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Giovanni Guidi

The House Behind This One

Cam Jazz CAMJ 7811-2

Item: full_album_8024709781123_CD

Artists :
Dan Kinzelman ( Tenor Sax, Clarinet )
Giovanni Guidi ( Piano )
João Lobo ( Drums )
Stefano Senni ( Bass )
Release date
Jul 8, 2008
Duration
0:52:27
Barcode
8024709781123

Around the corner from The House Behind This One you will find a musical universe galvanized by exceptional energy and remarkable dynamic. A striking album delivered by a first-class ensemble of travel mates.


Following his debut on the CAM JAZZ Presents label, on this second release you should closely listen to and discover how Giovanni Guidi is able to translate into music his own emotions in the most natural of ways. The capacity to be fully in tune with each of his partners is another winning card in "The House Behind This One"...


Recorded in Ludwigsburg on 18,19 February 2008 at Bauer Studios Recording & mixing engineer Johannes Wohlleben Tracks # 1, 9: Recorded in Balanzano (Perugia) on 23 April 2008 at Entropya Studios Recording & mixing engineer Roberto Lioli


Photos by Roberto Cifarelli

Reviews

The House Behind This One GIOVANNI GUIDI QUARTET
Circa un anno fa fummo prodighi di lodi per il disco d’esordio di un giovanissimo pianista di Spoleto che, alla testa di un quartetto formato da poco più che ventenni, impressionava per la maturità di un jazz che andava dritto verso l’essenza della musica afro-americana. Giovanni Guidi ha intanto compiuto notevolissimi progressi, suonando sempre più dal vivo con quello che è ormai il suo gruppo stabile, ossia l’americano Dan Kinzelman al sassofono tenore, il portoghese Joäo Lobo alla batteria e il nuovo arrivato Stefano Senni al contrabbasso. Guidi ha sempre vissuto con il jazz al suo fianco, il padre è un noto impresario internazionale e ha concesso al figlio di respirare sia da piccolissimo l’atmosfera magica di questa musica. Ma il talento del pianista, assolutamente fuori dall’ordinario, lo ha portato in tempi davvero molto rapidi a maturare uno stile e una lucidità espressiva che di solito si acquisiscono dopo anni e anni di attività. Perché il jazz del quartetto di Giovanni Guidi non è affatto un’esposizione di maniera dei grandi fondamentali, è un qualcosa di molto originale e avanti.
”The House Behind This One” non è solo un disco di conferme. Il punto di riferimento che Guidi sembra aver preso forse inconsciamente a modello è il Keith Jarrett di certe incisioni in quartetto dei Settanta. Un sound caldo, sicuro, con richiami sudamericani evidenti, la formidabile rielaborazione di “Quizas, Quizas, Quizas”, e un colore sonoro che passa attraverso momenti diversi come l’omaggio ad Ornette Coleman, “Peace Warriors”, e quello al dj britannico Nathan Fake, di cui il quartetto suona con vigore e convinzione “You Are Here”. Anche il mondo del rock non lascia indifferente Guidi e a questo proposito si ascolti “Frankie Bear”, ricolma di suoni contemporanei e attuali. Ma il brano che veramente rappresenta come meglio non si potrebbe l’evoluzione artistica del Nostro è la title track: su una ritmica galleggiante, magica e apparentemente “disinteressata”, il pianoforte di Guidi disegna frasi essenziali e decisive che tengono tutto il climax del pezzo sempre su livelli altissimi ma non aspri. E quando arriva il sassofono liquido e sognante di Kinzelman, allora la magia si compie ai massimi livelli. Lo ripetiamo, la grandezza di quest’album è data dall’essere stato scritto, arrangiato e suonato da quattro musicisti che insieme superano di poco i cent’anni e quindi, inevitabilmente, hanno grandissimi margini di progresso. Riteniamo assurdo che un pianista di questo calibro non venga notato anche all’estero. Uno dei migliori album di jazz da noi ascoltati negli ultimi anni.

La Cam jazz ci ha abituato sin dal suo sorgere alla cura certosina del prodotto anche da parte dell’aspetto tecnico. Registrato in full digital in uno dei migliori in uno dei migliori studi del mondo, l’album è ineccepibile anche per quanto riguarda la resa sonora. Gli strumenti riempiono perfettamente lo spettro sonoro in modo caldo e naturale. Applausi.

Commento tecnico:
qualità musicale: 9
qualità tecnica: 9,5
01/09/08AudioreviewMarco Crisostomi
Giovani talenti crescono
Il giovane pianista umbro, scoperto da Enrico Rava durante i seminari di Siena Jazz e effettivo della Cosmic Band di Petrella, conferma qui tutto il suo valore di strumentista, band leader e compositore, già sancito dalla vittoria nel Top Jazz 2007 riservato ai nuovi talenti. Due i salti sulla sedia: la crimsoniana “Frankie Bear” dedicata a Francesco Bearzatti, il cocker dei sassofonisti, e l’intrigante “You Are Here” del dj londinese Nathan Fake, dal curioso incedere alla Sigur Ròs: un brano che può rappresentare una svolta nella vicenda artistica di Guidi. Colpisce anche la title track, intima ballata dalle gustose armonie memori di Tom Waits, ed è interessante la riproposizione dell’ornettiana “Peace Warriors”, già ripresa da John Zorn. All’altezza i compagni: il sassofonista americano Dan Kinzelman, dal timbro accorato ed energico, il solido contrabbassista Stefano Senni e il batterista João Lobo. Nel complesso un lavoro piacevole, forse fin troppo orecchiabile ed equilibrato, che rischia di crogiolarsi troppo in atmosfere coltraniane alla “Crescent” o jarrettiane alla “Belonging”. Ma, data l’età, c’è tutto il tempo per costruire un ricco percorso artistico.
02/09/08Il giornale della musicaMarco Maiocco
Giovanni Guidi, 23 anni un solista già maturo
Più maturo e variegato dell'album di esordio “Indian Summer”, che pure lo scorso anno l'ha fatto eleggere nuovo talento italiano dalla rivista Musica Jazz, questo “The House Behind This One” illumina le qualità del 23enne pianista umbro Giovanni Guidi non solo come strumentista limpido ed essenziale ma anche come coordinatore sonoro di un quartetto nel quale cambia solo il contrabbassista Stefano Senni; riconfermati alla batteria il portoghese João Lobo e al sax tenore l'americano Dan Kinzelman, le cui uscite solistiche più avventurose sono particolarmente efficaci. Guidi fa anche un cauto uso dell'elettronica che attualizza la sonorità del gruppo senza cadere nel convenzionale. Ma la riuscita del disco sta nell'equilibrio con cui tante strade del jazz contemporaneo si uniscono in una narrazione efficace e sentita.
14/09/08Corriere della SeraClaudio Sessa
Giovanni Guidi Quartet The House Behind This One
Se “Indian Summer”, uscito l’anno scorso sempre per la Cam, era l’indizio di un talento decisamente originale, “The House Behind This One” dimostra che Giovanni Guidi ha saputo coltivare e approfondire le sue doti, scegliendosi con cura i modelli, ma soprattutto mettendo a fuoco la propria personalità. Il disco copre uno spazio stilistico molto ampio: dal piano solo si apertura, sospeso tra armonie impressioniste e libere aggregazioni atonali, alle rocciose ritmiche rockeggianti di “Frankie Bear” (un omaggio a Francesco Bearzatti: quando si parla di modelli scelti bene…); dalla melodia quasi metheniana della “titletrack” a “Quizas quizas quizas” trasformato in una sospesa ballad; passando per una rilettura di Ornette Coleman che tira fuori il lato ballabile e dionisiaco della sua musica, per un astratto rhythm’n’blues (Bubbles); fino ad arrivare al brano di chiusura, “You Are Here”, arricchito dall’uso dell’elettronica. Insomma, stiamo parlando di un lavoro che dimostra in Guidi una maturità ben superiore ai suoi ventitré anni: non si tratta solo di padronanza tecnica, ma anche di acutezza di pensiero, apertura sperimentale, piglio da leader. Buona parte del merito va anche agli altri tre musicisti: la ritmica precisa e dialogica di Senni e Lobo e il sax di Kinzelman, capace di unire visceralità e lucidità espressiva. Il quartetto è affiatato e reattivo, capace di spaziare tra gli stili mantenendo una cifra espressiva sempre riconoscibile. Un gruppo che attendiamo con fiducia alla prossime prove.
12/09/08JazzitSergio Pasquandrea
GIOVANNI GUIDI - THE HOUSE BEHIND THIS ONE - 4 stars
Il primo album di Guidi aveva suscitato l'interesse e l'ammirazione di critica e appassionati. Anch'io nel recensirlo ne parlavo con stupore e curiosità. Un musicista cosi' giovane in grado di esprimere una maturità già definita e un bagaglio tecnico cospicuo è un avvenimento di notevole importanza nell'ambito del jazz italiano. Il pianista umbro vanta una preparazione accademica che gli conferisce un background raffinato e colto, senza contare il profondo amore e la conoscenza dei grandi protagonisti del jazz, Miles e Ornette in particolare . Il nuovo album vede all'opera tre quarti della precedente formazione, con l'ingresso di Stefano Senni al contrabbasso in sostituzione di Francesco Ponticelli. Complessivamente un passo avanti rispetto a Indian Summer: una compattezza ed un affiatamento maggiore, un pugno di belle composizioni ed una sagace scelta di temi noti, spaziando da Coleman alla musica latino-americana per finire all'elettronica. Kinzelmann si conferma sassofonista molto interessante, lucido e viscerale, cosi' come la sezione ritmica, incalzante ed elastica. Guidi mi impressiona ancora di più per il tocco raffinato, il gusto e la sensibilità espressiva e la varietà compositiva. Forse nell'album sono affastellate anche troppe piste da sviluppare, con il rischio di non mettere a fuoco una direzione precisa. Ma forse, avere tanta carne al fuoco, è sinonimo di ricchezza ispirativa e gusto nell'attingere a ciascuna fonte per costruire e completare la propria tavolozza. Il tempo dirà quali strade Giovanni e i suoi sceglieranno di approfondire. Per ora limitiamoci a gustare questo album prelibato: l'atmosfera sospesa di Qizas, quizas, quizas, il rockeggiante Franckie Bear, il grappolo di note maliconico e dolcissimo che introduce You are here ed infine The House Behind This One, il brano struggente e miracolosamente equilibrato che da il titolo all'album e che forse è ripreso da una poesia di Raymond Carver dallo stesso nome. Track listing, formazione e informazioni, e la possibilità di brvi ascolti cliccando il sito Cam Jazz .
23/09/08http://blog.libero.it/MondoJazzRedazione
Giovanni Guidi Quartet: The House Behind This One (CamJazz) - 4 stars
If there seems to be something of an obsession with Italian jazz at the moment, it’s not intentional; it’s dependent upon what I am sent for review. Guidi is a pianist from Umbria who leads a lively band including an American saxophonist and a Portuguese drummer. After a solid bit of solo piano to start, track two comes on like a Bad Plus workout, with a dark, squalling tenor solo from Dan Kinzelman. The band can do gentle, as they show on the title track, and a while later they move from a Guidi’s Peace Treaty to Ornette Coleman’s Peace Warriors. Fresh sounding.
03/11/08http://thejazzbreakfast.wordpress.comRedazione
The house behind this one
Se si vuole suonare il piano con successo, oggi, si devono avere i muscoli, oppure si deve paradossalmente provenire dal passato proponendo cose nuove, magari si deve anche far sorridere, si deve saper suonare di tutto un po' e se si è anche bellocci o, semplicemente estrosi con aria genialoide, diventa tutto più facile...

Giovanni Guidi è un ragazzo come tanti che si potrebbe confondere in una metropolitana tra migliaia di suoi simili, ma nella sua anima cova un'interiorità molto sensibile, attenta al particolare. Nel suo secondo album fa "poco casino", non "parla" molto ma...si fa ascoltare, coadiuvato da una ritmica eccellente composta da Stefano Senni al contrabbasso e Joao Lobo alla batteria e supportato dal corroborante sax di Dan Kinzelman.

Primo brano, prima dedica. Forse al Walter nazionale, mancato presidente del consiglio? Walter's mistake è suonato in piano solo, con momenti ostinati ora armonici, ora ritmici.

Secondo brano, seconda (inaspettata) dedica. Come non ritrovare sin dai primi "urli" del sax il suono oramai unico di Francesco Bearzatti? E' solo dopo un'attenta lettura del titolo che scopriamo con sorpresa che una nota inizialmente non del tutto positiva (non è mai un plus ricordare così schiettamente il suono di un altro musicista) diventa invece addirittura da rimarcare. Frankie Bear è infatti proprio Francesco Bearzatti, e a lui è dedicato questo brano dove si colgono forza e ribellione. E' come avvertire un senso di spavalderia mista a voglia di cambiamento di quel che si vede, di quel che si vive, una denuncia. Nonostante la marcata sonorità, nell'andamento armonico vi sono però momenti che evocano addirittura malinconia. Davvero notevole il sax di Dan Kinzelman.

La quiete dopo la tempesta è The house behind this one. La dolcezza che si poggia sulla semplicità di un tema esile ma talmente efficace nello svilupparsi man mano che vi si gira intorno. Un po' d'America ma anche un po' di paesaggi appartenenti – oramai - a qualsiasi parte del mondo. Si può immaginare il freddo Nord Europa, come il silenzio Africano o magari un angolo meraviglioso e nascosto della terra umbra natìa. Una dinamica gestita con molta sapienza che garantisce la netta distinzione degli interventi di tutti gli strumenti.

Quizas, quizas, quizas è come un lamento corale, pacato, enunciato da tutti gli strumenti i quali si spartiscono l'essenza delle frasi del tema poggiandosi sul frullo della batteria di Joao Lobo.

Si contrappone ai Guerrieri della Pace di Coleman il tentativo di "rinuncia alla guerra" di Giovanni Guidi che cerca di vedere le asperità della civiltà di oggi da un punto di vista di speranza auspicabile ma, comunque, non per questo meno doloroso. Ed è questa sensazione di dolore che emerge dall'insieme sonoro di Peace Treaty che poi si immerge nel corroborante Peace Warriors di Coleman nel quale, come uno sghignazzo, tutti gli strumenti sembrano porre in evidenza la falsità che molti protagonisti mettono in atto al momento di dover parlare, trattare, di Pace.

Blues, secco, corposo, accelerazioni e cambi dinamici continui che offrono spunti per piacevoli e virtuose improvvisazioni. Con Bubbles si passa da una iniziale "canonicità" ad un graduale allargamento del legame che tiene unito il quartetto arrivando infine a ricomporsi per rientrare, nel finale, nelle battute "ordinarie" del prologo.

In Johnny Staccato e Indian Summer, title track del precedente album, riemerge quello che può considerarsi lo stile principale del quartetto di Giovanni Guidi. I quattro musicisti si muovono in modo totalmente autonomo ma assolutamente complementari rievocando un jazz un po' nordeuropeo, asciutto, terso, nel quale si pone grande attenzione non solo alla nota nell'istante in cui la si suona ma piuttosto al tempo in cui essa sa rimanere viva, attiva, all'interno dello s
24/11/08www.Jazzitalia.netMarco Losavio
Giovanni Guidi Quartet - The house behind this one
Een van de ontdekkingen van Enrico Rava, deze jonge pianist, die relatief kort na elkaar twee cd’s uitbracht op het Italiaanse Camjazz label. De pas drieëntwintigjarige Guidi klinkt op beide platen al behoorlijk volwassen, maar is ook nog duidelijk zoekende. Met zijn kwartet speelt hij levendige, melodieuze jazz die dikwijls doet denken aan muziek voor komische films. In andere nummers verkent hij echter het repertoire van Ornette Coleman en weer andere stukken verraden een pop-invloed zoals “Begatto Kitchen” dat in de verte aan Björk doet denken.
Een aantal langgerekte repeterende patronen herinnert bovendien aan minimal music. Krijgt hij al die invloeden en stijlen bij elkaar? Nee, op zijn minst niet helemaal en dat lijkt ook niet de opzet te zijn.
24/12/08jazzenzo.nlMischa Andriessen
The House Behind This One
Ne avevamo già parlato bene (profeticamente? sì, ma ci voleva poco) al debutto, sempre con la CAM, ed eccoci a confermare senza dubbi le doti e le ulteriori grandi potenzialità di questo musicista, ulteriormente convinti da un gruppo a supporto che davvero funzione bene, nonostante il cambio al contrabbasso con Stefano Senni. Cominciamo proprio dal gruppo, perché Dan Kinzelman al sax è già ben più di una promessa e, per certi versi come il leader del quartetto, ha nel suo stile, che è già molto più che in costruzione, un’ottima ed efficace elaborazione della storia almeno recente del jazz, personale e compiuta. La sezione ritmica, completata da João Lobo alla batteria, ha forma e sostanza degne di un gruppo che suona assieme da molto più tempo e composto da gente molto meno giovane, e come per il primo lavoro c’è contemporaneamente rispetto verso il passato, rigore esecutivo ed una voglia di osare qualcosa che va anche oltre quanto già ascoltato, con l’ulteriore vantaggio che a cercare di scavalcare i confini di solito si appare, specie agli inizi, un po’ (o un po’ tanto) sbruffoni, mentre qui l’intento mostra personalità e un certo carisma, a livello di leadership e collettivo. Le influenze “post” che emergono almeno in un paio di brani raccontano eloquemente della collaborazione tra Guidi ed un altro talento ormai decisamente consacrato come Gianluca Putrella, ma è anche nelle ballad che il piano dice la sua con grande pulizia e raffinatezza. Sorprendentemente notevole, ancora. Magari non c’era tanto bisogno del brano finale, scollegato e un po’ troppo “sparato” nella voglia di contaminare, ma sono dettagli.

Commento tecnico:
qualità musicale: 8
qualità tecnica: 7,5
13/01/09SuonoPier Luigi Zanzi
GIOVANNI GUIDI QUARTET The House Behind This One
Non è più una promessa dell'affollata scena jazzistica giovanile italiana, il pianista umbro Giovanni Guidi, come sancito lo scorso anno da un referendum, ma una voce strumentale importante che, velocemente e voracemente, sta mettendo in luce una poetica spiccata. Quella di una generazione che guarda con intelligenza ben oltre i ristretti confini “di genere”. Guidi ama il tocco gentile e luminoso, ma la sua è musica increspata di mille inquietudini, di molte derive: il brano che intitola il cd potrebbe essere uscito dalla penna di Charlie Haden o di Tom Waits, “Frankie Bear” ha la potenza deragliante di certi capitoli art rock. Il jazz nella terra di nessuno e di tutti. Eccellenti i compagni di suono, a partire dal sassofonista Dan Kinzelman, ruvido o dolcissimo, a secondo dei contesti.
09/01/09Alias - Il Manifestog.fe.
Giovanni Guidi Quartet THE HOUSE BEHIND THIS ONE
La última propuesta de Giovanni Guidi rezuma juventud por los cuatro costados, algunas buenas ideas y una buena interpretación, si bien Guidi parece estar buscando todavía un camino en el que acomodarse y volcar su innegable talento. El tema de arranque -un piano solo- promete dosis de fuerza, personalidad y aplomo que se echan en falta en el resto del trabajo. En algunos de sus enfoques todavía pesa el lastre de certa rebeldía juvenil (temas 2 y 10) y en otros momentos se apunta a jugar en el mismo equipo de Tord Gustavsen por un medido minimalismo y por la reinvención del lenguaje melódico popular. (El tema que da titulo al cd resucita el sabor folk de Metheny y Haden a dúo). En directo –he tenido la oportunidad de verle como parte de la sección rítmica de Enrico Rava-, Guidi sorprende gratamente por su originalidad y desparpajo, valores que, a mi modesto entender, no ha sabido encauzar correctamente a la hora de componer.
18/02/09Cuadernos de JazzO. L. Mourelle
Ci Guidi il suono in punta di jazz
Col jazz e coi jazzisti di solito, o per lo meno troppo spesso, si finisce con ragionare su chi è più bravo, chi ha più groove, più tecnica, sa fare più note, sa armonizzare meglio. Anche in alter musiche accade, ma da queste parti si rasenta il vizio, la tentazione dell’istrionismo, dell’acrobata che si fa gioco dei tripli salti mortali e si aspetta l’ovazione. E’ un’eredità ingombrante che spesso ha spinto tanto jazz, e troppo ancora ne spinge, verso l’“horror vacui”, verso lo strafare e la gigioneria virtuosistica. Per questo colpisce e piace così tanto questo album di Giovanni Guidi, 24 anni, pianista, assistito da te impeccabili partners su cui spicca il magnifico sax-camaleonte di Dan Kinzelman, l’unico autorizzato a “esagerare”, ma solo nei momenti giusti. Piace perché qui si fanno poche note, la materia è rarefatta, come incantata, (e infatti incanta), guidata da un gusto e da una sensibilità ammirevoli. Il primo brano a dire il vero ha un che di pretenzioso e certo quel titolo (“Walter’s Mistake”, ossia “L’errore di Walter”) cela qualche allusione maliziosa. Ma nell’insieme le dieci tracce dell’album suggeriscono un fare musica “per via di levare”, un paesaggio quieto, intimista persino, che solo a tratti si imbizzarrisce.
UNA “O” MUSICALE
La track title fa innamorare per la sua semplicità; una specie di “O” di Giotto musicale, che distilla il senso di questo album proiettato in un immaginario che esce di molto dai confini del jazz nostrano. Qualcuno vi ha colto echi di jazz nordico o di Ecm sound, ma l’affinità forse più sottile – non so quanto esplicita – è con certi toni elegiaci di Wayne Horvitz o di Robin Holcomb e alla loro indimenticabile New York Composer Orchestra. Qui il jazz non è più un genere, ma una forma mentis capace di parlare tutte le lingue. E’ così che la celebre “Quizas Quizas” di Osvaldo Farres può trasformarsi in musica da camera pura e semplice.
15/03/09L’UnitàGiordano Montecchi
GIOVANNI GUIDI “The House Behind This One”
Nell’ouverture in solitudine Guidi fa i conti con il Novecento storico, prima di affrontare, assieme a tutto il gruppo, il XXI secolo; ritmi pressanti, che dallo stampo rock iniziale si fanno poi più creativi e convulsi, per via di progressive ed elusive deformazioni. Sopra di essi Kinzelman si muove con un lirismo viscerale eppure caratterizzato da un timbro lacerato, da un attacco che pare tagliare la nota a mezzo con un rasoio a lama libera, un fraseggio dolente. Nei brani più lirici, come “The House Behind This One” e “Quizás quizás quizás”, i tempi sono spazi aperti fatti di colori percussivi individuati con sapienza ma il senso del ritmo non viene mai meno e le vicende dolenti e crepuscolari esposte da Guidi e Kinzelman vi si adagiano sopra con un senso incantatorio dell’affabulazione.
I due, che hanno di recente esordito nella serie dedicata dalla Cam ai giovani emergenti, sono stati velocemente promossi tra gli “adulti” dell’etichetta: cosa che gli era dovuta, giudicando da questo disco. Ma non va trascurato l’apporto di Lobo e Senni, che trasformano il quartetto in una formazione musicale a tutto tondo, ben oltre la formula del solista più ritmica.
10/12/08Musica JazzCecchini
Giovanni Guidi Quartet: The House Behind This One
E’ una casa calda ed accogliente quella edificata da Giovanni Guidi e dal solido trio di musicisti/manovali che lo hanno assistito nell’impresa. The House Behind This One, questo il titolo del suo/loro secondo lavoro, è un luogo magico, in cui poter dare libero sfogo alle proprie passioni, in cui far convivere molteplici e poliedriche idee di jazz, accostando composizioni più classicheggianti ad alt(r)e forme di sperimentazioni, più o meno ardite, più o meno riuscite.
Occorrono circa cinquanta minuti per visitarne tutti gli interni, anche meno per rendersi conto dell’assoluta bellezza dei suoi dettagli, per lasciarsi coinvolgere dall’energia che, trasversalmente, pervade le dieci tracce/stanze.
Aprendo e/o chiudendo a piacimento le porte che ne delimitano lo spazio, è possibile così perdersi tra l’inquietudine di Walter’s Mistake e la quiete della title track, tra la liquida linearità della cover di Quizas, Quizas, Quizas e la spigolosità di Frankie Bear. Smarriti e sballottati dalle note dell’affiatatissimo quartetto (oltre al titolare del progetto, segnaliamo un grandissimo Dan Kinzelman ai fiati, Stefano Senni al basso e João Lobo alla batteria), alla fine del percorso ci si ritrova, stanchi ma felici, al cospetto della segnaletica You Are Here, splendida chiusura dall’ampio respiro orchestrale ed epico, sebbene tagliata da acidi squarci di tromba.
Vincitore lo scorso anno del referendum indetto dal prestigioso Musica Jazz come “Best italian jazz talent”, il giovane, anzi giovanissimo, Giovanni Guidi “…è sicuramente uno dei pianisti più interessanti e originali della scena italiana…”, per dirla con le parole di Enrico Rava. E se lo dice lui, c’è sicuramente da crederci.
14/11/08Rock ShockIvan Masciovecchio
Giovanni Guidi Quartet The House Behind This One
L’elogio della purezza sonora, della bellezza e della rarefazione armonica, un susseguirsi di atmosfere minimali e nord-europee che rimandano, senza mai emulare, a quelle sonorità che hanno caratterizzato la gloriosa ECM.
Giovanni Guidi, giovane e talentuoso pianista umbro, alla testa di un quartetto perfetto, ha creato tutto questo.
Ci regala dieci tracce di grande spessore musicale, in cui mai si lascia catturare dal virtuosismo sterile e fine a se stesso; è un lavoro introspettivo, il suo, in cui la singola nota pesa quanto un macigno!
Tutto è dosato, infonde serenità e quasi mai inquietudine, e il fluttuare delle melodie non trova ostacoli in alcun brano, persino in Frankie Bear, il brano in cui si respira aria di certo "art rock" e nel quale la potenza del sassofono di Dan Kinzelman viene fuori esuberante, esaltando i toni aspri di un brano che "urla".
Il tocco di Giovanni è raffinato, il suo fraseggio e i suoi interventi mai importuni; il suo intimismo lo salva da certi entusiasmi che avrebbero preso la mano in "scorribande" tecniche e armoniche.
L’estrema cura del suono e le atmosfere intimiste contraddistinguono la title track, The house behind this one, un brano sognante che disegna paesaggi quieti e grandi spazi aperti.
Sopraffina la versione della celebre Quizas quizas quizas di Osvaldo Farres, dal tono cameristico, trattata, in certi momenti, quasi come un corale bachiano! E che dire di You are here un tema semplice che cattura subito la fantasia dell’ascoltatore e che presto esplode in un boato di suoni che si chiude in lontananza con il rullante di Joao Lobo.
The house behind this one è un album che si lascia ascoltare tutto d’un fiato...
Un album che esalta la semplicità, la freschezza melodica e la ricerca di atmosfere intense, dolci e a volte ruvide al contempo.
18/05/09jazzconvention.netDino Plasmati