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Giovanni Falzone

Pianeti Affini

Cam Jazz CAMJ 7915-5

8052405142771 - Pianeti Affini - CD

Artists :
Giovanni Falzone ( Trumpet )
Filippo Vignato ( Trombone )
Fausto Beccalossi ( Accordion )
Giulio Corini ( Bass )
Alessandro Rossi ( Drums )
Release date
May 26, 2017
Duration
0:54:00

Jazz has countless possible combinations. Through Pianeti Affini (trans. “Kindred Planets”) Giovanni Falzone and CAM JAZZ tried out an unusual quintet consisting of trumpet, accordion, trombone, bass and drums and, last but not least, electronics. Throughout more than an hour of music, these six instruments just kept pulling apart and then coming together again in an endless variety of amazing expressions of sound, timbre, rhythm and harmony that are forceful or vibrant and syncopated or hallucinogenic, poignant, distressing or graceful.  All the elements in jazz must be mixed with non-stop imagination to obtain this wealth of designs:  improvisation, pressing interaction, exchanges, swing and playfulness, but also all the technical and formal exactness required to “create as they go”. On further reflection, like some breathtaking fireworks, the most stunning musical forms, even impromptu forms, only develop when precise conditions – rules – processes exist, failing which such forms would be unfeasible. Exactness enables the conveyance of the true richness of this musical genre and unveils the underlying, unexpected similarities between worlds that only appear distant.  Listening to Giovanni Falzone on trumpet, Filippo Vignato on trombone, Fausto Beccalossi on accordion, Giulio Corini on bass and Alessandro Rossi on drums makes us discover five Kindred Planets. Their similarity, so intensely sought and found in those thousand expressions of sound, timbre, rhythm and harmony, is nothing but Jazz.


Recorded in Cavalicco on 2 - 3 February 2017 at Artesuono Recording Studio
Recording engineer Stefano Amerio

Photos by Elisa Caldana

Liner notes by Giovanni Falzone

Reviews

Il fascino delle sfumature

Da tempo si parla e si scrive che il jazz italiano vive un’epoca d’oro. Però poi se si va a vedere i cartelloni dei grossi festival e i grandi quotidiani ci accorgiamo che ci sono sempre i soliti nomi. Pigrizia? Ignoranza? Forse. Tre nuove uscite indicano invece quanto ricca e variegate sia la scena jazz del Belpaese. Il trombettista siciliano Giovanni Falzone debutta con un nuovo quintetto in “Pianeti Affini” (Cam Jazz). Sulle sue doti strumentali nessun dubbio, le certificano una folgorante carriera da leader e da sideman, ma qui spicca anche come compositore e organizzatore sonoro. Infatti il primo aspetto che si evidenzia in questo bel lavoro è la scelta di affiancare a contrabbasso e batteria (Giulio Corini e Alessandro Rossi) la sua tromba, il trombone di Filippo Vignato e la fisarmonica di Fausto Beccalossi. Impasto timbrico affascinante. E poi la scrittura. L’intero lavoro è concepito come una suite ma anche i singoli brani spesso sono della micro-suite, con sviluppi e invenzioni continue. Atmosfere mercuriali, ricordi bandistici tra Palermo e New Orleans, sussulti ritmici. Sentire quello che fanno Corini e Rossi in “La danza di Venere” per credere. E poi la breve “Dimensione oscura”, sorta di interludio di psichedelia acustica. Il solo di Falzone che si distende nella conclusiva “Mari” è un capolavoro di personalità. Un gruppo eccellente nel quale ogni voce ha una sua precisa identità…

14/10/2017il manifestoFlavio Massarutto
Giovanni Falzone Quintet Pianeti affini

Der italienische Trompeter Giovanni Falzone hat uns schon mit erstaunlichen Annäherungen an die Musik von Ornette Coleman, Giacomo Puccini, Jimi Hendrix oder Led Zeppelin überrascht, ganz zu schweigen von den Annäherungen an Thelonious Monk (“Monk’n’Roll”), Malcolm X oder Woody Guthrie in Francesco Bearzattis Tinissima. “Pianeti affini” liesse sich etwa mit “verwandte Planeten” übersetzen, und das Universum Falzones ist weitläufig, besonders hier, zumal er neben dem Jazz eine zweite Leidenschaft hat: die Malerei. 2016 malte er ein Bild (im Begleitheft abgebildet), das er mit diesen Aufnahmen umsetzen wollte. Die Kompositionen sollten kein Porträt von Planeten werden, sondern die “Planeten” um den Ausdruck “Verwandtschaft” kreisen lassen. Falzone wollte “einen Parallelismus zwischen den kosmischen Beziehungen und jenen schaffen, die notwendigerweise innerhalb einer Musikgruppe entstehen, wenn sie sich an ein Projekt macht und so gleichsam einen Mikrokosmos aus Verständnis, menschlichen Beziehungen und Kreativität kreiert”. Ein ebenso ambitiöses wie echt gelungenes Unterfangen! Hier blüht die ganze Kreativität des Mailänder Trompeters als Komponist und Bandleader auf, der im glänzend aufgelegten Jungtalent Filippo Vignato an der Posaune und dem im wahrsten Sinne des Wortes harmonisierenden Akkordeonisten Fausto Beccalossi zwei starke Solisten an der Seite und in Giulio Corini und Alessandro Rossi ein aufmerksames Rhythmus-Duo im Rücken hat.

20/9/2017Jazz’n’moreRuedi Ankli
Giovanni Falzone Quintet Pianeti Affini

A l’heure de la réalité révélée des ondes gravitationnelles, la symbolique de planètes, proches ou lointaines, demeure une inépuisable source d’inspiration pour bon nombre de jazzmen, l’emblématique paradigme étant la musique de Sun Ra. Le trompettiste (et peintre) italien Giovanni Falzone décèle, quant à lui, des ressemblances inattendues entre notre monde et le cosmos. D’où l’urgence de traduire en un geste artistique, sur la toile d’abord (reproduite dans le livret), puis en musique, cette fascination qu’exercent sur lui la mécanique céleste et l’équilibre de l’univers. Cela produit “Pianeti Affini” – qu’on pourrait traduire par planètes en affinité – un ensemble, une suite de huit compositions, huit mouvements, élaborés comme autant de zones d’attraction, entre les cinq musiciens ici réunis par le trompettiste, entre les astres (Mars, le Soleil et la Lune, Vénus, la Terre) et entre les timbres (trombone, accordéon, trompette, contrebasse). Ajoutant l’électronique live comme une voix supplémentaire à ce quintette singulier, Falzone et ses comparses créent une nouvelle harmonie des sphères où gravitent et interagissent de multiples combinaisons tonales et rythmiques. L’affinité entre les planètes: du jazz tout simplement.

1/8/2017Jazz MagazineThierry P. Benizeau
Giovanni Falzone - Pianeti Affini

L'espediente astrale ci consegna un Giovanni Falzone più creativo e fascinoso che mai. Il trombettista, "perso tra i pianeti", ha realizzato un progetto originale e fortemente personale come ispirazione e genesi delle composizioni. La musica poi segna un passo in avanti rispetto ai suoi lavori precedenti, un'evoluzione non solo sonora ma anche sensoriale, che assoggetta a sé la genialata di utilizzare come strumento armonico la fisarmonica. Beccalossi naviga equilibrato ma col vento in poppa, trasformando un suono debitore verso il folk in qualcos'altro, una sorta di ibrido che contiene in sé le oscillazioni dello swing e le anarchie armoniche del free. Fa da bilanciere, non spreca note e fuori dagli assolo, ne aggiunge in copertura e chiusura con perfetto tempismo e bravura. Il quintetto suona come fosse un gruppo allargato, il suono è ampio, occupa gli spazi, pare un proseguo di alcune sperimentazioni modello third stream. Il filo conduttore è la melodia, messa però a dura prova dagli intrecci armonico-ritmici, dalle pause, dai rimandi, dai cambi improvvisi di ritmo e sonorità, quest'ultime di ampio spettro. L'uso degli effetti elettronici allarga la dimensione del suono e toglie quel po' di "snobismo" agli strumenti acustici. Il trombone di Vignato risucchia ossigeno, il timbro è diretto e avvolgente, si prende gli spazi sia in solitudine che nel gregariato partecipato del quintetto. La tromba di Falzone alterna un carattere sornione (Rosso Marte), a momenti di forte intensità e dinamismo, soprattutto quando improvvisa. Oscilla tra generi diversi con maturità e maestria consumata. Il suono è così "suo" che gli viene facile piegarlo tra gli spazi contorti che gli lascia il trombone e la fisarmonica. I suoi sono pezzi pieni di trappole, nulla è scontato. Dietro l'angolo c'è sempre una sorpresa che aspetta i suoi comprimari (Dimensione Oscura). Le sue composizioni sono tele di ragno dove districarsi e difficile ma affascinante per i risultati che si possono conseguire. Il finto tango de Il Sole E La Luna, è uno di questi. Si apre in forma di ballad, strascicata. I due amanti planetari si stuzzicano, sfiorandosi, con fare lento e felpato. Due splendidi uccelli che a un certo punto cedono ai colpi improvvisi di batteria. Sembra semplice e accattivante, ma ecco che nel pezzo seguente dei tamburi marziali spingono allo stravolgimento estatico il fragile erotismo precedente (Danza Di Venere). Il contrabbasso venoso e cardiaco di Corini domina la struttura arteriosa delle composizioni di Falzone. Il suo battito procede in parallelo con il creativo e ossessivo drumming di Alessandro Rossi. Sono due motori che picchiamo e spingono forte quando c'è da farlo; rallentano e si lanciano in assolo quando il momento lo richiede ad apertura o chiusura di un dialogo. Pianeti Affini, in capo alla costellazione Falzone, brilla come un sole, affascina e riserva tante sorprese. Consigliato!

24/7/2017jazzconvention.netFlavio Caprera
Giovanni Falzone Quintet - Pianeti Affini: a musical meditation on balance and alignment

For Giovanni Falzone, the motions of the planets serve as a useful metaphor for the way a group of improvisers can operate. The fortysomething Italian trumpeter’s compositions on Pianeti Affini (Kindred Planets) are not therefore some Holstean attempt to express the imagined character of individual planets, but rather a musical meditation on balance and alignment, orbital paths and the pull of gravity. Fausto Beccalossi’s accordion gives the music an unusual harmonic underpinning, and an unmistakable European flavour, while trombonist Filippo Vignato, bassist Giulio Corini and drummer Alessandro Rossi respond to the trumpeter’s suite of eight tunes with mainstream guts and purpose. Falzone himself adds other layers with judiciously applied live electronics.

13/7/2017 irishtimes.comCormac Larkin
Giovanni Falzone Quintet Pianeti Affini

L’architettura delle otto trace custodite in “Pianeti affini” ha preso spunto dall’omonimo quadro realizzato nel 2016 da Giovanni Falzone e stampato nella pagina centrale del booklet; oltre che trombettista, compositore e arrangiatore di vaglia, il Nostro è pure un egregio pittore, a riprova della sua trasversalità artistica (nella scorsa primavera lo abbiamo pure apprezzato al fianco di Ada Montellanico in “Abbey’s Road”). Da titolare, Falzone è stato spesso oggetto della nostra attenzione, a cominciare dall’intrigante penultima prova “Led Zeppelin Suite” con la Contemporay Orchestra, dove si dilettava a smontare pezzo a pezzo – per poi a ricomporli con connotati diversi – alcuni cavalli di battaglia della mitica band inglese capitantata da Jimmy Page e Robert Plant. Bastano poche righe delle note, stilate dallo stesso Falzone, a chiarire l’afflato cosmico del disco: “Mi ha sempre incantato l’equilibrio perfetto tra i pianeti nell’immensità dell’universo. Questo mio nuovo lavoro musicale prende forma proprio da questa grande fascinazione, che in maniera spontanea ha trovato la genesi tramite la mia grande passione, che è la pittura”. Protagonista del lavoro è un gruppo perfetto allo scopo, completato da quattro talenti del new jazz nazionale: Fausto Beccalossi (fisarmonica), Giulio Corini (contrabbasso) e gli ancora giovani ma già affermati Filippo Vignato (trombone) e Alessandro Rossi (batteria). Altalenando tra rigore formale e aleatorietà, lirismo e armonie lunari, ricerca timbrica e swing galoppante, allucinazioni e geometrie ritmicamente pulsanti, il quintetto dispensa a getto continuo improvvisazioni spettacolari, contrappunti visionari, fughe mozzafiato, fasi ora struggenti, ora cangianti. Una ricchezza di ispirazione che sfocia in una coloratissima sequenza di immagini sonore.

10/7/2017AudioReviewEnzo Pavoni
Falzone e gli spazi siderali

Pianeti Affini è l’ultimo cd Cam di Giovanni Falzone, trombettista e autore sempre più impegnato nel nuovo jazz di casa nostra (Tinissima Quartet, Ada Montellanico e molti altri). Jazzista nell’animo, Falzone ama anche il “progressive rock” anni ’70: ogni suo album si snoda attraverso un’idea narrativa forte, spesso immaginifica, in questo caso l’equilibrio cosmico. Che si traduce in un insolito connubio fra tromba, trombone e fisarmonica, sorretti da contrabbasso e batteria come a farli muovere fra ampi spazi siderali. Gli 8 brani del disco attraversano molti stati d’animo e sembrano anche voler confrontare il leader con i suoi maggiori colleghi di strumento in Italia, Enrico Rava e Paolo Fresu.

29/6/2017Corriere della SeraClaudio Sessa
Intervista a... Giovanni Falzone PIANETI AFFINI

Giovanni Falzone è sicuramente uno dei grandi innovatori nell’ambito delle Blue Notes italiane e non solo. Il suo vigore creativo, i suoi slanci emotivi e la sua riconoscibile abilità tecnica lo designano quale strumentista dotato di vertiginosa facilità ad intendere le innovazioni dei grandi maestri del jazz, in virtù di scelte originali (anzi, originalissime) che rendono conto di una cultura ampia ed eclettica, di una compostezza e di un’efficacia interpretativa chiara ed improntata a spontaneità e sensibilità figurativa.
Il suo ultimo album è “Pianeti Affini”: perché la scelta di questo titolo? Affinità diverse fra ambiti che possono (e devono) dialogare fra loro?
A questa domanda risponderò allegando le Liner Notes che ho scritto e inserito nell’album. Penso che rendano molto bene l’idea di cosa possa voler significare per me questo titolo…
Credo che “Pianeti Affini” sia l’annuncio della visione estetica del suo Jazz.. “Improvvisazione”, parola chiave delle Blue Notes, appare il fulcro del modernissimo percorso di questo album. Oltre ad un’abilità tecnica, al controllo delle armonie, alle variazioni strutturali, cos’ è veramente per lei l’improvvisazione?
L’improvvisazione, in super sintesi, per me è la capacità di creare dal nulla qualcosa senza necessariamente partire da un giro armonico o da una melodia di base…e fare in modo che ciò che si è appena creato diventi lo specchio e lo spettro della persona che crea. Esiste l’improvvisazione che si studia sui libri, ed è quella che ha al suo interno delle regole ben precise che servono perlopiù a fornire i mezzi per avvicinarsi alle conoscenze principali di linguaggio, fraseggio etc… esiste invece poi l’improvvisazione che racconta storie molto diverse… l’improvvisazione più istintiva, più viscerale! Ecco, secondo me, un buon equilibrio tra le due cose è quello che ci vuole per muoversi al meglio all’interno di questo vastissimo e affascinantissimo mondo creativo. (for the complete review see ‘MuMag’)

1/6/2017MuMagFabrizio Ciccarelli