Francesco Bearzatti Tinissima 4et

ZORRO

Cam Jazz CAMJ 7960-5

8052405144034 - ZORRO - CD

Artists :
Danilo Gallo ( Bass, Guitars )
Giovanni Falzone ( Trumpet, Flugelhorn )
Zeno De Rossi ( Drums, Percussion )
Francesco Bearzatti ( Sax, Clarinet )
Francesco Bearzatti Tinissima 4et ( Band )
Release date
Oct 16, 2020
Duration
0:37:00

Jazz is the music of liberation, of resistance to injustice, of romance and adventure, and sometimes of conflict. Its true identity has always been double rather than singular. At around the same time early jazz was thrilling audiences, readers were gasping at the adventures of a masked man called Zorro who had been called up out of the darkness of oppression to set things right [leaving his mark on the wall each time].  On the centenary of Zorro’s creation, saxophonist Francesco Bearzatti and his Tinissima 4et present CAM JAZZ’s latest contribution to widescreen jazz drama. Zorro is a wild suite of big cinematic themes, romantic interludes, sweeping landscapes and breathtaking chases. If the cliché about jazz as a cinematic experience ever meant anything it is this. With trumpeter Giovanni Falzone, bassist Danilo Gallo and drummer Zeno De Rossi, the saxophonist who once declared, with Woody Guthrie, that “this machine kills fascists” restores jazz’s association with the redress of injustice. Zorro isn’t a political lecture, though; it’s an entertaining and deeply moving journey across a dreamed landscape that we all secretly share.  And remember that “jazz” ends with not one swept “z” but two… (Brian Morton)


Recorded in Cavalicco in February 2020 at Artesuono Recording Studio
Recording engineer Stefano Amerio

Photos by Elisa Caldana
Cover: Wall art by Jas

Liner notes by Brian Morton

Reviews

Francesco Bearzatti: Zorro E Dintorni

Già nei primi anni Duemila Francesco Bearzatti era un jazzista apprezzato ed aveva al suo attivo pregevoli dischi per la Caligola e la Auand, oltre a svariate collaborazioni; ma fu all'inizio del 2008 che venne prepotentemente alla ribalta internazionale con il CD Suite for Tina Modotti (Parco della Musica Records). Da quel momento l'affiatatissima formazione, completata da Giovanni Falzone, Danilo Gallo e Zeno De Rossi, sarebbe diventata per tutti il Tinissima Quartet. Oggi il cinquantaquattrenne sassofonista e clarinettista friulano, dopo aver superato lo scorso anno un delicato intervento chirurgico e dopo la sosta forzata del lockdown per il coronavirus, sta vivendo una splendida maturità artistica, carica di consapevolezza e di entusiasmo creativo. Proprio in questi giorni è prevista l'uscita di Zorro per la CAM Jazz, il quinto progetto di Tinissima che ha suscitato pareri entusiastici in chi lo ha già ascoltato dal vivo. Della genesi e dei contenuti di questo album, atteso da tempo, di altre importanti collaborazioni, di quello che ha comportato il lockdown e di altro ancora si parla con Bearzatti in questa intervista che ci ha gentilmente concesso.
All About Jazz: Era da tempo che attendevamo una nuova produzione di Tinissima. Com'è nata l'idea di Zorro?
Francesco Bearzatti: Tutti i lavori di Tinissima nascono da una lettura che infiamma il mio cuore e la mia fantasia. In questo caso la scintilla me l'ha data il libro che Isabell Allende ha dedicato al cavaliere mascherato, dopodiché è partita la ricerca del materiale, ovvero altri libri, film, fumetti... Una volta approfondito il personaggio, ho cominciato ad immaginare la storia e i capitoli della suite, il numero e l'ordine, che dipendono anche dal movimento che voglio dare all'intero lavoro per mantenere la giusta tensione.
AAJ: Quindi un'ispirazione letteraria che viene poi approfondita. Come vengono strutturati e concatenati i brani di Zorro?
FB: In questo caso sono partito da un ritratto/presentazione molto breve di Zorro che verrà poi sviluppato alla fine con il titolo "El Triunfo Del Zorro," segue poi "Tierra India," che descrive i veri abitanti di quella terra, vittime del colonialismo spagnolo. Si arriva quindi a "El Regreso," il rientro in patria di Don Diego dagli studi in Spagna e la festa che ne consegue. Passata la festa però, Don Diego si accorge che la situazione per gli indios è di schiavitù e sfruttamento; questo viene raccontato in "Algo Mal," una composizione tragica in due parti, la prima dolorosa, la seconda riflessiva, dove Don Diego decide di creare la Volpe mascherata. Da qui entrano in scena altri personaggi, tutti positivi, che servono per raccontare le gesta di Zorro e sono in ordine: "Bernardo," "Sargento García," "Lolita" e "Tornado."
AAJ: Alla primissima uscita, alla Casa del Jazz di Roma, avevi un polso ingessato per una recente frattura. Come andò? Che problemi ti ha creato suonare in quelle condizioni?
FB: Per essere una prima assoluta è andata benissimo. Abbiamo suonato con la consueta energia e testato l'intera narrazione davanti ad un pubblico numeroso e curioso di ascoltare il nuovo lavoro di Tinissima. La frattura del polso destro mi ha causato non poche difficoltà; ho suonato spesso seduto per il dolore e per la difficoltà di maneggiare uno strumento complicato come il clarinetto, ma la voglia di suonare era troppa per rinunciare ad un concerto così importante.
AAJ:...Per la verità la prima di Zorro era prevista a Cassero Jazz per il 30 marzo, data poi soppressa per l'emergenza Coronavirus. Come hai affrontato il prolungato periodo del lockdown? Solo limitazioni e incertezze, o anche opportunità?
FB: Moltissime opportunità, per quanto mi riguarda. Ho avuto la possibilità di stare a lungo con i miei genitori, cosa assai rara per me, che per lavoro viaggio moltissimo e normalmente abito a Parigi. Un'altra cosa molto rara e bellissima è stata quella di avere la possibilità di studiare molto e regolarmente, di apprendere cose che normalmente non ho il tempo di apprendere, e di guardarmi dentro, con calma, chiarendomi le idee su tante questioni senza dover correre da un posto all'altro. Cose belle insomma.
AAJ: Quali autori hai ascoltato su disco o on line nel periodo di forzata reclusione?
FB: Ho approfittato per ascoltare artisti per me nuovi, come il sassofonista Ben Wendel e per curiosare un po' sui musicisti che mi sembravano più interessanti, di qualsiasi genere o stile. Ho guardato per intero concerti pubblicati su YouTube di Wayne Shorter, Dizzy Gillespie, Keith Jarrett e di molti altri mostri sacri.
AAJ: In futuro, quando l'emergenza sarà definitivamente superata, pensi che qualcosa sarà cambiato rispetto al passato per lo spettacolo dal vivo, in particolare per il mondo del jazz italiano?
FB: Qualcosa cambierà sicuramente, già ora vedere tutto il pubblico mascherato fa molta impressione. Sinceramente, spero si possa tornare alla normalità prima possibile, ma con una coscienza nuova rispetto alle problematiche mondiali.
AAJ: Torniamo ai tuoi dischi: sempre per la CAM un anno fa uscì Dear John—Live at Le Due Terre Winery, in trio con Roberto Gatto e Benjamin Moussay al Fender Rhodes. Cosa ci puoi dire di questo sodalizio e di questo CD, che mi pare sia passato un po' inosservato?
FB: Dear John è un lavoro che mi ha commissionato qualche anno fa il Teatro Metastasio di Prato. Dopo aver tenuto alcuni concerti il lavoro era finito in un cassetto. In seguito ho approfittato di questa collana discografica legata ad una serie di concerti in cantine celebri del Friuli per documentarlo. Dopo alcuni cambi di formazione, ora lo schieramento è fisso e ci capita spesso di tenere dei concerti, anche molto intensi come piace a me.
AAJ: La produzione discografica a tuo nome è abbastanza ridotta: una dozzina di CD in oltre un ventennio. Si tratta di una scelta oculata, di una tua esigenza di lasciar sedimentare le idee e di selezionare le collaborazioni?
FB: È vero, faccio pochi dischi da leader perché scrivo solo se ispirato, invece come sideman compaio in tantissime produzioni italiane e straniere. Sono soddisfatto così.
AAJ: Per quanto ti riguarda, quali sono i più importanti appuntamenti concertistici nel prossimo futuro?
FB: In autunno e inverno ho in calendario appuntamenti molto importanti, con Zorro ma anche concerti con Enrico Rava, con Federico Casagrande e molti altri musicisti. Di Zorro porterò diverse versioni: solo strumentale, con i fumetti dal vivo realizzati da Davide Toffolo (la prima è prevista il 14 novembre a Sacile per il Volo del Jazz), o la versione con il film muto "The Mark of Zorro" e la musica che ho composto adattata alla pellicola (a Nevers il 7 novembre).
AAJ: Dopo il delicato intervento di trapianto che hai subito, nel 2019 hai raggiunto una forma splendida, sia per la tecnica strumentale che per la motivazione e l'inventiva. Anche tu hai percepito questa trasformazione musicale positiva?
FB: Certamente, essere in forma fisicamente e mentalmente aiuta molto. Personalmente, dopo tre anni molto difficili, si è trattato di una vera e propria rinascita.
AAJ: In particolare ricordo i concerti strepitosi dell'Enrico Rava Special Edition, nella cui formazione sei stato probabilmente l'ultimo a inserirti. Ti trovi a tuo agio con il repertorio e la leadership di Rava?
FB: Ho sempre adorato la poetica di Enrico, ma quello che mi ha impressionato suonando con lui più regolarmente è come gestisce il concerto sul palco. Non si fa una scaletta, le decisioni vengono prese sul momento, e tutti i membri del gruppo hanno piena libertà e uguale importanza. Rava è uno dei grandi che continua ad essere tale senza vivere sugli allori.
AAJ: Negli ultimi anni quali altre collaborazioni ed esperienze, concertistiche o discografiche, sono state particolarmente significative per te?
FB: Ho suonato nel gruppo di Giovanni Guidi e mi sono sentito particolarmente a mio agio con la sua poetica. Amo molto suonare con Carmine Ioanna, con Federico Casagrande, con Mauro Ottolini e Fabrizio Bosso. Situazioni completamente diverse fra di loro, ma che mi danno tutte molti stimoli. Amo tantissimo anche trovarmi in situazioni nuove e rischiose, dove è importante far funzionare la musica immediatamente, senza prove o indicazioni di sorta.
AAJ: Per quanto variegata, l'area friulana costituisce una realtà importante nel panorama del jazz italiano. Tu ti senti erede e interprete di quella ricerca musicale? Quali altre influenze sono state per te fondamentali? FB: In Friuli ci sono personalità molto forti e originali ed è stimolante tornarci ora e confrontarmi con loro. Non credo di essere erede di qualche ricerca particolare, se non di quella mia personale. Ho avuto modo di suonare tantissima musica diversissima e mi piace molto farlo ancora oggi. Penso al folk, alla classica, al rock e all'elettronica... Tutte influenze che secondo me aiutano il jazz a rinnovarsi e a restare vivo.

19/10/2020allaboutjazz.comLibero Farnè
Zorro, la maschera jazz dell’eroe dalla doppia identità

Note sparse. Il nuovo lavoro del sassofonista Francesco Bearzatti ancora incentrato su una figura «rivoluzionaria»
Doveva uscire a giugno ma poi la pandemia ha costretto la Cam Jazz, che produce il disco, a spostare la pubblicazione a ottobre. È dunque l’autunno ad accogliere il nuovo lavoro del sassofonista Francesco Bearzatti, una tra le voci più entusiasmanti del jazz contemporaneo, quarto capitolo dedicato ai rivoluzionari e combattenti per la libertà e la giustizia che, dopo aver raccontato in musica Tina Modotti, Malcom X e Woody Guthrie, questa volta si occupa di un eroe di fantasia: Zorro. «Avendo io tantissimo tempo durante gli spostamenti da un concerto all’altro leggo molto e infatti tutte le mie idee partono sempre dalla lettura di libri. Ricordo che sei o sette anni fa comprai a Napoli il romanzo Zorro di Isabel Allende e mi conquistò».
IMMEDIATA l’idea di tradurlo su disco: «Ma non ero pronto e la musica non usciva. L’ho ripreso anni dopo durante la convalescenza seguita ad un intervento e dopo aver riletto il libro, fatto ricerche e visto film e telefilm la musica è arrivata di getto. Mi sono chiesto perché sono innamorato di queste figure che stanno dalla parte di chi non ha voce. La risposta che mi sono dato è che questo proviene per un verso dalla educazione cattolica di mia madre e per l’altro dalle frequentazioni successive, incontri e letture, quando crescendo l’ho abbandonata per rivolgermi a sinistra. Io invidio queste persone, o personaggi come nel caso di Zorro, perché sono figure di fronte alle quali mi chiedo come sia stato possibile che abbiano affrontato il carcere e le guerre, abbiano dato la vita e sofferto anziché starsene comodi e tranquilli. Pensa a Che Guevara o a Tina Modotti che avrebbe potuto fare solo l’attrice o la fotografa o quello che avrebbe voluto. Questa cosa mi affascina, mi emoziona e mi da la forza di inventare la musica». Ma se per i precedenti tributi si trattava di personaggi reali, per quanto dalla vita avventurosa, adesso si tratta di un personaggio totalmente romanzesco, l’archetipo dell’eroe mascherato dalla doppia identità.
«PROPRIO questo aspetto mi intrigava. Ma soprattutto il fatto che anziché lavorare su personaggi scomodi e in qualche modo nascosti come lo sono stati Tina Modotti, Malcom X e Woody Guthrie, e dunque patrimonio di pochi, Zorro invece appartiene a tutti; la mia generazione è cresciuta con i suoi telefilm pomeridiani». Il disco è impaginato, come i precedenti, con una successione di quadri sonori che tratteggiano situazioni e momenti della vicenda e i vari personaggi. Particolarmente riuscito quello che ha per protagonista il Sergente Garcia, il buono dalla parte sbagliata, geniale invenzione della indimenticabile serie Disney. Uno dei momenti di maggior impatto emotivo è il brano Algo Mal che illustra quando Diego de la Vega, rientrato in California dalla Spagna dove è stato a studiare, prende coscienza della situazione di ingiustizia della sua terra.
«QUESTO brano è diviso in due parti. Nella prima c’è la rabbia, lo sconcerto e la delusione e poi nella seconda, in cui suoniamo solo io e il basso di Danilo, comincia il pensiero e lui si chiede cosa deve fare. Per me quello è il momento in cui nasce Zorro». Il quartetto Tinissima, con Giovanni Falzone alla tromba, Danilo Gallo al basso elettrico e Zeno De Rossi alla batteria, è una macchina da suono formidabile, elastica e potente, in grado di percorrere ogni tipo di sentiero musicale come ad esempio qui le atmosfere Tex-Mex. «Ho voluto finire il disco con un ritmo da ballo perché io sono cresciuto in un Bar di paese e mi è sempre piaciuta la musica popolare sia quella folk che quella moderna, persino quella brutta, tamarra. Io le ho suonate tutte da giovane, pur frequentando il conservatorio. Cerco sempre di mettere questi elementi nella mia musica. Per me è come chiedere a coloro con cui sono cresciuto di ascoltarmi. Se facessi solo jazz, quello classico per intenderci, la mia gente non mi ascolterebbe. Io invece voglio che lo faccia, voglio che la gente con cui sono cresciuto e a cui voglio bene abbia un ponte che mi colleghi a loro».
Una edizione dello spettacolo con il fumettista, e leader dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Davide Toffolo che disegnerà dal vivo il giustiziere mascherato debutterà in anteprima a Sacile al Festival Il volo del jazz il 14 Novembre.

18/10/2020Il ManifestoFlavio Massarutto
FRANCESCO BEARZATTI . Zorro

Francesco Bearzatti et son quartet historique aime les disques conceptuels. Après Tina Modotti, Malcolm X, Monk et Woody Guthrie, le musicien du Frioul et ses compères reviennent à nos oreilles afin de rendre hommage à … Zorro ! Par les temps qui passent, on en aurait bien besoin, n’est-ce pas ? Mais là n’est pas le propos. Il s’agit simplement de constater que le Tinissima quartet, quel que soit le projet, est toujours dans l’exigence la plus haute. Avec ce Zorro, cinématographique en diable, le quartet livre sa version des faits et une biographie musicale du héros souvent débridée et prête à exploser de colère ou de joie au gré des ambiances. Avec un sens de la dramaturgie aiguë, non dénué de romantisme, Francesco Bearzatti rend à notre enfance le redresseur de tort flamboyant et les personnages iconiques qui ont fait le succès de la série. Mais au-delà d’une résurrection passagère du mythique feuilleton, le Tinissima quartet ne se prive pas d’une lecture politique s’exprimant avec force dans des improvisations férocement expressives (entre dérapages free et latinité exacerbée) où chaque musicien imprime sa marque en toute liberté (ce qui dans le cas de ce quartet relève du pléonasme). Don Diego Bearzatti et Francesco De La Vega, même combat !

15/10/2020 culturejazz.frYves Dorison