Jorma Kalevi Louhivuori, Antti Kujanpää

Little Blue

Cam Jazz CAMJ 7853-5

Item: full_album_8052405140722_CD

Artists :
Jorma Kalevi Louhivuori ( Trumpet )
Antti Kujanpää ( Piano )
Release date
Sep 4, 2012
Duration
0:48:50
Barcode
8052405140722

Born as an offshoot of their successful “Big Blue” album, also released on CAM JAZZ, Jorma Kalevi Louhivuori and Antti Kujanpää—respectively on trumpet and piano—return with a unique record. Nothing is taken for granted here; references to Northern European tradition are plentiful and well recognizable, but in the two musicians’ signature styles lie a willingness to go beyond the limits of their predecessors. It is right here, in the melodic sense and the lyricism of their music, that this “Little Blue” finds its uniqueness. Boundless silences that give weight to each and every note, sounds that reach the stomach of the listener, dialogues for two voices that carry you to desolate lands. Despite their young ages, these two Finnish musicians show they’re capable of facing the difficult test of the trumpet-piano duo with the maturity of experienced artists. They clearly know what they want from their music, and what’s most important, they know how to say it. A lot is being said about this group today, in Italy as well, and they’re enjoying great success in Northern Europe.


Recorded and mixed in Ludwigsburg on 16, 17 April 2012 at Bauer Studios Recording & mixing engineer Johannes Wohlleben


Photos by Andrea Boccalini


Liner notes by Federico Scoppio

Reviews

Little Blue Jorma Kalevi Louhivuori - Antii Kujanpää

Nella presentazione del booklet, Federico Scoppio esordisce con una definizione perlomeno - ma apparentemente - inattuale: "Ascoltarli è una sublime tortura. Quei silenzi, quelle pause, creano un oceano di distanza ma servono a impreziosire i momenti di dialogo tra i due. Che puntualmente arrivano, essenziali, a volte volutamente illogici".
Basterebbe un esordio di questo genere a stigmatizzare il carattere sorprendente, come in effetti è, di questo duo finlandese, nato da una costola del quartetto folk-jazz "Big Blue," ed ulteriore manifestazione di quella "Scandinavian connection" balzata all'attenzione internazionale dall'epoca gloriosa di Jarrett, Garbarek, Danielsson e Christensen e, in particolare, il magistero di Kenny Wheeler (omaggiato con la sua "Opening").
Anche qui l'imbarazzo definitorio può essere oltrepassato da una considerazione dall'angolo visuale leggermente più ampio: parlare di jazz scandinavo, come di quello italiano o, per dire, olandese, ha senso nel momento in cui uno voglia arrestare con un gesto perentorio, ed evidentemente arbitrario, la perenne rotazione dell'ellissoide chiamato "Terra" dai suoi stessi abitanti. Certamente Louhivuori (tromba) e Kujanpää (piano) non è pensabile vogliano rinunciare al loro dato anagrafico basilare, ma sulla biografia artistica, come in quella personale, contano invece le varie contaminazioni, incontri e dispersioni che concorrono, in presenza o in assenza, a determinare una fisionomia artistica, la sola che non necessiti di passaporti o visti d'ingresso.
Ad eccezione di "Opening," le altre composizioni sono firmate collegialmente da i due musicisti ("Our Song") o singolarmente dal trombettista ("Northern Light," "I Hear You," "Little Blue") e dal pianista (“Mercury”, "Better Times Ahead," "Blue").
Sebbene il sintagma "sublime tortura" non sia immediatamente e pienamente ascrivibile, tuttavia, può essere interpretato, almeno secondo una prospettiva assolutamente soggettiva, a quell'effetto di scavo centellinato così tipico di certa poesia minimalista e che apparentemente pare abbia rinunciato ad una sintassi compiuta per concentrarsi invece sulla grammatica dei suoni che compongono ogni singola parola. La dimensione sonora, cioè, prevale su quella espressiva: se si può parlare di fonemi come di pure cellule di suono, è evidente che l'organizzazione dei suoni in discorso sia il passo ulteriore che qui è previsto ma non è esplicitamente compiuto.
Ciò rende realmente prezioso il momento in cui, secondo Federico Scoppio, ci troviamo testimoni di un dialogo. La melodicità viene centellinata piuttosto che assorbita nell'orizzonte della cantabilità: ma in questo compitare sapiente, l'ingrediente della pausa è da ascoltare come il significante nascosto della composizione. Esercizio "sublime" senz'altro, ed altrettanto certamente tormentoso, ma nel senso in cui lo possono essere vertici e precipizi di uno scenario primordiale, al netto dell'estetica come addomesticamento dell'ignoto sentito come tale.
Era, ed è, capacità rabdomantica ed esclusiva dei veri osservatori cogliere in un sasso un potenziale Himalaya, o in un granello di sabbia uno sconfinato deserto: rovesciando il cannocchiale, si mettono in reale contatto le diverse immensità che costituiscono il mondo in cui viviamo. E non è affatto detto che anche ai musicisti questo non sia possibile.
CamJazz si conferma, anche questa volta, come una delle etichette più interessanti del nostro Paese, con oltre dieci anni di intensa attività e più di 90 titoli fin qui inseriti in un catalogo importante sia per i grandi nomi presenti che per la sagacia del fiuto nella ricerca e proposta di nuovi talenti.

22/5/2013italia.allaboutjazz.comFrancesco Giardinazzo
Little Blue

La coppia di talenti finlandesi, sostenuta e proposta in questa nuova produzione della prestigiosa label romana CAM JAZZ, si avvale delle setosità timbriche della tromba di Jorma Kalevi Louhivuori e delle rarefatte architetture armoniche del pianoforte di Antti Kujanpää. Entrambi già componenti di una formazione più allargata, quale il quartetto scandinavo “Big Blue”, si ritrovano in un ravvicinato dialogo a due voci, che dà il “la” a otto eleganti performances dalla connotazione tanto cameristica quanto coinvolgente. I contorni propriamente minimalistici della musica riconducibile all’area geografica nord-europea si manifestano in questo interessante disco del duo Louhivuori & Kujanpää, attraverso un susseguirsi di oniriche ambientazioni, in cui l’interplay fra i due protagonisti della scena sonora risulta denso di momenti dall’irrefrenabile espressività che si avvicendano ad altri dal tratto estremamente morbido e delicato. In tal senso, pause e silenzi fra scrittura e improvvisazione rivelano un distillato di note che, pur marcando la propria distanza dal lessico di matrice americana, ne lasciano scorgere alcune linee armoniche velatamente rivolte a quel jazz. Pertanto, dalla soffusa ambientazione d’apertura di “Our Song” (in cui Antti Kujanpää introduce il brano all’accordion e Jorma Kalevi Louhivuori tratteggia il suo dipanarsi con la sua tromba dal suono volutamente dilatato) fino alla camaleontica struttura di chiusura “Little Blue”, si respira un’atmosfera tanto rarefatta, quanto ben delineata nei suoi tratti formali. Fra le altre sei strutture incluse nel disco, si segnalano l’intimistica atmosfera di “Mercury”, la tensione ritmico-melodica di “Better Times Ahead” e il dolce andamento di “I Hear You” a conferma di un lavoro ricolmo di quel peculiare lessico dei due talenti finlandesi, in cui si afferma il gusto del bello in un percorso che lascia intravedere una convincente maturità artistica di Jorma Kalevi Louhivuori e Antti Kujanpää.
La registrazione e il missaggio di questo disco, avvenuti il 16 e 17 aprile 2012 a Ludwigsburg presso i Bauer Studios ad opera dell’ingegnere Johannes Wohlleben, risulta assolutamente di buon livello, sia per la sua corretta e fascinosa riproduzione timbrica che per la sua ampia e coerente ricostruzione della scena sonora.

10/1/2013Fedeltà Del Suono – La Bacchetta MagicaFrancesco Peluso
Jorma Kalevi Louhivouri/Antti Kujanpää Little Blue

Little Blue is a side project from two members of Big Blue, the Finnish quartet that have won admirers in recent years for their beautifully austere Scandinavian folk-jazz. Giving the rhythm section the day off, trumpeter Jorma Kalevi Louhivouri and pianist Antti Kujanpää have not tried to fill in the gaps – rather, they revel in the deepening silence.
Too much is made of the so-called Scandinavian sound, as if climate and landscape were solely responsible for the lonely sound of musicians like Jan Garbarek, but there is no doubt that a certain Nordic melancholy pervades much of the music from the far north of Europe. Yet there is also warmth in Little Blue that descends as much from Keith Jarrett and from Kenny Wheeler, whose sublime Opening is the solitary cover. Cold hands, warm heart.

9/11/2012 The Irish Times Cormac Larkin
Dalla Finlandia con calore

La Finlandia è tra le nazioni più jazzistiche d’Europa, ma anche la meno frequentata dai musicisti italiani; a parte Infinita Quintet di Massimo Carboni o Gianni Mimmo con Harri Sjöström, si comincia solo ora a collaborare intensivamente a vari livelli, a partire dalla romana CamJazz che produce Little Blue di Jorma Kalevi Louhivuori e Antti Kujanpää, un duo quasi cameristico fra tromba e pianoforte, in cui si riafferma il precipuo sound nordico e scandinavo: pause e silenzi fra ricca scrittura e tagliente improvvisazione.

27/10/2012 Il Manifesto - Alias Guido Michelone
All'European Jazz Expo batte un cuore finlandese

Sicuro. I gattoni placidi e pasciuti che accolgono sdraiati all'ingresso i visitatori del Parco di Monte Claro - venticinque ettari nel cuore del capoluogo isolano - smentendo la naturale diffidenza felina, la crisi non sanno nemmeno dove sta di casa... Chi di jazz - e di musica in genere - campa deve invece far fronte a un presente difficile in vista di un futuro a dir poco nebuloso. Situazione precaria assai, fra i temi di discussione all'interno dell'ottava edizione dell'European Jazz Expo, per il secondo anno nell'oasi cagliaritana. Dal 4 al 9 settembre i nove palchi montati nello spazio verde hanno ospitato 50 artisti protagonisti di 200 concerti, tutto sponsorizzato da Regione e Provincia e da una partnership di lusso come Legambiente, con le auto elettriche a muoversi lungo i vialetti fra gli stand di radio e etichette. L'intento, spiega Massimo Palmas, l'organizzatore dell'expo e anima di Jazz in Sardegna è quello di guardare un po' avanti e, parole sue: «Diventare sempre più il contraltare mediterraneo dei grandi festival dei nordeuropei». Già, ma intorno le storiche label chiudono travolte dal digitale, i grandi nomi sono a spasso e suonare dal vivo - magari cercando anche di farsi pagare - sta diventando sempre più difficile. All'Eje si sono inventati una formula mista che permette il coinvolgimento di realtà lontane dal jazz puro - l'esibizione dei Sud Sound System, qualche nome di grande richiamo - Enrico Rava, Billy Cobham, Stanley Jordan solo, bizzarri abbinamenti, come la strana coppia formata dall'ex blues man convertito al pop Alex Britti redento e riportato alle 'origini' da Stefano Di Battista. La parte del leone l'hanno fatta gli incontri 'generazionali', di cui va fiera la Cam Jazz, etichetta italiana indipendente che da 12 anni accanto ai bei nomi in catalogo del jazz italiano (fin qui 90 le produzioni in stock) alterna il lavoro di scouting setacciando talenti. E a Cagliari ne ha presentati ben quattro, partendo dal giovanissimo Enrico Zanisi che in trio - accompagnato dal contrabbassista Daniele Sorrentino e dall'inventivo Alessandro Paternesi alla batteria (anche protagonista di uno stimolante album solo presentato sempre all'expo), per proseguire con il chitarrista Federico Casagrande, dal suono melodico e compatto che esce dalla sua Fender Telecaster e il duo tromba pianoforte formato da Fulvio Sigurtà e Claudio Filippini. Ma la vera sorpresa arriva ancora una volta dal jazz scandinavo, più precisamente dalla Finlandia, dove la Cam ha «intercettato» i Little Blue, costola di una più corposa formazione a quattro, i Big Blue dagli impronunciabili nomi, ovvero il pianista Antti Kujanpää e Jorma Kalevi Louhivuori, trombettista dandy dal ciuffo ribelle e una cravatta rossa «intonata» al colore dello strumento - e che sul palco rivelano una impressionante maturità. Architetture di note minimali, morbide, distillate al piano, un interplay con la tromba a tratti impetuoso, a tratti delicato…

11/9/2012 il manifesto Stefano Crippa