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Enrico Pieranunzi

Play Gershwin

Cam Jazz CAMJ 7939-5

8052405143518 - Play Gershwin - CD

Artists :
Enrico Pieranunzi ( Piano )
Gabriele Mirabassi ( Clarinet )
Gabriele Pieranunzi ( Violin )
Release date
Nov 30, 2018
Duration
0:50:00

George Gershwin thought that music channelled the thoughts, hopes and inspirations of people and their time, and in doing so, created something timeless. Now, on the 90th anniversary of Gershwin’s peerless score for An American In Paris, master pianist Enrico Pieranunzi brings seven of the great American’s compositions up to date, in bold new arrangements that see Gershwin’s expansive orchestrations reduced to just three instruments. Joining Pieranunzi on Play Gershwin are his violinist brother Gabriele [Pieranunzi] and clarinettist Gabriele Mirabassi.  If the opening trill of Rhapsody In Blue is one of the defining sounds of 20th century music, here it is transformed completely, with much of the weight of the orchestra transferred to the orchestral piano of Enrico Pieranunzi, who plays four of Gershwin’s preludes as solo pieces and makes his own interpretation of an original Gershwin theme.  The young American master, who was only in his 20s when he composed most of these remarkable works, said that inspiration alone was never sufficient for great music. It also required hard work and dedication. Enrico Pieranunzi has devoted a lifetime to extending the language and emotional range of a music American in origin but now global in its reach. Genius reaches out to genius across the decades, and artisan stands shoulder to shoulder with artisan. The tools? Piano, clarinet and violin...   (Brian Morton)


Recorded in Cavalicco in February 2017 at Artesuono Recording Studio
Recording engineer Stefano Amerio

Photos by Elisa Caldana

Liner notes by Enrico Pieranunzi

Reviews

Play Gershwin Enrico Pieranunzi/Gabriele Mirabassi/Gabriele Pieranunzi

No matter how good a European jazz pianist is, U.S. writers and broadcasters tend to be biased toward Americans. But over the past two decades, there has been a groundswell of European pianists who make acclaimed recordings and come to New York City to perform in major venues with some frequency. In addition to leading many recordings, Enrico Pieranunzi, who turns 70 this month, has appeared on CDs by Jim Hall, Charlie Haden, Phil Woods and Lee Konitz, among others. His exploration of the music of George Gershwin with clarinetist Gabriele Mirabassi and violinist brother Gabriele Pieranunzi is the result of the leader challenging himself to transcribe and reimagine some of Gershwin’s best-known works, such as “An American In Paris”, the preludes and “Rhapsody In Blue”. Even though Pieranunzi had to condense works orchestrated for large ensembles or, in the case of the preludes, expand them from solo piano, he consistently finds the right balance between the three instruments, blending scored chamber jazz with judicious improvised passages. Pieranunzi’s arrangements of Gershwin’s music make it clear why his works have stood the test of time so well; these are strong melodies that aren’t in danger of sounding dated and prove readily adaptable to new interpretations and instrumentation. Both of his musical partners, like the leader himself, have deep backgrounds in both classical and jazz. While they don’t have the same name recognition, their interaction as a group is at a high level throughout the sessions. This is compelling music well worth exploring.

2/12/2019The New York City Jazz RecordKen Dryden
Enrico Pieranunzi - Play Gershwin

Pianoforte, clarinetto e violino: la musica di George Gershwin riletta tra suggestioni cameristiche e senso dell'improvvisazione jazz. La formula cameristica scelta dai tre musicisti riveste in maniera intrigante all'interpretazione presente in questo lavoro: Enrico Pieranunzi, Gabriele Mirabassi e Gabriele Pieranunzi riescono a combinare virtuosismo e aderenza alla partitura, si muovono in equilibrio tra le tante anime presenti nella scrittura del compositore statunitense e mettono a disposizione di questa musica la loro conoscenza dei meccanismi classici e l'attitudine elegante e sempre efficace nelle improvvisazioni. Tra pagine estremamente celebri - come Un Americano a Parigi e la Rapsodia In Blue - e brani meno frequentati, il trio si disimpegna con una esposizione fluida e sempre efficace, capace di esaltare le caratteristiche principali e le soluzioni stilistiche della musica di Gershwin e di fare emergere, allo stesso tempo e con uguale intensità, la firma e la personalità dell'ensemble e dei singoli protagonisti. Ed è proprio in questo modo che si realizza l'equilibrio di cui si diceva sopra: frasi e passaggi, incontri timbrici e slanci estemporanei vengono inseriti in un contesto capace di tenere conto delle scelte compositive dell'autore e delle qualità peculiari dei tre musicisti, il lavoro attento e accurato, cesellato con pazienza su ogni singolo particolare, diventa invisibile nella veste morbida e ricercata che avvolge i brani. La conoscenza profonda di entrambi i mondi sui quali si tiene in equilibrio la scrittura di Gershwin diventa una chiave utilissima nella gestione del materiale: la confidenza reciproca tra i tre interpreti, le capacità tecniche, il gusto e la grande esperienza completano il bagaglio espressivo del trio, un insieme davvero efficace e fondamentale per affrontare un'impresa simile. Una musica che respira e che rivela ancora una volta tutta la sua bellezza. Tanto nelle pagine più brevi quanto nei concerti articolati, i tre musicisti fanno risplendere tutta la freschezza di pagine che hanno alle spalle quasi un secolo di vita e una quantità impressionante di esecuzioni. La registrazione presentata da Enrico Pieranunzi, Gabriele Mirabassi e Gabriele Pieranunzi ne offre una versione di livello assoluto.

23/5/2019 jazzconvention.net Fabio Ciminiera
I nostri CD. Curiosando tra le etichette (parte 3)

La CAM JAZZ è nata come una costola della prestigiosa Cam (Creazioni Artistiche Musicali) Records, costituita tra la fine del 1959 e l’inizio del 1960. Fondata dai fratelli Campi fu una delle primissime etichette a specializzarsi nel registrare le musiche tratte dai film. Nel 2000 la nascita di CAM Jazz per una intuizione del titolare della CAM che ascoltato Giovanni Tommaso appena finito di registrare la colonna musicale di un film, con musiche da lui composte, e venuto a conoscenza che Giovanni era un jazzista gli propose l’idea di suonare in versione jazz alcuni dei temi più noti tratti dal catalogo CAM. Giovanni accolse l’idea con entusiasmo, e fu così che nacque il primo album di CAM JAZZ, “La dolce vita – Tommaso/Rava Quartet”. Quasi inutile sottolineare come questa etichetta rappresenti oggi una delle realtà più vitali e importanti, conosciuta ed apprezzata in Italia e all’estero, avendo tra l’altro acquisito due prestigiose etichette, La Black Saint e la Soul Note. Anche in questo caso vi proponiamo tre produzioni. Le prime due vedono protagonista uno degli artisti di punta dell’etichetta Enrico Pieranunzi, registrato dal vivo durante un concerto alla Bastianich Winery in splendida solitudine, e in trio con Gabriele Mirabassi e Gabriele Pieranunzi…
Così come godibile è “Play Gershwin” ovviamente incentrato sul compositore di Brooklyn. Come si diceva con Pieranunzi negli studi di registrazione di Stefano Amerio, a Cavalicco, Gabriele Mirabassi al clarinetto e Gabriele Pieranunzi al violino. Un organico, quindi, inusuale ma di eccelso spessore tecnico-artistico. Questo album meriterebbe tutta una serata di illustrazioni non solo e non tanto per la qualità della musica e la bravura degli esecutori quanto per la complessità dell’operazione che sottende il CD. Al riguardo bisogna partire da un dato: sia “An American in Paris” sia “Rhapsody in Blue” – ambedue contenute nell’album – furono scritte per larghi organici. Come ridurre queste partiture sì da farle suonare ad un trio anziché ad un’orchestra sinfonica? L’impresa era di quelle da far tremare i polsi, come confessa lo stesso Pieranunzi che per “Un Americano a Parigi” si è servito della trascrizione per pianoforte solo di William Daly e della versione per due pianoforti scritta dallo stesso Gershwin, mentre per la “Rapsodia” è stata lasciata integra quella parte solistica di pianoforte scritta nel 1924 che spesso viene tagliata e si è proceduto a ristrumentare passaggi non suonati dal pianoforte. Risultato? Eccellente sotto ogni aspetto; alle due opere sopra citate si aggiungono i preludi (scritti originariamente per solo pianoforte) che evidenziano vieppiù una intesa del tutto straordinaria che va ben al di là del fatto meramente musicale. Pieranunzi mette sul piatto ancora una volta tutto il suo mostruoso bagaglio che va dal ragtime a Bach mentre i compagni di viaggio lo seguono con una gioia ed una intensità palpabili ed avvertibili in ogni momento.

16/4/2019online-jazz.netGerlando Gatto
Enrico Pieranunzi Gabriele Mirabassi Gabriele Pieranunzi Play Gershwin

Au moment même où sort son très beau duo avec le contrebassiste Thomas Fonnesbaeck (voir la chronique dans ce numéro), le pianiste italien, jamais avare de nouveaux enregistrements, publie également cet album d’un genre bien différent. On sait Pieranunzi très amateur de musique dite classique (en témoignent son album sur Scarlatti et son grand intérêt pour Fauré et Debussy), et ce n’est pas une surprise de le voir à la tête d’un trio typé “musique de chambre” avec deux musiciens issus du monde du classique. Son frère Gabriele est un violoniste réputé et Gabriele Mirabassi (frère du pianiste Giovanni) est un clarinettiste très actif dans le monde de la musique contemporaine. La majeure partie de l’album est constituée des deux œuvres les plus connues de Gershwin (An American In Paris et Rhapsody In Blue) transcrites avec autant de goût que d’esprit par Enrico pour trois instruments, et les quatre préludes du compositeur américain ainsi que la variation sur un de ses thèmes sont de véritables petits bijoux à découvrir. Je ne sais s’il s’agit là de jazz mais cette relecture de Gershwin par trois musiciens de ce niveau est enchanteresse.

7/2/2019Jazz MagazinePhilippe Vincent
Enrico Pieranunzi Play Gershwin

Enrico Pieranunzi est de ces musiciens qui n’aiment rien tant que franchir les frontières. Pas seulement celle qui sépare son pays natal de la France, mais avant tout, beaucoup plus poétiques, celles qui constituent des points de passage entre les musiques. Entre toutes musiques, serait-on tenté de dire. Sa formation, tant classique que jazz, est pour lui le symbole d’une ouverture que le pianiste romain a su faire valoir depuis le milieu des années 70, tout au long d’une bonne centaine de disques en tant que leader ou sideman et de prestigieuses collaborations (Chet Baker, Charlie Haden, Phil Woods, Paul Motian, Lee Konitz, …). Au point que Pieranunzi est devenu l’un des personnages-clés de l’histoire récente du jazz, en Europe et ailleurs. Au cours des dernières années, Scarlatti, Bach, Haendel ou Debussy ont figuré à son tableau de chasse, ainsi qu’en témoignent différents albums dont le dernier, paru en 2018, a pour titre Monsieur Claude. Et voici venir le tour d’un géant de la musique américaine du XXe siècle, George Gershwin, dont on a récemment fêté les 90 ans de l’une des compositions les plus emblématiques, « An American In Paris ». On ne boudera pas son plaisir, tant les premières notes de celle-ci emportent l’adhésion. La formule sonore du disque, sobrement intitulé Play Gershwin, est inédite autant que réduite à celle d’un trio singulier, comme une évidence a posteriori : piano, clarinette, violon. Elle a nécessité un gros travail d’arrangement, soit par contraction de la masse orchestrale pour une interprétation à trois instruments, soit pour inventer une circulation de la parole entre ces derniers quand la composition n’en prévoyait qu’un seul, et peut-être aussi pas mal de doutes face à l’ampleur de la tâche à accomplir. Pas de quoi effaroucher le pianiste, toutefois. Afin de la mener à bien, Enrico Pieranunzi a eu recours à deux Gabriele, frères de. Mirabassi pour la clarinette et Pieranunzi pour le violon. Une histoire de famille, ou presque. Ajoutez une version tout aussi enchantée de « Rhapsody In Blue » et trois préludes (ces derniers étant au départ composés pour piano seul), et vous obtenez un disque léger et tendre comme savait l’être la musique de l’Américain, sans jamais céder à la moindre facilité et sans que soit par ailleurs dénaturée son œuvre du fait de la transformation instrumentale. Le piano d’Enrico Pieranunzi virevolte comme aurait dansé Gene Kelly, il a en tête le souvenir du ragtime tout autant que celui de Bach ; les échanges avec le violon et la clarinette sont exposés à la lumière d’une joie d’être en musique qui s’avère contagieuse. Il n’en faudrait guère plus pour qu’on se prenne à rêver d’un monde enfin libéré de ses démons. Ce Gershwin-là coule de source et Play Gershwin est une belle façon de signifier son caractère intemporel.

13/1/2019citizenjazz.comDenis Desassis
Jazz sous le sapin#1… piano à fond !

Le lyrisme et la créativité du pianiste romain Enrico Pieranunzi font de lui un des grands maîtres européens du piano. Nourri de jazz et de musique classique européenne, le pianiste a joué avec les plus grands noms du jazz et possède une discographie impressionnante, plus de 70 albums sous son propre nom. Il a par ailleurs composé plus de 300 pièces dont certaines sont devenues des standards. Chaque année voit la sortie de plusieurs de ses albums que l’on découvre toujours avec un égal plaisir car il sait se renouveler tout en restant lui-même. Sorti le 30 novembre 2018, l’opus « Play Gershwin » (Cam Jazz/Pias) réunit le pianiste Enrico Pieranunzi, son frère le violoniste Gabriele Pieranunzi et le clarinettiste Gabriele Mirabassi. Le trio interprète la musique de Gershwin comme il est peu souvent donné de l’entendre. L’écriture symphonique de la célèbre Rhapsody in Blue et du non moins connu An American in Paris est transposée et arrangée par le pianiste pour le trio. Ces trois prodigieux musiciens privilégient plus leur sensibilité que leur virtuosité et restituent l’esprit de la musique du maître de Broadway. Le piano élégant et délicat d’Enrico Pieranunzi fait résonner quatre des préludes de Gershwin d’une musicalité vibrante. La composition du pianiste Variazioni su un tema di Gershwin permet de goûter aux improvisations subtiles des trois transalpins. On tombe sous le charme de ce trio chambriste qui s’approprie sans la trahir la musique de Monsieur Gershwin.

14/12/2018latins-de-jazz.comNicole Videmann
Les beaux cadeaux du Maestro - “Play Gershwin”

“Play Gershwin” rassemble Enrico Pieranunzi au piano, son frère Gabriele Pieranunzi au violon et Gabriele Mirabassi à la clarinette. Ce n’est pas un disque de jazz mais de la musique de chambre, la réduction pour trois instruments des deux plus célèbres pages symphoniques du compositeur (An American in Paris et Rhapsody in Blue), ces trois mêmes instruments se voyant confier un nouvel arrangement de quatre de ses Préludes pour piano. An American in Paris date de 1928 et c’est la première œuvre que George Gershwin a lui-même orchestrée. Pour la jouer en trio, Enrico Pieranunzi s’est appuyé sur une transcription pour piano de William Daly (Gershwin lui dédia en 1926 ses Préludes pour piano) et sur la version pour deux pianos que le compositeur nous a laissée. L’ajout de quelques mesures et d’une brève cadence peu avant la coda sont les seuls changements notables apportés à cette partition réorchestrée. Écrite en 1924, la Rhapsody in Blue fut plus difficile à transposer. Comment réduire la masse orchestrale à trois instruments sans dénaturer l’œuvre de Gershwin ? Le Maestro choisit de conserver les nombreuses parties de piano existantes et d’en ajouter d’autres, le piano restant plus que jamais l’instrument principal de cette œuvre pour piano et orchestre, les parties jouées par ce dernier se voyant habilement réparties entre le violon et la clarinette. Composé par Enrico Pieranunzi et permettant aux trois musiciens d’improviser, sa Variazioni su un tema di Gershwin complète avec bonheur ces transpositions musicales que Gershwin n’aurait pas désavouées.

10/12/2018blogdechoc.frPierre de Chocqueuse
Le V de la victoire - Play Gershwin - CHOC

Quelques souvenirs du front… qui relèveront le moral, tout comme le magicien de Broadway, jamais aussi bien servi.
Les interprétations de Gershwin sont innombrables; elles sont aussi assez souvent décevantes à cause de leur pompiérisme orchestral ou de leur mauvais goût. Le trio formé par le brillant pianiste Enrico Pieranunzi, son frère Gabriele, violoniste aussi brillant, et l’agile clarinettiste Gabriele Mirabassi évite avec grâce ces écueils en choisissant l’interprétation chambriste. Un American à Paris et la Rhapsody in Blue y acquièrent une fraîcheur et une juvénilité primesautière dont on ne les croyait plus susceptibles. Quatre préludes et une variation complètent le programme, dont chaque moment soigneusement arrangé témoigne d’une musicalité chantante et d’une délicatesse de traitement qui font de cet album l’un des meilleurs, si non le meilleur, que l’on ait jamais consacré à la musique du magicien de Broadway.

1/12/2018ClassicaJean-Pierre Jackson