Enrico Pieranunzi, Marc Johnson, Joey Baron

Dream Dance

Cam Jazz CAMJ 7815-2

Item: full_album_8024709781529_CD

Artists :
Enrico Pieranunzi ( Piano )
Joey Baron ( Drums )
Marc Johnson ( Bass )
Release date
Jan 20, 2009
Duration
0:49:28

The Pieranunzi-Johnson-Baron trio together again... dreams do come true.


"Pieranunzi composes erudite, poignant, inevitable songs: sweeping lines like Castle Of Solitude and free floating ephemera like Nippono Ya-oke that cohere into incantations and elegant figurines like Dream Dance. But with this trio, all forms are starting points, occasions for a process where thematic statement and interpretation and improvisation become inseparable." (T. Conrad)


Recorded in Ludwigsburg on 6, 7 December 2004 at Bauer Studios Recording engineer Johannes Wohlleben


Liner notes by Thomas Conrad

Reviews

Dream Dance Enrico Pieranunzi / Marc Johnson / Joey Baron
Focusing on all-original material, pianist Enrico Pieranunzi's Dream Dance proves that when there's the right chemistry, a group can retain it throughout the years, even if reconvening only occasionally. While not a regular working unit like Keith Jarrett's enduring Standards Trio with bassist Gary Peacock and drummer Jack DeJohnette, Pieranunzi's trio with bassist Marc Johnson and drummer Joey Baron has been together almost as long. And while Jarrett continues to explore long-form interpretations of standards, Pieranunzi combines plenty of original music with the occasional standard and material from fellow Italians including Ennio Morricone and Nino Rota.
While its outing with trumpeter Kenny Wheeler, As Never Before (Cam Jazz, 2008), was an intriguing yet still in context diversion from deep mining of the piano trio tradition on albums including the high water mark of Live in Japan (Cam Jazz, 2007), Dream Dance returns the group to its original trio format. It has never sounded more vivacious, with plenty of Pieranunzi's unmistakable European classicism on the oblique waltz, "No-nonsense", and no shortage of romanticism on the optimistic "Castle of solitude", featuring the pianist's most beautifully constructed solo of the set.
Despite Pieranunzi's unmistakable Europeanism, one of this trio's greatest strengths is its ability to straddle the line—or, perhaps more appropriately, break it down—between a long-held but no longer relevant delineation of American and European jazz approaches. "Peu de chose", another waltz, swings amiably, referencing the late Bill Evans but possessing a firmer touch and more extroverted approach, while the closing "Five plus five" swings harder with a fervent solo from Johnson that's another highlight of the set, along with a fiery trade-off between Pieranunzi and Baron that's positively thrilling. "End of diversions" spotlights Johnson and Baron's shared simpatico—surely a team as intuitive and innovative as Peacock and DeJohnette—as they wind their way towards ever greater freedom and the song's final reiterated theme.
Taken at a raised key, the title track from As Never Before becomes gentler without Wheeler's tart horn. This trio, which dedicated an entire album to Ballads (Cam Jazz, 2006), excels at slow, elegant tempos, and "As Never Before" finds it at its nuanced best. Johnson's lengthy solo is a graceful blend of visceral lyricism and subtle interaction with Baron and Pieranunzi.
"Pseudoscope" is a fiery piece with an idiosyncratic head that leads into another hard-swinging solo section for Pieranunzi that, with a cued set of changes at the end of each round combines form and freedom, accomplishing a great deal within its brief four-and-a-half minutes.
A demarcation between Pieranunzi's trio and Jarrett's is that Pieranunzi works, more often than not, in smaller chunks, with tunes rarely crossing the six-minute mark, in contrast with Jarrett, who rarely works under 10. By no means a comparative qualifier, it does define a difference in approach. Pieranunzi has yet to attain Jarrett's iconic status, but as the years pass he's becoming increasingly influential, with Dream Dance reaffirming the progressive significance of this exceptional trio.
05/03/09allaboutjazz.comJohn Kelman
ENRICO PIERANUNZI / MARC JOHNSON / JOEY BARON Dream Dance – five stars
The chemistry between these three goes beyond style and innovation. It’s an unending wellspring of mutual creativity, which places them among the finest living exponents of the piano trio format. In form here, they seize the sparest motivic ideas and take them wherever they wish, as they do in transforming “Pseudoscope” and “Five plus Five” into straightahead, euphorically inventive grooving. There are other things to savour: the combination of lyricism and formal logic of Pieranunzi’s marvellous piano solos on “Dream Dance”, “Peu de Chose” and “Castle of Solitude”; the sheer sonorous “presence” of Johnson’s great bass in ensemble and solo after solo; the sensitive anchoring commentary of Baron’s drums. This is a trio whose performances sound complete, yet which leaves the feeling that it can do even more whenever it has a collective mind to.
06/03/09The Irish TimesRay Comiskey
E. Pieranunzi/M. Johnson/J. Baron: "Dream Dance" - Voto: 8
Certa critica un po' snob, con un vezzo tutto italiano, fino a pochi anni fa stentava a riconoscere la piena autonomia artistica, l'individualità del pianista romano Enrico Pieranunzi. Musicista jazz complesso, improvvisatore dalla solida formazione classica e compositore prolifico - a tutt'oggi, che io sappia, l'unico italiano ad avere suoi pezzi inseriti nel new realbook statunitense. L'appellativo che sbrigativamente gli si inchiodava, e in parte gli si inchioda tutt'ora sulla schiena era evansiano. Limitante, pesante come un macigno. Naturalmente la portata delle innovazioni di Bill Evans, nell'ambito del pianoforte jazz contemporaneo in generale e del piano trio in particolare non è qui in discussione. Anzi si può dire che Evans abbia inventato il piano trio nell'accezione moderna, nei primi anni '60, emancipando basso e batteria dalla semplice funzione di sezione ritmica, in un gioco di ruolo che moltiplica le possibilità espressive, richiedendo allo stesso tempo a chi suona di moltiplicare capacità di ascolto, velocità di reazione, rispetto, telepatia e, in fondo, responsabiltà. Solo in questo senso, allora, il trio internazionale di Pieranunzi con gli americani Marc Johnson e Joey Baron, che va avanti, seppure in modo non continuativo da 25 anni e non fa che crescere di incontro in incontro, si può ascrivere oggi al solco, alla lezione di Bill Evans.

Le nove tracce contenute nell'ottimo Dream Dance, che risalgono al 2004 ma trovano chissà perché solo ora la pubblicazione nel catalogo CAM Jazz, costituiscono quindi un'ennesima opportunità perché gli ultimi distratti (o gli esterofili livorosi, o i nati saputi, fa lo stesso) diano a Enrico quel che è di Enrico. Il Pieranunzi compositore emerge qui con un ventaglio piuttosto ampio di soluzioni, e non mi riferisco tanto ai temi (qualcuno è più felice e riuscito di altri, naturalmente) quanto proprio al lavoro per il trio e sul trio, con un autocontrollo che non castra gli slanci improvvisativi dei colleghi, e al tempo stesso un'apertura che sa dare una direzione e un carattere molto preciso ai pezzi. La musica, soprattutto, arriva e non è mai algida, non si perde mai di vista la voglia di comunicare. Non c'è migliore garanzia di riuscita di questa, in un contesto dove in teoria tali livelli di equilibrio ed eleganza possono facilmente comportare freddezza.

Esemplari, in questo senso, il contenimento dell'iniziale End Of Diversions, il minaccioso e sghembo waltz di No-nonsense (con almeno un paio di eruzioni ritmiche di Baron da far rizzare i capelli in testa - ed è bello come un trio perfettamente acustico e non troppo loud riesca a tratti a flirtare anche col rumore); la ballad As Never Before, profondamente dolce ma senza sdilinquimenti (e che sollievo, per chi scrive, rispetto al diabete, da una parte o al misticismo arrogante dall'altra di certe pose ormai ricorrenti di un Keith Jarrett, esempio di musicista che soccombe all'aura del suo stesso personaggio); gli accenti latini di Castle of Solitude (il pezzo facile all'ascolto, ma non facilone); l'armonia aperta di Nippono ya-oke; l'acciaccatura dispettosa e la variazione metrica di Pseudoscope; il blues postmoderno di Five plus five. Gran bella prova.
10/02/09www.crakweb.itAdriano Lanzi
PIERANUNZI JOHNSON BARON - DREAM - voto 8/10
Il venticinquennale di una formazione come quella di Keith Jarrett, Gary Peacock e Jack De Johnette è stato un avvenimento celebrato con articoli, interviste e la riedizione in cofanetto dei primi tre album per la E.C.M.. Anche questo trio però, in maniera molto meno appariscente e con una produzione discografica molto meno inflazionata, festeggia quest'anno il quarto di secolo ed il settimo album per Cam Jazz. La registrazione a dire il vero risale al 2004, ma evidentemente l'etichetta romana non ha voluto sovracaricare un mercato già ipertrofico, dove gli album per trio pianoforte-contrabbasso e batteria abbondano confondendo spesso quantità per qualità. Il trio dei sogni, come lo chiama Enrico, si caratterizza per una notevole compattezza, un naturale ascolto reciproco ed una affinità che si è manifestata a pelle già fin dagli albori. Le composizioni di Pieranunzi, come nel caso del nuovo album, diventano casa comune grazie alla sensibilità e alla personalità della ritmica americana, pur mantenendo quell'imprintig tipico di Enrico, tra lirismo, rimandi alla musica colta ed un forte senso del ritmo. Marc Johnson, non a caso l'ultimo bassista che ha suonato con Bill Evans, è fonte continua di arricchimento melodico, dotato di un suono rotondo e corposo, sorta di continuo scambio contrappuntistico con il pianoforte. Joey Baron è un batterista potente, veloce, raffinato, forte nell'accompagnamento e formidabile nel timing. Piena di delicatezza è As Never Before, una ballata che racchiude in sei minuti le potenzialità del trio: interplay, classe, assoli brevi e significativi, melodia accattivante senza essere zuccherosa.
27/02/09http://blog.libero.it/MondoJazzpierrde
PIERANUNZI-JOHNSON-BARON DREAM DANCE
L’intesa e l’affiatamento tra il pianista italiano e i suoi due amici americani (con cui suona dal 1984: Johnson al basso, Baron alla batteria) è esemplare. E porta il trio a muoversi con grazia, limpidezza e cuore attraverso ballad (“As Never Before”), valzer dal retrogusto davebrubeckiano (“Peu de Chose”), accelerazioni (“Pseudoscope”). Il jazz di Pieranunzi è vero jazz. Oltre il tempo e le mode.
05/03/09Magazine – Corriere della SeraL.V.
Dream Dance
Dans la grande famille du trio jazz, piano-contrebasse-batterie… celui que compose le pianiste italien Enrico Pieranunzi avec les Américains Marc Johnson et Joey Baron fait partie de ceux que l’histoire retiendra. Ce groupe fête cette année ses 25 ans et publie à cette occasion un nouvel album "Dream Dance". Il est par son lyrisme clairvoyant l’héritier du trio de Bill Evans…
Enrico Pieranunzi parle à propos de son groupe américain du trio de son cœur. Et du cœur, il y en a dans ce Dream Dance… où les trois musiciens unissent leurs talents dans une écoute et un respect qui forcent l’admiration. Le pianiste italien signe également ici quelques-unes de ses plus belles compositions. "Dream Dance" possède ce supplément d’âme caractéristique des disques qui resteront.
22/03/09France Info - Tendance JazzAnne Chépeau
Enrico Pieranunzi: d'un sommet l'autre
Le trio de son coeur

On revient vers le jazz avec As never before, où Pieranunzi retrouve sa formule fétiche, celle du trio piano / basse / batterie. Encore que: la formation tient ici davantage du quartet que du trio, avec la présence du trompettiste Kenny Wheeler (dont on profite pour signaler au passage le magnifique Other People, sur le même label, avec John Taylor en special guest). As never before, donc: le titre dit assez bien son caractère exceptionnel, en dépit du fait que ni sa collaboration avec Marc Johnson (basse) et Joey Baron (batterie) d'un côté (son trio ”américain”, par opposition à son trio “européen” avec André Ceccarelli et Heyn Van de Geyn), ni la rencontre avec Kenny Wheeler de l'autre (on se souvient de Fellini Jazz, en 2003), ne sont une nouveauté; si cet album sonne pour lui ”comme jamais auparavant”, c'est sans doute à cause de l'approfondissement des interactions entre eux, même si le trio a toujours flotté sur les cimes... A l'écoute frappent évidemment l'excellence de la formation, la rondeur veloutée et fragile du son d'un Wheeler impérial et l'accompagnement savant et délicat de Pieranunzi ; malgré tout, on hésitera peut-être à placer cette belle galette parmi les sommets de la discographie pieranunzienne (il faut dire que les places y sont chères), la faute peut-être à des thèmes (tous originaux) qui n'ont pas forcément l'évidence ni la beauté de certains qu'il a composés (on pense, pour ne citer qu'un chef-d'œuvre, au sublime “Seaward”, en 1997), “terrains de jeu” (mais quels terrains!) plus que chefs-d'œuvre. Du même trio enfin, mais sans Wheeler cette fois, Dream dance, enregistré en décembre 2004 en Allemagne, et importé ces jours-ci. Les mêmes louanges s'imposent mais, allez savoir pourquoi, ce que l'on hésitait à faire pour le précédent, on le ferait volontiers pour celui-là : magie des grands, irrationalité des jugements… La comparaison est d'autant plus difficile qu'on retrouve le thème-phare, “As Never Before”, et qu'une fois encore les neufs morceaux sont de la plume du pianiste, dont plusieurs splendides (“Castles of Solitude”); parce qu'on est tout en haut de l'échelle, c'est dans les détails et le flou que se jouent les préférences. “Ce groupe est le trio de mon cœur”, confesse le pianiste. Est-il besoin d'ajouter: du nôtre aussi ?
16/03/09ChronicartBernard Quiriny
ENRICO PIERANUNZI, MARC JOHNSON, JOEY BARON – Dream Dance
Lorsque Enrico Pieranunzi s’est fait connaître du public français au début des années 1990, Art Tatum et de Bud Powell influençaient son piano. Sa virtuosité n’excluait nullement un grand sens de la forme que de nombreuses années de piano classique ont contribué à affiner. Le pianiste italien a rencontre en Marc Johnson, le contrebassiste idéal pour poursuivre un travail mélodique. Le trio qu’il constituait avec Paul Motian à la batterie se tourna alors vers une approche modale du jazz, une exploration intérieure de l’harmonie. Avec Joey Baron à sa place, la musique s’est ancrée davantage dans le tempo, a perdu son aspect évanescent et retrouvé de la vigueur. Baron rythme délicatement sur les cymbales et relance le flux pianistique que la contrebasse de Marc Johnson enrichit. Ce trio convient probablement mieux au tempérament fougueux du pianiste. Il lui permet de jouer une musique aux phrases chantantes, des compositions lyriques aux improvisations fluides et colorées. Enrico affine un langage personnel dans lequel se confondent les harmonies complexes de la musique classique occidentale et les structures mélodiques et harmoniques du blues. “Dream Dance” regorge de moments enchanteurs. Les doigts su pianiste s font légers et tendres dans “As Never Before”, “Castle of Solitude” et “Nippono ya-oke”. La cohésion du groupe se révèle dès la première plage, “End of Diversions”, chassé-croisé interactif plein de fantaisie. Cet opus magnifique dormait sur une étagère depuis plus de quatre ans. On applaudit sa sortie.
07/04/09JazzmanPierre de Chocqueuse
Pieranunzi DREAM DANCE
Buona prova di maturità stilistica, qualità nel comporre (tutte sue le nove tracce) ed equilibrio nell’arrangiare dando pesi e misure a un jazz a tre che il pianista romano Enrico Pieranunzi governa senza risparmio d’energia in questo Dream Dance, chissà perché restato nel cassetto dal 2004 e soltanto adesso pubblicato da Cam Jazz. Il trio internazionale con Marc Johnson al basso e Joey Baron alla batteria è lo stesso della fortunata tournée del 2004, ma il disco, pur se inciso nello stesso anno, proviene dai Bauer Studios della tedesca Ludwigsburg. Pieranunzi, 59 anni, è in attività dal 1975, sia come concertista sia come docente. Dopo aver compiuti studi classici che l’hanno portato a diplomarsi in pianoforte, al jazz è arrivato tramite la passione di Alvaro, suo padre, per la chitarra gipsy di Django Reinhardt. Si è sempre detto che il suo tocco rifletta Debussy da una parte e Bill Evans dall’altra, ma si tratta di un luogo comune che è decisamente tempo di sfatare, visto il guizzo stilistico che lo solleva da debiti colti e jazzistici per assegnargli uno spazio tutto suo dove l’impronta evansiana, quando ricompare, è trasfigurata nell’inconfondibile vigore pieranunziano.
14/04/09Classic VoiceAlessandro Traverso
ENRICO PIERANUNZI Dream Dance
Ce nouveau disque d’Enrico Pieranunzi (enregistré voici cinq ans) présente neuf morceaux d’une durée modeste en un album concis sur le quel le pianiste s’affiche en compositeur. Premier constat: la densité du propos et l’intensité de l’interaction sont impressionnantes. Le Pieranunzi post-évansien et volontiers romantique est toujours présent, mais passe souvent au second plan et laisse place à une approche inédite. Le contraste entre les valses du répertoire – “Peu de chose” (d’une joliesse toute pieranunzique), “No-nonsense” (d’une âpreté plus monkienne), et “Dream Dance” (à mi-chemin des deux précédentes) donne le ton. De même pour la vélocité jubilatoire et l’inventivité post bop décomplexée de “Pseudoscope”, ou la rugosité ludique de “Five Plus Five”. Pieranunzi reste un maître du “beau piano”, du toucher élégantissime, des harmonies luxuriantes: “Castle of Solitude” ou “Nippono ya-oke” le ressassent ici jusqu’à l’auto-caricature. Mais l’on sent que le pianiste romain cherchait alors une autre voie, vers laquelle ce trio superlatif pourrait constituer un terrain de tâtonnements et d’avancées. Reste à savoir si le désir manifesté par Pieranunzi de repousser les frontières d’un savoir-faire virtuose saura un jour se montrer plus fort que la tendance du trio à pratiquer la glisse de haut vol sur des pistes souvent trop balisés.
10/04/09Jazz magazineThierry Quénum
La leçon d’un trio d’exception
Trois solistes exceptionnels ne forment pas obligatoirement un trio d’excellence.
il faut du talent, une complicité des styles et une connivence humaine. La complicité du groupe formé par le pianiste Enrico Pieranunzi, le contrebassiste Marc Johnson et le batteur Joey Baron était acquise d’entrée par leur commune référence au grand Bill Evans. Leur connivence a mûri depuis un quart de siècle au fil des (trop) rares concerts et de plusieurs albums.
Elle nous éblouit encore dans ce “Dream Dance” dont le pianiste a écrit l’ensemble des compositions de sa plume toujours sobre. Pour se convaincre d l’élégance incomparable d’un trio qui tutoie les sommets du jazz, il suffit d’écouter “As never before”, une ballade où piano et contrebasse expriment tour à tour une émotion toute retenue, à fleur de chaque note.
11/04/09la CroixYann Mens
Piano, basse, batterie – Le triangle parfait
À la fois section rythmique et formation à part entière, le trio piano, basse, batterie représente la quintessence du jazz.
…L’interactivité entre les musiciens est le maître mot d’Enrico Pieranunzi. Partenaire privilégié de Chet Baker, Charlie Haden ou encore Lee Konitz, le pianiste romain, âgé de 59 ans, Django d’or du meilleur musicien européen en 1997, travaille depuis 1986 – avec des interruptions cependant – avec deux pointures du jazz aux États-Unis : le virtuose de la contrebasse, Marc Johnson, et le subtil batteur Joey Baron, qui sont aussi de très solides et inspirés solistes
Pour se rendre compte de leurs multiples qualités, il suffit d’écouter “Dream Dance” (CamJazz/Harmonia Mundi), leur dernier opus. Neuf compositions du leader, allant de ballades qui servent à de magnifiques envolées lyriques, à des thèmes plus swinguant, débouchant sur des phrasés évocateurs. À la fois frais et énergique.
30/03/09Le Quotidien du MédecinDidier Pennequin
Romantisme pas mort
Enrico Pieranunzi a toujours clamé son admiration pour Bill Evans. Il a même écrit un livre sur le maître du piano intimiste, disparu a 51 ans en 1980. Il était logique que l’Italien enregistre avec Marc Johnson, qui fut le dernier contrebassiste d’Evans: cela se fait depuis un certain nombre d’années, avec le batteur Joey Baron en troisième larron. Mais admiration ne signifie pas forcément vil copiage, et ce trio le prouve sur sa dernière livraison, “Dream Dance”, où Pieranunzi montre toute l’étendue de sa palette. Il donne par exemple deux versions de la valse, l’une (“No-nonsense”) emphatique et presque funèbre, l’autre – qui prête son titre à l’album – façon ritournelle sentimentale. Il alterne aussi de délicates ballades (“Castle of solitude”, poignant de nostalgie) avec des envolées lyriques plus enlevées, avant de surprendre au final par un “Five plus five” dont la tension rythmique rappelle davantage Lennie Tristano que Bill Evans. Et sur tout cela planent l’élégance et la fluidité du pianiste transalpin, l’un des tout meilleurs de la scène jazz européenne.
26/04/09Le Républicain LorrainRichard Sourgnes
ENRICO PIERANUNZI Dream Dance - three stars
This is the Italian jazz piano legend and the high quality rhythm section of US bassist Marc Johnson and drummer Joey Baron's seventh album together. It doesn't disappoint with a set oozing sensuous rhythms and near-telepathic interplay.
01/07/09Jazzwiseeditorial
Pieranunzi, Johnson, Baron - Dream Dance
Ed eccolo qui, splendido come ci si aspettava, il settimo album per Enrico Pieranunzi, Marc Johnson e Joey Baron (sempre edito CAM Jazz). Registrato nel 2004, in Germania, eclettico e mai banale, capace, indubbiamente, di conquistare con il suo equilibrio anche l’ascoltatore meno avvezzo.
Anche in questo “Dream Dance”, il trio pianistico (trio del cuore, lo definisce Pieranunzi) riesce ad accostare con estrema naturalezza, all’eccellenza tecnica ed esecutiva, un’anima calda, pulsante che sprigiona un’emotività pura (vedi la magia di “Castle of Solitude” o “As Never Before”) che trascende i confini di un genere di “nicchia” e ben si adatta anche ad orecchie meno esperte, come si diceva.
Il segreto? L’incredibile affiatamento dei tre (mai venuto a mancare in venticinque anni di carriera insieme) ma soprattutto la varietà di atmosfere e stili che riescono a ricreare, dal blues, alla ballad al walzer e altro. Tanto tanto altro. Da ascoltare.
05/07/09rockshock.itEmmanuele Margiotta
Il jazz nazionale fra leader e special guests
… “Dream Dance”, della Cam, a firma Enrico Pieranunzi, Marc Johnson e Joey Baron. Ovverosia un piano-trio ampiamente collaudato che possiede, dice Pieranunzi, autore di musiche e arrangiamenti “qualcosa di magico che non riesco a spiegare. Non si tratta di un concetto ma di un evento miracoloso che nasce dall’intuizione e dall’alternanza di azione e reazione”. Ed è proprio il titolo del compact a darne la giusta chiave di lettura: danza onirica in nove, autonomi, movimenti, sequenza di forme liberate da certe prevedibili consuetudini invalse anche fra accreditate sezioni ritmiche, tavolozza surreale che il pianista ha pennellato con i colori del “trio del suo cuore”.
07/07/09Redazione UnicalA. Furfaro
ENRICO PIERANUNZI Dream Dance
Per Pieranunzi, il trio è un ambito d’elezione, con molteplici sfaccettature a seconda dei partner.
…risaltano l’empatia tra i musicisti e il dialogo costante, circolare, che li rende un organismo unico, per il quale il pianista ha scritto composizioni dalle differenti atmosfere, in cui il suo strumento ha una gamma dinamica eccezionale nella quale la tecnica classica viene portata con naturalezza nel campo jazzistico.
18/09/09Musica JazzMaurizio Franco
Dream Dance Enrico Pieranunzi – Marc Johnson – Joey Baron
Het trio van pianist Enrico Pieranunzi, bassist Marc Johnson en slagwerker Joey Baron wordt terecht vergeleken met de legendarische trio’s van Bill Evans en Keith Jarrett. De drie hebben eenzelfde magie dat slechts aan weinigen is toegekend. Vijfentwintig jaar bestaan ze inmiddels en met hun cd ‘Dream Dance’ zetten ze een kroon op het jubileum.
Het klassieke spel van Pieranunzi is concreet, niets verhullend, lyrisch en romantisch. De negen composities, alle van zijn hand, kenmerken zich door een waanzinnige dynamiek in uitvoering en inhoud. Solo’s worden zelden ingeleid, maar ontstaan vanuit een groepsgeluid of sfeer. Een ander neemt de solo vloeiend over en werkt hem verder uit. "No-nonsense", in een voor Pieranunzi kenmerkende Europese wals, kent inderdaad geen geheimen: opzwepend, geen vage verhalen, maar recht uit het hart. Sprookjesachtige sferen zijn te vinden in "Castle of Solitude", met een prachtig thema, ontnuchterende maatwisselingen en uitmuntend subtiel spel van topdrummer Baron. Fijnzinnige ondersteuning is belangrijker dan de solo, groepsbelang boven eigenbelang; het vormt de kracht van een goede band.
Wellicht zijn de composities wat kort; ze variëren tussen de vier en zes minuten. De thema’s bieden zoveel mogelijkheden dat er veel meer tijd vrijgemaakt kan worden om ze uit te diepen. Anderzijds ligt daar ook weer de energie, daar de spanning constant te voelen is en het aan de luisteraar is om de composities verder uit te werken.
11/09/09jazzenzo.nlTim Sprangers
ENRICO PIERANUNZI Dream Dance
… per il tastierista romano “Dream Dance” è la conferma del suo gruppo ‘made in USA’ con gli inossidabili Marc Johnson al contrabbasso e Joey Baron alla batteria: e qui si è di fronte a uno dei ‘piano jazz trio’ più belli al mondo… Pieranunzi, dopo lo stupendo “Plays Scarlatti”, racconta anch’egli storie in musica ma con un gusto assai più onirico ed evocativo, confermandosi tra le figure più geniali nel panorama internazionale.
16/10/09Buscaderoeditorial
Joey Baron: Dream Dance
...“Dream Dance” presents a piano trio working in the collaborative tradition popularized by Bill Evans. Like Evans, Italian pianist Enrico Pieranunzi can be rhapsodic and lyrical but, also like Evans when he was at his best, he commands a steely touch and intellectual rigor. Here, in a program of Pieranunzi originals that display the pianist's penchant for melodies both haunting and abstract, Marc Johnson and Baron participate in the music making with democratic equality, the bassist festooning counterlines around the nominal piano leads while Baron echoes, accents and delineates lines with rhythmic counterpoint and dynamic textures, often employing brushes on hi-hat or snare. Note how he changes timbres from brushes to sticks on the gamboling fast "Five plus Five." But the trio is at its interactive, seductive best on the waltzes: the crescendo-rich "No-nonsense," acutely insistent "Peu de Chose" and the ravishing title track.
07/11/09allaboutjazz.comGeorge Kanzler
Enrico Pieranunzi Marc Johnson Joey Baron DREAM DANCE
“Dream Dance” muestra nuevamente la perfecta simbiosis a la que han llegado Enrico Pieranunzi, Marc Johnson y Joey Baron. Una relación iniciada hace ya un cuarto de siglo que sorprende por la excelente compenetración existente entre estos tres músicos, a pesar de no haber tenido la continuidad de otras formaciones similares. Una afinidad especialmente palpable entre Pieranunzi y Johnson, quienes comparten un lenguaje y una sensibilidad singular a la hora de interactuar juntos, resultando éste último el contrabajista idóneo para el pianista italiano por su sonido melódico y lirico. Las nueve composiciones del álbum acreditan una vez más la capacidad de Enrico como compositor, y aunque fueron grabadas hace casi cinco años poseen una atemporalidad que las hace parecer recién sacadas del horno. “End of Diversions” o “No-non-sense” son dos de los momentos álgidos de un disco que, aunque en algún corte abuse de un tono demasiado preciosista y contemplativo, resulta francamente delicioso.
01/12/09Cuadernos de jazzQ. Arribas
Dream Dance, Enrico Pieranunzi, piano
If you haven’t yet hipped yourself to this incredible Italian, trust me, it’s time. I know he plays a lot of original material. And you may be among those who are cautious about not seeing a standard on the menu. Well, Pieranunzi frequently tackles the standards, just not on this particular recording. His original material is stunning, often muscular in nature. But his ballad work is achingly beautiful every time out. His pretty stuff reminds me of lush, romantic music written for a very sensuous film. Pieranunzi has more recordings available than you might imagine, so whether it’s this one or another, do what the Mercury lady says: you gotta put Pieranunzi on your list. With frequent colleagues Marc Johnson, bass, and Joey Baron, drums, Pieranunzi gift wraps nine examples of piano trio perfection. He’s made major strides in the American jazz consciousness over the last four or five years. And it’s recordings like this that explain why. His is a unique voice among jazz pianists, and if, like me, you ‘breathe’ piano trios, don’t overlook Pieranunzi. His name may be tough to remember. But his music is straight from the heart.
02/04/10jsojazzscene.orgGeorge Fendel
Enrico Pieranunzi/Marc Johnson/Joey Baron Dream Dance
An all-star piano trio to rival Keith Jarrett’s, if anything less mannered, lighter, spryer. They've played together for most of the past decade, churning out one fine album after another. This one is distinguished by its range: fast, slow, dense, quiet, graceful in any mode and tempo. A MINUS
29/06/10villagevoice.comTom Hull