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Filippo Vignato

Harvesting Minds

Cam Jazz CAMJ 7918-5

8052405142863 - Harvesting Minds - CD

Artists :
Giovanni Guidi ( Piano )
Filippo Vignato ( Trombone )
Mattia Magatelli ( Bass )
Attila Gyárfás ( Drums )
Release date
Sep 22, 2017
Duration
50:00

September 22, 2017 is the release date for Harvesting Minds, Italian trombonist Filippo Vignato’s debut album as leader on the CAM JAZZ label.   After his first album, Plastic Breath (Auand, 2016), and being nominated “Best New Talent”  in 2016 by the Musica Jazz magazine’s prestigious Top Jazz index, Vignato brings together some of the most influential young European musicians for a new, fully acoustic quartet: Giovanni Guidi on piano, Mattia Magatelli on double bass and Attila Gyárfás on drums.  The electric atmospheres of his debut album are only apparently distant from the dry sounds of Harvesting Minds:  in the passage between these two works emerge the sharp musical vision and the personality of Vignato that, together with his uncommon talent for composing, trace a coherent and evolving path. The result of the contrast between tension towards abstraction and melodic urgency, Harvesting Minds narrates a music that is sparked by the infinite human desire to reach a place where consciousness and unconsciousness meet.


One of my main artistic intentions is to look for something other than the explicit: what is behind, under or around things.  In an era saturated with images, sounds and media content of all kinds, Harvesting Minds wants to be an invitation to reconsider the importance of our inner space, of dialogue, of silence.” (Filippo Vignato)



Recorded in Cavalicco on 23 - 24 November 2016 at Artesuono Recording Studio
Recording engineer Stefano Amerio

Photos by Elisa Caldana

Liner notes by Brian Morton

Reviews

Il fascino delle sfumature

Da tempo si parla e si scrive che il jazz italiano vive un’epoca d’oro. Però poi se si va a vedere i cartelloni dei grossi festival e i grandi quotidiani ci accorgiamo che ci sono sempre i soliti nomi. Pigrizia? Ignoranza? Forse. Tre nuove uscite indicano invece quanto ricca e variegate sia la scena jazz del Belpaese… Anche il trombonista Filippo Vignato pubblica per la stessa etichetta il suo “Harvesting Minds”, primo disco dopo la vittoria al Top Jazz dello scorso anno come miglior nuovo talento. Con lui ci sono il pianista Giovanni Guidi, il contrabbassista Mattia Magatelli e il batterista Attila Gyárfás. Vignato si differenzia notevolmente dai trombonisti hot in circolazione. Il suo approccio è caldo e bluesy ma gli interessano le sfumature, il lirismo, i tempi dilatati. Estetica della quiete e della riflessione, della ricerca del suono. Nessuna concessione a effetti spettacolari. Esemplare come conduce la rarefatta e umbratile “Unspoken Memories”…

14/10/2017il manifestoFlavio Massarutto
Tutto il grande talento del trombonista Vignato

Harvesting Minds è il titolo del primo album come leader per l’etichetta italiana Cam Jazz del trombonista Filippo Vignato. Dopo la pubblicazione dell’album d’esordio Plastic Breath (Auandi) lo scorso anno e la vittoria del Top Jazz 2016 – il referendum indetto dalla rivista Musica Jazz, come Miglior Nuovo Talento – Vignato riunisce in questo suo nuovo progetto alcuni tra i più sensibili giovani musicisti europei per un nuovo quartetto completamente acustico: Giovanni Guidi al pianoforte (lo scorso 12 luglio a Palazzo Trecchi di Cremona nella formazione al fianco dei fenomenali trombettisti Enrico Rava e Tomasz Stanko), Mattia Magatelli al contrabbasso e Attila Gyárfás alla batteria. Le atmosfere elettriche dell’album d’esordio sono solo apparentemente distanti dai suoni più asciutti di Harvesting Minds: nel passaggio tra le due opere emergono la nitida visione musicale e la personalità di Vignato che assieme al suo talento non comune per la composizione tracciano un percorso coerente ed in evoluzione. Risultato del contrasto tra tensione verso l’astrazione ed urgenza melodica, il nuovo album racconta una musica sospinta dall’infinito desiderio umano di avvicinarsi al luogo dove conscio ed inconscio si incontrano. “Uno dei miei principali intenti artistici – spiega Vignato – è quello di cercare qualcos’altro rispetto all’esplicito: ciò che sta dietro, sotto o intorno alle cose. In un epoca dove siamo perennemente esposti ad immagini, suoni e contenuti mediali di ogni tipo, Harvesting Minds vuole essere un invito a riconsiderare l’importanza del nostro spazio interiore, del dialogo, del silenzio”… (for the complete review see 'La Provincia di Cremona')

13/10/2017La Provincia di Cremonaeditorial
Vignato, nascita e ascesa di un giovane talento

Dopo il trionfo al Top Jazz 2016 indetto da Musica Jazz – categoria Nuovo talento italiano – eravamo curiosi di riascoltare Filippo Vignato alla prova di un album da leader. Il trombonista veneziano non ha sbagliato il colpo, anzi, ci regala un disco nel quale tutto funziona: a partire dalle composizioni, che rivelano la ricercatezza del suo talento di autore, e poi la coesione del gruppo, il piacere dell’imprevisto, l’ampio ventaglio di situazioni messe in campo (dalla fulgida melodia di Harvesting Minds all’ipnotico Trains fino a Trust, che sembra proiettare nello spazio memorie del jazz di New Orleans). La foto di copertina parla chiaro: c’è Vignato fuori fuoco, a sottolineare quanto nel lavoro di un artista conta che siano invece a fuoco le cose che lo circondano e lo ispirano. Si potrebbero citare molti riferimenti per il suo trombone, ma va nominato almeno Albert Mangelsdorff (vedi Dark Glare) per il modo in cui si dà autorevolezza alle emozioni, trovando la quadratura fra preparazione tecnica e interiorità. “Harvesting Minds”, comunque, non è un riflettore puntato sul leader ma un vero disco per quartetto in cui tutti fanno la loro parte, e del quale l’intesa Vignato-Guidi è la spina dorsale.

11/10/2017Musica JazzGiuseppe Piacentino
Vignato, nascita e ascesa di un giovane talento

Non è passato molto tempo da quando con l’assegnazione del miglior talento dell’anno di Musica Jazz, Filippo Vignato, trombonista co n propensioni autoriali e compositive, è passato a essere una delle stelle del jazz italiano. Le conferme, già intraviste con Plastic Breath, giungono con Harvesting Minds. Brani come la title-track danno la precisione esatta delle parti improvvisate dal trio che l’accompagna, in cui spicca il non meno talentuoso pianista Giovanni Guidi.

11/10/2017Il CittadinoF.Fr.
Filippo Vignato Quartet, Harvesting Minds

De son nouvel album, le jeune tromboniste vénitien a récemment déclaré qu'il l'avait souhaité "changeant, spontané, imprévisible". Il a ainsi accueilli l'indécis romantique sans laisser par ailleurs ses compositions s'effilocher, se disloquer. Etrange jeu de flous - celui de la pochette est volontaire -, comme pour rappeler que notre temps, à s'ausculter en permanence, ne cesse de s'opacifier. Heureusement Filippo Vignato dispense le remède en même temps que le diagnostic: le cœur bat ici, et le sentiment domine, notamment à travers les superbes développements du pianiste Giovanni Guidi.

6/10/2017lesinrocks.comLouis-Julien Nicolaou
Filippo VIGNATO Quartet : « Harvesting Minds »

Nous avions découvert le tromboniste Filippo Vignato en trio avec le disque Plastic Breath il y a un an. Le voici en quartet totalement acoustique avec la complicité de Giovanni Guidi, formidable pianiste qui ne gaspille jamais ses notes. Un beau quartet qui met en valeur les qualités de soliste de Filippo Vignato (remarquées encore récemment avec Giovanni Falzone, ici...). Une musique équilibrée, sans lourdeur qui puise sa force dans les qualités d’écoute mutuelle au service du collectif.

6/10/2017culturejazz.frThierry Giard
Ripresa autunnale con vista Top Jazz

Un altro quartetto, sempre con un piano trio (Giovanni Guidi, Mattia Magatelli, Attila Gyárfás) a interagire stavolta con un trombone, è quello di Filippo Vignato, che firma con Harvesting Minds (Cam Jazz) il secondo album a suo nome (il primo, “Plastic Breath”, gli è valso nel 2016 l’elezione a nuovo talento dell’anno nel Top Jazz, il referendum indetto da “Musica Jazz”, per il 2017 ormai prossimo alla stretta finale). Il nuovo cd è bellissimo: pieno, rigoglioso, di estremo equilibrio complessivo, anche con generose vetrine per i singoli. L’ideale quadratura del cerchio, insomma.

3/10/2017lisolachenoncera.itAlberto Bazzurro
Il mio nuovo disco frutto di sentimenti alla ricerca di sé

Lo scorso anno è stato premiato come talento emergente dalla rivista Musica Jazz; pochi giorni fa, la giuria del Premio Internazionale Gaslini (in memoria del pianista Giorgio Gaslini) lo ha premiato a sua volta. Filippo Vignato, trombonista vicentino, è una promessa già piuttosto mantenuta. Il suo nuovo album in quartetto, “Harvesting Minds”, presenta un sound acustico. Ne abbiamo parlato con lui.
Cos’è cambiato in questo nuovo album rispetto a “Plastic Breath”, l’esordio dell’anno scorso?
Non è cambiato nulla. Sono due facce della stessa medaglia, due anime dello stesso corpo. Entrambi frutto di sentimenti vissuti, per cercare me stesso. Due modi di leggere in musica quello ci circonda, che viviamo ogni giorno in prima persona o, attraverso la filtrata iper-realtà dei media, quello che succede nel mondo. La mia speranza è che chi ascolterà questo nuovo disco potrà vivere altre emozioni, porsi nuove domande.
Perché in acustico?
Dopo “Plastic Breath”, registrato con il mio trio elettrico che lavora proprio a fondere suono acustico, elettrico ed effetti, ho voluto confrontarmi con una formazione acustica, con il classico quartetto, che in questo caso di classico ha ben poco. Ma sono i fantastici musicisti del quartetto a essere assolutamente fondamentali: Giovanni Guidi al pianoforte, Attila Gyárfás alla batteria e Mattia Magatelli al contrabbasso hanno contribuito a creare il suono che mi ero prefigurato semplicemente essendo loro stessi.
Le diverse esperienze hanno contribuito al tuo stile?
Ho sempre vissuto e agito pensando che ogni esperienza, anche negativa, potesse darmi qualcosa. Continuo a pensarlo ed è indubbio che il mio linguaggio (preferisco questa parola a “stile”) contiene piccole o grandi parti delle esperienze musicali vissute non soltanto negli ultimi anni ma sin dall’inizio del mio percorso. Così come il mio linguaggio continuerà, spero, a mutare a seconda delle mie esperienze future.
Come vedi la situazione musicale nel nostro Paese?
La situazione musicale, perlomeno nell’ambito jazzistico che è quello che conosco, gode di ottima salute: ci sono sempre più musicisti preparati, curiosi e che si danno da fare per sviluppare progetti musicali creativi e originali. Quello che a volte manca è un pubblico altrettanto attento: non è una critica, ma un invito a tutti gli ascoltatori o potenziali tali a essere curiosi e non fermarsi a quello che conoscono già. In un concerto il bello può stare anche nell’assorbire e godere dello scambio empatico ed emotivo tra il pubblico e i musicisti.
Protagonista anche a Vicenza Jazz...
Ne approfitto per ringraziare ancora una volta il direttore artistico Riccardo Brazzale che mi ha invitato offrendomi una “carte blanche” di tre concerti per poter presentare diversi risvolti del mio lavoro. Abbiamo presentato in anteprima il nuovo quartetto di “Harvesting Minds”, poi il trio con Yannick Lestra e Attila Gyárfás e infine il mio progetto in solo “Solologue”, quest’ultimo nella suggestiva cornice senza tempo della Basilica Palladiana. È stata un’esperienza molto intensa e utile, un momento di crescita. Il festival ha un importante ruolo nella vita culturale della città: è diventato un appuntamento irrinunciabile e non c’è che da esserne fieri.

3/10/2017Il Giornale di VicenzaAlberto Tonello
Filippo Vignato Quartet – Harvesting Minds

Molto atteso, arriva con l’autunno anche il nuovo lavoro di uno dei giovani jazzisti italiani più talentuosi e richiesti, il trombonista Filippo Vignato. Qui Vignato guida un quartetto completato da Giovanni Guidi al pianoforte (sempre lirico), da Mattia Magatelli al contrabbasso e da Attila Gyárfás alla batteria. Rispetto alle linee elettriche del disco d’esordio per Auand, qui siamo dalle parti di un jazz acustico contemporaneo di inquieta maturità. Pensoso ancorché emotivamente caloroso, il mondo espressivo del trombonista trova qui un esito di grande equilibrio, che certamente convincerà anche chi magari era rimasto – magari per ragioni estetiche – lontano dalle scintille trasversali del precedente Plastic Breath. Prezioso.

2/10/2017giornaledellamusica.itEnrico Bettinello
La crescita costante di Vignato

Continua a stupire il talentuoso trombonista Filippo Vignato. Dopo l’album d’esordio “Plastic Breath”, la vittoria del Top Jazz 2016 (il referendum indetto dalla rivista Musica Jazz, come Miglior Nuovo Talento) c’è da segnalare la recente vincita, martedì scorso, della terza edizione del Premio Internazionale Gaslini, ideato per ricordare il pianista Giorgio Gaslini dall’Istituto Manara di Borgo Val di Taro (Parma). Ora il giovane musicista e compositore vicentino, ma veneziano d’adozione, ha appena pubblicato il suo primo album come leader per la prestigiosa etichetta Cam Jazz riscuotendo già l’attenzione della scena jazz nazionale. Intitolato “Harvesting Minds”, riunisce alcuni tra i più sensibili musicisti europei per un nuovo quartetto completamente acustico: Mattia Magatelli al contrabbasso, Attila Gyárfás alla batteria e Giovanni Guidi al pianoforte. I primi due sono già compagni del viaggio evolutivo artistico di Filippo: Magatelli è componente del quintetto Malkuth, mentre l’ungherese Gyárfás - elemento dell’originale trio con Yannick Lestra al fender rhodes che fonde sonorità acustiche ed elettriche - si è potuto già apprezzare per la combinazione perfetta di creatività e potenza nel disco “Plastic Breath”. Il coinvolgimento di Guidi nei suoi progetti, invece, è una novità: «La collaborazione è iniziata - racconta Vignato - nel 2012 nella situazione opposta, ovvero io sideman nel suo ensemble Rebel Band. Giovanni è tra i musicisti più sensibili e profondi che conosca ed ero sicuro che potesse essere il musicista giusto per realizzare quello che avevo in mente”.

1/10/2017Il GazzettinoElena Ferrarese
Filippo Vignato Quartet Harvesting Minds

L’”energumeno” della sezione ottoni può talora assumere una pacatezza di toni, una morbidezza timbrica ed un eloquio così articolato da far subodorare chissà quale artifici tecnici e/o tecnologici. Parliamo del trombone intorno al quale Filippo Vignato ha organizzato il quartetto al suo fianco nell’album che segue la sua affermazione come “miglior nuovo talento” nel pool indetto lo scorso anno dal mensile Musica Jazz. Accantonate le pulsioni elettriche del precedente Plastic Breath, il trombonista veneto scandaglia qui il lato più introverso e asciutto della sua scrittura in undici composizioni di squisita forbitezza. Jazz da meditazione.

1/10/2017RockerillaElio Bussolino
Filippo Vignato Quartet Harvesting Minds

Se ne va dalla Auand invece il premiatissimo Vignato, con un repentino cambio di casacca. Si porta appresso il batterista Attila Gyárfás, ottiene significative e spiritose note introduttive di Brian Morton e la compagnia di un altro predestinato, Giovanni Guidi, e del contrabbassista Mattia Magatelli. “Harvesting Minds” potrebbe far vincere a Vignato un secondo premio, non più nella categoria “giovane promessa” però. Il suono del suo trombone si sta completando, ha aggiornato e ampliato il catalogo delle sfumature, e talvolta è quello che non dice o accenna appena a risultare significativo. In tal senso l’album non è affatto un libro aperto e in ampi stralci risulta piuttosto velato e umbratile. L’alito di mistero che vi aleggia ha un suo perché e sembra preludere a ulteriori sviluppi. Il prossimo contratto Vignato lo firma con l’ECM?

1/10/2017Blow UpPiercarlo Poggio
Un trombone usato come voce

L’importanza dello spazio interiore: il silenzio in note
Filippo Vignato del trombone tenore ne ha fatto la propria voce, approfondendone linguaggio e potenzialità ne ha riscoperto l’anima jazz. Miglior Talento al Top Jazz 2016 arriva al suo secondo album come compositore e bandleader - Plastic Breath (Auand) è del 2016 - alla guida di un quartetto acustico con la voglia di riappropriarsi di sonorità più intime. Ricerca che spiega così: “Andare oltre l’esplicito, guardare a ciò che sta dietro, sotto o intorno alle cose. In un’epoca dove siamo perennemente esposti a immagini, suoni e contenuti mediatici di ogni tipo, il mio è un invito a riconsiderare l’importanza del nostro spazio interiore, del dialogo, del silenzio”. Il risultato è Harvesting Minds (in uscita oggi), 11 brani calibrati e perfetti nel raccontarsi senza ostentare virtuosismi per trasmettere messaggi o risvegliare emozioni. Tutto arriva a segno, con naturalezza grazie alla “discreta autorevolezza” del leader e alla complicità di eccellenti e affiatati compagni di viaggio come Giovanni Guidi (pianoforte), Mattia Magatelli (contrabbasso), Attila Giárfás (batteria). È anche grazie a loro se nel passaggio dalle atmosfere elettriche dell’esordio a quelle più meditate e consapevoli di Harvesting Minds risalta il talento di un compositore guidato da una chiara visione musicale.

22/9/2017Il Fatto QuotidianoPaolo Odello