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Kenny Wheeler

What Now?

Cam Jazz CAMJ 7768-2

john taylor chris potter dave holland

Item: full_album_8024709776822_CD

Artists :
Chris Potter ( Tenor And Soprano Sax )
Dave Holland ( Double Bass )
John Taylor ( Piano )
Kenny Wheeler ( Trumpet, Flugelhorn )
Release date
Jan 20, 2006
Duration
0:64:53
Barcode
8024709776822

After his duo production with John Taylor for CamJazz, "Where do we go from here?", to celebrate his 75th birthday, trumpeter KENNY WHEELER presents "WHAT NOW?". The question which gives this CD its title is indeed relevant considering the enthusiasm that Wheeler has been expressing in his music and projects for over 50 years. A CD containing new tracks, skilfully performed by Kenny and two of his old friends, John Taylor and Dave Holland, and with them Chris Potter, one of today's "youths" on the rise. The "sound" of Wheeler, a continuous fountain of inspiration for many, allows us to dream with a quartet where, without the help of drums, Dave Holland keeps the rhythm as only he knows how to do. John Taylor with his always-punctual interplay and Chris Potter in perfect coherency, contribute to make this CD a precious gift from Wheeler to his enthusiasts.
Nominated at the 48th Annual GRAMMY Awards for Jazz Instrumental Album (Feb. 2006)
Voted "Record of the Year" by BBC Radio's Jazz On 3 program. (Dec. 2005)



Recorded in New York on 1, 2 June 2004 at Sear Sound Studio
Recording engineer James Farber
Mixed in Rome at Sonic Recording Studio
Mixing engineer Goffredo Gibellini

Reviews

WHAT NOW? Kenny Wheeler
Cosa di meglio per festeggiare i 75 anni, di un disco in compagnia di amici e colleghi di altissimo livello. Così è stato per il jazzista Kenny Wheeler, che è arrivato ai cinquant'anni di carriera con questo grande disco, con la raffinata presenza di maestri come Chris Potter al sax tenore, John Taylor al pianoforte e di Dave Holland al contrabbasso. Un disco costruito con grande slancio, con una spontaneità difficile da ritrovare. Di sicura presa nell'ascoltatore brani come l'iniziale "Iowa City" e la entusiastica "The lover mourns". Gli appassionati di questo genere non si faranno certo mancare un disco che la critica può salutare con lo slogan "prodotti discografici così non se ne fanno più".
02/02/05Il SettimanaleMassimo Biliorsi
What now?
Un formidabile, calibratissimo, anticonvenzionale quartetto con Kenny Wheeler al flicorno, Chris Potter al sax tenore, John Taylor al pianoforte e Dave Holland al contrabbasso. Otto composizioni originali registrate a New York nel giugno del 2004. Un sound caldo, coinvolgente, che avvicina l'ascoltatore non soltanto alla "voce" di ogni singolo musicista, ma anche al "gesto" peculiare di ciascuno. Così emergono con evidenza inusitata: l'energia dirompente di Holland, quasi in lotta con lo strumento per ottenerne reazioni sconosciute ai più; il nitido tocco di Potter, il cui sapiente crescendo questa registrazione riesca a rendere palpabile; la rarefatta presenza di Taylor, il suo modo di abitare intelligentemente gli sfondi e all'opposto di rendersi protagonista assoluto (Verona). Su tutti, com'è naturale, il settantacinquenne trombettista canadese Kenny Wheeler, dalla scrittura sempre più in equilibrio fra la razionalità delle strutture e un respiro immaginifico, a disegnare una personalissima geometria fantastica che sa non soltanto fare spazio al suo creatore (esecutore inarrivabile), ma integrare le restanti entità del quartetto. Ecco, in un elenco sommario delle sue qualità l'evento discografico di questo principio d'anno: What now? di Wheeler-Potter-Taylor-Holland, pubblicato dall'etichetta italiana CamJazz, con la produzione artistica di Ermanno Basso begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting. L'eccezionale formazione si era già esibita di recente al Montreal Jazz Festival, già poggiando però su relazioni durature fra i singoli membri: Wheeler e Taylor hanno una storia professionale in comune, che ha dato splendidi frutti lo scorso anno con l'album CamJazz Where do we go from here?, e il percorso di Dave Holland non è del tutto estraneo alla loro traiettoria. Chris Potter, il più giovane del gruppo, dimostra di non starsene comodamente sulle spalle dei giganti, e specie nell'introduzione a One two three costruisce il perfetto ossimoro di un virtuosistico understatement. I brani lunghi e dilatati, offrono importanti assolo ma anche efficacissimi momenti di interplay; il tematismo non è ignorato a favore del fraseggio libero, ma, nella scrittura di Wheeler, la melodia non è mai un dovere, quanto piuttosto una soluzione fra le altre. What now? richiede più di un meditato ascolto affinché si assorbano appieno le sue trame e si penetri nel suo universo; come accade per ogni gran disco di jazz, ripaga pienamente dell'attenzione che gli si concede. Come al solito impedibili le note di copertina di Ira Gitler, memoria storica della musica afro-americana.
02/02/05Il TerritorioMichele Ardengo
Kenny Wheeler: What Now?
Non si contano le registrazioni in cui i musicisti presenti in What Now? hanno incrociato le loro strade negli ultimi 35 anni di attività, soprattutto quelle in cui è presente Kenny Wheeler, da leader, da co-leader, da sessionman. Senza volerci perdere in lunghi elenchi che sposterebbero altrove l'attenzione, ci preme comunque ricordare il disco cui questo lavoro, registrato per la CAM Jazz, sembra far riferimento costituendone un evidente e naturale sviluppo. Parliamo di Angel Song, registrato anch'esso con un drumless quartet per l'ECM nel 1996. Rispetto a quel disco, le due costanti sono rappresentate dal leader e dal contrabbassista Dave Holland; Wheeler si conferma -- ovemai ce ne fosse bisogno a 75 anni e con più di 50 di esperienza -- raffinato compositore e splendido solista; Holland un musicista che fa diventare il proprio contrabbasso un'intera sezione ritmica, non risentendo -- anzi, addirittura giovandosene -- dell'assenza della batteria. I due nomi nuovi, o meglio "diversi", sono quelli del pianista John Taylor e del sassofonista (per l'occasione soltanto tenore) Chris Potter, in vece di Bill Frisell e Lee Konitz. Non tesseremo certo qui le lodi dei due -- altre sono state ad altre ancora saranno le occasioni --, ma occorre dire che è proprio la loro presenza a far sì che la musica vada, in quanto a libertà espressiva, molto avanti rispetto ad Angel Song, e questo sia perché Taylor fornisce al gruppo un maggiore supporto ritmico-melodico rispetto alle trame intessute dalla chitarra synth di Frisell, sia perché Potter tende meno, rispetto a quanto non facesse Konitz, ad immergersi in una propria dimensione intimista, suonando invece CON il gruppo. E così, pur senza batteria, la musica sfugge a certe tendenze cameristiche per restare comunque entro atmosfere più propriamente jazzistiche. Kenny Wheeler sembra gradire particolarmente la presenza di Potter, musicista dal suono caldo e dal fraseggio agile, caratteristiche queste che consentono al leader di lanciarsi in unisoni e in canti/controcanti con il sassofonista, esattamente come fece a suo tempo con Jan Garbarek e con Michael Brecker in alcune registrazioni che hanno fatto epoca. Ed in questo disco, così come proprio in quelle registrazioni, la vera spinta viene dal contrabbasso di Dave Holland, musicista in cui sostegno ritmico ed impulso emotivo sembrano coincidere e risultare decisivi per lo sviluppo narrativo dei brani. Il flicorno di Kenny Wheeler costituisce la voce del quartetto, simboleggia il canto dell'intera costruzione musicale, apparendo comunque in maniera molto misurata e funzionale, ritagliandosi brevi ma intensi assolo e facendo sì che la musica, grazie proprio ai suoi slanci lirici, prenda il volo. Un lirismo, quello di Wheeler, che colpisce al cuore, soprattutto quando sui tempi lenti è il piano di John Taylor a punteggiare le sue meravigliose linee. Non vogliamo porre l'attenzione su nessuno dei brani qui suonati, o forse dovremmo porla su tutti, ma compieremmo un'operazione certamente riduttiva a voler tentare di rinchiudere la musica in definizioni che non riuscirebbero, in nessun caso, a descriverne la bellezza.
16/02/05www.altrisuoni.orgFrancesco Varriale
What Now? - 5 stars
Made to celebrate Wheeler's 75th birthday, this glorious CD joins the flugelhorn player with colleagues of choice, Chris Potter (tenor), John Taylor (piano) and Dave Holland (bass), in programme of his own distinctive compositions. Wheeler, as ever, is lyricism personified, combining the dramatic with the poetic in his trademark way, while Potter, utterly at home in Wheeler's music, is simply sublime, the empathy they share is almost palpable. Taylor, naturally, is a sympathetic foil and brilliant soloist, while through it all runs the magisterial thread of Holland's marvellous bass. Sheer beauty from start to finish, The Lover Mourns, What Now?, For Tracy, and the gorgeous Verona are a summation of this quartet at its finest.
11/02/05The Irish TimesRay Comiskey
Quattro maestri senza eta'
Kenny Wheeler, Chris Potter, John Taylor, Dave Holland What Now?
Confermano, in questo album CamJazz, sempre con qualità mai logora, sia Wheeler al suo Flugelhorn, sia Chris Potter al tenor sax, e Taylor al piano e Holland al contrabasso, che il loro jazz non ha età.
Sono quattro maestri che sanno tenere alto il proprio senso professionale accanto alla propria devozione espressiva. Insomma, mi piacciono molto: spero anche a voi.
11/03/05Il Venerdì di RepubblicaEnzo Siciliano
Kenny Wheeler/Chris Potter/John Taylor/Dave Holland
Questo è l'intrattenimento che tutti vorremmo. Nel senso più nobile della parola, ma pur sempre in quella chiave. Due big che sono passati attraverso l'avanguardia, il trombettista Wheeler e il contrabbassista Holland, e che ora prediligono il mondo mainstream. E due ottimi musicisti, il tenorsassofonista Potter e il pianista Taylor, che nel mondo mainstream in qualche modo si sono sempre mossi. Musica piana, animata da una vera voluttà della logica melodica cantabile, senza svenevolezze, con timbri di una preziosità rara. Otto brani pressoché simili, meraviglie di equilibrio e saggezza intimista.
12/03/05Alias - Il ManifestoMario Gamba
Album - Kenny Wheeler What Now?
...Meno facile il linguaggio espressivo del quartetto di Kenny Wheeler che, con il suo What Now?, si muove ancora una volta tra una sorta di impressionismo-astrattismo melodico e quel jazz mitteleuropeo in cui la ECM ha fatto scuola. Gli 8 pezzi, tutti del leader, risultano più convincenti del precedente lavoro, anche grazie ad un decisivo Chris Potter al sax tenore, un artista in costante crescita, sia dal suo periodo Verve. Li supportano, privi di batterista, l'ottimo John Taylor al piano e il sempre impeccabile Dave Holland al basso. Wheeler rinuncia a minimalismi e lirismi sofisti e produce brani di immediato fascino tra cui segnaliamo Iowa City, March Mist e The Sweet Yakity Waltz, funzionali e vivaci.
29/03/05RockerillaGuglielmo Pizzinelli
Kenny Wheeler WHAT NOW?
Kenny Wheeler's departure from ECM has been followed by a wonderful burst of creative activity from the 75-year-old trumpeter and composer. His recent concert tour and the duet album with pianist John Taylor, Where Do We Go From Here?, received rave reviews and right in the middle of this purple patch, he releases this disc, his best record since Angel Song and one to rank alongside his best work. Just four friends making music together and not once do you feel the absence of percussion. This is wonderful chamber jazz, with almost choral voicings of the two horns and some of Dave Holland's most sensitive and apposite bass playing.
These eight tracks slip by, each new moment as satisfying as the last, each solo uniform only in their excellence. Chris Potter, the youngest by a long way, has matured in the last few years to a point where company such as here is his by right. He opens the swirling, swinging "Sweet Yakity Waltz" with Taylor with the authority of a craftsman and his tenor saxophone weaves in and out of Kenny's rich fluegelhorn lines on the title track with a gentle and sensuous grace. John Taylor just keeps getting better. Whatever he chooses to play succeeds in making these great musicians sound even greater and his solos, as on the introduction of he closing "Verona", are instantly definitive. Holland is just as magisterial -- a consummate bass player on top form. But it's Kenny's album after all and as a brass player of 75, it takes work and courage to maintain your chops. These eight bitter-sweet tunes are what he writes best and when you hear that rich tone with just a hint of vibrato on the opening "Iowa City" you know immediately this will be good. And at the end, as he and Potter close out the record with "Verona", you realise it's been a whole lot more than that.
01/04/05JazzwiseDuncan Heining
Wheeler: What now?
A pochi mesi da "Where do we go from here?", registrato in duo con John Taylor, Kenny Wheeler festeggia in bellezza i suoi 75 anni con "What now?", un disco strepitoso, sia per contenuti musicali che per la caratura degli interpreti.
L'organico, oltre al già citato Taylor, comprende Chris Potter al sax tenore e Dave Holland al contrabbasso ed è curioso constatare come il quartetto, che ha un precedente nel 2003, quando si è esibito con grande successo al Montreal Jazz Festival, sia inedito dal punto di vista discografico, in quanto i tre musicisti hanno inciso con Wheeler, ma mai tutti insieme.
"What now?" si compone di otto brani di grandissimo spessore, che si ricollegano alla precedente fatica di Wheeler.
A riprova di ciò, l'autore propone nuovamente "One two three", in una versione che, da dialogo a due, è stata trasformata in una discussione corale, sicuramente meno triste, dove ognuno, dall'alto della propria esperienza, fornisce un personale contributo.
In generale il disco contiene in sé molta della malinconia e della nostalgia, già evidenziate in "Where do we go from here?" ma, a parte queste chiare connessioni, quello che ci preme sottolineare maggiormente è il fatto che nell'intero cd si respira musica allo stato puro, grazie ad un quartetto dalle potenzialità impressionanti.
E se Wheeler, autore di tutti i brani che costituiscono il disco, continua a dimostrare una incredibile vitalità, sia come compositore che come solista, gli altri non sono da meno.
Difficile dimenticare il contributo del leggendario Dave Holland al contrabbasso o il tocco magistrale di John Taylor al pianoforte (straordinario il loro duetto inserito in "The sweet yakity waltz").
Ai tre, che hanno sicuramente contribuito a fare la storia del jazz, si aggiunge il sax tenore di Chris Potter, solista molto più giovane e quindi con meno esperienza alle spalle, che però ha già il piglio del veterano e la sua gara di bravura con il "vecchio" Wheeler è una fra le tante cose da non perdere.
In definitiva un cd che rappresenta l'ennesima pietra miliare inserita in un catalogo, quello della collana jazz della C.A.M., che non finisce mai di stupirci.
15/04/05Sedicinoni.itMarco Del Vaglio
What Now?
When trumpeter Kenny Wheeler and pianist John Taylor toured Canadian festivals in the summer of '03, the clear high point was their performance at the Montreal Jazz Festival, where they were joined by bassist Dave Holland and saxophonist Chris Potter. Wheeler and Taylor go back many years, working together in a variety of contexts since the '70s. They've also worked with Holland over the years, most notably on Wheeler's ECM recordings The Widow in the Window, Music for Large & Small Ensembles and Double, Double You. Wheeler also had the opportunity to play with Potter on Italian pianist Enrico Pieranunzi's '03 session for Fellini Jazz (CAM Jazz, 2004)

But the performance in Montreal marked the first time everyone had ever worked together as a quartet, and the empathy was so immediate that it just begged to be recorded. A year later this would finally happen, and the result is What Now?, the followup to Wheeler and Taylor's first duo recording for CAM Jazz, Where Do We Go From Here?, and a title that is typical of Wheeler's dry humour and self-effacing personality. In fact, when commenting on this quartet session's lack of a drummer, Wheeler remarked to Ira Gitler, who contributes the liner notes, "This CD could be a Music Minus One for drummers."

True enough, but with the impeccable time of both Holland and Taylor driving the session rhythmically, there's no way a drummer is missed. And, while Wheeler has worked with Holland in a drummer less configuration before--Angel Song, with saxophonist Lee Konitz and guitarist Bill Frisell--this session is far more propulsive and outgoing, and considerably less of a chamber jazz outing than that '97 release.

This programme consists of mopstly new Wheeler compositions--the jazz waltz "One Two Three" and melancholy ballad "For Tracy" were also on Where Do We Go From Here? and "The Sweet Yakity Waltz" first surfaced on Guest, a recording by the European Music Orchestra that featured Wheeler. One can only be in awe of Wheeler, who at 75 continues to create new music that is distinctive in its somewhat bittersweet texture, consistently harmonically rewarding but also wholly accessible. It's also remarkable that one can so easily intuit the potential for his material to be interpreted in a variety of contexts, from small group to large ensemble. With only a two-horn frontline on What Now?, Wheeler's counterpoint is so vivid that there's invariably the implication of a larger section.

With Wheeler heard only on flugelhorn, there's a richer warmth and smoother blend between his instrument and Potter's tenor. And while the overall approach is lyrical, that doesn't mean there isn't plenty of excitement--every solo on the driving yet relaxed swing of "Iowa City" is alive with ever so slightly-contained energy.

With the chemistry and sheer magic of their first meeting in Montreal now documented, one can only hope that What Now? is but the first of many future collaborations.
12/05/05www.allaboutjazz.comJohn Kelman
The New (and Classic) Hotness
... You’d never guess from listening to What Now? (CAMJAZZ) that Kenny Wheeler had turned 75 years old in January. While the drummerless acoustic quartet he employs here represents the opposite end of the spectrum from that occupied by Hugh Masekela, the European contrapuntalities are just as invigorating in their own way. With Dave Holland on bass, John Taylor on piano and Chris Potter on tenor sax, Wheeler sticks to flugelhorn in guiding the ensemble through a set of mid-tempo and ballad compositions. The sound is occasionally dissonant but often transcendent, possessed of an indefinable beauty infused with partly cloudy skies and melancholy that speaks wordlessly to the soul.
24/05/05PORT FOLIO WEEKLYJim Newsom
What now?
Otto nuove composizioni per il prolifico Kenny Wheeler. 75 candeline bruciano sulla torta e What Now è il regalo che si fa per il compleanno, con l'aiuto di un cast eccezionale e affiatatissimo, complice anche la già sperimentata collaborazione fra di loro. Un disco notturno intriso di romanticismo, che magari a volte viene rischiarato restituendo momenti di luce e Verona ne rispecchia quelle sensazioni. Un disco sofisticato e intricato con temi che quasi sempre si sdoppiano e s'attorcigliano come la bellissima title track, composta su un tempo irregolare dove il flicorno fa da introduzione, lasciando al sax l'opportunità di eseguire il tema, ma dopo il primo giro Wheeler espone un secondo tema. In altre occasioni troviamo questa formula che spesso caratterizza le composizioni del leader. Kenny Wheeler rappresenta in molte occasioni la voce narrante, senza risultare invadente ma senza mai precludersi l'opportunità di lanciarsi in pacati e intensi soli. Alla fine, quando togli il CD dal lettore, ti chiedi: "Ma la batteria… La batteria non c'era!" Ebbene sì, l'album è suonato senza batteria, eppure quelle pulsazioni trascinanti del contrabbasso di Holland e quei punzecchiamenti del pianoforte di Taylor si cercano e si compensano dando vita ad un organico ritmico che farebbe invidia ad un combo di soli percussionisti. Naturalmente non è da meno il sax tenore di Chris Potter che nonostante la sua "piccola" esperienza arricchisce il disco di grande classe. In fondo, il regalo Wheeler lo ha fatto a noi.
14/06/05www.jazzconvention.netAngelo Abbonante
What Now? - 9/10
A pochi mesi da Where Do We Go From Here?, Kenny Wheeler si conferma, a 75 anni suonati, raffinato compositore e sorprendente creatore di assolo .

In What Now? offre otto brani di altissima qualità, favorito da un trio che gli permette massima libertà espressiva.

Rispetto al precedente album, le novità sono il sax tenore di Chris Potter e il contrabbasso di Dave Holland, mentre la conferma è rappresentata dal pianista John Taylor.

Questi grandi musicisti conoscono molto bene le esigenze del magico filicorno di Wheeler, accompagnandolo nella costruzione musicale e aprendo gli spazi per i suoi memorabili interventi.

Difficile dimenticare i duetti tra Holland e il leader, con il basso che sostiene ritmicamente il geniale filicorno e gli permette di raggiungere altissime vette creative, come nella movimentata The Sweet Yakity Waltz.

Un'altra composizione indimenticabile è Iowa City, in cui emerge il vivace piano di Taylor e soprattutto il sax tenore dal suono caldo di Potter. Quest'ultimo si lancia in canti/controcanti con Wheeler, dando vita a momenti che lasciano un'impronta indelebile nella memoria dell'ascoltatore.

Per quanto riguarda il leader, basterebbe una sola parola: "emozione". Il vecchio filicorno ipnotizza, sorprende e ti lascia incantato ad ascoltare, dopo esserti entrato nel cuore. Il suo lirismo è così intenso da non poter lasciare indifferenti, soprattutto quando si lancia in brevi assolo traboccanti di genio e vitalità.

In The Sweet Yakity Waltz Kenny Wheeler dimostra il suo immenso estro: si propone timidamente, poi, favorito dall'impulso del contrabbasso, fa uscire suoni indescrivibili dal suo filicorno, regalando musica allo stato puro.

Difficile non considerare What Now? un capolavoro jazz: questo disco sprigiona emozioni musicali di una bellezza rara, difficile da descrivere con le semplici parole.
25/05/05www.rockshock.itMarco Tasso
WHAT NOW? Kenny Wheeler
Kenny Wheeler, the innovative trumpeter/flugelhornist/composer, is such a fluent maker of melody that the great Lee Konitz has called him "our George Gershwin."
Because Wheeler was born in Canada and has lived in England for years, he's probably geographically disqualified from the "our George Gershwin" category since Gershwin is so quintessentially in the American grain.
But as far as lyrical and inventive qualities go, Wheeler is most certainly in a lofty category. A weaver of dreams, he can, chameleon-like, freewheel inventively in any genre from free jazz to jazz rock.
Wheeler focuses here entirely on flugelhorn on eight original compositions performed in a drumless setting with three totally empathetic collaborators. His simpatico sidekicks are tenor saxophonist Chris Potter, pianist John Taylor and bassist Dave Holland.
"Iowa City," the opening track, immediately sets the session's fine and mellow tone, mixing cohesive collective playing with plenty of open space for self-_expression. As a leader, Wheeler is a devout practitioner of true democracy, guaranteeing every soloist the right to the pursuit of creative happiness.
When "Iowa City" opens, it sounds like you've fallen right into the middle of things, as if Wheeler had already started painting one of his dreamscapes before you tuned in.
What's crucial here is that after a track or so, you no longer think about the fact that there's no drummer.
Throughout, the mood is serenely sweet and lovely in these jazz pastels glowing with fresh, lyrical lines and colors.
28/07/05HARTFORD COURANTOwen McNally
What Now?
The new album from Kenny Wheeler titled What Now? consists of eight originals written by Kenny Wheeler on his ever present flugelhorn rounded out by Chris Potter on tenor sax, John Taylor on piano, Dave Holland on bass and there is no drummer.

Wheeler began playing trumpet at the age of twelve. He attended Toronto's Royal Conservatory then moved to London in his twenties appearing with the John Dankworth Orchestra at the 1959 Newport Jazz Festival. In the 1970s, Wheeler was a mainstay with Anthony Braxton and went on to sigh with ECM and record a very well received album Gnu High with Dave Holland, Jack DeJohnette and Keith Jarrett.

In 2004, Wheeler celebrated his 75th birthday by releasing a duo recording with pianist John Taylor Where Do We Go From Here? This new album of new originals includes John Taylor on exceptional piano and not just background noise. He is not just giving everyone a "vamp" to work with, as Taylor stays with everyone. He plays an excellent solo in "March Mist" and waltzes through "The Sweet Yakity Waltz." Track Four entitled "The Lover Mourns" reminds one of an updated Coltrane sound. Chris Potter, though not trying to be Coltrane, does his best to extend what Coltrane was doing--a sort of "Coltrane for lovers or ballads," yet making it a Chris Potter original.

What can be said about Dave Holland that has not already been said? His big band albums have taken off within the past couple of years and he is back to being a sideman in this recording with an always dependable beat that Potter, Wheeler and Taylor in time. This new album from Kenny Wheeler is phenomenal. You would think with waltzes and a love song or two that you would need the help of a drummer to waltz your way through it or the use of brushes in the ballads. However, this album by Wheeler and associates proves that you do not. Through the fine work of Taylor, the Coltrane sound of Potter, the independence of Holland and Kenney Wheeler with his flugelhorn, this album has more of a quartet feel not just one big name and three sidemen.
02/08/05www.jazzreview.comBrenton Plourde
KENNY WHEELER What Now?
The best of several conversations between Kenny Wheeler (flugelhorn)and Chris Potter (tenor sax) on What Now? arrives in "For Tracy," which Wheeler opens with a lovely anthem that Potter echoes in a slower tempo. After each has tinkered with the notes in a second solo, they join hands in bittersweet unison -- assembling together what neither could construct alone.
From the beginning of the opening track, "Iowa City," the two horn players are questing in counterpoint, with the theme's reprise at the end revised, then dwindling into unresolvability.
The title tune features hypnotic interweaving of the two horns -- first one horn leading, then the other in a tentative, mournful melody -- while the rhythm players provide minimalist undergirding.
Wheeler, who has been playing sporadically with Dave Holland (bass) and John Taylor (piano) for nearly 40 years, teams up well with Potter (who's only 34) in this CamJazz session of eight original Wheeler compositions for drum-less quartet.
The answer to Wheeler's title question? Some of the year's best jazz.
25/08/05Pacific Northwest Inlander (WA)Michael Bowen
KENNY WHEELER WHAT NOW?
Anyone who believes that intensity needs to be created with some combination of speed or volume or crashing crescendos or grand gestures should be required to listen to (What Now?. The quartet of the veteran trumpeter Wheeler, pianist John Taylor, tenor saxophonist Chris Potter, and bassist Dave Holland creates intensity through the sheer force of authority in their playing. No cheap tricks. No clichés. Heck, not even a drummer.
The group held a full house spellbound at the Spectrum in Montreal, a club better suited to rock acts, during their performance at the 2003 Montreal jazz festival, and they bring the same magic to the album, recorded in New York City in June, 2004. The eight Wheeler compositions clock in at 64 minutes, an hour and a fraction of a myriad of subtleties and nuances of mood. Lyricism and deep wellsprings of invention are the strong suits that all the players bring to the music, especially so for the three senior members of the group. This is not to slight Chris Potter; it is testament to his talent that he is in this company--and the bar is very, very high.
Taylor's melodic right hand lines sing in unexpected twists and turns, and his left hand alone could comp for anyone. Holland never doesn't swing, even when he is playing counterpoint to one of the other three and not explicitly playing rhythm. Wheeler's rich tone and puckish melodicism underpin the ethos of the project. Strong, strong stuff.
27/09/05CODAMike Chamberlain
What Now?, Kenny Wheeler
The soft-spoken Ken Wheeler has ties to two of the other three musicians on this disc. Wheeler and pianist John Taylor played together in the trio Azimuth, and those two played with bassist Dave Holland recording together in the 1990s. Only Chris Potter, a member of Holland's groups, did not have a direct tie to Wheeler, but his seamless saxophone playing fits like a glove with Wheeler's post-bop sound. As a drummer-less quartet, there is no loss of rhythm and the focus is more on the soloists and the interplay between the instruments. Potter plays a more subdued, though no less interesting fashion, as he and Wheeler share melodic lines and solo opportunities on Wheeler's tunes. From the bop of "Iowa City" to the threading lines of Verona, the quartet travels through the music with an elegance of improvisation. Potter and Wheeler traipse through the waltzing melody of "One Two Three" while Holland delivers a deep solo. Wheeler's plaintive tone is most evident on the melancholy ballad "The Lover Mourns," where he emotes through his mellifluous horn. A lovely album by four consummate professionals.
27/09/05JAZZSCENE (Jazz Society of Oregon)George Fendel
Kenny Wheeler "What Now?" - five stars
This exquisite set of eight original compositions by the non-pareil flugelhorn player Kenny Wheeler has deservedly been nominated for a Grammy. Recorded in New York with the superstar quartet of Chris Potter on tenor sax alongside longstanding partners Dave Holland (double bass) and John Taylor (piano), the tunes follow the airy and bittersweet measures of the mature Wheeler style towards hard-won resolutions of often incandescent beauty. The interplay of flugel and sax is particularly pliant, while Taylor's introduction to the final track, "Verona", is worthy of a Grammy all by itself.
01/01/06The IndependentPhil Johnson
“Nominata” per il Grammy
LA CAMJazz ha raccolto un altro prestigioso riconoscimento internazionale. Uno dei suoi album più belli di quest'anno What Now? del trombettista Kenny Wheeler ha ricevuto una delle cinque nomination nella categoria best jazz instrumental album dei Grammy Awards, a dimostrazione di una qualità assoluta e a testimonianza dell'elevato standard artistico su cui si muove sempre la casa romana. Il premio americano, che è unanimemente considerato l'Oscar della musica, difficilmente vede etichette europee in lizza, considerato lo sciovinismo pressoché totale della critica USA. A contendere la "corona" di "miglior album jazz strumentale" dell'anno a What Now? - che peraltro vede la presenza di altri eccellenti musicisti, quali il sassofonista Chris Potter, il pianista John Taylor e il contrabbassista Dave Holland, saranno gli ultimi lavori di Terence Blanchard, Billy Childs, Wynton Marsalis e Wayne Shorter. Intanto la CAMJazz (distribuita in Italia da IRD) è pronta a nuove "chicche", firmate Dave Douglas/Martial Solal, Francesco Cafiso e Antonello Salis.
10/01/06Jazz magazineL.T.
What Now?
Four complementary post-bop giants combine their talents on this set of original music, written and played by 74-year-old Kenny Wheeler. Wheeler, whose trumpet chops are still in their prime, sticks to flügelhorn throughout. Although his eight originals are performed at a variety of tempos, there is always a feeling of wistful melancholy, an emotion also expressed by the great young tenor saxophonist Chris Potter, pianist John Taylor (who sometimes recalls Keith Jarrett a little), and the always solid and inventive bassist Dave Holland. This music generally takes its time yet never becomes sleepy or overly predictable, because the players listen closely to each other and often think as one. Although the program would have benefited from the inclusion of a barnburner for variety, What Now? succeeds as both background mood music and a thoughtful set of inventive jazz. (www.allmusicguide.com)
01/01/06All Music GuideScott Yanow
Kenny Wheeler What Now ? - CHOC
Entouré du saxophoniste Chris Potter, du contrebassiste Dave Holland et de son vieux complice, le pianiste John Taylor, le trompettiste canadien Kenny Wheeler livre un de ses plus beaux recueils, et ce n’est pas peu dire puisqu’on parle là d’un des compositeur de jazz les plus inspirés de ces trente dernières années. Kenny Wheeler retrouve avec ce quartette la formule qui lui avait si bien réussi dans le superbe “Angel Song”, celle du quartette sans batterie avec un saxophoniste pour alter ego de la trompette. Imitations, renversements, symétrie des formes, tout dans sa musique suggère en effet l’idée de reflet, non pas creuse réplique mais figure à la fois familière et désirée. L’étroit entrelacement des lignes fait de chaque pièce un duo d’amour extrait d’un opéra imaginaire d’autant plus émouvant qu’il dédaignerait toute agitation dramatique. Authentique chef-d’œuvre, “The Lover Mourns” met en scène la séparation des deux voix/amants, puis leurs timides retrouvailles, avant de se conclure par une phrase à l’unisson. Chris Potter y est bouleversant de puissance et de fragilité. “What Now ?”, l’autre sommet de l’album, fait entre à leur tour la contrebasse et le piano dans le jeu des répercussions des motifs pour produire une musique délicieusement monotone et propice à la rêverie, comme les vaguelettes d’un étang projetant leur image sur le mur d’une chambre traversée par les faibles rayons d’un soleil déclinant. Un disque dont on ne saurait raisonnablement se passer.
15/06/05Le Monde de la MusiqueNicolas Brémaud