Alessandro Lanzoni Trio

Dark Flavour

Cam Jazz Presents CAMJ 3315-5

Item: full_album_8052405140838_CD

Artists :
Alessandro Lanzoni ( Piano )
Matteo Bortone ( Bass )
Enrico Morello ( Drums )
Release date
Feb 26, 2013
Duration
0:57:09

"... Alessandro Lanzoni, a young Tuscan just past adolescence, is managing to carve out a niche and time for himself without rushing, controlling the typical impatience of youth. Awards, a mass of acknowledgements, the Massimo Urbani competition (a good six years ago) as well as the one beyond national borders dedicated to Martial Solal in 2010, are the heights of a universally recognised path. Despite all this, he is under less stress and his music ranges far and wide.


Lighter and more irreverent, but even more diversified, if possible: he has learned the language of the great standards (hence, his debut for CAM JAZZ, in the remake of Crepescule With Nellie and Bright Mississippi, both by Thelonious Monk); he has met the blues and has meticulously and chronologically ingested the classics (from Earl Hines to Bill Evans and many others), taking a deep look at harmony. And yet, like a crown of thorns, he is managing, step by step, to encircle the most hospitable jazz places. No torment, no nihilism, above and below the lines of an album which reveals him in the standard trio, there is joy of life and the awareness of his own means. So, even when the linguistic codes, which may have been alright to describe his aesthetic youth some time ago, are now too tight; the crossroad, which only the most talented encounter along their way, has been crossed. There is no turning back now". (F. Scoppio)


Recorded in May 2012 at Entropya Studios Recording engineer Stefano Bechini


Liner notes by Federico Scoppio


See also Alessandro Lanzoni's follow-up album, SELDOM

Reviews

Alessandro Lanzoni Trio Dark Flavour

E’ generalmente sconsigliato avventurarsi in parallelismi generazionali tra musicisti, ma se ti arrivano in un pacchetto unico due cd di jazz piano trio guidati rispettivamente da Enrico Pieranunzi (classe 1949) e Alessandro Lanzoni (classe 1992) la tentazione è troppo forte… Di rischi, invece, se ne prende molti Alessandro Lanzoni. Il trio è un banco di prova non da poco, il musicista toscano ci si butta a capofitto con talento, buona tecnica e cultura pianistica ma anche con forti dipendenze. Tre brani di Monk – “introspection”, “Crepescule with Nellie”, “Bright Mississippi” – e un omaggio a Coltrane (A”Satellite”), eseguiti con freschezza in un convincente interplay con la batteria di Enrico Morello e il basso di Matteo Bortone. Lanzoni compositore, soprattutto nei tempi medio lenti, dimostra qualche calo di tensione, si rifugia in soluzioni sperimentate dia suoi miti. Evans sullo sfondo, ma anche Bud Powell con la sua drammatica intensità ritmica e Lennie Tristano con il fascino di saspiori scuri e legnosi. Pieranunzi e Lanzoni condividono intimismi evansiani evidenziando l’influenza di Horace Silver con i suoi caratteri hard bop ma anche una comune e raffinata cura degli equilibri della forma trio. Entrambi indifferenti ai nuovi percorsi che il loro strumento ha sviluppato negli ultimi anni, confermano come il jazz italiano può contare su maestri e nuovi interpreti di qualità. Ma anche, al di là delle appartenenze generazionali, come immobilismi e dipendenze frenino sviluppi creativi e personalità.

2/12/2013Il Giornale della MusicaPaolo Carradori
Alessandro Lanzoni Trio “Dark Flavour”

Il giovane e talentuoso pianista Alessandro Lanzoni, già da qualche tempo al fianco di assoluti virtuosi del jazz italiano e non solo, si presenta al grande pubblico con questo raffinato “Dark Flavour” (lavoro a suo nome edito dalla label CAM JAZZ e proposto nella serie “Presents”), in cui tradizione e modernità procedono di pari passo nel susseguirsi delle undici tracce dell’album. Affiancato dal solido groove di Matteo Bortone al contrabbasso e dal dinamico drummin’ di Enrico Morello alla batteria, Alessandro Lanzoni propone un piano trio dalla tensione ritmica velatamente Hard bop, a cui aggiunge una fresca ventata stilistica, in una sequenza di composizioni che scaturiscono in prevalenza dalla propria vena creativa. Per questo, va sottolineato che il band leader conduce con fare estremamente naturale l’ascoltatore in un percorso dalle ambientazioni tanto chiaroscurali, quanto rarefatte, attraverso un alternarsi di dosati impeti ritmico-formali che lasciano il passo a rari momenti rilassati e meditativi, donando al fluire delle strutture presenti nel disco un piacevole saliscendi di cambi ritmici in una concreta e convincente discontinuità tematica. L’album, che annovera in apertura l’esuberanza di “Anatolio” si ammanta successivamente della bellezza estetica di “Rumors” per tuffarsi nell’atmosfera squisitamente ballad di “Levra”. A seguire, fra le restanti composizioni, si lasciano ammirare per complessità ritmica e correttezza formale “Dark Flavour” (a firma di Lanzoni), la coltraniana “Satellite”, “Introspection” e “Bright Mississippi”, di Thelonious Monk, in un gioco a tre di notevole fattura per interplay e coerenza espressiva. Pertanto, il pianismo di Alessandro Lanzoni, ricolmo di un approccio tanto inquieto quanto raffinato, lascia scorgere nel fluire del lavoro talune espressioni pianistiche dei maestri d’oltreoceano, esaltate dal sostegno ritmico dei due compagni d’avventura che, dal loro canto, gli permettono di dare pieno sfogo al proprio estro pianistico in un lavoro che va ascoltato tutto d’un fiato.
La ripresa audio di questa produzione CAM JAZZ PRESENTS mostra una buona coerenza di fondo che trova il suo essere nella buona riproduzione timbrica dei singoli strumenti e in una discreta collocazione degli stessi in una scena sufficientemente ampia.

21/10/2013Fedeltà del Suono - La Bacchetta MagicaFrancesco Peluso
Alessandro Lanzoni Dark Flavour

A soli ventun anni Lanzoni può dirsi pianista maturo e affermato. Senso dello swing, padronanza del feeling del blues, tecnica, tocco mozartiano, pause affrontate con la giusta delicatezza ma anche creatività e maturità espressiva sono doti riaffermate da questo “Dark Flavour”, probabilmente il suo vero e importante esordio discografico. I due dischi incisi per la Philology, uno in duo con Ares Tavolazzi e l’altro in trio con l’aggiunta di Walter Paoli, erano per lo più incisioni di standard che avevano lo scopo di introdurlo sul mercato.
Qui Lanzoni è il leader di un trio e si cimenta nella composizione di brani originali: è la prima volta che si trova a fronteggiare il mercato portando la responsabilità di una formazione a suo nome i cui componenti sono più o meno coetanei e hanno cognomi poco roboanti. Niente male per un giovane che decide, nonostante la famiglia di provenienza (mamma e papà pianisti e sorella violinista), di voler suonare il pianoforte dopo aver visto La leggenda del pianista sull’oceano.

4/10/2013Musica JazzNicola Gaeta
Alessandro Lanzoni Dark Flavour

Oltre alla rilettura di tre composizioni di Thelonious Monk e Satellite di John Coltrane, e fatta eccezione per Song One del contrabbassista Matteo Bortone, la scaletta di “Dark Flavour” si snoda attraverso I brani originali scritti dal giovane pianista Alessandro Lanzoni, già apprezzato in alter uscite discografiche, come “Replay” di Roberto Gatto. Si tratta di undici passaggi, messi insieme attraverso un attento lavoro in studio, dove il trio esprime una discreta gamma di soluzioni formali e stilistiche vicine alla tradizione del piano trio. Lanzoni mantiene in maniera quasi costante il ruolo di primo piano espressivo nelle esposizioni melodiche, producendo un suono timbricamente pulito, che risulta lineare e attento al dettaglio in diversi momenti, come nella title-track, ma anche più frastagliato e pronto alla variazione improvvisa, come in Feeling Nervous. Bortone e il batterista Enrico Morello si ritagliano rari spazi da solisti, ma producono una matrice ritmica in grado di sostenere i temi sia nel caso di andamenti medio-veloci, come nell’iniziale Anatolio, sia quando il suono d’insieme si esprime attraverso ballad, come in Levra.

18/7/2013JazzitRoberto Paviglianiti
Lanzoni e il suo trio: il jazz ha scoperto una nuova stella

Il pianista fiorentino presenta il suo nuovo disco domani al Teatrino del Gallo: «Siamo partiti da Monk per sviluppare la nostra musica»
È il primo album vero di Alessandro Lanzoni e il suo trio. Tolti i panni della giovane speranza, il pianista fiorentino sulla soglia dei vent'anni ha registrato un disco jazz di una bellezza cristallina. Insieme a Matteo Bortone al contrabbasso e Enrico Morello alla batteria, è uscito lo scorso febbraio per la Cam Jazz, Dark Flavour. Maturo, completo, malinconico e fresco come una rosa, le melodie del giovane fiorentino scorrono sicure e copiose su tutte le undici tracce dell'album. Tre pezzi di Monk, uno di Coltrane e il resto dalla penna dello stesso Lanzoni, tranne Song One di Bortone. Tre splendidi musicisti con alte capacità compositive, un interplay che va giù liscio come bere un bicchiere d'acqua. Insomma un trio maturo, di serie A, pronto ad affrontare una grande stagione. Che comincia con la presentazione del disco in casa , domani (domenica) al Teatrino del Gallo in via San Gallo 25r (ore 21, ingresso libero). Lanzoni esordì a 14 anni quando vinse il premio International Massimo Urbani Award 2006. Il talento spiccato del suo senso melodico, gli aprì le porte per tre dischi, e alcune collaborazioni di prestigio (Konitz, Tavolazzi, Gatto). Nel tempo trascorso fino ad oggi, Lanzoni ha preso un diploma al conservatorio Cherubini , con il massimo dei voti, e specializzazioni tra Siena Jazz e la Berklee School di Boston.
Alessandro è il tuo primo disco? «Ne avevo fatti tre, l'ultimo nel 2007, scritti molto di getto. Poi però ho deciso di fermarmi. Ho voluto sviluppare bene i pensieri, andare oltre la prima ispirazione melodica. Così ho messo insieme delle nuove composizioni e un trio con il quale suonarle per lavorarci insieme». Vi siete conosciuti ai corsi di Siena Jazz, vero? «Non in classe, ma nei dintorni. Nel senso che io aveva appena terminato il corso, e Matteo era di passaggio a Siena. Ci siamo messi a fare una suonata tra amici, tra i quali c'era Enrico, e ci è piaciuto molto». È un disco lavorato e ricercato ma non per questo perde di freschezza. Su cosa avete lavorato? «Su più fronti, tra cui l'aspetto ritmico, le sfumature della timbrica, stando sempre attenti all'insieme». Tra i tuoi idoli c'è Monk? «Sì. Monk non è solo il mio punto di riferimento, lo è anche per gli altri due. E' il compositore che abbiamo in comune nel trio. Sono pezzi che risalgono a 50 anni fa, ma sono composizioni attuali, e offrono tanti sbocchi per improvvisare». Un altro meno conosciuto? «Mi piace molto il linguaggio di Herbie Nichols. Anotolio, primo brano del disco, si ispira a lui, al suo stile che è una sorta di be bop articolato e dissonante». Cosa c'è oltre al be bop nel disco? «Siamo interessati a fare la nostra musica, ma proveniamo dallo studio dei classici. Diciamo che tra i tanti linguaggi del jazz ci piace molto la pronuncia swing».

4/5/2013l’Unità - FirenzeJacopo Cosi
Dark Flavour Alessandro Lanzoni Trio

Dark Flavour, fatta eccezione per "Song One" del contrabbassista Matteo Bortone, si snoda attraverso i brani originali scritti dal giovane pianista Alessandro Lanzoni, classe '92, ai quali si aggiungono le riletture di tre composizioni di Thelonious Monk e "Satellite" di John Coltrane.
Le linee melodiche sono esposte dal leader, che mantiene costantemente in mano il timone di questo lavoro, nel quale mette in mostra un timbro pulito e calibrato, che risulta lineare in diversi momenti, come nella title track, ma anche più irregolare e pronto alla variazioni improvvisa, come in "Feeling Nervous". Bortone e il batterista Enrico Morello si ritagliano pochi spazi solisti, ma producono un'intelaiatura ritmica ideale, sia nei temi dagli andamenti medio-veloci, come nell'iniziale “Anatolio”, sia quando il suono d'insieme si esprime attraverso ballad, come in "Levra". I temi monkiani mantengono intatti i loro lineamenti caratteriali, ma i ragazzi sanno anche prendere delle tangenti d'improvvisazione personale, risultando coerenti con l'atmosfera generale proposta nell'album.
Il trio ha dedicato a questo lavoro un'attenta preparazione in studio, che si è tradotta non solo nell'attenzione agli aspetti tecnici, ma soprattutto in una grande forza espressiva capace di emergere prepotente in alcuni brani chiave dell'intera incisione, come nell'intensità chiaroscurale di “Dark Flavour”.

2/5/2013italia.allaboutjazz.comRoberto Paviglianiti
Alessandro Lanzoni Trio, Dark Flavour

Disco d’esordio come leader per il ventunenne Alessandro Lanzoni che ratifica così una già consolidata esperienza musicale in contesti di prestigio e mette a frutto con risultanti eccellenti non solo la sua formazione classica, ma anche gli studi jazzistici e le conseguenti collaborazioni con artisti di levatura internazionale. Questo trio nasce infatti proprio a Siena Jazz, dove Alessandro Lanzoni frequenta i corsi avanzati e incontra Matteo Bortone (contrabbasso) ed Enrico Morello (batteria). Questa registrazione rappresenta l’approdo di Lanzoni alla Cam Jazz, il cd infatti esce per la serie “Cam Jazz Presents”, sezione dedicata ai giovani talenti del jazz, ma a buon diritto potrebbe figurare fra le produzioni di artisti già affermati, tanta è la maturità artistica di questo giovane pianista e compositore.
Negli undici brani che costituiscono “Dark Flavour”, in contrasto con l’aggettivo dark del titolo respiriamo quella luminosità che è propria dell’entusiasmo, della gioia del far musica. Idee originali nelle composizioni autografe di Lanzoni, ad esempio “Anatolio”, “Rumors”, “Feeling nervous” o “Assembly lines”, che denotano grande competenza armonica ed un gusto molto raffinato nella creazione di nuovi temi, di nuove melodie. Fortemente percussivo in alcuni temi, veloce, padrone dello swing classicamente inteso, in altri Lanzoni apre alla morbidezza delicata della ballad con immutata naturalezza, basta ascoltare l’incantevole “Levra” in cui le cellule melodiche del tema si muovono fra frasi lineari e momenti di sospensione in cui fa capolino il valore significante della pausa, del silenzio musicale. O ancora la title track “Dark Flavour”, brano dall’andamento fortemente narrativo alla cui voce primaria, il pianoforte, è affidato l’enunciato essenziale, coerentemente inserito nella sezione ritmica che ne rappresenta l’ideale ambientazione, ne determina il clima, fra la malinconia e uno sguardo proiettato in avanti.
Audace, onesta e felice negli esiti la presa di possesso di alcuni standard, fra l’altro di musicisti non semplicissimi, come Thelonius Monk (“Introspection”, “Crepescule with Nellie” e “Bright Mississippi”) e John Coltrane (“Satellite”). Alessandro Lanzoni dimostra di aver assimilato pienamente il linguaggio dei grandi maestri del jazz e di aver oltrepassato quella fase embrionale di elaborazione da cui si parte per approdare alla creazione personale. Il pianista padroneggia egregiamente le strutture e le manipola con creatività, plasma la materia musicale e la forgia nuovamente seguendo il fertile estro della propria sensibilità. “Dark Flavour” dimostra quanto meritati siano stati i riconoscimenti fino ad oggi attribuiti ad Alessandro Lanzoni, dal premio come Best Young Soloist al Concorso internazionale Martial Solal del 2010, dal primo Premio al Concorso “International Massimo Urbani Award 2006” al Concorso Internazionale “Elba Jazz Contest 2008” come leader del “Teen Quartet”e al Concorso “Luca Flores 2008” di Esecuzione Pianistica Jazz di Firenze. Non più ragazzo prodigio dunque, piuttosto artista in piena attività.

7/4/2013pianosolo.itPaola Parri
La scalata di Lanzoni, già miglior solista a Parigi

…Vent’anni, un diploma di Conservatorio fresco di appena 5 mesi, e già un curriculum che lo fa gareggiare con i migliori: dopo aver vinto il Premio Urbani, appena maggiorenne è stato riconosciuto come “Best Young Soloist” al concorso internazionale “Martial Solal” di Parigi, e a New York, dopo una borsa di studio alla Berklee di Boston, è stato chiamato a suonare alla Morgan Library e al palazzo dell’ONU per Ban Ki-moon. Ha una grande responsabilità questo ragazzo ancora molto timido e nato con la cravatta ben annodata al collo come un piccolo lord inglese, perché sono in molti ormai ad averlo “candidato” a stella del pianismo mondiale dei prossimi anni. Ha ancora tutto da dimostrare per potersi confrontare con certi paragoni, e infatti tutti lo aspettavano al grande banco del primo disco. Ora ci siamo, a marzo è uscito per la Cam Jazz Dark Flavour che vede Lanzoni in trio con Matteo Bortone ed Enrico Morello conosciuti a Siena Jazz. Il titolo inganna: è tutto fuorché “dark” e lui è quanto di più lontano dai titoli che inventa per i suoi brani, come Feeling Nervous o appunto Dark Flavour, e anche se a suo dire si ispira proprio a Flores, possiede tutto tranne un temperamento inquieto.
L’unica “scappatella” che si concede dal rigore formato in una ortodossa famiglia di insegnanti di conservatorio è “l’amore per i Radiohead e la musica elettronica – racconta – e un gruppo di amici con cui occasionalmente suona un mix tra il jazz e l’hip-pop”. Dark Flavour è un’ora di jazz in stile libero lungo 11 tracce che corrono attraverso tutte le sue influenze, dal bepop al jazz francese, in un percorso che comprende composizioni originali – tra cui la parigina Levra, anagramma del suo compositore preferito, Ravel – ma anche due omaggi al mito del pianismo anarchico e imprevedibile per eccellenza, Thelonious Monk, oltre al classico Satellite di John Coltrane.
È cresciuto con il solo orizzonte della musica classica. “Prima di me, il jazz non aveva mai varcato la soglia di casa mia” racconta. Nemmeno la scuola è riuscito a trattenerlo: “Troppo poco il tempo da dedicare alla matematica di fronte ai viaggi, alle prove e ai concerti: ho dovuto abbandonare lo scientifico e passare alla scuola privata”. Ma l’altra sua passione non l’ha voluta abbandonare del tutto: “Sono un gran tifoso viola e gioco di punta”. A fulminarlo sulla via del jazz fu la radio: “A 11 anni Keith Jarrett, Herbie Hancock e McCoy Tyner mi hanno aperto gli occhi”. Il passo successivo fu un disco di Bill Evans “che con la sua capacità di tenere insieme mondo jazz e mondo classico” è stata la naturale stella polare per questo “piccolo lord” fiorentino che sta per spiccare il volo.

2/4/2013 Corriere fiorentinoEdoardo Semmola
Il futuro del jazz affidato ai tasti bianchi e neri di Alessandro Lanzoni

Gli hanno fatto da balia in tanti. Da un punto di vista discografico infatti ha collaborato con Lee Konitz, Aldo Romano, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto. Ma Alessandro Lanzoni, pianista jazz fiorentino che ha talento e giovane età in eguale misura, sa camminare con le proprie gambe. Tanto che, a suon di riconoscimenti in Italia e all’estero, è approdato alla corte della Cam. Una volta era l’etichetta delle più importanti colonne sonore italiane, oggi ha un catalogo jazz di tutto rispetto che vive autonomamente con il nome CamJazz. Dark Flavour è il risultato di questa collaborazione dove Lanzoni si presenta nella classica quanto impegnativa formazione in trio con il contrabbasso di Matteo Bortone e la batteria di Enrico Morello. I tre si sono incontrati durante i seminari di Siena Jazz e ad ascoltare le undici tracce del disco l’intesa deve essere stata eccellente sin dall’inizio. Il trio si muove tra le composizioni dello stesso Lanzoni, una di Bortone e quattro standard (tre di Thelonious Monk e uno di John Coltrane). Lasciamo da parte le rispettose riletture di questi ultimi e sottolineiamo il grande gusto di Lanzoni compositore a partire dalla ballad che dà il titolo al CD. Ricordiamo anche Feeling Nervous veloce quanto malinconica, e la complessa Assembly Line con echi del miglior Dave Brubeck. Un rinnovamento nella tradizione. Ovvero il miglior modo per dimostrare che il jazz gode di ottima salute e di un futuro radioso.

24/3/2013La NazioneMichele Manzotti
Giovane e bravissimo: il jazz sforna un altro talento

L’annuncio di un altro giovane e precoce talento non è quasi mai una buona notizia per l’enfant prodige di turno. L’industria dello spettacolo, così come quella musical-discografica ne costruisce e ne sforna con regolarità. La caccia al nuovo è sempre aperta. In pochi riescono “a oltrepassare il più grande incrocio della loro strada: slegarsi dalle trame di manager, produttori e giornalisti pronti a ricercare il nuovo fenomeno da baraccone”, lo ricorda nelle note di copertina Federico Scoppio, musicologo e scrittore, presentando il lavoro di Alessandro Lanzoni, una delle poche eccezioni. Lui, pianista fiorentino, è musicista che in soli vent’anni di riconoscimenti ne ha ricevuti tanti, a 14 anni vince “International Massimo Urbani Award”, nel 2008 “Elba Jazz Contest”, quello dedicato a Martial Solal nel 2010. Intanto collabora con nomi importanti del jazz italiano e internazionale: da Bosso a Konitz, da Gatto a Rosenwinkel, Ares Tavolazzi, Sellani, Gianni Basso, Cantini, Myers tanto per elencarne qualcuno. Ma, nonostante l’etichetta di enfant prodige che gli hanno cucito addosso da subito - e a dispetto pure dell’industria discografica -, riesce a ritagliarsi un proprio spazio dove muoversi con i tempi che gli sono più congeniali.
E firma un disco, Dark Flavour, che è il lavoro di un musicista capace di far convivere l’entusiasmo e l’enfasi della giovane età con la misura e il controllo propri di chi già calca i palchi da molto tempo. Con Lanzoni, altre due promesse del jazz italiano: Matteo Bortone al contrabbasso, Enrico Morello alla batteria.
Registrato all’Entropya Studio di Perugia (2 e 3 maggio 2012), Dark Flavour è dichiarazione di una maturità espressiva ormai libera dall’ingombrante presenza di un talento precoce, manifesto di un artista che, dopo aver ormai metabolizzato la lezione dei tanti classici ascoltati e suonati, ha imparato a conoscere e dominare stili e armonie, e ora è pronto a raccontare la propria visione del jazz. Domina il pianoforte, e guida il trio con sicurezza fra brani originali (tutti a firma sua tranne uno scritto da Bertone) per arrivare a confrontarsi con l’eredità di due grandi del jazz. Thelonious Monk con Introspection, Crepescule With Nellie e Bright Mississippi e il John Coltrane di Satellite.

1/3/2013L’UnitàPaolo Odello
Lanzoni il fenomeno del jazz

Appena ventenne, Alessandro Lanzoni è il classico enfant prodige, con tutti gli aspetti positivi e negativi che il ruolo comporta. Premiatissimo sia in Italia che all'estero (miglior giovane solista a Parigi nel 2010 al concorso internazionale Martial Solal), il pianista fiorentino è costantemente chiamato a confermare tutte le aspettative che vengono riposte su di lui. Il suo nuovo disco con Matteo Bortone al contrabbasso e Enrico Morello alla batteria, “Dark Flavour” (Cam Jazz Presents), non fa che confermarne le qualità. Equamente suddiviso tra composizioni originali e classici del repertorio di maestri come Thelonious Monk e John Coltrane, rappresenta una prospettiva non troppo spericolata e forse fin troppo educata, ma tuttavia dai risultati egregi: indiscutibile la perizia tecnica, bravo anche nella firma dei brani. Insomma, il cammino è lungo, ma chi ben comincia...

28/2/2013Il Tirreno - LivornoGuido Siliotto
L’enfant prodige ora è cresciuto nel segno del jazz

Per fortuna Alessandro Lanzoni ha lasciato indenne i panni—solo anagrafici—dell’enfant prodige con solidi studi classici. Ed è oggi, a vent’anni, “solo” un eccellente, colto, curioso pianista volto con passione—e lungimirante curiosità—a un jazz mainstream intelligente e swingante. Sfuggito con merito a quella perigliosa condizione, che per solito i talenti prematuri li brucia a pro di terzi, il fiorentino ne ha saputo invece estrarre valentia pianistica e bella personalità, che in anni recenti lo hanno imposto all’attenzione critica (i premi “Urbani” e “Solal”, le entusiastiche righe del guru Ira Gitler sul recital all’Onu) e di blasonati veterani europei. Come Roberto Gatto, nei cui ottetto e trio (con un altro ottimo giovane toscano, il contrabbassista Gabriele Evangelista) è da un paio d’anni membro fisso, arricchendo il curriculum già prodigo di ottimi maestri (Konitz, Romano, Bosso, Cantini, Nico, Gori, Rosenwinkel, Tavolazzi). Dark Flavour è il quarto disco di Lanzoni a suo nome, che ne segna, altra garanzia per la sua vivace crescita, il passaggio alla CAM Jazz: un classico, brillante piano trio con i coetanei Matteo Bortone, contrabbassista pugliese ma ormai parigino, e il romano Enrico Morello alla batteria. Altri tre figliocci della passione di Franco Caroni: è a Siena Jazz che, auspice Lanzoni, è nato il trio. Un trio di bella freschezza, devoto a un jazz molto classico, che declina con vellutato savoir faire, coerente varietà di temi e tempi in undici brani, sei di Lanzoni, in maturazione pure come autore, uno di Bortone, standard, scelti e letti con cura, di Coltrane (una sfavillante Satellite) e ben tre di Monk (Introspection, Crepescule With Nellie, la rara Bright Mississippi). Un Monk che Lanzoni fa suo melodizzandone con rispettosa morbidezza l’angolosa, enigmatica natura. Se il disco ha una pecca è forse un eccesso di giovanile levigatezza. Ma il tempo, e la classe, sono, non c’è dubbio, dalla parte di Lanzoni.

27/2/2013la Repubblica-FirenzePaolo Russo