Francesco Cafiso

Angelica

Cam Jazz CAMJ 7820-2

Item: full_album_8024709782021_CD

Artists :
Aaron Parks ( Piano )
Adam Cruz ( Drums )
Ben Street ( Bass )
Francesco Cafiso ( Alto Sax )
Release date
May 19, 2009
Duration
0:53:37
Barcode
8024709782021

An album that enchants from beginning to end, and whose listeners discover a new and different Cafiso, always very concentrated on his limpid alto sax, and even more attentive than before to the musical content.


"Playing with Aaron, Ben and Adam was for me an important experience. All three of them are extraordinary musicians, out of this world. And super professional. But I was totally impressed by their openness, by their ability to be musicians at 360 degrees-- completely versatile and able to do anything." (Francesco Cafiso)


Recorded in New York on 1, 2 September 2008 at Sear Sound Studio Recording engineer James Farber


Photos by John Abbott

Reviews

Francesco Cafiso Quartet Angelica
Cosa attendersi da un nuovo cd di Francesco Cafiso? Nella fattispecie da questa registrazione newyorkese, appena pubblicata dalla meritoria, attivissima label romana?
Non passa anno, nella straordinaria carriera dell'oggi ventenne altosassofonista siciliano, talento precoce oramai ai vertici della notorietà internazionale, che non aggiunga nuovi prestigiosi risultati al suo curriculum. E non fa eccezione questo 2009, apertosi con la partecipazione, a Washington, ai festeggiamenti in onore del neopresidente Obama. E in cui è stato insignito, appena due mesi fa, del titolo di ambasciatore della musica jazz italiana del mondo. E se l'attività concertistica sembra essere, senza timori di essere smentiti, il riscontro immediato della sua statura, la dimensione più genuina e inequivocabile del suo traboccante solismo, è proprio la produzione discografica a porre qualche interrogativo. Nel senso che essa appare forse finora, nel complesso, un tantino dispersiva (anche editorialmente), lievemente incerta nel tracciare in modo propulsivo e preciso un'evoluzione stilistica e artistica. E se comunque rende ampiamente conto del sacro fuoco parkeriano, dell'impeto bop, che anima la musica di questo ex bambino prodigio, c'è chi sempre più lo attende al varco di prove più mature e meditate, più complete e complesse.
Lo è questo Angelica, album pubblicato con la sigla CAMJ 7820? La risposta è affermativa. Lo è come lo erano già le uscite discografiche di Cafiso immediatamente precedenti a questa. Sta cercando, e si sente, una dimensione da musicista completo, più collettiva e progettuale, dove agli arrangiamenti riattualizzanti di capolavori del passato si affianchino composizioni originali capaci di alzare il baricentro di un discorso più personale. Così, accanto alla riproposizione intensa della strayhorniana, splendida “A flower is a lonesome thing”, con in bella evidenza il contrabbasso di Ben Street; alla danzante, felice e naturalmente ellingtoniana title track; alla toccante, significativa rilettura di “Peace” di Horace Silver, che fa risaltare le doti solistiche del pianista Aaron Parks; alla smagliante, folgorante prova in un trio pianoless che rende omaggio a quel capolavoro che è “Why don't I” di Sonny Rollins, trovano posto composizioni originali che vanno a sperimentare, ad assaggiare, fragranze e aromi diversi. E “Scent of Sicily” è, fin dal titolo, e poi per la sua ampiezza e le sue suggestioni, quella che sembra meglio indicare - ma, sia chiaro, il sassofonista non rinnega nulla del suo modo di vivere il jazz e, in fondo, chi lo vorrebbe? - una sorta di nuovo corso cafisiano (ma anche la sempre bella, conclusiva “Winter Sky” di Nello Toscano, col sassofonista e con Giovanni Mazzarino e Dino Rubino in un altro progetto significativo da questo punto di vista, l'Island Blue Quartet).
Ma è il taglio solistico, quello in cui poi in qualche modo si sostanzia il suo approccio al jazz, a sorprendere. A sorprendere per le sue pause, per quel cercare le strade più impervie, la sintassi meno prevedibile, per il suo farsi discorso e prosa pur nella fantastica, spesso abbagliante musicalità, per la ricerca di linee architettoniche, di respiro, di arrangiamento, di interplay (e va citata anche l'ottima prova di Adam Cruz, il batterista che completa questo quartetto).
16/09/09soundcontest.comPietro Mazzone
FRANCESCO CAFISO QUARTET Angelica
… “Angelica” ha una sezione ritmica con tre celebri americani, Adam Cruz alla batteria, Aaron Parks al pianoforte e Ben Street al contrabbasso… Cafiso è assai maturato stilisticamente rispetto agli anni da bambino prodigio, trovando una via personale al sax tenore nelle forti improvvisazioni di standards e di originals.
16/10/09Buscaderoeditorial
ANGELICA Francesco Cafiso
“Angelica”, registrato in studio a New York nel settembre 2008, conferma in gran parte le impressioni tratte dalle recenti apparizioni concertistiche del contraltista siciliano, ossia che appare maturato sotto diversi aspetti. Innanzi tutto, come compositore: i suoi brani, alternati a standard di Ellington, Strayhorn, Silver e Rollins, presentano prevalentemente linee lunghe e pigre, in grado di innescare progressioni circolari, vagamente indeterminate. Si ascoltino a tale proposito "Scent of Sicily" e "Waiting for".
Appunto su questi ritmi da ballad, meditativi e intimisti, che prevalgono nell'arco del CD, Cafiso dimostra di essere entrato in possesso di un linguaggio più equilibrato e profondo rispetto a quando prediligeva i tempi mozzafiato dei brani boppistici, in cui dare sfogo al suo virtuosismo. La sua pronuncia strumentale odierna, ricca di sfumature, include inflessioni metabolizzate da varie influenze, soprattutto da Art Pepper e Jakie McLean. Certo si potrebbero scorgere scelte poco condivisibili: personalmente trovo languidamente démodé quell'ampio vibrato che inserisce in certi finali di frase, come capita per esempio nel malinconico "Peace".
I giovani partner americani (l'esperto Ben Street è il più attempato dei tre, il che è tutto dire...) concretizzano l'idea di quartetto, tradizionale ma al tempo stesso abbastanza aperta, voluta dal leader. Fra di loro emerge il pianista per il suo fraseggiare leggero, mobile, ritorto su se stesso, che può ricordare Brad Mehldau.
Cafiso, che con questo pregevole CD aggiunge un tassello alla definizione della propria personalità artistica, continua comunque ad essere apprezzabile per quello che è: un giovane pieno di talento, convinto (e per lo più convincente) esponente dell'attuale mainstream.
13/11/09italia.allaboutjazz.comLibero Farné