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Mauro Ottolini

Sousaphonix

Cam Jazz CAMJ 7821-2

Item: full_album_8024709782120_CD

Artists :
Dan Kinzelman ( Tenor Sax, Clarinet )
Daniele D'Agaro ( Clarinet, Tenor Sax )
Danilo Gallo ( Electric And Acoustic Bass )
Enrico Terragnoli ( Electric Guitar, Banjo, Podophone )
Fulvio Sigurtà ( Trumpet, Flugelhorn )
Giorgio Pacorig ( Piano, Fender Rhodes, Live Electronics )
Mauro "Otto" Ottolini ( Trombone, Sousaphone, Bass Trumpet, Slide Trumpet )
Sousaphonix ( Band )
Vincenzo "Titti" Castrini ( Accordion )
Vincenzo Vasi ( Theremin, Electronics, Vox, Toys )
Zeno De Rossi ( Drums, Percussion )
Release date
May 26, 2009
Duration
0:62:01

Music with a fiery, forceful character; eclectic and energizing, with hues of blues and tinges of reggae...

"Mauro Ottolini is a multi-instrumentalist and his music -- rising from the brass he blows into -- is multi-stylist. The use of a variable trombone and its mutes, the flashing slide trumpet and the full-bodied, but agile saxophone inspires Ottolini to create pieces that express his complex personality, the result of a personal history of sound that includes classical, operatic, popular, jazz and Afro-American music". (Luigi Onori)


Recorded and mixed in Cavalicco (Udine) on 14, 15 January 2009 at Artesuono Recording Studio Recording & mixing engineer Stefano Amerio


Photos by Luca D'Agostino

Reviews

MAURO OTTOLINI - SOUSAPHONIX
Il giovane talento di Bussolengo sforna un album delizioso e ricco di umori attorniandosi di nove validissimi musicisti pescati tra nomi noti e meno noti del panorama italiano. Riuscitissima la scelta delle composizioni altrui, attingendo a booklet sia storici sia più recenti, e completata con un pugno di brani originali che reggono benissimo il confronto. Musica che attinge a più fonti e che riesce a miscelare le diverse ispirazioni con gusto, qualità e arrangiamenti spettacolari. La componente più strettamente jazzistica si amalgama alla perfezione con afflati bandistici e popolari, ed i solisti colorano con splendide performances i diversi pezzi. Un risultato complessivo così solido e spettacolare che premia un gruppo che fonda la propria modernità basata sulla perfetta conoscenza della tradizione. Si passa quindi dal funk aggressivo, intelligente e divertito (Little Slide Funk, Jamaica Tomboy) alle ambientazioni deliziosamente retrò (New Orleans), senza dimenticare quella perla rilucente di bellezza scritta da Lester Bowie e dedicata a Mingus (Charlie M). La chitarra elettrica dalle note lunghe e strappate (Enrico Terragnoli) lascia spazio alla malinconica poesia della fisarmonica (Titti Castrini), i fiati imperversano (Flavio Sigurtà, Daniele D'Agaro, Dan Kinzelmann), Gallo e De Rossi si confermano sezione ritmica folgorante, e perfino uno strumento elettronico particolare come il theremin (Vincenzo Vasi) si incasella naturalmente negli arrangiamenti di Ottolini. Colonna sonora delle mie vacanze, l'album è a mio parere il migliore italiano di questa prima metà del 2009. Lester Bowie dal paradiso dei jazzisti non può che strizzare l'occhio a questa meravigliosa brass band che con garbo e intelligenza riprende i fasti e le vestigia della indimenticabile Brass Fantasy .
22/07/09Mondo Jazzpierrde
Sousaphonix - Mauro Ottolini
Tromboni, sassofoni e trombe che strillano come nella più chiassosa orchestra di New Orleans. Chitarre elettriche e liquidi Fender Rhodes che mischiano le carte e spostano la prospettiva da un punto di vista rhythm'n'blues, quando non si divertono a spintonare apertamente verso il rock. Aggiungete pure una sezione ritmica gonfia di funk e indolenze nere, fin dalle parti del dub. Non abbiamo finito. Perché di lato si infila il theremin, questo theremin che dona al panorama un che di goffamente spettrale.
Chi riesce a far stare tutti questi stili, influenze, citazioni e derivazioni in un'unica scatola? Mauro Ottolini, il "Signore degli Ottoni," col suo progetto Sousaphonix. Nel booklet del CD scelgono di farsi immortalare tutti e dieci stipati all'interno dell'angolo cucina di un camper, mentre in copertina un basso tuba spunta dal retro di una Fiat 500. Le due immagini suonano come una vera dichiarazione d'intenti quando il polistrumentista veronese e i suoi passano da una scattante "Little Slide Funk," firmata dallo stesso Ottolini (e che esplode a mo' di rutilante prologo anticipando tutto ciò che si ascolterà nell'ora seguente), al jazz sperimentale di "Charlie M." dell'Art Ensemble of Chicago o, ancora, virando poi verso una pigra "Tina" di Duke Ellington.
Con l'anima divisa fra melodie cantabilissime e asperità proprie di chi ama sperimentare fino alle estreme conseguenze, in Sousaphonix - più che di arrangiamenti - possiamo parlare di lunghi dialoghi fra strumenti che magicamente danno vita a un unico corpus musicale coeso e spettacolare. Un impianto sonoro dove il suono antico della fisarmonica sembra da sempre abituato a coesistere con l'elettronica, dove la balalaika si accomoda senza troppi rossori accanto alle distorsioni di chitarra elettrica. Un disco "folle," nella migliore delle sue accezioni, e che probabilmente piacerà - proprio per l'estremo nomadismo sonoro - a Vinicio Capossela, il quale non casualmente ha voluto Ottolini nella band del suo circense Solo Show dello scorso inverno.
Un album selvaggiamente bandistico nell'approccio (forse è proprio il radicamento alla tradizione musicale popolare a rendere così solido il progetto e così distinguibile il marchio di fabbrica di Ottolini) ma del tutto inclassificabile se tentiamo di incasellarlo entro un genere preciso. Il blues suona sanguigno e sporco come un blues deve suonare, le pulsioni giamaicane sono gigantesche, riverberate e precise, così come i rimandi alla grande tradizione delle big band, qua e là, risultano cristallini. A fare la differenza è la capacità di amalgamare i colori creando un "tutto" originale e lontano dalla semplice somma delle parti.
07/05/09italia.allaboutjazz.comLuca Muchetti
Mauro Ottolini Sousaphonix
Questo disco è la consacrazione di Mauro Ottolini come una delle personalità più rilevanti del nuovo jazz italiano. Lo è non solo per le indubbie qualità strumentali ma per le sue qualità di leader. Perché la forza della musica qui contenuta non sta tanto nell’energia e in un repertorio molteplice e ricco di riferimenti, ma nel modo con il quale Ottolini ha saputo mettere assieme tra le migliori voci dell’avant-jazz italiano. Sono proprio le fortissime personalità qui presenti che forgiano una musica travolgente e seducente. Gli ancoraggi al jazz sono solidi: il blues, il jazz “eterno” di Duke Ellington, le polifonie New Orleans. Tutto mescolato in salsa elettroacustica con echi di balere, tinte di exotica, derive dark da cartone animato horror-fiabesco (“Extra Time”). Tutti in gran forma i musicisti a cominciare da Daniele D’Agaro e Vincenzo Vasi, il cui theremin ha, in molti episodi, un ruolo decisivo.
17/09/09JazzitFlavio Massarutto
Sousaphonix
Un ensemble di dieci strumentisti, pescati qua e là, tra giovani e di media età, per il debutto discografico per CamJazz dell’interessante trombonista Mauro Ottolini. Ci sono chitarre, sassofoni, trombe, theremin, fisarmonica, Fender Rhodes, contrabbasso e batteria, che dialogano in modo serrato per tutto lo scorrere dei sessanta minuti e passa di musica. C’è, soprattutto, la cura nel creare situazioni sonore che permettano a tutti gli invitati al pranzo di Ottolini di essere prima o poi protagonisti anche solo per un momento, ma sempre al servizio della musica d’insieme che rappresenta il vero obiettivo del trombonista. Un disco multiforme e sfaccettato, ricco di stili e riferimenti, ovviamente il centro della bussola è fissato su coordinate molto prossime alla musica bandistica, però affiorano qua e là echi e rimandi alla musica classica e operistica, popolare, jazz ed afroamericana. In realtà però spunta un gran tiro funk e una complessità di arrangiamenti sulla scia di Frank Zappa. “Sousaphonix” rappresenta un bel po’ il prisma sonoro di Ottolini: passato dalle orchestre ai piccoli ensemble, a persino far da spalla a Vinicio Capossela. Molto belle le uscite sonore di Fulvio Sigurtà alla tromba e quelle di clarinetto e tenore del sempre grande Daniele D’Agaro, nonché del più giovane Dan Kinzelman. Unica pecca: ci si aspettava qualche composizione originale in più.

Commento tecnico:
qualità musicale: 7
qualità tecnica: 8
12/11/09SuonoFederico Scoppio
MAURO OTTOLINI Sousaphonix
Ottolini suona in una decina di gruppi, tra cui Slide Family, Doc Trio ed Eight Funk: questi Sousaphonix si rifanno in parte alla memorabile Brass Fantasy bowiana e quindi recuperano un’espressività vigorosa, uno sbracamento da festa di paese e una contagiosa energia legata all’estemporaneità; però anche un senso dell’architettura finita, una riflessione graffiante e un’acre ironia.
Trapela la voglia di disordine dei musicisti (ma non della sezione ritmica, perfettamente regolata pur nella sua varietà) che, non riuscendo ad abbattere la solida struttura portante, la nascondono avviluppandola in splendidi ghirigori. Con arrangiamenti meticolosi lo straripante Ottolini affronta stili musicali diversi, dal New Orleans al reggae, da Ellington ad, appunto, Bowie, sviluppando una propria cifra stilistica originale e avvincente.
10/12/09Musica JazzAldo Gianolio