Mattia Cigalini

Beyond

Cam Jazz CAMJ 7862-5

Item: full_album_8052405141002_CD

Artists :
Stefano Bagnoli ( Drums )
Mattia Cigalini ( Alto & Soprano Sax )
Bebo Ferra ( Electric And Acoustic Guitar )
Riccardo Fioravanti ( Electric Bass )
Release date
Apr 23, 2013
Duration
0:55:56

Is it jazz? Is it rock? Is it pop? It’s hard to find an answer. It is most definitely a work that furthers the capacity of jazz to encompass and reinterpret all languages of music. In any case, the title tells a lot. “Beyond” means “farther”, and Mattia Cigalini and his band (Bebo Ferra on guitar, Riccardo Fioravanti on bass and Stefano Bagnoli on drums) truly push themselves far and manage to find a surprising point of touchdown between jazz and pop-rock of the last 10 years. The young saxophonist, barely twenty-three years old, conveys the music he grew up with in his own way, so it is no wonder that he has chosen to test himself against pop stars like Katy Perry, Rihanna, Shakira, Jennifer Lopez and Lady Gaga. That’s right, because these are the “standards” with which Cigalini measures himself, finding a new interpretation for catchy tunes of the caliber, “Waka Waka” and “Bad Romance”.


The first impact of “Beyond” is surprising: a rhythm of rock and distorted guitar initiate “Nobody Never Like Us”, one of the three pieces written by the leader for this work. The second track, “On the Floor”, led by Bebo Ferra in a hard-rock version, even presents a passage of the “Lambada”, a trendy dance from the early ‘90s.


Between the dream-like atmosphere, with a sprinkling of electronics, and sound experiments (sometimes bringing King Crimson from the ‘80s to mind), Cigalini tells us his idea of jazz. Although the original melodies of the songs are still clearly recognizable, the quartet launches itself into purely jazz improvisations, decisively modern, with extended, almost psychedelic rhythms here, and pressing, clearly rock rhythms there.


“Beyond” is the third CD by the young saxophonist as a band leader and who has already been mentioned in specialized magazines as the new Wunderkind of this instrument; he has also received awards for his talent in various parts of Italy and the world. A musician worth following.


Recorded in November 2012 at Raffinerie Musicali Recording engineer Fabrizio Barbareschi


Cover photo by Andrea Boccalini

Reviews

Mattia Cigalini Beyond

Quali sono gli "standard" per un giovane musicista di ventiquattro anni (anzi, ventitré alla data dell'incisione di questo cd)? È possibile che siano ancora "Donna Lee" o "Scrapple From The Apple"? Forse sì, a patto di non suonarli esattamente come faceva Parker settant'anni fa. Oppure si può fare una scelta "apparentemente" nuova, e suonare i brani pop di oggi (apparentemente, perché pescare dal repertorio della musica di consumo è una cosa che il jazz ha sempre fatto, sino a Davis con Michael Jackson, per fare solo un esempio). Ma Cigalini va oltre: mette le mani – senza alcuna prevenzione – nella musica disco più commerciale (Jennifer Lopez, Shakira, Rihanna, Katy Perry, The Black Eyed Peas, Lady Gaga) e ne estrae alcuni degli hit di questi ultimi anni, ai quali affianca tre sue composizioni, per confezionare un cd che sorprende sin dalle prime note.
La costruzione dei brani prevede spesso ritmiche rock, ed è un gioco al quale Ferra, Fioravanti e Bagnoli si prestano con entusiasmo, mentre lo spazio solistico è dominato dall'esuberanza del leader, alla costante ricerca di un fraseggio e un suono personali. Un ascolto a come viene scomposta "Waka Waka" dopo l'esposizione del tema, con il rincorrersi di sax e chitarra, sino a una progressiva smaterializzazione del suono mediante l'elettronica e alla ricomparsa rielaborata della struttura ritmico-tematica, dà piena misura del lavoro compiuto da Cigalini e compagni. E quasi in ogni brano è percepibile un accurato lavoro architettonico sugli spazi sonori, come avviene per esempio in "The Time".
A conferma della validità del progetto e delle idee che contiene, la riproposizione dal vivo dei medesimi brani con diversa formazione (trio) risulta parimenti efficace. Diavolo di un musicista.

9/12/2013jazzitalia.netVincenzo Fugaldi
Mattia Cigalini, oltre il pop

Musicisti (tra i 20 e i 40 anni) si confrontano con il linguaggio, consolidato per quanto plastico e poroso, del jazz. L’altista e sopranista Mattia Cigalini (24 anni) in Beyond (CAM JAZZ) da una parte rilegge la pop music (da Shakira a Lady Gaga) dall’altra si propone come compositore: ritmica rock, strutture semplici, linguaggio strumentale ricco di distorsioni e forzature, espressionista. Post punk jazz?

16/11/2013Alias - Il ManifestoGuido Festinese
Mattia Cigalini BEYOND

Il disco propone tre brani originali composti da Cigalini e un insieme di riletture di celebri canzoni del pop contemporaneo legate a Rihanna, Shakira, Jennifer Lopez, Katy Perry, Lady Gaga e Black Eyed Peas. Obiettivo dichiarato del progetto è infatti quello di combinare il mondo sonoro delle discoteche e dei night club con quello del jazz, termine considerato nell’accezione più creativa del termine. Il sound richiama i mondi del soul jazz alla Cannonball Adderley, riveduto e aggiornato considerando le tendenze contemporanee: il piglio aggressivo e distorto di On The Floor, il ritmo saltellante e divertente di Waka Waka This Time For Africa (che si trasforma in un brano free), le atmosfere elettroniche di We Found Love, e così via. Ottima la scelta dei musicisti, con Bebo Ferra valido deuteragonista e la ritmica di Fioravanti e Bagnoli abile a calarsi in un ambiente allo stesso tempo jazz e pop.

26/9/2013JazzitEugenio Mirti
Un sax nella casa dell’easy pop

Una metamorfosi che lascia, essenzialmente, un dubbio: mi piace e non mi piace? Domanda paradossale, lo so - sbilanciarsi è il punto di partenza fondamentale in una critica... -, ma il punto è che «Beyond», nuovo disco del saxofonista Mattia Cigalini (in alto in uno scatto di Roberto Cifarelli), spiazza a tal punto che non bastano un paio di ascolti per trovare una chiave di lettura.
Partiamo da un presupposto: il suo «Res Nova», pubblicato quando aveva poco più di vent’anni, aveva impressionato l’intera comunità jazzistica. Il fraseggio sciolto, la matrice coltraniana così solida e profonda, lo sviluppo concettuale dei suoi brani. Si capiva, insomma, di avere di fronte un improvvisatore a 24 carati. Probabilmente è per questo - ma non è detto sia un approccio corretto - che ci si attendeva un disco nel solco di quello precedente. Invece, approdato alla Cam Jazz, Cigalini ha ribaltato la propria band - il cd è suonato da Bebo Ferra alla chitarra, Riccardo Fioravanti al basso elettrico e Stefano Bagnoli alla batteria -, andando a pescare brani dal repertorio di Jennifer Lopez, Shakira, Rihanna, Katy Perry. Sorprendente, vero? Ma il punto sta nel suono, nello stile: l’attacco è quasi pop, con «Nobody never like us» che si pone come un’esplorazione dei confini tra i generi, con il sax che «spezza» l’ancia nelle frasi più drammatiche, sostenuto dal basso elettrico». Il dado, oramai, è tratto: «On the floor» - firmata da J.Lo. - è un inno rock il cui riff ricalca quello di «Blue Bossa», ma con meno grazia e più vigore.
Superato questo «uno-due» destinato, magari, a stendere i puristi delle note blu, Cigalini piazza l’intrigante «Beyond», simil ballad (più alla Simple Minds che alla Lester Young) introdotta da un elegante giro di basso che poi confluisce in uno strano reggae. Dopo il piccolo passo falso di «Waka Waka» (con tutto il rispetto, nemmeno Charlie Parker potrebbe risollevare una melodia così lineare, per non dire banale), con «We found love» i giochi si fanno più arditi, tra stridii del sax soprano e dialoghi tra i solisti. Forse è qui la prima svolta del cd, perché si entra finalmente in sintonia con l’universo cui Cigalini anela con la propria musica. Un sound che se ne frega delle convenzioni e in «All-Seeing Eye», titolo di Shorteriana memoria, si permette di enunciare il tema quasi si trattasse di un brano dei Muse, divagando poi sugli umori dell’improvvisazione. A questo punto, onestamente, il disco prende alla gola e ti trascina nei vicoli malfamati di una murder ballad con «Bad Romance» di Lady Gaga o evoca le lisergiche fughe di Jerry Garcia con «The Time» dei Black Eyed Peas, con ancora una volta il basso di Fioravanti a rubare la scena.
Suonato in modo impeccabile e «caliente», «Beyond» apre un mondo di riflessioni. Non girerà certo invano sul vostro lettore cd, ma ci vorrà un po’ per capire se dirgli di sì. Io, a dirla tutta, non l’ho ancora capito. E continuo ad ascoltarlo. Un motivo... ci sarà pure.

9/8/2013giornaledibrescia.itRosario Rampulla
MATTIA CIGALINI QUARTET “Beyond”

Il giovanissimo e brillante sassofonista Mattia Cigalini approda alla prestigiosa label italiana CAM JAZZ con una travolgente e coraggiosa produzione dal titolo “Beyond”. Il lavoro, che si articola in nove tracce per una durata di circa sessanta minuti, annovera la presenza di quattro assoluti talenti del nostro panorama jazzistico, freneticamente e collettivamente impegnati in una sequenza di strutture provenienti in maggior parte dal mondo musicale pop-rock. Il band leader, affiancato dalle luminescenti schegge timbriche della chitarra di Bebo Ferra, dal dinamico groove del basso elettrico di Riccardo Fioravanti e il variegato sostegno ritmico di Stefano Bagnoli alla batteria, offre una rivisitazione a 360 gradi di alcune famose “hit” che lo vedono impegnato sia con il contralto, che con il soprano. Con entrambi Cigalini tratteggia, distorce e dissacra il tutto, offrendo una personale concezione di un jazz che, partendo dalle più svariate forme linguistiche, trova il suo essere nel portare alla luce la propria liberta espressiva. L’album si apre con una composizione del sassofonista emiliano che, in “Nobody Nevery Like Us”, connota il percorso del lavoro con una marcata caratterizzazione pop dalle sfumature squisitamente crossover. A seguire, fra le altre si distinguono la versione free-jazz dai contorni psichedelici del tormentone del 2010 “Waka Waka This Time For Africa” di Shakira, la scarna e solare melodia su ritmica afro-caraibica di “We Found Love” di Rihanna, l’ammaliante e onirica atmosfera di “Firework” di Katy Terry e le conclusive setosità estetiche di “Bad Romance” della più amata fra le regine della pop-dance Lady Gaga. In conclusione, sebbene il risultato finale dell’idea progettuale non faccia gridare al miracolo, “Beyond” rappresenta l’irrefrenabile voglia del giovane sassofonista di produrre emozioni in musica, attraverso una ricerca di nuove forme estetiche per una musica che non ammette barriere o schemi precostituiti.
La registrazione di questo dinamico lavoro, effettuata presso le “Raffinerie Musicali” a Lacchiarella (MI) e Mixato presso gli Studi di Registrazione “Artesuono” di Cavalicco (UD), mostra una rilevante brillantezza sonica che viene ben supportata da una fascinosa ricostruzione scenica tanto ampia, quanto prospettica.

12/7/2013Fedeltà del Suono - La Bacchetta MagicaFrancesco Peluso
Jazz’n’Roll & New Standards

…Sarà per i vent'anni in meno (e oltre), fatto sta che Mattia Cigalini, in Beyond (ancora Cam Jazz), ha eretto al rango di "nuovi standard" pezzi di Shakira, Jennifer Lopez, Lady Gaga, Rihanna ecc., intercalati, qui, a temi suoi (sei a tre). L'aveva detto esplicitamente, l'anno scorso a Bergamo Jazz, dove il progetto aveva avuto il suo vernissage, capace di destare una certa impressione. Era all'opera, allora, un trio con Riccardo Fioravanti e Stefano Bagnoli, quindi senza la chitarra di Bebo Ferra, presente invece nel disco. Che - siamo onesti - non tiene del tutto fede alle aspettative che il live sembrava giustificare: quell'energia allo stato brado, qui, si trasforma spesso in semplice sovraesposizione. E comunque tutto appare troppo inscatolato, intenzionale.
Il peso della chitarra si avverte, così come il fatto che Cigalini privilegi fin troppo massicciamente il sax alto (suo primo strumento, per carità, ma al soprano è più fluido, "baciato" da una cantabilità più limpida, senza il groove non di rado esacerbato che imprime sul "fratello" maggiore in mi bemolle). Un disco non senza momenti di pregio, ma che come detto non convince più di tanto. Piacerà ai ragazzi, magari. E sarebbe già un bel risultato.

11/7/2013italia.allaboutjazz.comAlberto Bazzurro
Mattia Cigalini Beyond

Si apre con la sua Nobody Like Us il terzo album da leader di Mattia Cigalini, in questo episodio a capo di un quartetto di assoluto livello tecnico ed espressivo, completato da Bebo Ferra, Stefano Bagnoli e Riccardo Fioravanti. La scaletta di Beyond si compone di tre originali e la rilettura di alcuni brani dell'area pop, presi e ricostruiti con estrema fantasia dai repertori di, tra gli altri, Katy Perry, Rihanna e Lady Gaga. Materiale inedito per chi frequenta gli studi di registrazione jazzistici, ma che Cigalini è riuscito a far suo con grande determinazione e coraggio, tipico di chi non ha problemi a esporre in pubblico le proprie emozioni, e di chi ha la grande capacità di leggere in maniera originale il proprio presente. Ottimo è il contributo espresso da Bebo Ferra, elemento fondamentale per far pendere l'ago della bilancia stilistica verso atteggiamenti più aggressivi, come in On the Floor. Di grande utilità il supporto ritmico di Fioravanti e Bagnoli, capaci di flettere - a seconda degli scenari - da accompagnamenti ordinati a momenti di grande spinta. Cigalini inanella melodie cantabili e coinvolgenti, come quelle di Bad Romance, e trova nella title-track (tema nato in corrispondenza dell'estremo saluto dato alla madre) un momento di rara intensità espressiva.

11/6/2013SuonoRoberto Paviglianiti
Lady Gaga, Rihanna, Shakira e il sax di Mattia Cigalini

Beyond mette insieme la reinterpretazione di brani pop contemporanei portati al successo da Shakira, Jennifer Lopez, Rihanna, Black Eyed Peas, Katy Perry e Lady Gaga, alle composizioni originali di Mattia Cigalini.
La giovane star del sassofono, assieme a Bebo Ferra (chitarra), Riccardo Fioravanti (basso) e Stefano Bagnoli (batteria), affronta i brani con l'estro dell'ispirazione jazzistica contemporanea senza tradire gli accordi e le tonalità originali. Il risultato è molto rock, molto pop, molto jazz, molto...
Qual è il filo conduttore di Beyond?
Tra le cover e i brani originali da me scritti il filo d'Arianna è la sonorità.
Come l'hai trovata?
Devo tanto ai musicisti che mi accompagnano: Bebo Ferra alla chitarra, Riccardo Fioravanti al basso elettrico, Stefano Bagnoli alla batteria. Siamo riusciti insieme, nel bene e nel male, a creare qualcosa di personale e questo mi rende felice. Una cosa rara. Non sono mai contento di niente di quello che faccio, registro o suono dal vivo, mi fa sempre tutto schifo. In questo caso, però, c'è riconoscibilità.
Quanto vi hanno aiutato le cover di Shakira, Jennifer Lopez, Rihanna, Black Eyed Peas, Katy Perry e Lady Gaga?
Le cover sono state il substrato di partenza per trovare questo suono d'insieme e una sonorità riconoscibile. Solo in un secondo momento si è pensato di fare confluire anche della musica nuova con una sonorità coerente al rock e al pop.
Come è stato possibile pubblicare un'opera di ispirazione pop-rock con una casa discografica prestigiosa come la CAM JAZZ?
Il jazz è un'idea che aleggia permanente nel disco anche se commercialmente non lo chiamerei disco jazz.
C'è pure Waka waka!
Waka waka in effetti non ha nessuna anima jazz. L'abbiamo trovata noi. La tendenza dei jazzisti quando affrontano l'arrangiamento di un brano pop è quella di complicare le cose e aggiungere gli accordi più strani. Noi abbiamo scelto un'altra strada e preso le tonalità e gli accordi originali. Waka Waka, per esempio è basata tutta su quattro accordi.
Abbiamo scelto... Parli al plurale.
Dal punto di vista umano e concettuale questo non è il classico quartetto jazz nato per morire dopo la registrazione. È una vera band e c'è una grande intesa umana che ci ha già portato in giro per l'Europa e il mondo.
Che reazione c'è stata?
Sorprendente. Conoscendo la mentalità un po' conservatrice dell'ambiente jazz ero cosciente di presentarmi con un prodotto atipico e fuori dagli schemi. Mi aspettavo una reazione molto brusca da parte della critica specializzata. Pensavo di essere cazziato da tutti. Invece è qualcosa che ha riscosso interesse e ha fruttato lodi anche dalla critica.
E il pubblico?
Si ha un tipo di risposta sempre molto diversa, mi è capitato a Verona al teatro Romano di fronte a 4000 persone che nel mezzo di un brano il pubblico si è messo a cantare. Una cosa che in un concerto pop rock è normale ma non capita in un concerto jazz e mi ha lasciato di stucco.
L'idea è di continuare su questa strada?
Seguo lo spirito del momento e magari in futuro farò qualcosa di completamente diverso.

17/5/2013gqitalia.itFrancesco Menichella