematica armonica di Monk con le scale volanti di Bud Powell e gli accordi, nei bassi, che è come se ficcassero un chiodo nel legno. Forse McCoy Tyner. Di certo Lanzoni – non solo europeo ma anche italiano – tralascia, in questo caso, di guardare fissamente a Bill Evans. Il suo è un tocco che non perdona, che chiede anche asciuttezza, che spara ed è boppistico all’estremo. Magnificamente dissonante, magnificamente sognante (BloodCount) senza mai essere dispersivo. Non c’è alcuna spettacolarizzazione virtuosistica, in questo dico. Non c’è la solitudine del leader, ma il lavoro a tre che inneggia ad un dialogare denso e vigoroso. Un lavoro definito «maturo», ma che svela quanto questo pianist fiorentino scalpiti per raggiungere ben altri risultati.

6/9/2019MusicaDavide Ielmini
Alessandro Lanzoni, Thomas Morgan & Eric McPherson, Unplanned Ways

Modi, vie, strade, direzioni, percorsi, in ogni caso non pianificati e dunque imprevedibili. A questo concetto di aleatorietà, ad un labile equilibrio, a una poetica dell’imprevisto e imprevedibile rimanda il titolo della recente pubblicazione discografica del pianista Alessandro Lanzoni in trio con il contrabbassista Thomas Morgan e il batterista Eric McPherson per la CamJazz. Eppure tutto è fuorché precaria la concezione di “Unplanned Ways”, creatura solida partorita da un artista che esce dal recinto della definizione di “giovane talento” per attestarsi come libero e maturo pensatore di un linguaggio in continua evoluzione. Perché di questo si tratta in fondo quando si parla di jazz. Dopo che fiumi di inchiostro sono stati versati a sconfessare la possibilità di rinvenire nel lessico musicale una definizione univoca per la parola “jazz”, abbiamo imparato a riconoscerne la sintomatologia vaga, sfuggevole, eppure inconfondibile, in molte prove d’artista la cui prerogativa è quella dell’esplorazione. Lanzoni parla la sua lingua in “Unplanned Ways”, una lingua forgiata dallo studio, dall’ascolto, dalla tradizione, ma anche dalla frequentazione di altri artisti dell’area statunitense contemporanea. Lo stesso Thomas Morgan, che lo accompagna in questo viaggio discografico, è contrabbassista dalla fertile creatività che collabora regolarmente con artisti come Bill Frisell, Steve Coleman, Craig Taborn, e la batteria del newyorkese Eric McPherson completa il trio. Le dieci tracce del cd sono allo stesso tempo omaggio alla tradizione, con la scelta di pezzi di autori come Billy Strayhorn, Jimmie Rawles, Monk, George Shearing, e creazione originale del trio in quattro brani. Non banale la selezione di pezzi d’autore, selezione che dà spazio a scritture sonore non troppo frequentate come “Shiny Stockings” di Frank Foster, sassofonista e direttore musicale dell’Orchestra di Count Basie, che Lanzoni accosta a “Misty” ad aprire il disco, o ancora l’incantevole “The Peacocks”, vero trionfo di una melodia così perfetta da non piegarsi a stravolgimenti desueti e che dunque Lanzoni circonda, accerchia e raggiunge senza mai deviare dall’originale ma anzi esaltandone con piccole e significative pennellate la tavolozza espressiva. È nei brani firmati dal trio che la creatività può viaggiare a briglia sciolta percorrendo le nuove vie del jazz, come in “Relay”, o in “Amaruq”, o ancora in “Near Collapse”, strutture sonore che crescono nel loro farsi dalla coesione intima del gruppo, da quella speciale relazione, e di cui sembra di percepire l’ascolto reciproco, le domande e le risposte, materiale “unplanned” che evolve e muta, ma che, per fortuna, questa registrazione ha immortalato. Il disco è stato registrato nel 2018 presso The Samurai Hotel Astoria a New York e mixato da Stefano Amerio nel suo Artesuono Recording Studio. La produzione artistica è di Ermanno Basso.

31/7/2019pianosolo.itPaola Parri
Alessandro Lanzoni Unplanned Ways

«In genere, il jazz è sempre stato simile al tipo di uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia»: così Duke Ellington, a sottolineare il carattere poco rassicurante ed imprendibile di questa musica, anche se questo disco invece suona accogliente, elegante, anche rassicurante. Quattro composizioni autografe e sei standards per questo Unplanned Ways, registrato a New York nell’inverno del 2018 ed uscito per Cam Jazz il 19 aprile. Un piano trio classico che vede insieme Thomas Morgan (contrabbassista che a soli 36 anni è già assiduo collaboratore di musicisti quali Bill Frisell, Steve Coleman e Craig Taborn), Eric McPherson alla batteria ed Alessandro Lanzoni, pianista fiorentino venticinquenne, una delle più importanti rivelazioni del jazz italiano, già da una decina di anni all’attenzione di critica e pubblico per la profondità con cui esprime la sua poetica. Un pianismo sciolto e nitido, che piuttosto che scovare spigoli o inasprirsi cercando mareggiate o terremoti si affida al vasto oceano melodico della grande tradizione del songbook americano, che viene qui rivisitato con devozione e personalità al tempo stesso, mettendo in mostra una voce matura e consapevole. Non più etichettabile come enfant prodige, in quanto oramai protagonista di una carriera strutturata (collabora stabilmente, tra gli altri, con Roberto Gatto, Aldo Romano e Nico Gori, con cui suona il violoncello, a testimonianza di una grande versatilità), Lanzoni mette in mostra le sue migliori qualità nelle composizioni autografe, dove dimostra di muoversi a proprio agio nel solco della tradizione tracciata da monumenti viventi come Herbie Hancock (viene in mente un disco fondamentale come quello del 1977 con Ron Carter al contrabbasso e Tony Williams alla batteria); le composizioni personali non raggiungono mai i tre minuti, in alcuni casi superano di poco i sessanta secondi (Amaraq), quasi volessero essere segnalibri in un discorso che avrà modo di svilupparsi ulteriormente in futuro. Meditazione (Near Collapse), azione, groove aerei, lievi ed inesorabili, grande libertà di manovra all’interno di un preciso perimetro tematico, devozione (Thelonious, di Monk) e riflessione. Un disco capace di stimolare le sinapsi anche del pubblico medio che si avvicina a suoni non precotti o prevedibili a volte con un certo timore. Con l’augurio e la speranza che nel prossimo futuro il Nostro declini lo sterminato discorso del jazz in forme sempre più unplanned, non pianificate. D’altra parte, come sottolineava il grande Armando Trovajoli,«il jazz, ci si nasce o no. Non si impara e non si insegna, è un linguaggio a parte. Tenendo presente, che poi dietro la porta c’è sempre Johann Sebastian Bach. Il jazz è soprattutto libertà».

20/6/2019sentireascoltare.comeditorial
Lanzoni vola in alto

Da tempo ormai il pianista Alessandro Lanzoni non è più un ragazzino prodigio ma una solida realtà del jazz italiano. Già a 21 anni faceva collezioni di premi e di lodi. Lanzoni ha una concezione pura e al tempo stesso analitica della musica, e lo dimostra in questo nuovo album in trio, brillantemente accompagnato da Thomas Morgan al contrabbasso e da Eric McPherson alla batteria. Melodismo e improvvisazione sono le colonne portanti della loro musica, sia nei brani originali (come Replay e Amaruq, peraltro molto brevi) sia nella rilettura di classici del jazz come Upper Manhattan Medical Group e Bloud Count (entrambi del grande Billy Strayhorn) sia nella ripresa personale di brani più sofisticati come Conception di George Shearing.

6/6/2019Il GiornaleAntonio Lodetti
Alessandro Lanzoni e il piano jazz che conquista

Dopo tre dischi meravigliosi come “Dark Flavour” del 2013, “Seldom” nel 2014 e ora – con nel mezzo tanti altri progetti – l’appena uscito “Unplanned Ways”, possiamo dire in tutta serenità che nel mondo del piano jazz a Firenze, ma anche in Italia, non si vedeva un talento così sfolgorante come Alessandro Lanzoni dai tempi in cui esplose Stefano Bollani. È ancora giovanissimo (classe 1992, diploma al Cherubini, miglior nuovo talento Top Jazz nel 2013) e ha già dimostrato una grazia nelle dita, una personalità nell’esecuzione e una visione sua personale dello stile jazzistico tali da potergli conferire la patente di “fenomeno”. Questo nuovo lavoro in trio, uscito per Cam Jazz e realizzato con Thomas Morgan al contrabbasso ed Eric McPherson alla batteria, tra brani originali e classici mostra subito una qualità magnetica sia per l’attenzione che per la parte emozionale dell’ascolto.

29/5/2019Corriere FiorentinoEdoardo Semmola
Unplanned Ways - L’esploratore Lanzoni

In ogni forma d’arte s’incontrano (oltre a manieristi, virtuosi, stilisti, generosi velleitari) due tipi di esploratori: i rivoluzionari e i riformisti. Ecco, il pianista fiorentino Alessandro Lanzoni è un esploratore riformista. Appena ventisettenne ma da più d’un decennio al centro dell’attenzione (premio Urbani nel 2006, Nuovo Talento per la rivista Musica Jazz nel 2013), ora firma per la Cam Unplanned Ways che, in trio con due ottimi statunitensi (Thomas Morgan contrabbasso, Eric McPherson batteria), alterna invenzioni collettive a noti standard. Lanzoni non mette mai in discussione i parametri della tradizione, ma li ricombina radicalmente con eleganza, gran fantasia e naturalezza.

23/5/2019Corriere della SeraClaudio Sessa
Alessandro Lanzoni Unplanned Ways

Il tocco robusto, ritmicamente ineccepibile di Alessandro Lanzoni spunta fuori già all’inizio, nella cavalcata da nove minuti che mette assieme “Shiny Stockings”, il brano che l’orchestra di Count Basie faceva brillare dal vivo con la notoria energia descritta come “una palla di fuoco”, e “Misty”: scelta davvero sorprendente, perché la malinconica cadenza di Erroll Garner dal sapore lievemente rétro e romantico del secondo pezzo non era mai stata accostata alle scintille del Conte scritte da Frank Foster. Questo è il quarto lavoro marchiato CAM per il pianista fiorentino con un passato davvero significativo di premi e riconoscimenti, e forse il più bello. Sottolinea giustamente Brian Morton nelle note di copertina che, a dispetto della giovane età, è ora di finirla con il luogo comune del “ragazzo prodigio”. Certo, oggi la situazione è cambiata rispetto agli anni ruggenti del jazz nordamericano, quando possedere una grammatica e una sintassi compiuta a poco più di vent’anni era dato di comune evidenza. I percorsi sono più lunghi, ma Lanzoni condivide con Stefano Bollani, con lo scarto cronologico che divide le due esperienze, una maturità già operativa precocemente. Qui Lanzoni lavora con un trio di decisiva eccellenza, il californiano Thomas Morgan al contrabbasso e il newyorkese Eric McPherson alla batteria, e il ricordo non può non andare al tocco di Hancock, con tutta la sua capacità di far parlare anche il silenzio tra i blocchi di suono, e il voicing raffinatissimo degli accordi: si ascolti a proposito la lettura di “Conception”, capolavoro melodico di George Shearing. Ma c’è anche una nervatura ritmica speciale, applicata in modo diretto alla ripresa di brani che la contemporaneità del jazz raramente ricorda: “Upper Manhattan Medical Group” e “Blood Count” dalla penna geniale di Billy Strayhorn, due su tutti.

22/5/2019AudioReviewGuido Festinese
Tratti comuni a rischio

Tra nuovi dischi accomunati da molti tratti comuni, il primo dei quali essere pubblicati da un’etichetta molto attenta alle qualità delle sue uscite, la CAM JAZZ. Il secondo dato comune è che si tratta, in tutti i casi, di trii in azione, dunque una delle forme al contempo più collaudate e più rischiose della storia del jazz: l’ombra del già detto o quella, ferale, di un interplay meno che eccellente è sempre in agguato. Il terzo dato comune è la presenza del medesimo ingegnere del suono, Stefano Amerio nei suoi studi di Cavalicco, un nome una garanzia… A seguire Unplanned Ways, dall’Alessandro Lanzoni Trio, dove il giovane pianista fiorentino dispiega un tocco implacabilmente ritmico, recuperando pagine dimenticate di vari autori... …

18/5/2019Alias - Il ManifestoGuido Festinese
Alessandro Lanzoni: “Unplanned Ways”

Le strade non pianificate, alle quali fa riferimento il titolo di questo lavoro, Alessandro Lanzoni le percorre con Thomas Morgan al contrabbasso ed Eric McPherson alla batteria. Un trio capace di direzionare la musica con estrema elasticità formale e di “sporcare” l’estetica d’insieme in maniera creativa e funzionale. Quelle riprese presso lo studio The Samurai Hotel Astoria da David Stoller sono tracce che omaggiano alcuni grandi repertori del passato, da Billy Strayhorn a Thelonious Monk, e che mettono in risalto la forza improvvisativa di Lanzoni, pianista sempre pronto a scomodare paragoni di alto rango, ma che nel frattempo sta costruendo una personalità di spessore assoluto, nella quale confluiscono tradizione e contemporaneità espressiva. La foto di copertina è scattata da Justin Bettman.

11/5/2019strategieoblique.blogspot.comRoberto Paviglianiti
Alessandro Lanzoni Unplanned Ways

Da enfant prodige a jazzman maturo, nonostante la giovane età: questo in sintesi il valore di un artista che, al pianoforte, sa essere personalissimo guardando allo stile di Herbie Hanckock, ma scegliendo perigliosi standard di Monk, Strayhorn, Garner, Rowles, Shearing, sui quali improvvisare, registrando a New York, lavorando con Thomas Morgan al contrabbasso ed Eric McPherson alla batteria, guadagnandosi la stima e le lodi del severo Brian Morton nel raffinato booklet. Notevole, infine, il Near Collapse firmato da tutto il trio.

11/5/2019Alias - Il ManifestoGuido Michelone
Alessandro Lanzoni Unplanned Ways

Ancorato all’improvvisazione statunitense è invece il pianista Alessandro Lanzoni. In “Unplanned Ways” ha messo in piedi un trio di tutto rispetto (Thomas Morgan contrabbasso, Eric McPherson batteria) e vagabonda con disinvoltura fra brani nuovi di zecca e rivisitazione impegnative. I primi si segnalano in quanto schizzi, rapidi frammenti poco oltre il minuto e mezzo di media. Non si tratta però soltanto di pareti divisorie e se riascoltati con calma dimostrano la loro innegabile efficacia. Le seconde annoverano Conception (George Shearing), il Monk di Thelonious, The Peacocks di Jimmy Rowles e un paio di scritture appartenenti a Billy Strayhorn. Le interpretazioni di Lanzoni hanno lo sguardo profondo di chi metabolizzato la materia e sa mettere insieme frasi di senso compiuto senza apparire scontato.

1/5/2019Blow UpPiercarlo Poggio
Alessandro Lanzoni Trio alla Sala Vanni di Firenze

Il breve tour di Alessandro Lanzoni per la presentazione del recentissimo disco Unplanned Ways, uscito per Cam Jazz, ha fatto tappa alla Sala Vanni di Firenze. Il nuovo trio del pianista lo vede accanto a due strepitosi musicisti statunitensi come il contrabbassista Thomas Morgan e il batterista Eric McPherson—infatti il disco è stato registrato a New York—alle prese con un repertorio in parte improvvisato, in parte di standard non troppo frequentati, ai quali dal vivo si è aggiunto qualche composizione dello stesso Lanzoni. Il concerto ha preso l'avvio proprio da materiale improvvisato, quasi a voler instaurare una relazione musicale tra i tre e con il pubblico. E le parti improvvisate, almeno per chi scrive, sono state anche i momenti più affascinanti: come già osservato parlando di altri suoi lavori, Lanzoni ha un modo molto lucido e ordinato di affrontare le improvvisazioni, nelle quali congiunge virtuosamente la ricchezza di stilemi alla tastiera, l'inventiva e un lirismo in filigrana che rende la musica "accogliente" ed estremamente fruibile, senza con ciò nulla togliere alla tensione data dall'imprevedibilità del processo musicale. Il lirismo, in questo caso, si è pienamente avvalso della presenza di Morgan, davvero encomiabile per pulizia del suono e chiarezza del fraseggio: il contrabbassista ha assecondato la ricerca armonica della tastiera, alternandosi poi ad essa con assoli affascinanti. Un'intesa che, aldilà delle improvvisazioni, ha dato i suoi frutti anche in alcuni dei brani non originali, per esempio in "The Peacocks." Più incisiva rispetto al disco la presenza di McPherson, che si è preso alcuni spazi e, soprattutto, ha lavorato a momenti in controtendenza, "sporcando" il lirismo con interventi dinamicamente più intensi, con ciò conferendo agli impasti un colore singolare. Complessivamente un concerto di alto livello, sebbene di una formazione che fin qui segue un percorso tradizionale senza aggiungervi elementi di particolare innovazione, ma sostenendo la propria proposta con le elevate qualità individuali e la ricchezza dei piccoli dettagli che ciascuno dei tre è capace di cesellare nel processo collettivo.

10/4/2019allaboutjazz.comNeri Pollastri
Alessandro Lanzoni - Unplanned Ways

Va dato atto ad Alessandro Lanzoni di non essersi mai seduto sugli allori. Il giovane pianista fiorentino dopo la vittoria nel Top Jazz di qualche anno fa, ha continuato a lavorare sulla sua produzione originale con album che hanno sempre colpito pubblico e critica per la qualità. Oggi Lanzoni si presenta in trio affrontando una serie di standards raccolti nell’ultimo disco Unplanned Ways insieme al contrabbassista Thomas Morgan e al batterista Eric McPherson raccogliendo così tre generazioni di artisti. Una prassi che ogni bravo jazzista ripercorre per trarre ispirazione dai classici. Ad ascoltare le tracce, registrate a New York, Lanzoni non rinuncia a mettere la propria visione anche in brani insidiosi vista la loro fama: da Misty di Garner a Thelonious di Monk fino a Conception di Shearing il trio presenta soluzioni strumentali che arricchiscono i temi senza stravolgerli. Gli originali come Near Collapse non mancano nel disco in un dialogo fruttuoso e intrigante tra i linguaggi stilistici del presente e del passato.

17/3/2019ilpopolodelblues.comMichele Manzotti